Il Paris Saint- Germain non ha resistito, se lo porta a casa per una trentina di milioni e per una cifra del genere a chiunque verrebbero i brividi. Se poi arrivi da un paesino della Polonia di 16.000 abitanti, figuriamoci. Ci sono calciatori che alla prima esperienza in un grande club arrivano in punta di piedi e stanno un paio di stagioni nell’ombra prima di esplodere. Grzegorz Krychowiak non è uno di questi. Arrivato per soli 5 milioni dal Bordeaux al Siviglia come una delle mille intuizioni del DS dei miracoli Monchi, nelle prime due stagioni in Andalusia vince l’Europa League, diventa colonna del Siviglia e della Polonia e strappa il pass per gli Europei vissuti da protagonista.

A Gryfice, Polonia, è il 29 gennaio del 1990 quando nasce Grzegorz Krychowiak. La sua carriera inizia in Polonia, ma è in Francia dove diviene calciatore professionista e dove inizia a guadagnarsi le attenzioni degli scout di mezza Europa. Nel gennaio del 2007, appena sedicenne, Grzegorz passa dall’Arka, sua società polacca all’epoca, al Bordeaux. Le prime partite arrivano però solo due anni dopo, quando passa in prestito al Reims in Ligue 2 e gioca 35 partite. Torna in Gironda per essere poi rispedito in Ligue 2, stavolta al Nantes e nel 2012/13 ritorna al Reims, ma stavolta in Ligue 1 ed è lì che Monchi si accorge di lui. Gioca 72 partite segnando 8 gol, non male per un centrocampista difensivo, e dal 2012 entra stabilmente nel giro della nazionale polacca, con la quale aveva già esordito nel 2008. Tutti questi numeri e achievement della giovane carriera di Grzegorz destano le attenzioni del DS del Siviglia, che secondo il suo ormai famoso metodo cataloga i talenti in varie categorie. Sul file di Krychowiak ci sono scritte solo tre parole: da prendere assolutamente. Qualche telefonata e circa 5 milioni dopo, il 21 luglio 2014, il Siviglia annuncia ufficialmente l’ingaggio del gigante polacco. L’esordio non è proprio un compitino: Supercoppa UEFA contro il Real Madrid. In due anni vince due Europa League, si afferma come la diga di centrocampo del Sanchez Pizjuan e impara molto da gente come Banega e Iborra. In tutte le sue 88 partite risulta un elemento imprescindibile dell’undici di Emery e trascina la sua Polonia fino ai quarti, dove il sogno si spegne solo ai rigori contro il Portogallo di Quaresma e Ronaldo. Ora l’approdo all’ombra della Tour Eiffel per una trentina di milioni, ma in passato la fila per Krychowiak era lunga: Arsenal, United, Real e Juve solo per citarne alcune.

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Come si nota, Krychowiak è un centrocampista box-to-box che gioca soprattutto davanti alla difesa (All credits to WyScout.com)

Krychowiak è tutt’altro che un giocatore banale. A prima vista può sembrare il tipico centrocampista difensivo, ma il suo gioco incorpora gli ideali di un calcio che non c’è più. Hubert Fournier, suo ex tecnico al Reims disse di lui: “Era un soldato, il tipo di giocatore che ogni allenatore avrebbe voluto allenare”. Per Unai Emery, suo mentore a Siviglia e ora a Parigi, “Grzegorz è uno dei pochi giocatori che per il loro allenatore giocherebbero pure contro il dolore”. Che tu lo metta centrocampista centrale, mediano o addirittura centrale difensivo tu avrai la certezza che Krychowiak combatterà per te. Ed è proprio questa la sua essenza, l’aspetto del suo gioco cosi romanticamente diverso dal calcio dei nostri tempi fatto di primedonne, di giocatori che cadono al primo contatto e che pensano più a lamentarsi che a giocare. A lui, che in Francia chiamavano “il falegname”, di lamentarsi e cadere non frega niente, anzi. Con i suoi 186 cm per 85 kg è difficile da buttare giù e fa del suo fisico e del colpo di testa alcuni dei suoi pregi. Il tackle è poi LA specialità della casa, ma Krychowiak ha anche una media passaggi riusciti dell’93 % (dati Wyscout) e un ottimo tiro. Di sé afferma di essere un centrocampista difensivo aggressivo che gioca con due o tre tocchi, corre molto. porta la palla dalla difesa all’attacco, un cosiddetto centrocampista box-to-box. A 28 anni è nel pieno della sua carriera e l’approdo al PSG potrà fargli fare il definitivo salto di qualità. Per questo ha ancora tanto tempo per farci ricordare che il calcio è uno sport da uomini e non da fighette, per farci provare ancora un po’ di Sehnsucht verso quel calcio che ormai non c’è più.

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Impeccabile