La Svezia è minimal

La Svezia è forse la più sorprendente tra le nazionali approdate ai quarti di finale del Mondiale. Soprattutto perchè la squadra di cui abbiamo un ricordo nefasto a novembre, che ci ha esclusi dalla competizione, sembra aver portato in Russia una versione aggiornata e decisamente più interessante. Ha fatto molto discutere l’assenza di Zlatan Ibrahimovic dalla rosa dei 23, rimasto fuori dal giro a causa dell’infortunio. Il ct Anderson ha avuto il coraggio di credere nel gruppo che lo ha portato fin la, che ha vinto il play off contro l’Italia, e che gioca ormai assieme da più di qualche anno.

1
Olsen
6
Augustinsson
4
Granqvist
3
Lindelof
2
Lustig
10
Forsberg
12
Johansson
7
Larsson
17
Claesson
9
Berg
20
Toivonen

L’undici titolare della Svezia in questi Mondiali, praticamente lo stesso della doppia sfida contro l’Italia che non è apparso irresistibile. Ma qualcosa, durante questi mesi, sembra essere cambiato.

Old school

Anderson schiera un 4-4-2 old school con grande organizzazione, pochi lampi di genio, tanta sostanza. In mancanza di Ibra, l’attacco è affidato a Marcus Berg e Ola Toivonen. Il primo è una punta centrale vecchio stampo, molto fisica, tecnica individuale non eccelsa. Il secondo, anch’egli fisicamente prestante, ha giocato spesso in carriera da seconda punta. Ha qualche colpo in più di Berg, gioca alle sue spalle, ma le caratteristiche dei due non si discostano più di tanto.

Il lavoro di scarico di Berg è molto prezioso per la Svezia, la giocata per Granqvist, che si butta dentro sfruttando la staticità della difesa coreana, è frutto del suo ruolo di perno offensivo, che attira a sé uno o più avversari grazie alla sua fisicità aprendo spazi ai compagni. 

Un’altra prerogativa dell’attacco svedese è la sua intercambiabilità. Costante durante la partita. Berg e Toivonen sono perfettamente interscambiabili: uno dei due viene incontro a ricevere palla facendo salire la difesa avversaria, e giocata di prima alla ricerca del compagno che attacca lo spazio.

Questo schema base lo si può vedere svariate volte durante un match della Svezia. Contro la Svizzera l’esito migliore: in questo caso è Toivonen, tecnicamente maggiormente dotato, che suggerisce per il compagno.

La stella di questa spedizione è Emil Forsberg, il fantasista del RB Lipsia ha segnato il gol decisivo contro la Svizzera, che ha portato la Svezia ai quarti di finale dopo 24 anni. E’ l’unico giocatore al quale Anderson concede maggiore libertà, si accentra spesso per compiti di raccordo fra le due fasi ed è l’unico dell’undici in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica.

Forsberg ha estro ed è il faro degli affondi offensivi di questa squadra, viene schierato largo a sinistra nel 4-4-2, in posizione più arretrata rispetto a quando gioca in Bundesliga, non esente da compiti difensivi. La Svezia di Anderson è decisamente a trazione posteriore.

Forsberg Svezia Mondiali | Numerosette Magazine

Gran(q)itici

La solidità difensiva degli svedesi è sicuramente il punto di forza. Tutti dediti al sacrificio, nessuno escluso. La compattezza tra i reparti e la concentrazione maniacale di questa squadra, sono cresciuti sempre di più durante il torneo, a testimoniare un gruppo coeso che sta andando probabilmente oltre le proprie possibilità. E questo, in un Mondiale, è decisamente importante.

La Svezia si affida a ripartenze veloci, quasi meccaniche, con poco spazio alla fantasia ma con idee e occupazione dello spazio quasi automatica, una volta riconquistato palla.

Toivonen innesca il contropiede con un’azione di disturbo al portatore, solamente opponendo la sua stazza fisica. I due attaccanti assumono costantemente questo atteggiamento, senza attaccare alti ma arretrando fino alla propria metà campo. 

Andreas Granqvist è il leader carismatico. Capitano, di grande esperienza, e sorpresa goleador. Con due reti è il miglior realizzatore della Svezia in questi Mondiali, grazie a due rigori trasformati. Fino ad ora, le sue prestazioni difensive sono state di alto livello, ordinato e sempre coi tempi di anticipo, pulito in uscita palla. Dopo Olof Mellberg, la nazionale svedese torna ad aver un leader difensivo di buonissimo livello. Coadiuvato dal giovane Lindelof, deludente alla prima stagione con il Manchester United, ma che si sta ampiamente riscattando in Russia.

Granqvist rigore contro Messico | Numerosette Magazine
Granqvist dal dischetto contro il Messico, nella partita che è valsa il primo posto nel girone.

Leitmotiv

Anderson ha basato la sua formazione su equilbri perfetti ed intoccabili, questo spiega anche la definitiva rinuncia ad Ibrahimovic. Paradossalmente, questa squadra non ha bisogno di genio e follia per rendere al meglio, solo qualche accorgimento e unità di intenti.

Il suo 4-4-2 è perfettamente bilanciato: la catena di sinistra è quella più offensiva, dove culmina tutta la mole di gioco prodotta, la catena di destra è pressochè bloccata in contenimento. Questa situazione di gioco, non è mai cambiata nelle 4 partite giocate finora.

Contro il Messico leitmotiv del match, rivelatosi molto efficace. Cross da destra sul secondo palo per il rimorchio del compagno, in questo Ekdal, che aggira la difesa impegnata su Berg e Toivonen.

Alla Svezia gira anche piuttosto bene: azione molto simile, sempre partita da destra, con Augustinsson che dalla difesa sale fino in area avversaria e raccoglie una svirgolata di Berg, segnando il gol del vantaggio contro il Messico.

In fase difensiva Lustig è il terzino destro che resta basso, si lascia quasi schiacciare condifando nel raddoppio dei compagni, molto spesso Claesson che gioca alto a destra. Contro la Svizzera concedeva campo a Ricardo Rodriguez, che arrivato sul fondo, non ha mai trovato lo spazio per rendersi pericoloso complice una duplice marcatura efficace.

Claesson e Rodriguez in Svezia-Svizzera | Numerosette Magazine
Claesson al raddoppio su Rodriguez.

E adesso?

Quello di Anderson è un calcio elementare e pragmatico, quasi di altri tempi, ma estremamente efficace. Poche idee, concrete, in base al materiale a disposizione, l’undici che scende in campo le applica al massimo delle prroprie possiblità.

In uno dei Mondiali più incerti delle ultime edizioni, in cui il livello delle nazionali meno accreditate è salito notevolmente, la Svezia fa la sua parte e la sfida nei quarti contro l’Inghilterra è tutt’altro che scontata. Sebbene la nazionale di Soutghate presenti delle individualità nettamente superiori agli scandinavi, l’organizzazione di gioco svedese non è inferiore a quella inglese, la sua solidità inoltre, richiede una manovra offensiva avversaria fluida e a ritmi alti.

La fisicità sta avendo un ruolo determinante in questa edizione russa, prevalendo di gran lunga sulla tecnica di base. Il calcio in generale sta andando in questa direzione, e potremmo vedere in futuro sorprese del genere in competizioni brevi. La Svezia vista finora è una delle squadre più fisiche e organizzate dell’intero Mondiale, ciò che mancherà probabilmente è la qualità dei singoli in momenti decisivi, ma una semifinale insperata come ad Usa ’94, non è così impensabile.

Henrik Larsson Svezia | Numerosette Magazine
Lui vi guarda.

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