33 gli compiuti anni oggi da Iniesta. Solitamente, a quest’età, c’è già chi si gode i postumi di uno scarpino legato troppo stretto da troppo tempo, a bordo piscina o in completo relax su un divano. Lui no. Come un architetto che non è mai appagato dalle sue opere e meraviglie, così ‘Don‘ Andrés sta continuando imperterrito a costruire cantieri e palazzi su ogni prato d’Europa, lasciando ammirare a chi guarda il futurismo delle sue creazioni.

“L’architettura è musica nello spazio,
una sorta di musica congelata”.

Friedrich Schelling

Dal 2002 ha ricostruito la struttura del Camp Nou, teatro di un sogno chiamato Barcellona, palcoscenico passivo e idolatrante di un’icona del calcio moderno, che muove il pallone come un 10 del passato, che trova le traiettorie di passaggio come un veggente visionario. E’ sempre stata questa la caratteristica principale di Andrés, quella capacità di creare spazio nel momento in cui nessuno vedeva niente, la sua inventiva nel riuscire a trovare luce nel buio di una marcatura.

 

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Un giovanissimo Iniesta nei suoi primi anni di Barcellona

Dove tutti si rassegnano davanti al problema, lui si adopera per trovare una soluzione, maneggiando con precisa nonchalance il tiki-taka tanto amato, pronto a verticalizzare l’idea di quello che lui già vede come goal. Poi basta solo buttarla dentro. E in tanti sono riusciti a mandare il pallone dietro alle spalle del portiere grazie al fantasista blaugrana, a partire da Ronaldinho, passando per Henry, arrivando a Villa, senza dimenticarsi del suo compagno più fidato, Lionel Messi, che quando viene liberato dal ‘Don’ non può far altro che ringraziare.

Tranne il pallone d’oro, mai alzato al cielo ma solo visto alzare dal suo compagno con il 10 sulle spalle, citato precedentemente, Iniesta ha vinto tutto. A partire dal suo primo campionato spagnolo, nel 2004-05, anno anche della conquista della sua prima coppa di Spagna, precedente a quello magico di Parigi, il 2006, quando trionfò, con i suoi Eto’o e Ronaldinho, sull’Arsenal di Wenger e Henry.

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Il trionfo con il Barcellona nella finale di Parigi del 2006

Ma il successo più incredibile e straordinario, che Iniesta ha firmato personalmente, è stata la girata contro l’Olanda nel 2010, nel mondiale Sudafricano, il primo (e finora il solo) vinto dalla ‘Roja‘. Era stata una partita dove il catalano non aveva brillato, ma quando si è trattato di muovere e muoversi nello spazio, ecco che subito ha risposto presente alla chiamata di un’intera nazione in piedi per godersi quel meraviglioso momento atteso una vita intera, arrivato per la prima volta sei anni fa.

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L’esultanza del ‘Don’ dopo il goal decisivo contro l’Olanda nella Finale Mondiale del 2010

Nell’europeo francese dello scorso anno ha dimostrato che la calce e il cemento con i quali ha costruito sogni e giocate sui prati dell’intera Europa, sono ancora sufficienti per erigere qualcos’altro, magari importante come la vittoria mondiale, magari prestigioso come la conquista della Champions, magari appagante come un palazzo edificato che non cede tra le vibrazioni del tempo.

Perché nella storia non rimane soltanto la squadra, con i suoi undici giocatori e con le riserve che hanno visto tutto dalla panchina. No. Nella storia resta a caratteri cubitali e intrisi di ricordi anche, e soprattutto, il nome di chi ha fatto grande l’équipo nel quale il ‘Don‘ ha giocato. Vederlo accarezzare il pallone significa veder prendere forma al gioco, che si materializza respirando e contorcendosi con vita propria, estraniandosi da quel mondo di parole e definizioni dove galleggiava inerme, forte nel riuscire ora a districarsi tra le pieghe di se stesso, nella figura di un uomo che ha dato un volto al calcio.

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Lunga vita al calcio…