La legge del mercato ha imposto da sempre dei paletti, differenziando tra soggetti più o meno facoltosi, stabilendo in modo naturale e automatico quei vincoli entro i quali le parti di una trattativa possono sviluppare le proprie intenzioni. Il calciomercato rappresenta una delle tante sfaccettature dell’economia, un luogo dove la finanza è legata a un fattore qualitativo rispecchiato ormai non solo dall’effetto sportivo dell’oggetto dell’operazione. Inoltre, è necessario comprendere come le dinamiche di questo fenomeno – diventato tale da quando la televisione lo ha spettacolarizzato – siano evolute di pari passo con la sua fama e diffusione. E le modalità di operare all’interno di esso si sono moltiplicate, dando spazio alle soluzioni più disparate per abbellire il proprio parco giocatori e far tornare i conti.

La vecchia sede del calciomercato | numerosette.eu

La vecchia sede del calciomercato

Le compravendite dei facoltosi

Gli emiri, o gli imprenditori cinesi, rappresentano – anche se non in tutti i casi, anzi – la nuova frontiera dell’investitore del calcio. Le vecchie generazioni, attaccate dai più disparati innesti in questo mercato e radicate con potenzialità obsolete nel calcio di oggi, sono succubi degli attori che sembrano poter comandare questo sport in un futuro non troppo prossimo. L’imprenditore straniero non viene più visto come una minaccia, o quasi. L’Inghilterra, ad esempio, si è rifatta il look con l’avvento forestiero. Notevole la crescita del Chelsea grazie a Roman Abrahmovic, importante la crescita economica del settore calcistico, unita soprattutto all’esportazione del prodotto “Premier League” nel mondo.

I nuovi proprietari dell'AC Milan | numerosette.eu

I nuovi proprietari dell’AC Milan

A spaccare l’attuale sessione di calciomercato ci ha pensato il Milan. Investimenti di una portata tanto elevata quanto inaspettata. La potenza di Yonghong Li è subordinata a un meccanismo ben più intricato, ma non per questo complesso. Ben nota è la richiesta di assistenza utilizzata dalla società rossonera per finanziare le compravendite protagoniste di questa estate. Il blocco imposto dalle autorità cinesi sugli investimenti all’estero ha comportato la necessità di rivolgersi al fondo Elliot per aumentare il budget a disposizione di Fassone e Mirabelli. Il denaro meneghino prende vita nel 2016, quando Fininvest inizia a coprire i debiti del Milan con 73 milioni di euro, restituiti successivamente da Yonghong Li con il primo dei due bond sottoscritti con Elliot: il secondo, pari a 55 milioni della stessa moneta, sono stati invece destinati al calciomercato. A questi si aggiungono i circa 60 milioni di aumento di capitale. Ma il saldo è destinato ad aumentare, tutto questo in virtù di una proiezione di ricavi – o meglio, una speranza – di 273 milioni nella stagione corrente. Perché entro ottobre 2018 ne vanno resi 300 al fondo. In pratica, i rossoneri si sono autoindebitati – chiedendo la pecunia al fondo di investimento – puntando l’arricchimento e la restituzione del prestito su un fattore irrazionale e incalcolabile come quello sportivo. Naturalmente, molto conteranno anche il marketing e le strategie di mercato, come il progetto Milan China, ma dalla qualificazione in Champions League passa molto del futuro dei milanesi.

Con questo metodo la squadra di Montella può garantirsi una rosa di qualità e valore, determinando un solco rispetto ad altre realtà che invece, con le cifre incassate ad esempio dalle cessioni al Milan, possono adesso finanziare il proprio mercato. Questo è solamente un caso, le vie della ricchezza sono infinite. Analizzando la situazione italiana, si nota come, oltre ai rossoneri, solamente la Juventus e l’Inter possano permettersi sforzi economici importanti. La stessa Roma – o ancor più il Napoli – nonostante la qualità calcistica anche degli acquisti e la sicurezza delle proprietà, è legata a una metodologia che non concede azzardi.

Parola d’ordine “autosostentamento”

In assenza di pozzi senza fondo, la soluzione rimane quella dell’autofinanziamento: per la maggior parte delle società calcistiche – almeno in Italia, dove gli introiti derivanti dai diritti televisivi sono i polmoni dei club – il sostentamento è divenuto un affare ostico, impossibile se ci si affida alle semplici entrate. Il marketing, il brand e tutto ciò che ne concerne non riescono a mantenere il bilancio attivo, subordinando il “verde” nel saldo finale alle mosse del calciomercato. In uscita. E quelle in entrata legate alle cessioni. Un vortice instaurabile ma destinato, ogni estate, a rischiare di incepparsi. Così le vendite eccellenti diventano essenziali, creando cicli di uscite che si protraggono per anni e fomentano l’equilibrio della qualità, limitando e circoscrivendo le ambizioni.

Diego e Andrea Della Valle, proprietari dell'ACF Fiorentina | numerosette.eu

Diego e Andrea Della Valle, proprietari dell’ACF Fiorentina

Un esempio lampante si può trovare nella gestione operata dalla famiglia Della Valle con la Fiorentina nell’ultimo quinquennio, escludendo quindi le stagioni antecedenti al 2012. Nella prima estate della rinascita dopo un buio biennio targato Mihajlovic e Rossi, la coppia Pradè-Macia, a capo del comparto sportivo, grazie alle numerose cessioni riuscì a restaurate quasi totalmente la rosa, sfruttando poi l’addio di Nastasic (poco meno di 20 milioni di euro più il cartellino di Savic) per finanziare l’arrivo di Giuseppe Rossi. Nuova estate, stessa storia. Tanti saluti a Jovetic e Ljajic, arrivano Gomez e Ilicic, più il riscatto di Cuadrado. Naturalmente, vanno calcolate anche le minime perdite da ripianare. Ceduto quest’ultimo, così come Savic, arrivano un bel passo in avanti per tappare le falle aperte dagli investimenti sfortunati (vedi Gomez e Rossi), Kalinic e Mario Suarez, nell’ambito della trattativa che porta il montenegrino all’Atletico Madrid. E poi parte anche Marcos Alonso, la Fiorentina termina il saldo in attivo e spende una ventina di milioni di euro sul mercato. Così via, a ripetere. Bernardeschi, Vecino, Kalinic, figli di un meccanismo che sicuramente non esalta i tifosi ma tiene in vita una società.

Commissioni ingaggiate

Mino Raiola e Jorge Mendes, due dei pià potenti procuratori calcistici del mondo | numerosette.eu

Mino Raiola e Jorge Mendes, due dei più potenti procuratori calcistici del mondo

Ad allargare la forbice del calciomercato ci stanno pensando i crescenti ingaggi proposti ai calciatori, frutto dell’aumento sconsiderato di richieste, offerte e commissioni. Quest’ultime nate dal sistema dei procuratori, ormai una parte consistente di questo sport, poiché a gestire le dinamiche dell’economia calcistica sono anche loro. Spostano e incollano pezzi di un puzzle in continuo divenire, obsleto a tratti e troppo futuristico in alcune situazioni. Agganciarsi ai giri giusti, per alcune società, è un filo conduttore delle scelte da operare. Maggiori esborsi economici, uniti alla diminuzione delle entrate a causa delle percentuali. Un sistema ritrovatosi malconcio e che non unisce, bensì diversifica ancor di più la potenza delle società sul mercato. La Juventus, dei cento milioni incassati per la cessione di Paul Pogba al Manchester United, ha visto ridurre l’entrata economica a causa della percetuale dovuta al procuratore del giocatore francese Mino Raiola. E le cifre si alzano.

A distanza siderale

James Pallotta, Presidente dell'AS Roma | numerosette.eu

James Pallotta, Presidente dell’AS Roma

Come fanno le piccole squadre a competere con le grandi? Una domanda che trova risposte concettuali – grazie ai famosi luoghi comuni e idee buone ma da applicare, e concrete – risultati frutto di programmazioni oculate – basate sulla competizione di questo sport. L’Atalanta ha stupito tutti con i frutti del proprio settore giovanile, raggiungendo una meta strabiliante, per poi cedere molti giocatori e incassare cifre importanti. Il livello si è forse abbassato, ma rientra nella natura delle cose. I calciatori forti costano, non tanto di cartellino, quanto di ingaggio, e il monte stipendi per il 90% delle società italiane è un parametro davvero restrittivo. Non basta avere introiti elevati derivanti dal calciomercato per assicurarsi il talento. La distanza siderale risiede nel rapporto e nelle possibilità tra i diversi livelli di club, strategie diverse dettate dalla legge finanziaria. La falla aperta dalla distribuzione dei diritti televisivi rinforza una differenza già incanalata. L’Italia, ad esempio, è totalmente dipendente da questo sistema. E questo non fa certamente crescere il nostro calcio, la sua continuità. Così si creano diverse gerarchie all’interno del mercato.

La scala economica

Federico Bernardeschi e Matias Vecino | numerosette.eu

Federico Bernardeschi e Matias Vecino: il primo cresciuto nel settore giovanile dell’ACF Fiorentina, il secondo acquistato a parametro zero dalla stessa società. Questa estate hanno fruttato ai viola 64 milioni di euro.

I ricchi e i sopravviventi. I secondi acquistano e rivendono, creando plusvalenze. La gerarchia del calciomercato è destinata a rinforzarsi, viste le operazioni concluse negli ultimi otto anni – dall’approdo di Cristiano Ronaldo al Real Madrid – il quale culmine è rappresentato dalla trattativa tra il Barcellona e il Paris Saint-Germain per Neymar: una clausola da 222 milioni di euro e altrettante sfaccettature di una vicenda che snatura e politicizza ancora di più le dinamiche del calcio moderno. Un esempio distante dalla maggior parte delle trattative, rappresentazione concreta però della direzione verso la quale ci stiamo procedendo. Il futuro di questo sport è legato anche allo sviluppo del calciomercato. Sempre più incline a dividere.