Invisibili: Lucas Torreira

Torreira sta iniziando una nuova fase della sua carriera. Con noi può fare davvero grandi cose. Lavora con umiltà e ha sempre voglia di imparare.

Unai Emery, intervista dopo Fulham-Arsenal 1-5, 08/10/18

Il primo Arsenal dopo vent’anni di gestione Wenger ha inanellato nove vittorie consecutive dopo una partenza titubante. Nell’ultimo turno di Premier League, i gunners hanno dato una notevole dimostrazione di forza contro il Fulham, schiantando i cottagers con quattro reti nel secondo tempo.

La partita si è virtualmente chiusa sul 3-1, con il goal di Aubameyang. Ma la squadra di Emery, che sta bene fisicamente e mentalmente, ha continuato a pressare alta e a giocare palla a terra, producendo una delle reti più belle della stagione, con Ramsey che infila di tacco dopo essere entrato in campo da 38 secondi.

Emery si è divertito a cambiare più volte formazione, approfittando di un Fulham arrendevole e rinunciatario. Ed è stato evidente sin da subito che Torreira, l’ex centrocampista della Sampdoria, si trova al centro degli esperimenti del tecnico spagnolo.

Le origini

Lucas Torreira è arrivato in Italia a soli diciannove anni, aggregandosi alla primavera del Pescara. Si presentava come trequartista molto tecnico, ma soffriva le marcature a causa del fisico brevilineo. Una volta approdato alla Sampdoria, l’uruguaiano è stato spostato indietro di venti metri da Giampaolo, che lo ha trasformato in uno dei centrocampisti più completi della Serie A.

Torreira durante una delle prime uscite con la maglia della Samp | Numerosette Magazine
Torreira passò brevemente dall’essere un oggetto misterioso a occupare un ruolo predominante negli schemi di Giampaolo. Tant’è che la costruzione dal basso della Sampdoria, ora affidata a Ekdal, deficita ancora.

Quando l’Arsenal bussò alla porta dei blucerchiati, l’estate scorsa, fu molto difficile rinunciare a un’offerta di 27 milioni di sterline per un classe ’96. Torreira accettò il trasferimento nonostante le molte incognite dell’era post-Wenger, che poteva risolversi in un lungo travaglio. Torreira andava quindi a infoltire un centrocampo già ricco di qualità, con Xhaka, Ramsey, Ozil, e Whilshere, che sarebbe partito per il West Ham due settimane più tardi.

Torreira non partiva certo da titolare in una squadra come l’Arsenal, ma dopo le prime due uscite in campionato (due scontri diretti persi, con City e Chelsea) Emery lo ha piazzato davanti alla difesa, sigillando la squadra nella zona centrale senza perdere qualità nella manovra.

Evoluzioni ulteriori

Emery è intenzionato a sfruttare al massimo le sue punte centrali (Lacazette, Welbeck, Aubameyang), magari supportate da un trequartista come Ozil che, quando è in giornata, è capace di annichilire qualsiasi difesa. Per sostenere un peso offensivo di questa caratura, l’allenatore ha rinforzato muscolarmente il centrocampo, arrivando a giocare con quattro giocatori di ruolo per coprire tutta la linea. Contro il Fulham, Emery ha piazzato in mediana Xhaka e Torreira, affiancandoli a due giocatori molto intelligenti sul piano tattico come Mkhytarian e Iwobi.

Leno
Monreal
Holding
Mustafi
Bellerin
Torreira
Xhaka
Iwobi
Lacazette
Mkhytarian
Welbeck

Nel secondo tempo, abbiamo visto un assaggio di quello che sarà l’Arsenal del futuro: Emery ha spostato Torreira sulla destra, Ramsey sulla sinistra, e ha lasciato Xhaka in compagnia di Guendouzi, altro giovane prodigio scovato in Francia. In fase offensiva, Torreira stringeva il campo trasformandosi in mezzala, lasciando tutta la fascia a Bellerín; dall’altra parte, Ramsey si spostava dietro le punte e portava scompiglio in mezzo alla sgangherata retroguardia del Fulham, la peggiore della Premier League.

Leno
Monreal
Holding
Mustafi
Bellerin
Xhaka
Guendouzi
Torreira
Ramsey
Aubameyang
Lacazette

L’intelligenza di Torreira permetteva a Xhaka di correre molto meno in fase difensiva, concedendogli più lucidità nel fare il regista. Non a caso, tre goal dell’Arsenal partono dai piedi del centrocampista di origini albanesi.

Scomparire nel sistema

Emery stravede per Torreira, e noi non possiamo che dargli ragione. L’allenatore ha trovato un centrocampista umile in un reparto strapieno di star, ma anche un mediano diligente e completo. Già alla Sampdoria l’uruguaiano era diventato un recuperatore instancabile di palloni, risultando il migliore in tale compito nello scorso campionato; le sue qualità da trequartista, poi, erano molto utili a Giampaolo per iniziare la classica manovra da dietro dei blucerchiati, che prediligono il gioco palla a terra coinvolgendo molto il triangolo formato dal mediano e dai due centrali di difesa.

Nell’Arsenal, Torreira ha modificato senza troppi problemi il suo stile di gioco. Larga parte dei compiti di regia sono affidati a Xhaka, e l’ex doriano riesce spesso ad alleggerire la pressione avversaria presentandosi in seconda battuta, quando il compagno di reparto viene marcato stretto. Ma Torreira ha anche un grande senso della posizione, che gli permette di disinnescare molte ripartenze avversarie. Si ha l’impressione che sia l’uomo mancante all’Arsenal degli ultimi anni: i gunners hanno infatti un reparto offensivo notevole, sanno tenere bene la palla in fase offensiva, ma in troppe occasioni hanno sofferto i contropiedi veloci della Premier League. Torreira, invece, si è calato nel sistema alla perfezione, ed emerge dall’ombra nei momenti più importanti.

Invisibile ovunque

Un capolavoro del gruppo collettivo Wu Ming si intitola L’invisibile ovunque. Noi potremmo rubare questa definizione per assegnarla a Torreira. L’uruguaiano è davvero un tuttocampista: abbina la visione di gioco del trequartista a un senso della posizione sopra la media, senza contare la tecnica in rapido miglioramento. Negli anni, Torreira ha imparato a trasformare la sua attitudine offensiva in un senso premonitore: ragionando come un attaccante riesce ad anticipare i movimenti degli avversari, e la sua agilità sul breve gli permette di vincere la maggior parte dei contrasti.

Secondo le ultime statistiche, Torreira ha una precisione dell’88% nei passaggi (Jorginho, il migliore in Europa, è al 94%); inoltre consegna ai compagni un key pass ogni due partite. In fase difensiva vince tre quarti dei contrasti e intercetta almeno due passaggi a partita.

Eppure, il vero dato incredibile è che Torreira perde, in media, meno di un pallone a partita. Questo è sorprendente per un centrocampista ad alto dispendio energetico come lui: l’uruguaiano rimane lucido per tutta la partita, diventando affidabile in fase di costruzione e fondamentale in rottura. Insomma, un Invisibile in tutto e per tutto, che potrebbe diventare ancora più importante nell’Arsenal teorizzato da Emery.

In questo video, potete vedere tutte le migliori qualità di Torreira. L’intesa con Xhaka sembra già ad ottimi livelli, e più volte l’ex doriano va a prendersi la palla scambiando posizione col regista (oppure alleggerisce la pressione offrendogli un appoggio). I contrasti li vince quasi tutti lui. Da migliorare, invece, l’ultimo passaggio. Torreira ha i colpi per mettere in porta i compagni, ma deve adattarsi al movimento delle punte dell’Arsenal, che è ovviamente diverso da quello di Quagliarella e Zapata dello scorso anno. 

Le ragioni di Torreira

Torreira è fatto per l’Arsenal, e l’Arsenal per Torreira. Potrebbe essere iniziata una filiazione calcistica dai risultati proficui. Emery ha già capito di poter spostare la pedina uruguaiana in qualsiasi zona del campo, con l’obiettivo di rendere imprevedibile la manovra offensiva senza perdere equilibrio. Che si tratti del canonico 4-2-3-1 o del più avveniristico 4-3-1-2 visto nell’ultima uscita col Fulham, l’Arsenal ha dato l’impressione di essere finalmente una squadra equilibrata e solida dal punto di vista fisico.

Torreira e Bellerin durante Arsenal-Everton | Numerosette Magazine
Torreira ha già una grande intesa coi compagni di squadra. Se in mediana il lavoro con Xhaka è ottimo, sulla catena di destra le cose vanno a meraviglia. Bellerín è uno sparring partner ideale, perché è un pendolino in costante movimento e offre sempre nuove traiettorie di passaggi.

In Serie A avevamo apprezzato le sue qualità per tutto l’anno, e non pochi addetti ai lavori si sono sorpresi del fatto che nessuna big del nostro campionato avesse avanzato un’offerta per lui. Forse, in molti temevano che l’uruguaiano potesse soffrire a livello fisico; eppure l’ex doriano sta dominando in un campionato esageratamente duro come quello inglese. Torreira ha imparato a muoversi come un intelligente Davide in mezzo a venti Golia; sfruttando le sue qualità migliori costringe l’avversario ad affrontarlo sul breve, dove riesce quasi sempre a vincere. La protezione della palla, poi, è da trequartista, e dunque sicura e invidiabile.

In mediana, offre il solito, onesto lavoro a doppia fase. Ma Emery sta stuzzicando la nostra fantasia spostandolo in una zona che non gli è mai appartenuta: la mezzala destra. E a noi tocca capire se il buon Lucas continuerà ad essere invisibile ovunque anche in questa nuova zona di campo.

Il nuovo Torreira?

La mezzala è statisticamente uno dei ruoli più dispendiosi dal punto di vista fisico. Molto spesso, lì in mezzo giocano trequartisti adattati o giocatori capaci di grandi inserimenti in mezzo all’area: è il retaggio del Barcellona di Guardiola, che affiancava Messi con due giocatori offensivi come Xavi e Iniesta per creare scompiglio nella difesa avversaria.

L’Arsenal di Emery gioca di base con una mediana a due, che se da un lato offre più copertura dall’altro obbliga a una staticità maggiore in fase offensiva. Per questo i gunners, forti della loro abilità in possesso palla, stanno valutando la possibilità di costruire un centrocampo più dinamico. Per formare un rombo come quello visto a Craven Cottage servono giocatori molto intelligenti; e non c’è dubbio che l’uruguaiano lo sia.

Torreira potrebbe addirittura diventare un nuovo tipo di mezzala. Finora ci siamo abituati a mezzali leggere e propositive, come Franco Vázquez al Siviglia, o mezzali pesanti e di grande gamba, come Cristante alla Roma e – ogni tanto – Matuidi alla Juventus. Torreira si proporrebbe come nuovo prototipo: un mediano adattato, che riscopre le proprie origini da trequartista, senza perdere di vista il suo compito principale: dare equilibrio.

Nell’Arsenal, Torreira non deve preoccuparsi di dare ampiezza – garantita da Bellerín – e può concedersi numerose penetrazioni palla al piede, sfruttando i movimenti delle punte e del trequartista. Nel secondo tempo contro il Fulham l’uruguaiano si è trovato spesso in possesso del pallone dopo una lunga manovra dei compagni di squadra, che lo liberavano sulla trequarti con numerose opzioni d’attacco. E qui deve migliorare un poco, aumentando la quantità di passaggi filtranti riusciti. Nel secondo tempo ha sprecato alcuni vantaggi piuttosto consistenti sbagliando il passaggio o il tempismo. Ma siamo soltanto agli inizi, ed Emery lo sa. 

Rompere la quarta parete

Torreira ha sempre sfruttato la sua invisibilità per essere ovunque. Questa è la sua qualità migliore: dà sostanza a una squadra senza essere appariscente. Ora però Emery vuole dargli nuova luce, e lo sta provando come mezzala atipica in un centrocampo a rombo estremamente dispendioso, e ancor più devastante in fase offensiva. Lucas ha il pregio di lavorare con grande umiltà – cosa che ad alcuni gunners, senza fare nomi, manca – e soprattutto sa apprendere velocemente. Così come Giampaolo l’ha trasformato in un mediano nell’arco di pochi mesi, non è detto che Emery non possa fare lo stesso in terra londinese. In questo modo arriverebbe, virtualmente, a poter ricoprire qualsiasi zona del campo: una pedina che qualsiasi allenatore vorrebbe per cambiare modulo a partita in corso senza perdere equilibrio.

Torreira potrebbe così comportarsi come il classico protagonista del teatro dell’assurdo, che di punto in bianco rompe la quarta parete e si mette a dialogare direttamente con gli spettatori. Ha tutte le carte in regola per prendersi il palcoscenico di una squadra piena di personaggi da copertina. Il suo invisibile ovunque, per continuare la metafora, potrebbe diventare visibile ovunque. E a quel punto ci renderemo conto del fatto che in Italia ha giocato uno dei centrocampisti più completi della nuova generazione.

 

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