Invisibili Mondiali: Lucas Hernandez

Brevissima premessa: non aspettatevi colpi di classe sopraffine, alla Mbappé, o alla Thierry Henry. Entrate in un’ottica gregaria, contraddittoria, ma soprattutto combattiva: d’altronde, questo è Lucas Hernandez. Un soldato invisibile, all’ombra di quei colossi che transitano là davanti.

Non si prenderà mai la scena, né sarà intenzionato a farlo, eppure una parte del merito di questa buona e vincente spedizione mondiale lo deve al suo ordine, il suo pragmatismo, la sua voglia di sacrificare addirittura se stesso per il raggiungimento di un fine edonistico quale la vittoria.

Se siete anche voi battaglieri, Lucas Hernandez farà per voi. Quantomeno ce lo auguriamo.

Heureux gagnant

Heureux gagnant, così lo definiscono alcuni in patria. Il vincente fortunato, quello che fino a marzo auspicava a una convocazione nella Roja, in quella Spagna che lo ha calcisticamente coccolato, come l’amico Griezmann; sarà proprio lui, Grisou, a giocare un ruolo quasi decisivo nella vittoria della nazionale francese, oltre ad una serie di fatalità che hanno reso possibile tutto ciò.

Lucas Hernandez si starà forse guardando indietro, con il sorriso stampato sulle labbra. Già, perché ha avuto la tenacia di lasciarsi alle spalle momenti bui, personali, che potevano in un certo senso intaccarne la crescita a livello calcistico: ripenserà a quel 3 febbraio 2017, quando incappò per gli effetti dell’alcol in atti di violenza domestica: la compagna lo denunciò prontamente, tanto da facilitare la comminazione di un ordine di allontanamento di sei mesi.

Ripenserà al momento in cui, delibaratamente, si riappacificò con la compagna violando bellamente l’ordine restrittivo. 

Da quel momento, disse addio alla Roja. Colpa di quel divieto volutamente infranto, che ha scatenato un prolungamento burocratico quasi kafkiano e interminabile. Ecco perché ho voluto partire da qui, dal punto chiave; Deschamps, poco dopo, giocò d’astuzia e lo convinse a giocare per la Francia. Fortunato? Beh, forse l’infortunio di Mendy ha fomentato questa convizione, ma nulla nasce dal caso.

Grazie alla sua capacità di adattarsi a qualunque situazione tattica – oltre ad una garra simil-sudamericana – ha stregato tutti: Didier Deschamps non è uno sprovveduto, e in questa temibile Francia ha voluto dargli un’occasione.

E finora, l’ha sfruttata. Ampiamente.

Lucas Hernandez prende il posto di Digne | Numerosette Magazine
A discapito di qualcun altro…

Ampiamente

Ampiamente. Pensate a quest’avverbio, senza abbinargli alcun aggettivo: lo so, sembra insensato, forse davvero lo è. Eppure pensateci, andate oltre.

Ampiamente è uno stato d’animo, per Lucas Hernandez. Un dogma da seguire, un diktat da predicare a testa bassa; fare un buon cross non basta, bisogna farlo ampiamente buono. Fornire una buona sovrapposizione non basta, bisogna farla ampiamente buona.

Ma andiamo ancora oltre, come farebbe Lucas.

Lucas Hernandez - Pavard combinazione vincente | Numerosette Magazine
Ampiezza.

Ecco dove volevamo arrivare. Ampiezza.

La filosofia di gioco dei terzini francesi è finalizata – oltre all’ampiezzza – all’incessante lavoro di supporto alla transizione difensiva e offensiva: in questo caso, il tracciante di Lucas Hernandez nasconde una componente di velenosità e casualità che confonde la sciagurata retroguardia argentina e consente a Pavard di tentare uno dei colpi balistici più belli del Mondiale.

Un’interpretazione moderna da parte dei due terzini, meno raffinata rispetto ai Dani Alves e Cancelo, ma concettualmente simile in quanto a proposizione; con una buona tecnica individuale di base – non eccezionale – i Bleus possono permettersi anche una fluida uscita col pallone. Ma soprattutto ha un appoggio costante come la pioggia nel Regno Unito.

Sovrapposizione corretta di Lucas Hernandez | Numerosette Magazine
Mentre Tolisso si prepara al controllo orientato verso il secondo palo, Lucas Hernandez si sovrappone portando a sé l’interesse del difensore uruguagio.

Un terzino totale, ampiamente totale. Doti atletiche innate, che gli permettono di annoverarsi tra i giocatori ad aver consumato e mangiato più chilometri nei 9o minuti: ha fame, fame di vittorie, di gloria. E lo si è intuito fin da subito, dall’esordio ufficiale ad una competizione mondiale contro l’Australia.

“Avanti e indietro” di Lucas Hernandez. Bravo il nativo di Marsiglia a farsi trovare pronto largo a sinistra. Ci scusiamo per la pessima qualità dell’immagine, ma sembrava particolarmente consona al passaggio di Dembelé. Quello ve lo risparmiamo.

Contro gli australiani ha deciso di cambiare professione, divenendo campione momentaneo di tuffi: contraddittorio per uno che pur di rimanere in piedi, farebbe qualsiasi cosa. Eppure, proprio Lucas Hernandez cercò di placare l’ira funesta dei Canguri nel dopogara; sincero e schietto, affermò chiaramente di aver volutamente perso tempo per il bene della squadra. Già, la sua squadra era in difficoltà, e un soldato fa di tutto per difendere la sua truppa.

Come se non bastasse, seguire i ritmi di Lucas Hernandez potrebbe tranquillamente essere la tredicesima fatica di Ercole. Un impegno costante nella partita, ma quel che sorprende è un altro aspetto, ovvero la mancata dispersione della qualità: un giocatore normale ne risentirebbe in quanto a lucidità. Lui no, prosegue per la sua strada fruendo palloni per i compagni in area di rigore: deve ancora eccellere nei traversoni, ma siamo a buon punto.

Eccelle in difesa. Griezmann lo definisce un soldato, uno di quelli che difficilmente riesci ad abbattere al primo colpo: anche Matuidi, tra gli altri, sembra concorde con questa visione, e anche noi dall’esterno percepiamo un’aura combattiva decisamente pimpante. Ah, qualcuno ha pensato a Junior mentre dice “Aura potentissima”?

E’ davvero potente, prorompente, Lucas Hernandez: stando a quanto riporta OptaJean, il terzino ha vinto ben 41 duelli in questo Mondiale, nessuno come lui. Di sicuro, quando si affronta un difensore Cholista, le avvisaglie per gli interpreti offensivi sono lampanti.

Lucas Hernandez salva contro la Danimarca | Numerosette Magazine
Quando sei in ritardo e l’autobus sta per partire. Una cosa del genere.

Cholista nell’animo e nell’interpretazione del momento: lì, è cruciale togliere il pallone dalla disponibilità di Jorgensen. Lucas Hernandez, inizialmente arretrato, riesce a recuperare con uno sprint alla Asafa Powell – perché dire Bolt sarebbe troppo scontato – e a sbrogliare la situazione con l’aiuto di un rimpallo con Mandanda: importante anche la velocità con cui riesce a rialzarsi subito e a sventare definitivamente il pericolo.

Il pericolo, Lucas, lo affronta senza paura, quasi lo istiga, come se in cuor suo sapesse di poter sfidare i propri limiti e superarli. All’Atletico, finora, ci è riuscito e la titolarità di Filipe Luis messa a repentaglio ne è la certezza: con il Cholo la sintonia è tecnico-tattica sì, ma soprattutto umana. E quando il rapporto con l’allenatore ti accresce dentro, puoi dire di aver fatto un salto di qualità nella vita.

Quella vita che sembrava averlo messo spalle al muro, fin da bambino: padre sempre assente, madre senza lavoro e con pochi soldi, e il nonno salvifico. Una vita all’Atletico, una delle squadre storicamente più invisibili della storia, all’ombra dei Galacticos che abbuffati di trofei non lasciavano nemmeno le briciole, spietati.

Le cose sono cambiate, per i Colchoneros e soprattutto per Lucas Hernandez. Quel Lucas che, fino all’anno scorso, era completamente fuori dai radar di tifosi e addetti ai lavori francesi.

Il y a beaucoup de Français qui ne me connaissaient pas, c’est normal, je joue dans un autre pays. Petit à petit, vous allez mieux me connaître

Riportare le dichiarazioni in lingua originale faceva figo. E, si, piano piano si sta facendo conoscere da tutti: è la magia del Mondiale, in fondo. Giocatori umili e combattivi escono allo scoperto mossi come marionette da quest’atmosfera trascinante, epica, quasi omerica; ma a differenza del travagliato viaggio di Ulisse verso il ritorno a Itaca, Lucas Hernandez vuole godersi la corsa lì, su quella fascia sinistra che avrà bisogno di un giardiniere esperto per rivitalizzare il terreno.

Quel terreno, avrebbe potuto abbandonarlo in anticipo con la Spagna. Forse per caso, forse per scelta, ma Lucas  Hernandez non era destinato a scatenare la sua furia agonistica nelle Furie Rosse. Il suo destino è Bleu, a macinare quella fascia sinistra parecchio contesa e pesante dopo l’addio di Abidal ed Evra: interpreta a modo suo il ruolo, a volte contraddittorio, ma efficace e completo. Moderno, come il calcio di un Belgio mai così forte, ma che non aveva fatto i conti con un terzino totale, un soldato leale.

Questo è Lucas Hernandez.

Bonus Track

Questo è il mio sinistro. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio. Il mio sinistro è il mio migliore amico, è la mia vita. Io debbo dominarlo come domino la mia vita. Senza di me il mio sinistro non è niente; senza il mio sinistro io sono niente. Debbo saper fermare l’avversario, debbo crossare per mettere in difficoltà il mio nemico che cerca di anticipare, debbo crossare prima che lui mi anticipi e lo farò. Al cospetto di Deschamps giuro su questo credo. Il mio sinistro e me stesso siamo i difensori della patria, siamo i domatori dei nostri avversari, siamo i salvatori della nostra Francia e così sia, finché non ci sarà più avversario ma solo la Coppa del Mondo, Amen.

Preghiera del Sinistro

 

 

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