Nel calcio di oggi, per essere conosciuti, rispettati e chiacchierati, non basta giocare bene la domenica. Numeri, statistiche e dati devono accompagnare necessariamente la settimana di un giocatore, come se non fossimo più capaci di apprezzare chi agisce nell’ombra.

Nel calcio di oggi vale più un gol che un salvataggio in scivolata, è meglio una foto postata che un assist al compagno e si diventa più famosi in conferenza stampa che con un contrasto decisivo.

Jorge Resurrección Merodio, per gli amici semplicemente Koke, non fa molti gol, non posta molte foto e non è di molte parole; è nato a Vallecas, una delle zone di Madrid sovrastate dalla capitale, lontano dai riflettori. Lo spagnolo è uno di quei giocatori che nessuno elogia mai abbastanza, ed è per questo che abbiamo deciso di “resuscitarlo” – come dice il cognome paterno – dalla sua anonimia.

 L’ombra gli fa da cornice

“Come può un giocatore essere così poco considerato ma così estremamente decisivo?”

Se, pensando a qualcuno, vi ponete una domanda simile, allora significa che è il profilo perfetto per la nostra rubrica. E in fondo, Koke, è l’invisibile per eccellenza: chi lo ha mai nominato mentre lodava le magiche gesta dell’Atletico degli ultimi tempi?

La prima cosa che salta all’occhio è il suo viso corrucciato quando le squadre si schierano in fila per il lancio della monetina. Koke non sorride mai, si concentra o probabilmente è già in clima partita da un be po’; Koke è pronto all’ennesima battaglia e, quando si combatte, non ci si può di certo presentare con facce buffe o ammiccamenti vari. Ciò che lo differenzia da una star è proprio questo lato serioso del suo carattere, il suo look semplice privo di barbe folte o acconciature sgargianti. La GIF seguente lo mette a confronto con Griezmann: il francese si prepara a dare spettacolo, scalpita, si guarda attorno, mentre lo spagnolo è impietrito e fissa un punto davanti a sé. Le telecamere lo pescano per caso e tutti notano, ovviamente, le petit diable.

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Forse è perché nessuno si accorge di lui che Koke è così devastante.

Lo spagnolo si è evoluto tatticamente nel tempo e con Simeone ha raggiunto pienamente la cosiddetta maturità calcistica: sa quali sono i suoi limiti, sa prendersi le proprie responsabilità, sa essere capitano e trascinatore, tutto questo a soli 24 anni. Koke è un classe ’92, ancora giovane ma già da qualche anno al centro del progetto dei Colchoneros.

Uno dei misteri più intricati di Koke, oltre l’81 di overall a FIFA14, è il suo ruolo: dove gioca?

Koke nasce come esterno sinistro atipico sotto l’ala protettiva di Quique Sánchez Flores, allenatore dell’Atletico dal 2009 al 2011. E’proprio nel 2009 che lo spagnolo esordisce in camiseta rojiblanca, dimostrando grandi doti atletiche e fiuto per il passaggio decisivo: il suo gioco non è incentrato sulla fase offensiva ma principalmente su ripiegamenti e giocate difensive, stringendo spesso il campo per evitare le verticalizzazioni avversarie.

Con l’arrivo di Simeone, nel 2011, Koke si trasforma. Il Cholo vede in lui le caratteristiche tipiche di un “tuttocampista”, quel giocatore che sa fare molto bene una cosa in particolare: correre. Koke, denti digrignati e occhi assassini, si è da subito abbandonato completamente al progetto del tecnico argentino che ha fatto di lui un fantasma onnipresente.

Koke c’è ma non si vede, Wyscout come Ghostbusters ci aiuta a captare l’ectoplasma con questa heat map.

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Koke è ovunque.

Centrocampista? Mezzala? Esterno? Trequartista? Con lui non esistono moduli dato che, durante l’arco di una partita, ricopre tutte queste posizioni almeno una decina di volte. Koke corre, si affatica, respira affannosamente ma sbaglia pochissimo. Questo mix di sacrificio ed efficacia lo ha reso uno dei giocatori più amati di Spagna, il perno (assieme a Gabi) dell’Atletico e l’erede di Xavi. Esagerazione? A dirlo è stato proprio la leggenda blaugrana poco tempo fa, in un’intervista:

E’ un giocatore straordinario: ha fisico, tecnica; è il calciatore del presente e del futuro. Un ragazzo che sarà chiamato a essere un uomo chiave della Nazionale spagnola per i prossimi dieci anni praticamente. Lo tengo sott’occhio particolarmente perché giochiamo nella stessa posizione e mi pare essere un calciatore di altissimo livello

 “Spostati, è arrivato il mio momento!”

Mario Suarez l’ha definito addirittura più completo di Xavi, sicuramente con ragione. In effetti la parabola discendente del cerebro del Barcelona è coincisa con la crescita esponenziale di Koke, capace nelle ultime due stagioni di fornire quasi 40 assist. Alla precisione nei passaggi, magari non all’altezza di Xavi, lo spagnolo accompagna una spiccata abilità nel recupero palla e, in generale, nella fase difensiva.

Se Squakwa.com ce lo presenta al primo posto nella graduatoria passing accuracy (addirittura sopra a Kroos in rapporto ai minuti giocati), Wyscout torna in nostro aiuto mostrandoci quanto Koke sia presente anche quando c’è da rincorrere l’avversario.

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Koke c’è e Koke non c’è, nuovamente, come il coniglietto che esce dal cilindro solo quando lo vuole il prestigiatore. Di giocatori così funzionali e universali non se ne trovano molti: è molto più facile farsi vedere con un gol, una bella parata o un tunnel acrobatico, ma per il suo stile di gioco Koke rimarrà sempre l’antidivo per eccellenza.

Non che Simeone abbia bisogno di divi per vincere con il suo Atletico. Anzi, sono proprio i giocatori come Koke che fanno al caso del Cholo.

Giocatori silenziosi, sempre presenti, sporchi al punto giusto, estremamente dediti alla causa e mai intenzionati a mollare. Giocatori che non saranno mai solo uomini di spettacolo.

Giocatori invisibili. Come Jorge Resurrección Merodio, che aveva un nome troppo fatiscente e, quasi volesse nascondersi come fa in campo, decise di farsi chiamare semplicemente ed efficacemente Koke.

 “Tu fai come se non ci fossi, ok?”; “Mister, cosa stai dicendo…”