Quando arriva mezzanotte la carrozza torna a essere una zucca, i cavalli riprendono le sembianze dei topi, il vestito lucido e splendente lascia spazio a una miriade di stracci. In una delle favole disney più belle e amate di sempre, Cenerentola sapeva tutto questo; eppure fino all’ultimo rintocco dell’orologio ha vissuto la vita che ha sempre desiderato avere. I paragoni tra fiabe e realtà spesso si sprecano, si costruiscono in quel limbo silenzioso che quasi sempre germoglia dalla marcata contrapposizione tra l’irreale e il possibile, andando a definirsi uno spazio nel cuore di chi, in fondo, è un inguaribile sognatore.

Ne sanno qualcosa i tifosi dei Leprecauni, decisamente meravigliati dalla Regular Season della loro squadra, cominciata in sordina e conclusa in un crescendo esponenziale, visto il primo posto raggiunto in Eastern Conference ai danni dei Cavs di Lebron e Irving. Nella partita decisiva per la vetta del tabellone dei Playoffs, i ragazzi di Stevens hanno battuto 112-94 i Milwaukee Bucks, con una super prestazione di squadra che ha visto il mattatore di serata, con 18 punti, nel nome di Gerald Green. In doppia cifra quasi tutti i componenti del quintetto di partenza, con il solo Bradley a rimanere a bocca asciutta dalla doppia cifra. Per quanto una sconfitta possa far male, i Bucks parteciperanno comunque alle fasi finali, visto il sesto posto in Conference, dove incontreranno i Toronto Raptors di Lowry e Carroll, assassini di sogni per Cleveland e la loro idea di primo posto.

Proprio la sconfitta contro i canadesi e la vittoria dei Celtics sui Bucks, ha decretato il secondo posto per la franchigia dell’Ohio, adesso costretta a rimboccarsi le maniche e giocare ogni partita come se fosse l’ultima. Facendo rapidi calcoli e analizzando teorie e quant’altro, la finale di Eastern dovrebbe essere proprio tra Cavs e Celtics, con i secondi che non sembrano favoriti, ma che ogni volta che venivano additati come tali, puntualmente erano pronti a sovvertire le aspettative.

Le partite di contorno Detroit-Orlando e Philadelphia-Knicks sono servite solo ad arricchire la notte con altre giocate e minuti da guardare; ma nessuna di queste squadre aveva più niente da dire in questa stagione. Così come poco avvincente è stata la facile vittoria di Golden State sui Lakers per 109-94, così come è stato decisamente poco entusiasmante la tempesta attuata dai Bulls ai danni dei Brooklyn Nets. Eppure proprio quest’ultimo risultato, in rapporto alla sconfitta dei Miami Heat contro i Wizards, ha permesso a Chicago di accaparrarsi l’ultimo posto disponibile per far parte delle fantastiche 8 dei Playoffs. La sfida da dentro o fuori sarà contro i Celtics e guai a dare per scontate certe cose.

Un po’ come Utah, rivelazione di una stagione dove, nell’Ovest americano si parlava ormai solo di Warriors, Spurs e Rockets. Eppure i ragazzi di coach Snyder si sono fatti valere, agguantando il quinto posto dietro solamente ai Clippers (stesso numero di vittorie-sconfitte, avanti solo per scontri diretti) e chiudendo la stagione con una prestigiosa vittoria contro gli Spurs. A chiudere il quadro della West Conference ci sono poi i Thunder dell’MVP (?) Russell Westbrook, sconfitti dai Nuggets di Gallinari (assente) per 111-105. Eppure ai ragazzi del Colorado non è servita a nulla questa vittoria, visto che Portland era comunque già sopra alle ‘pepite’, nonostante abbia perso con i Pelicans di Davis e Cousins, fuori dai Playoffs e dalle rotazioni immaginarie degli esperti che li vedevano come una squadra in forte corsa per dire la propria.

La vittoria di Indiana su Atlanta completa quest’ultima notte di poche sorprese e tante certezze, con Paul George e compagnia che si sono presi un settimo posto decisamente amaro visto l’accoppiamento che li aspetta. La speranza è l’ultima a morire, certo, ma quando davanti hai James-Irving-Love si può anche dire che forse la speranza non c’è mai stata.

 

Tempesta

Come nelle migliori favole disney, tutto può succedere e le situazioni più incredibili e fiabesche possono prendere vita; l’NBA è dove le cose accadono, dove i sogni prendono forma, dove il gioco si può chiamare per nome gridandolo forte. Il parquet è il palcoscenico dove sedici squadre stanno per scendere con smoking e canotta, in un inconsueto quanto splendente scenario di cattiveria agonistica pari a niente su questa terra. Dopo stanotte ci sarà un breve quiete prima della tempesta, un momento di riposo prima di poter dare tutto. “Non è tanto chi sei, quanto quello che fai che ti qualifica“. Che dimostrino al mondo cosa sanno fare, che si lascino qualificare da chi per il basket vive.

This is why we play.