Contro i fantasmi del passato

“Basta solo un goal”: questo il mantra che precede la sfida di ritorno tra Svezia e Italia dopo il risultato del match d’andata. Una rete in realtà sarebbe bastata soltanto per andare ai supplementari, ma si respira comunque un clima di fiducia durante i giorni antecedenti alla partita, legato anche alla speranza di un effetto San Siro. Durante i 90 minuti gli azzurri, soprattutto nel primo tempo, controllano il gioco costringendo gli avversari stabilmente nella propria trequarti, creando diverse occasioni. Ma la rete del “pareggio” non arriva, e l’ansia continua a salire con il passare dei minuti. Lo spettro di un pareggio a reti bianche inizia ad aleggiare ma la sensazione, anche nei minuti finali, è che sia impossibile non segnare almeno un goal. Mentre gli attacchi degli azzurri si infrangono contro i centrali svedesi, un senso di impotenza pervade ogni spettatore e, di riflesso, i giocatori in campo. Si cercano le soluzioni meno efficaci come i cross (sbagliati) dalla trequarti, i tiri dalla distanza, le mischie in area di rigore.

Alla fine, come ben sappiamo, il risultato fu di 0 a 0. I 75’000 di San Siro (ed i milioni di Italiani davanti alla televisione) si chiedono non tanto come sia stato possibile non qualificarsi al Mondiale, ma quante probabilità ci fossero di non riuscire a segnare nemmeno un goal in 180 minuti di gioco, mostrando una sterilità offensiva impressionante. Ad un anno di distanza, la nuova Nazionale di Roberto Mancini – nettamente migliorata sotto il profilo della fluidità della manovra e, di conseguenza, della qualità del gioco – deve ancora risolvere i propri problemi in fase di realizzazione.

Come attacca l’Italia

I segnali raccolti nelle ultime due partite contro Portogallo e USA sono sicuramente incoraggianti, sulla scia di quanto mostrato nelle precedenti uscite della Nazionale. Solo in occasione del match di andata contro i Portoghesi, infatti, gli azzurri avevano mostrato diverse incertezze nella gestione del pallone, limitando la proposta offensiva a lanci lunghi provenienti dai difensori per i movimenti in profondità delle punte. Quella è stata anche l’unica occasione in cui Mancini ha scelto di affidarsi ad un attacco a due (4-4-2 il modulo scelto), con Zaza e Immobile disposti sulla stessa linea verticale impegnati a cercare la giusta coordinazione nei movimenti.

La tattica dell'Italia contro il Portogallo | Numerosette Magazine
Il 4-4-2 scelto da Mancini nel primo match contro il Portogallo lasciava il possesso palla nelle mani degli avversari. Dati Whoscored,com

Le difficoltà incontrate nel match contro i Lusitani hanno poi portato il CT a scegliere la via del 4-3-3 – già provata in altre partite – come abito definitivo per la sua Nazionale. Proprio durante la partita di San Siro contro i Portoghesi, valida per l’ultima giornata di Nations League, gli azzurri hanno mostrato notevoli progressi sotto il profilo del palleggio e della capacità di controllare il ritmo della partita, costringendo gli uomini di Fernando Santos ad una partita di contenimento, soprattutto nel primo tempo.

Il dominio dell'Italia contro il Portogallo | Numerosette Magazine
Le diverse posizioni tenute in campo dagli azzurri nel match casalingo. Dati raccolti da Whoscored.com

Il centrocampo composto da Verratti, Jorginho e Barella ha subito dato buone risposte. Soprattutto il centrocampista del PSG è sembrato molto a suo agio nel nuovo contesto tattico – come da lui stesso dichiarato al termine della partita contro gli Stati Uniti – e finalmente ricopre un ruolo centrale nell’11 azzurro. Essere affiancato da giocatori tecnici come Jorginho e Insigne permette infatti di valorizzare le sue capacità associative.

La pericolosità di Insigne è l'arma principale dell'Italia | Numerosette Magazine

 

Il vero ago della bilancia della manovra offensiva italiana rimane Lorenzo Insigne. Mancini lascia al giocatore del Napoli estrema libertà di movimento sulla trequarti: a seconda della situazione può decidere se tagliare dentro cercando lo spazio tra le linee o giocare sull’esterno. In questa occasione si può notare come l’attaccante italiano scelga di condurre palla al piede fino al limite dell’area dopo una buona combinazione tra Verratti e Jorginho. Il movimento di Immobile verso l’esterno gli permette di avanzare e tirare in porta. L’intesa tra Insigne e Immobile ha funzionato bene, con l’attaccante laziale bravo nel capire quando venire tra le linee e quando attaccare lo spazio lasciato libero dal movimento di Insigne.

Un'ottima costruzione dell'Italia sprecata | Numerosette Magazine

L’atteggiamento passivo del Portogallo ha certamente aiutato l’Italia a imporre il proprio gioco. Nell’azione precedente, oltre alla buona combinazione tra gli attaccanti, si può notare come sia De Sciglio ad aggredire alto fino alla trequarti avversaria, arrivando poi al tiro. A differenza della partita di andata, infatti, Mancini ha chiesto ai suoi giocatori un pressing alto anche nel giro palla tra i difensori centrali portoghesi e il mediano Ruben Neves, sempre pronto ad abbassarsi per provare a gestire il possesso della sfera; questa mossa ha impedito una facile circolazione del pallone e costretto gli avversari a numerosi retropassaggi verso Rui Patricio. Anche una volta persa palla, gli azzurri hanno deciso di pressare sin da subito senza abbassare il proprio baricentro, permettendo diverse riconquiste del pallone in zona pericolosa. L’unione di questi due fattori ha portato l’Italia a dominare il primo tempo, con un possesso palla del 73%, una precisione nei passaggi dell’89% (contro il 66% degli avversari) e ben nove tiri verso la porta. Il secondo tempo, complice anche il ritmo tenuto nei primi 45′ di gioco, non è stato allo stesso livello del primo ma la strada da seguire per il futuro è stata tracciata. Il problema nel finalizzare le azioni, però, rimane una costante.

Dal celeste all’azzurro

Occasione per Immobile in Italia - Portogallo | Numerosette Magazine

L’occasione più grande è capitata sui piedi di Ciro Immobile al minuto numero 34. L’attaccante laziale ha infatti messo in mostra la sua caratteristica principale: l’attacco della profondità cogliendo di sorpresa i difensori avversari. La palla di Verratti è perfetta per servire il taglio, ma Immobile, come un anno fa in quella stessa porta, non riesce a segnare.

Gol sbagliato da Immobile in Italia - Svezia | Numerosette Magazine

Il movimento è sostanzialmente identico, ma identico è anche l’esito. Il che è una notizia per un giocatore che con la Lazio segna in media una rete ogni 146 minuti (già 9 reti in 16 presenze quest’anno). Per non parlare dei numeri della scorsa stagione. L’ultima rete del numero 17 in Nazionale risale al 5 settembre 2017 nella sfida contro Israele: da allora sono ben 9 le partite passate senza segnare. Una sorta di maledizione che potrebbe, però, continuare ed incidere pesantemente sul miglior attaccante italiano delle ultime stagioni. Il contesto tattico su cui lavora Mancini, infatti, prevede poche fasi di attacco in transizione (situazione preferita da Immobile) preferendo, come detto, un possesso palla più ragionato ed un baricentro alto. Il contrario di ciò che accade alla Lazio, dove Immobile risulta letale nell’attaccare la profondità anche grazie alla scelta di Inzaghi di abbassare il baricentro per allungare gli spazi e lasciare, dunque, lo spazio vitale al proprio centravanti. La sua efficacia ne risente enormemente, non essendo neanche particolarmente abile nel dialogare in spazi stretti con i compagni. La concorrenza, per sua fortuna, è tutt’altro che agguerrita.

Il match contro gli USA

Nell’amichevole contro gli Stati Uniti, Mancini ha scelto di cambiare parzialmente il volto della propria squadra, sostituendo parecchi uomini (ben 7: Sirigu, Acerbi, De Sciglio, Emrson Palmieri, Sensi, Berardi e Lasagna). Nonostante la qualità degli avversari fosse decisamente inferiore, l’Italia non è riuscita a sbloccare il match se non con un rete nei minuti di recupero da parte del subentrato Politano. Anche nel match in scena a Genk l’Italia ha avuto il dominio nel possesso palla,  sfruttando l’atteggiamento fin troppo passivo degli avversari, spesso schierati con una linea di cinque difensori a difesa della propria porta senza riuscire mai a risalire il campo velocemente. L’ingresso di Lasagna nel tridente titolare non ha portato ai risultati sperati, soprattutto considerando che l’attaccante di proprietà dell’Udinese ha caratteristiche molto simili a Immobile ma senza aver dimostrato, durante la sua carriera, di poter essere altrettanto letale sotto porta.

L'occasione di Lasagna in Italia - Stati Uniti | Numerosette Magazine

Il lancio di Bonucci d’esterno è perfetto per servire lo scatto di Lasagna che però, nonostante l’incertezza del portiere statunitense nell’uscita, non si dimostra abbastanza freddo da realizzare.

Quello del ‘numero 9’ da schierare al centro dell’attacco inizia ad essere un problema per Mancini. Se infatti l’impronta data alla squadra è visibile e sembrerebbe funzionare, il posto al centro del tridente è stato occupato da diversi giocatori senza riuscire a trovare la soluzione ideale. Gli azzurri sono sembrati maggiormente efficaci con Bernardeschi nel ruolo di centravanti a comporre un attacco dall’elevato tasso tecnico. Anche in quel caso, però, è servita all’Italia una rete nei minuti di recupero per portare a casa la vittoria. La strada, nonostante i segnali di ripresa, è ancora in salita.

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