Invisibili: Lucas Leiva

Il mio primo ricordo di Lucas Leiva è quello di un ragazzo il cui colore chiaro di capelli spicca in contrasto col rosso fuoco della maglia del Liverpool. La sua carriera è inevitabilmente legata a doppio nodo all’esperienza sulla costa nord-ovest del Regno Unito, dove inizia la sua ascesa come centrocampista completo, penetrante, elegante ma rompiscatole, cattivo ma in modo stiloso. Leiva è l’incarnazione perfetta del concetto di “invisibile”: riesce ad essere utile ed efficace, disperdendosi tra la foresta di maglie che si possono trovare all’interno del rettangolo verde. È bello e pratico al contempo, come una ragazza affascinante ma intelligente: quella giusta, insomma.

Lucas Leiva Liverpool | Numerosette Magazine
Un po’ sembrava una ragazza. Affascinante, un po’ meno.

La vita calcistica di Leiva, dicevamo, è annodata al Liverpool, ma paradossalmente il centrocampista brasiliano non ha vissuto proprio le annate più iconiche della storia recente dei Reds. E per poco, per giunta. Lucas Leiva viene acquistato dal club inglese per 9 milioni, che vengono versati nelle casse del Gremio nel maggio 2007. Venti giorni dopo si sarebbe tenuta la finale di Champions League di Atene (troppi ricordi, non ce la faccio) contro il Milan: il Liverpool, che nel 2005 aveva trionfato nella famosa gara di Istanbul proprio contro i rossoneri, non arriverà più alla finale della competizione europea più importante. Almeno fino a quest’estate, quando la squadra di Klopp è arrivata a sfidare il Real Madrid per contendersi il titolo di miglior squadra d’Europa. Lucas Leiva giocava ancora con il Gremio in quei caldi mesi del 2007; si era già trasferito alla Lazio quando i Reds sono andati a una papera di Karius dal’alzare la coppa-con-le-orecchie. 

Il caso ha voluto renderlo talmente invisibile per le finali di Champions League da allontanarlo definitivamente da esse.

Anche queste pieghe della narrazione sportiva che gli ruota attorno ribadiscono come Leiva sia un giocatore periferico ma importante, centrale ma – almeno in campo – lontano dai riflettori.

Gli inizi

Lucas nasce a Dourados, un centro economico-agricolo importante situato nella sezione sud-Ovest del Brasile, in cui vivono quasi 200.000 persone. È una città cosmopolita, che al suo interno accoglie anche un’importante comunità nipponica. La madre, per rimanere sull’argomento, è di origini italiane. Lo zio, Leivinha, è stato un importante calciatore brasiliano degli anni ‘70, un attaccante molto dinoccolato ma abile tecnicamente che ha diviso la sua carriera tra il paese natio e l’Atletico Madrid.

Leivinha, padre di Lucas Leiva | Numerosette Magazine
Qui con Pelè.

Sulla sua infanzia ci sono davvero poche notizie. Qualche informazione ci giunge dal suo seguitissimo profilo Instagram – Lucas ha 1 milione di follower, segno che si è fatto amare in lungo e in largo per tutto il mondo – tramite il quale ha rivelato al mondo di possedere un ranch in Brasile che “gli ricorda l’infanzia”. È cresciuto in una fattoria, un luogo di valori umili e bucolici: c’è sicuramente un collegamento con il personaggio che è diventato oggi. Lo ha forgiato, rendendolo più sicuro anche a 1000 km da casa sua. Lucas Leiva arriva nel sud del Brasile qualche anno dopo Ronaldinho e una manciata di stagioni prima di Douglas Costa. Alla prima annata vince la Boula de Oro come miglior giocatore del campionato: è già di un altro livello. Ci sono pochi video della sua esperienza in patria, ma è normale: gli invisibili non hanno filmati dedicati alle loro skills, no?

Se vi interessa, però, potete ascoltare questa interessantissima conferenza stampa del 2006, interamente in portoghese. Ci sono anche i sottotitoli, dai.

Lucas, con i suoi occhi azzurri sornioni e inespressivi e il suo gioco box-to-box, conquista subito gli sguardi maliziosi dei club europei. Sul suo nome si ripropone l’eterna lotta di quegli anni tra Milan e Liverpool. I rossoneri ci provano, ma qualcuno parla di “sgarbo” fatto dai Reds di Benitez che portano il giocatore sulle sponde del fiume Mersey. C’è chi lo paragona a un Gerrard brasiliano. L’allenatore spagnolo invece è più cauto e saggio, descrivendolo come “un giocatore non tipicamente brasiliano, ma intelligente”. Questo è Lucas Leiva, l’eccezione che conferma la regola, che smentisce l’annoiante stereotipo del brasiliano fenomeno che scredita il suo spirito sacrificale e intuitivo.

Lucas passerà dieci anni nella città dei Beatles, diventando un simbolo importantissimo della squadra. Sulla panchina ne vede passare tanti dopo l’addio di Benìtez, forse troppi; da Hodgson e Klopp, fino a Dalglish e Rodgers. Tutte figure che aumentano la consapevolezza di non aver mai trovato alcun allenatore così affine alla sua psiche Rafa, di avere un legame speciale e ineffabile con l’attuale tecnico del Newcastle. Lucas non si dimentica mai, nelle interviste in cui è interpellato al riguardo, di trasmettere la sua gratitudine per il tecnico che l’ha lanciato. Deve sforzarsi di dimenticarsene, quando affronta le sue squadre in campo.

Distruggere e creare

Un’altra memoria segnante che risiede nel mio cervello riguardo all’ex-giocatore del Gremio è quella di un atleta perennemente citato da giornali e televisioni ogni qualvolta prende il via una finestra di calciomercato. Durante l’estate passata le parole sono diventate concrete, e Lucas Leiva è passato alla Lazio come naturale sostituto di Biglia. La squadra allenata da Inzaghi applica un gioco diretto e verticale, in cui l’obiettivo è far arrivare rapidamente il pallone nella metà campo offensiva. Il brasiliano sembra perfetto per il ruolo: assomiglia a Biglia più di quanto non si pensi. Recupera palloni (3.5 a partita in queste prime partite di campionato), non toglie la gamba nei contrasti (4), anche se rispetto all’argentino pecca un po’ di precisione (85% di passaggi contro il 95% di Biglia). È un mediano difensivo con spiccati istinti di regia.

Inzaghi chiede ai suoi giocatori di alzare spesso la palla, per risalire più rapidamente il campo. Leiva si adatta molto bene a questo compito: in questo lungo video sono ripresi un gran numero di lanci molto precisi, chiaro segno della centralità del centrocampista nel sistema biancoceleste.

L’ex Liverpool ripulisce palloni e li distribuisce, come se uno di quei macchinari sputa-palline che si usano nel tennis si ricaricasse e lanciasse quelle piccole sfere gialle autonomamente. È il primo giocatore incaricato di aggredire con la lama tra i denti gli avversari, e anche il più responsabilizzato – in particolare ora che De Vrij è passato all’Inter – nella fase d’impostazione. Distrugge e crea. I principi di gioco che reggono la sua identità calcistica sono gli stessi, ma l’interpretazione del ruolo è cambiata: in Inghilterra era più schiacciato in fase difensiva, con la Lazio si sta proponendo sempre di più anche nella metà campo avversaria (4 gol e 5 assist tra Serie A ed Europa League nella scorsa stagione), ampliando il suo variegato background tattico.

Non ricordo molti altri giocatori a cui siano dedicati video relativi sia a “defensive skills” che a “goals and skills”. Occhio però: non ho una buonissima memoria.

Ha dato certezze fisico-atletiche che l’altro Lucas non poteva garantire, quel Biglia mestamente tradito da un ginocchio traballante. Lucas Leiva è un giocatore simile e al tempo stesso diverso, uno di quelli a cui affideresti pure le chiavi di casa se avessi bisogno di equilibrio: per ora Inzaghi non va oltre, gli affida giusto il centrocampo. Equilibrio e armonia, questi erano i canoni della bellezza nell’Antica Grecia, e il brasiliano sembra rispettarli; una concezione calcistica pratica e al tempo stesso equilibrata, volta non solo alla mera riconquista del pallone con cui fu conosciuto in tutto il globo.

Nonostante tutto, Lucas Leiva rimane invisibile. Oscurato dal killer instict di Immobile, dal genio di Luis Alberto, dalla predominanza di Milinkovic-Savic. Forse è meglio così, forse le luci dei riflettori rovinerebbero una purezza calcistica tutta sua, che lo rende speciale.

A 31 anni è ancora al centro di un ambizioso progetto calcistico europeo, ha una posizione ben definita in campo, il suo valore di mercato è in crescita. Di lui, però, si continuerà a parlare poco.

L’ineluttabile destino di un invisibile.

Bonus Track

Il suo Unlucky ti entra nella capoccia con la stessa facilità con cui Lucas Leiva si è inserito nel calcio italiano.

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