L’Ira dell’Iran

Portogallo e Iran sono due paesi agli antipodi. Il primo aperto ai commerci, che affaccia sul mare, che ha costruito la sua fortuna coi traffici sull’Atlantico. Il secondo chiuso, introverso, geloso dei propri confini e dell’educazione da impartire al proprio popolo. Nell’inno nazionale, il Portogallo celebra i propri meriti nel progresso umano, il coraggio nella navigazione in mare aperto, quell’ansia di scoprire che avrebbe portato i suoi esploratori dall’altro lato del mondo. L’Iran, invece, celebra sé stesso, la propria religione, la propria unicità nel Medio Oriente, l’orgoglio di essere un’isola persiana in un mare arabofono.

Solo il calcio poteva mettere a confronto due nazioni così diverse. Solo il calcio poteva regalarci oltre novanta minuti impossibili da spiegare con il raziocinio della tattica. Perché Portogallo-Iran è stata una lunga corsa agli eventi più improbabili che possono capitare su un rettangolo di gioco.

Il buon samaritano

I campioni d’Europa in carica affrontavano la partita con la qualificazione già in tasca. L’obiettivo era semplice: liquidare la pratica Iran per accedere agli ottavi evitando l’Uruguay, che in questo mondiale, per ora, sa solo vincere. L’Iran, d’altro canto, arrivava all’incontro con l’entusiasmo di chi non ha nulla da perdere, e tutto da guadagnare.

Insomma, la classica partita da gironi del mondiale: una squadra incredibilmente forte contro una formazione di undici “sconosciuti”, che giocano quasi tutti nel campionato locale o, al massimo, lungo le sponde mediorientali del Mediterraneo. Solito copione; quelli forti attaccano, quelli deboli difendono a oltranza. Schemi già visti.

I campioni che pazientano, perché sanno che il gol arriverà, e gli avversari che si affidano al loro allenatore, solitamente un europeo dalla lunga esperienza internazionale, chiamato a infondere un po’ di lessico calcistico nella periferia mondiale del football.

Queiroz, allenatore dell'Iran alla coppa del mondo di Russia | Numerosette Magazine
La carriera di Queiroz è stata delle più eclettiche. Già nel 1999 aveva compreso le potenzialità commerciali della Major League Soccer, e dopo un paio di anni sui club più blasonati d’Europa è finito nel giro delle nazionali. In Portogallo, però, non è che lo amino, per usare un generoso eufemismo.

E qui, proprio qui, dobbiamo fermarci. Perché sulla panchina c’è un lusitano. E non uno qualunque: le telecamere inquadrano più volte colui che è l’equivalente portoghese di Giampiero Ventura, riuscito nella poco invidiabile impresa di fallire al Portogallo la qualificazione all’Europeo del 1992 e al Mondiale del 1994, rimediando poi magre figure in anni più recenti. Si chiama Carlos Queiroz, ed è finito all’Iran dopo una spettacolare carriera da giramondo, che lo ha portato a fare il secondo di Ferguson al Manchester United e l’allenatore dei Galacticos al Real Madrid.

Un uomo che, in Portogallo, ha regalato non pochi dispiaceri con la nazionale maggiore. E che proprio ieri sera puntava a piazzare un’ultima, disperata zampata.

Divinità tra gli uomini

Il mondiale è anche questo: ti capita di vedere Cristiano Ronaldo al fianco di Omid Ebrahimi, bandiera dell’Esteghal FC. L’uomo vitruviano del XX secolo calcistico al fianco di un oscuro mestierante col numero 9. Ronaldo è l’unico che indossa le proverbiali maniche lunghe, nonostante sia piena estate. Si atteggia da protagonista sin dall’inno d’apertura, guardando verso la bandiera del suo paese e non in direzione della tribuna autorità.

Il Portogallo ha una marcia in più, si vede, ma non ha fatto i conti con una squadra che mette in campo undici giocatori disposti a morire – per davvero – in campo. Lo si vede chiaramente in un’inquadratura dedicata a Mohammadi, terzino sinistro, che fa lo scatto della vita al minuto 80 e rimane comunque convinto di avere ancora delle briciole di energie da spendere.

Questo è il contorno della partita. I neocampioni europei contro una comparsa del girone, che ha guadagnato tre punti grazie a un autogol e ha dato del filo da torcere alla Spagna trincerandosi nella propria area di rigore.

L'Iran al mondiale di Russia 2018 | Numerosette Magazine
L’Iran chiude il suo campionato mondiale con il miglior risultato di sempre: 4 punti totali, due gol segnati, due subiti.

Il vecchio colpo

Si è parlato fino alla nausea di Messi, della sua incapacità di trascinare la nazionale. Si è parlato di presunti colpi di stato della seléccion argentina contro Jorge Sampaòli, un uomo abbandonato da tutti al comando di una nave sul punto di affondare.

Eppure Ronaldo, nell’infinita lotta mediatica contro il campione argentino, ieri sera ha offerto una prestazione non dissimile da quella di Messi contro la Croazia. Impalpabile, braccato in una gabbia di maglie avversarie, ha scelto di scaricare la sua frustrazione largo a sinistra, abbandonando André Silva in mezzo alla difesa persiana. Ma Ronaldo ha sempre avuto il pregio di non perdere mai la concentrazione, nemmeno con la nazionale; per questo il suo rigore sbagliato dovrebbe fare ancor più notizia.

L’uomo che ha portato il Portogallo sul tetto d’Europa, ha commesso un errore che per poco – circa cinquanta centimetri – non costava carissimo alla sua squadra.

Ronaldo penalty vs Iran, FIFA World Cup 2006 | Numerosette Magazione
Momento amarcord: uno dei tre gol segnati da Ronaldo nei suoi mondiali pre-Russia risale al 2006. Un calcio di rigore contro l’Iran. Dodici anni più tardi, le cose sono cambiate.

Per fortuna, però, Ronaldo non ha alle spalle la stessa squadra di Messi. Continuando questo trito paragone, possiamo facilmente riconoscere che il Portogallo è una rosa molto più completa e ha giocatori capaci di sostituire le pause di Cristiano. Contro l’Iran ci ha pensato un vecchio ricordo dell’Inter, Ricardo Quaresma, che ha rispolverato il più classico gesto del suo repertorio, l’esterno destro, per aprire le marcature. Una trivela che avrà fatto scendere la lacrimuccia ai tifosi interisti, entusiasmando tutti gli ammiratori dei tiri impossibili da fuori area.

Quaresma segna contro l'Iran con il suo colpo più classico | Numerosette Magazine
Il termine “trivela” è ormai entrato stabilmente nel dizionario italiano dei termini calcistici. Prestito dalla lingua lusitana, si è imposto con l’arrivo di Ricardo Quaresma all’Inter; ala o mezzala, questo giocatore di grande talento faceva del tiro violento d’esterno destro il suo punto forte. Ora, lo sanno anche in Iran.

Pillole tattiche

In una partita in cui l’emotività ha spadroneggiato sugli spalti e sul rettangolo di gioco, le due squadre si sono limitate a una tattica basilare, lasciando che fossero gli episodi a decidere il risultato finale. L’Iran si è mostrato più propositivo rispetto alle precedenti uscite, mostrando un coraggio che ha sorpreso i lusitani; Queiroz ha piazzato due uomini in marcatura fissa (uno su William Carvalho, l’altro ovviamente su Ronaldo) e ha schierato gli altri con un ordinato 4-5-1.

Il Portogallo ha voluto fare un turnover molto prudente, facendo riposare Bruno Fernandes (al suo posto Joao Mario) e schierando un 4-3-3 molto offensivo, con Adrien Silva, Quaresma e Ronaldo a sostegno di André Silva. Fernando Santos, allenatore dei lusitani, contava infatti di poter gestire la partita sul piano del palleggio senza aver bisogno di incontristi all’infuori di Carvalho.

Rui Patricio
R. Guerreiro
José Fonte
Pepe
Cédric
Adrien Silva
William
Joao Mario
C. Ronaldo
André Silva
Quaresma

Nella più classica delle situazioni tattiche dei gironi mondiali, il binomio possesso palla vs. contropiede ha premiato il Portogallo nel breve periodo e l’Iran nell’arco di tutta la partita.

Controllando il gioco, i lusitani hanno potuto mettere nelle condizioni di segnare uno dei giocatori di maggior talento, Quaresma; così facendo, però, gli uomini di Santos hanno perso molte energie in lunghi ripiegamenti, considerando anche il lavoro nullo di Ronaldo e André Silva in fase difensiva. L’Iran è uscito negli ultimi dieci minuti, sovrastando il Portogallo sul piano fisico ed emotivo. Travolti dagli eventi, i lusitani hanno rischiato una clamorosa eliminazione, mentre l’Iran ha dimostrato di essere estremamente rapido nelle verticalizzazioni e molto forte nei contrasti aerei.

Quaresma ammonito contro l'Iran | Numerosette Magazine
Non sono mancati episodi rudi nel corso della partita. Qui Quaresma viene ammonito per un fallo di reazione. A centrocampo si sono visti degli scontri che definire “maschi” è riduttivo.

La carica dei Parti

Si sa, i gironi sono paradossalmente la fase più complicata dei mondiali perché le squadre meno blasonate mettono l’anima in campo e celebrerebbero un punto come fosse la vittoria finale. E allora mettetevi nei panni dell’Iran, che vince all’improvviso contro il Marocco e per poco non strappa un punto alla Spagna: crederci è lecito. E allora, come in guerra e in amore, si usano tutti i mezzi, anche quelli poco corretti.

Ha funzionato? Chiedere a Cristiano Ronaldo, mai così nervoso in nazionale dalla finale di Euro 2016, che rifila una gomitata al centrale avversario e viene graziato in virtù della sua stessa leggenda con un cartellino giallo.

Ronaldo contro l'Iran | Numerosette Magazine
Mosaico che riassume piuttosto eloquentemente la serata no di CR7. Il rigore sbagliato, il palcoscenico rubato da un oscuro numero 10 mediorientale, la gomitata con cui è stato sanzionato (o graziato?) con un giallo.

Tutti noi abbiamo simpatizzato per l’Iran. A maggior ragione in un campionato del mondo visto da spettatori, per noi il più brutto dell’ultimo mezzo secolo, dove l’Italia non fa neppure la comparsa e siamo arrivati a rimpiangere persino le magre figure di Sudafrica 2010 e Brasile 2014. L’Iran è un piccolo Golia calcistico, una squadra affidatasi al suo mentore portoghese per fare lo sgambetto a una delle selezioni che due anni fa s’impose in Francia. E che per mezzo metro non è riuscita nella folle impresa di qualificarsi al primo posto di un girone assurdo.

La selezione iraniana ha ricordato la tenacia dei Parti, instancabili nemici del confine orientale romano. Folate improvvise, scorribande simili a colpi di cavalleria, corpi leggeri e agili. Sul campo da calcio abbiamo rivisto uno spirito antico, e i portoghesi, dopo l’improvviso 1-1 su rigore, sono rimasti completamente paralizzati. All’Iran bastava davvero mezzo metro. E chissà cosa sarebbe successo.

Sliding doors

Minuto 91. Il paraguayano Enrique Caceres viene richiamato al Var per la terza volta. Ci sono gli estremi per un calcio di rigore storico, che potrebbe portare l’Iran sull’1-1. Dall’altra parte parte della Russia, nell’exclave di Kaliningrad, la Spagna ha appena pareggiato con il Marocco.

Con una freddezza invidiabile, Ansarifard piazza il pallone sotto il sette, aprendo il piatto destro in faccia a Rui Patricio. L’Iran ritrova energie che non credeva di avere più, e si getta all’assalto finale. Negli ultimi, concitati momenti di gara, un pallone sporco finisce tra i piedi Mehdi Taremi, che si trova al tu per tu con l’estremo difensore portoghese.

Iran vs. Portogallo | Numerosette Magazine
Mezzo metro.

Con un gol sarebbero cambiate troppe cose. Il tormentato mondiale di Messi sarebbe passato in secondo piano, eclissato dalla catastrofe di Cristiano Ronaldo eliminato ai gironi. La Spagna, in difficoltà a scardinare le difese avversarie, avrebbe tirato un sospiro di sollievo accontentandosi del secondo posto. L’Iran, incredibilmente primo, sarebbe andato a sfidare un avversario tutt’altro che irresistibile, la Russia, aprendosi una clamorosa finestra sui quarti di finale.

Si sa, nel calcio ci sono dei momenti iconici che rimangono tali proprio perché legati a un se.

Se Baggio avesse segnato quel rigore a Usa ’94, o se avessero fischiato quel fallo di mano a Maradona nell’86. Ebbene, in Iran racconteranno di quando Taremi s’è divorato il gol del 2-1 in overtime, un gol che avrebbe mandato in delirio una nazione intera.

Mezzo metro

La fucilata iraniana che poteva giustiziare il Portogallo è uscita di mezzo metro. Prima della partita contro i Parti, il Portogallo sembrava una delle rose più solide in un mondiale privo di certezze. Mentre Germania, Argentina e Brasile hanno faticato, il Portogallo aveva dato l’impressione di poter sempre recuperare le partite, gestendole con una maturità impressionante. Con i gol di Ronaldo, la quantità di William Carvalho, e il proverbiale talento dei trequartisti lusitani, nessuno metteva in dubbio le qualità dei campioni europei in carica.

Eppure, il finale di partita dell’Iran potrebbe togliere non poche certezze alla rosa portoghese. Agli ottavi c’è l’Uruguay, che ha stravinto il suo girone e non ha neppure sprecato troppe energie. Il cammino si è già complicato, e l’ossessione per la vittoria di Cristiano Ronaldo potrebbe trasformarsi in un vero e proprio incubo.

Ronaldo sbaglia un rigore con l'Iran | Numerosette Magazine
Il portiere dell’Iran, Ali Beiranvand, s’era pure beccato le critiche dei telecronisti Mediaset, che l’avevano accusato di non essere proprio una garanzia per la sua difesa. Parare un rigore a CR7 gli è parso un buon modo per riscattarsi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *