La Storia, la globalizzazione, l’ISIS

Giusto pochi giorni fa un’altra terribile sciagura ha sconvolto i notiziari. Purtroppo, nella terribile routine di questi tempi, si continua a perseverare attraverso la superba idiozia di chi ha la soluzione in tasca sempre pronta. Io invece, come molti, non possiedo le chiavi per uscire da un problema così vasto. Non ho le competenze per dire cosa si potrebbe fare e sono certo che nessuno dei molti utenti di Facebook possano essere tanto diversi da me.

Di fronte a una tragedia ci si riunisce nel dolore, quando le tragedie entrano nella routine subentra la rabbia. Ed è giusto così. Ma, che ci piaccia o meno, non saremo noi a risolvere la situazione. L’unica cosa che possiamo fare, per contrastare questa terribile sensazione di impotenza di fronte alla casualità a cui queste tragedie ci pongono, è  informarci. Lo so, sembra un luogo comune ma è essenziale.

Come dicevo, non ho le chiavi per risolvere la situazione e le poche idee che ho non bastano. Perciò ho ideato questo ciclo di articoli intorno all’Islam: per arrivare a comprendere, passo passo, un fenomeno che nell’era liquida viene sempre più banalizzato sulla foga della cronaca ma senza il sostegno dell’accuratezza.

Nel primo articolo ho cercato di capire (capire più che spiegare) cosa fosse il Corano, se fosse religione d’odio o di pace. Escludendo in partenza l’evoluzione diacronica dell’Islam ho analizzato la figura di Maometto, l’ambiente sociale in cui era immerso e ho provato a sintetizzare i suoi precetti.

Nel secondo invece ho incontrato il grande vento della Storia che ha disperso il Corano attraverso i popoli musulmani, i quali hanno studiato e reinterpretato questo testo sacro. Ho parlato dell’Islam medievale, a cui dobbiamo tutta la tradizione scientifica e filosofica greca. Inoltre ho accennato allo scontro con il vecchio continente da cui proprio oggi ho intenzione di partire.

La storia

La prima cosa che dissi fu che tra tutte le grandi religioni orientali l’Islam è quello che più si è scontrato con l’Occidente e questo per la ragione più ovvia: sono sempre stati vicini di casa. Inutile fare un lungo elenco degli scontri principali tra le due fazioni. Basti pensare che appena l’Islam assunse il controllo del Medio Oriente si rivolse verso l’Europa in un periodo in cui ormai il Cristianesimo si era affermato in tutto il suo dominio terreno. In letteratura il ciclo carolingio è tutto centrato sullo scontro contro i malvagi Saraceni, ceffi brutti e cattivi che minacciano la cristianità innocente. Poi ci sono le crociate che terminano soltanto quando, all’affermarsi degli Stati Nazionali, sono tutti troppo indaffarati a combattersi tra loro. Poi in seguito ci sono le esplorazioni, dove tutti erano troppo indaffarati a combattere i nativi americani. Infine, dopo le rivoluzioni industriali, le due guerre mondiali, quando tutti erano troppo indaffarati a combattere tutti. Fino a questo momento l’Europa è sempre stata la dominatrice, o meglio, per noi figli dell’impero romano e della Chiesa Cristiana l’Europa è sempre stata la colta educatrice, per tutti gli altri la dominatrice spietata.

Con l’avvento della globalizzazione si è dato peso ai sentimenti di indipendenza, rifiutando il vecchio colonialismo, e si sono organizzati dei governi locali come un calco dell’educatrice europea. Questo ha portato a dei problemi di conflittualità  interna, dati dal tracciamento dei confini, come è lampante nel caso del popolo curdo o in Palestina.

Ma prima di questo vi fu il grande modello della Turchia. Dopo la caduta dell’impero Ottomano alla fine della prima guerra mondiale Ataturk, “padre dei turchi”, instaurò una repubblica laica sul modello occidentale con profonde fondamenta nazionaliste. Con il tempo si è sviluppato un vero culto nei confronti di Ataturk, visto come un Garibaldi del mondo arabo. La Turchia è sempre stata infatti il ponte tra l’Oriente e l’Occidente, al punto da essere addirittura vicina all’ingresso nell’Unione Europea.

L’Occidente

Se i rapporti con l’Occidente per tutta la storia non siano stati dei migliori, quando giunge la globalizzazione peggiora. Trovo che un’ottima spia per comprendere come il mondo arabo abbia reagito questo stia nella politica del burqa.

Il burqa è stato introdotto nel 1890 (non prima, non sta scritto nel Corano) in Afghanistan. Fino agli anni cinquanta veniva adottato soltanto dalle classe meno abbienti mentre piano piano le donne più facoltose conquistavano l’indipendenza. Agli inizi degli anni sessanta abbiamo foto di donne arabe in costume da bagno (completo, ma era il minimo della decenza ovunque) e foto di donne arabe alla guida. Poi, dopo guerre e conflitti interni tra popolazioni ostili e gruppi fondamentalisti, si sono instaurati i regimi teocratici che hanno chiuso le porte con l’Occidente globale, il quale proponeva il livellamento di tutte le culture locali, e hanno reinstaurato l’obbligo di indossare il velo.

Il mito di Ataturk non bastava più a spronare il mondo arabo alla modernità perchè la modernità  voleva dire rinunciare all’orgoglio indipendente e diventare servi dell’America atea e capitalista (e ancora ben presente era il ricordo dell’imperialismo europeo). Ma questo non successe solo nel Medio-Oriente: anche la letteratura italiana soffrì questa svolta globalizzante, basti pensare a artisti come Pasolini che videro nella globalizzazione la morte del vecchio mondo contadino e del suo folclore; non a caso Pasolini, Porta e molti altri risponderanno con un ritorno alla letteratura dialettale (che era anche invisa al fascismo).

Dopo questa regressione teocratica la situazione rimase immutata, un calderone sotto a un fuoco scaldato da sentimenti anti-occidentali, nemici dell’Islam perchè lo vogliono snaturare secondo i suoi principi, fino alla storia più recente. Nel 2001 e nel 2010.

Nel 2001 l’attentato alle Torri Gemelle fu un vero fenomeno geopolitico che sconvolse e mutò profondamente la mentalità occidentale. Non era la prima volta a dire il vero che si erano visti degli attentatori suicida, basti pensare ai Kamikaze giapponesi, tuttavia per la prima volta veniva sconvolta una super potenza mondiale (la super potenza mondiale), nel suo centro vitale e in un periodo di pace. Per noi oggi l’undici settembre è un giorno cardine della storia contemporanea ma fu tanto sconvolgente perchè quello fu un giorno qualsiasi, non vi era nessun evento o ricorrenza. Era solo l’undici settembre 2001.

Da quel giorno l’America ha dichiarato guerra al terrorismo e ancora oggi non si riesce a capire che “guerra al terrorismo” è d’bbligo ma da solo vuol dire poco o niente.

Ma siccome il mondo non si ferma dentro a un solo pianerottolo parliamo un attimo di un altro avvenimento: il 18 dicembre 2010 il tunisino Mohamed Bouaziz si da fuoco (come già  Jan Palach e la primavera di Praga) in seguito a violenti maltrattamenti da parte della polizia. Questo scatenerà una serie di forti proteste in tutta la costa nord dell’Africa, proteste violente nate da anni di povertà, corruzione e violazione dei diritti umani. Scoppiò la primavera araba che portò all’allontanamento o la morte di quattro capi di Stato (Egitto, Tunisia, Libia e Yemen) e dei giri di vite anche negli altri paesi interessati. Ora, queste manifestazioni, spinte dalla disperazione, vengono dipinte da una sinistra idealista e ingenua in una lotta per la libertà  e la democrazia ma ci si dimentica che le primavere arabe sono tutte fallite, portando alla nascita di regimi militari e dittatoriali, mettendo ancora più in crisi la situazione.

In una situazione così delicata si sviluppò un forte odio che trovò il suo capro espiatorio nell’Occidente (che comunque come si è visto aveva le sue responsabilità) che portarono alla morte, il 19 agosto 2014, del giornalista americano James Foley, decapitato dall’organizzazione Stato Islamico.

La Jihad

L’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria) è molto diverso rispetto all’organizzazione che ha distrutto le torri gemelle, Al Qaida. Mentre quest’ultima non è più molto attiva in Occidente dopo la perdita del suo leader, Osama Bin Laden, (sebbene sua sia la responsabilità per l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo) e nemmeno particolarmente forte nel nordafrica, l’ISIS è la mafia dominante, e infatti riesce anche a controllare le altre organizzazioni minori come appunto Al Qaida e Boko Haram. Tuttavia l’ISIS si concentra nella lotta per l’affermazione del suo stato, quindi combatte soltanto in Siria e Iraq, mentre invece gli attentati europei vengono commessi da indipendenti, magari sotto la spinta di cellule dormienti. Insomma l’ISIS non fa molto se non rivendicare dopo. Il che la rende particolarmente forte ai nostri occhi perchè sfrutta il rancore nei confronti di tutti gli arabi europei. Quindi il principale responsabile della nascita di un terrorista assassino è stata una mancata integrazione delle seconde generazioni di immigrati, cioè integrazione di Europei.

Bisogna capire (capire e non perdonare) che un giovane arabo, figlio di arabi ma nato e cresciuto in Europa, vissuto nelle periferie e in una società  che da una parte rifiuta la costruzione di moschee per non perdere la propria identità cristiana e dall’altra si fa portavoce della libertà  dell’uomo, concedendo diritti per esempio agli omosessuali perchè “liberi di essere sé stessi” (come, sia ben chiaro, è giusto che sia), non può che tradurre questa chiusura nei confronti delle sue radici in un’ostilità immotivata. In più aggiungiamoci scarsa cultura e una vita ai margini della legalità . La risposta è chiara: l’Occidente vorrebbe eliminare dalla faccia della Terra il popolo dei miei nonni, il mio. Quindi dopo l’ostilità  si cercano altri valori e si cade nel fondamentalismo e una propaganda disumana, ed ecco là che si passa da una frustrazione per una vita non desiderata a una dichiarazione di guerra. Una guerra di sopravvivenza, o noi, o loro.

Poi dietro alle tragedie anche noi non possiamo che arrabbiarci e muri, muri, muri