Tutto vero.

Anche questa volta, purtroppo, è tutto vero.

L’Italia non parteciperà al Mondiale, evento che non accadeva da quasi 60 anni.  Complimenti sinceri alla Svezia, perché se li merita tutti: sarà anche meno forte dal punto di vista tecnico, ma ha dimostrato di essere squadra, con una coesione e una organizzazione che all’Italia sono mancate.  Quanto a noi, bisogna essere obiettivi: abbiamo meritato questa eliminazione.  Non segnare neppure una rete in 180 minuti di play-off Mondiali è una colpa troppo grande per non essere pagata.

Questo risultato shock dovrà imporre delle serie riflessioni per tutto il movimento calcistico italiano.  Bisognerebbe evitare, contrariamente a quanto sta accadendo, di colpevolizzare una sola persona di questo fallimento sportivo.  Ventura ha delle responsabilità in questo ultimo periodo, ma la situazione generale del calcio italiano non dipende certo da lui.  Già nei precedenti due Mondiali il rendimento della Nazionale era stata disastroso, con le eliminazioni arrivate addirittura nei gironi ai danni di squadre non proprio eccelse come Slovacchia e Costa Rica.  Prima di EURO 2016 molti addetti ai lavori, sia in Italia che all’estero, sostenevano che mai la nostra Nazionale era stata così debole negli ultimi 50 anni.  Era soltanto un anno e mezzo fa.

Non può essere colpa di Ventura se questa generazione di calciatori non ha prodotto campioni all’altezza di quelli del passato.  E non può essere colpa di Ventura se il livello del nostro campionato si è via via abbassato negli ultimi anni, fino a diventare poco allenante per i calciatori stessi.  A prescindere da tutte queste considerazioni, il play-off contro la Svezia andava vinto.  Senza se e senza ma.

Non ci sono scuse che tengono.

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Le colpe di Ventura

Lasciamo per un momento da parte gli aspetti più generali e valutiamo nello specifico cosa è accaduto nelle ultime settimane.  Perché, se analizziamo dall’inizio il ciclo di Ventura, dobbiamo dire con obiettività che i risultati dei primi 12 mesi non sono stati negativi.  La Nazionale era in testa al girone al pari della Spagna, anche se indietro nella differenza reti, e nelle amichevoli “di lusso” non aveva sfigurato: sconfitta contro la Francia, un buon pareggio contro la Germania e le vittorie contro Olanda e Uruguay.  I problemi sono iniziati da Settembre in avanti, proprio con la partita di ritorno in casa degli spagnoli.  Quel 3-0 al Bernabeu è stato l’inizio della fine.

Ancora non ci spieghiamo perché Ventura abbia deciso di giocare quella gara con il 4-2-4.  Una sconfitta in casa della Spagna era preventivabile, mentre non lo era subire una simile lezione di calcio.  Con questo assurdo suicidio tattico il c.t. ha perso la faccia, agli occhi della stampa ma soprattutto dei suoi calciatori.  È stata questa presunzione, più che il risultato in sé, a far crollare in un attimo la sua autorevolezza.  Dalle uscite successive appare evidente che tra il tecnico e i giocatori qualcosa si sia rotto.  È emblematica la riunione che si tiene nello spogliatoio dopo il pareggio casalingo con la Macedonia, con il c.t. lasciato fuori dalla porta.

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Spagna-Italia: l’inizio della fine

Tutti consigliavano di fare un passo indietro, ma Ventura si è intestardito: non ha dato ascolto a nessuno, seguendo la sua strada e la sua linea di pensiero.  Ha voluto dare la sua impronta all’Italia, ad ogni costo, mettendo le proprie convinzioni davanti a tutto e tutti.  Non ha accettato di essere un “semplice” selezionatore, si è comportato da allenatore.  Ma guidare una nazionale non è come guidare un club.  Tanti se ne rendono conto quando ormai è troppo tardi per tornare indietro.  Anche lui, purtroppo.

I suoi moduli erano pensati per aprire spazi per gli attaccanti.  Sia il 4-2-4 che il 3-5-2 hanno però portato a un sovraffollamento che alla fine li hanno chiusi, quegli spazi, con i giocatori offensivi che si pestavano i piedi tra loro muovendosi a vuoto.  Nonostante le difficoltà di gioco (3 gol nelle ultime 4 partite che hanno preceduto il play-off) Ventura ha tirato dritto per la sua strada.  Così facendo è andato contro i suoi stessi giocatori, inserendoli in un sistema di gioco non ottimale.  Ha preteso che fossero loro ad adattarsi alle sue idee di gioco, non viceversa, col risultato che molti si sono trovati a giocare in posizioni differenti da quelle rivestite nei club di appartenenza e non avevano ben chiaro quali fossero i loro compiti.

Osservando le ultime partite, da Madrid in avanti, si sono viste poche idee e molta confusione.  Sembrava davvero che alcuni giocatori non si sentissero a proprio agio.  Probabilmente nemmeno Ventura era più così sicuro delle sue idee, tanto che nelle ultime 4 partite ha provato tre moduli diversi.  Non ha mai utilizzato, però, il 4-3-3.  Era il modulo che tutti consigliavano, semplicemente perché è quello più utilizzato dai club da cui provengono i convocati.  Ma Ventura non lo ha mai provato, quasi per un peccato di orgoglio, per dimostrare che alla fine aveva ragione lui.

 

E i giocatori?

Mette tristezza vedere i giocatori in lacrime davanti alle telecamere.  Passato il magone, dobbiamo però ricordarci una cosa fondamentale: in campo ci vanno i giocatori, non l’allenatore.  I nostri nazionali sono tecnicamente superiori a quelli della Svezia, eppure non sono riusciti a siglare nemmeno un gol nell’arco di due partite.  Le conclusioni sbagliate, i cross fuori misura e le amnesie difensive sono responsabilità dei singoli giocatori, non del commissario tecnico.  Al nuovo c.t. dovrà essere chiaro da subito su chi puntare e chi lasciare da parte, ora che bisognerà necessariamente ripartire da zero.

I giocatori sono poi corresponsabili dello scontro avvenuto con Ventura.  Una delle ultime voci uscite dal ritiro racconta di un duro scontro tra il c.t. e i “senatori” dopo la partita di andata, durante il quale il c.t. avrebbe addirittura minacciato di dimettersi all’istante invitando la squadra ad autogestirsi.  Sembra una trama fantascientifica per una Nazionale del nostro livello, ma arrivati a questo punto persino uno scenario così grottesco può apparire verosimile.  Soprattutto dopo aver visto la sceneggiata di Daniele De Rossi nella serata di ieri.

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Cosa aggiungere?

Il fatto stesso che Ventura si sia presentato in conferenza stampa senza rassegnare le dimissioni fa trasparire, neanche troppo velatamente, che non si senta il principale responsabile di questa disfatta.  Ha chiesto scusa agli italiani per il risultato, solo per quello.  E ci ha tenuto a sottolinearlo.  Evidentemente anche lui si è sentito tradito dalla squadra, un po’ come ci sentiamo tutti noi che, nella nostra vita, non avevamo mai visto l’Italia così in basso.