Il Tavecchio che avanza

È passato poco più di un mese dall’elezione del presidente della FIGC.  Come era nelle previsioni, la vittoria è andata a Carlo Tavecchio che, con il 54% di preferenze, ha superato il suo ex-alleato Andrea Abodi.

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C’era una volta la FIGC (2017) Sergio Leone, musiche di Ennio Morricone (foto tratta da Il Messaggero)

Tavecchio era già in carica dall’Agosto 2014, quando si era andati al voto anticipato dopo le “dimissioni irrevocabili” di Giancarlo Abete, e aveva superato da vincitore un’estate torrida, e non soltanto dal punto di vista climatico.  Fin dal principio era sembrato un personaggio inadeguato a ricoprire una carica di tale importanza, e non furono pochi quelli che gli chiesero di fare un passo indietro e di ritirare la propria candidatura.  Subito dopo le elezioni, sia la UEFA che la FIFA lo squalificarono per 6 mesi per le frasi razziste su Optì Pobà.  Nel corso di questi 3 anni, dopo aver parlato dei giocatori stranieri come di mangia banane ha definito le donne handicappate, ha detto che contro gli omosessuali non ha nulla, ma devono stare lontani da lui perché lui è normalissimo, e ha dato dell’ ebreaccio al commerciante che gli vendette la sede per la lega dilettanti.  Insomma, non proprio pensieri da luminare.

Finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sulla resistenza, sul tempo, sull’espressione anche atletica e invece abbiamo riscontrato che sono molto simili.

Eppure i riformisti del calcio hanno cambiato idea nei suoi confronti, l’indignazione iniziale sembra ormai sparita e il suo potere si è consolidato.  Cosa gli ha consentito, a prescindere dai diversi raptus verbali, di guadagnare credibilità e di essere rieletto a capo della Federcalcio?

Gli Amici

La presenza di Tavecchio alla carica della FIGC non è spiegabile se non si considerassero i suoi rapporti con i poteri forti del calcio italiano.  Nel 2014 era stato fortemente appoggiato dalla triade Abodi-Galliani-Lotito, con quest’ultimo che si era anche adoperato personalmente nel contattare uno a uno i presidenti delle squadre professionistiche per convincerli a votare per il suo amico.  Altri ancora, come ad esempio Andrea Agnelli o il presidente dell’AIAC Renzo Ulivieri, col tempo si sono ricreduti sul suo conto.

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Chi comanda realmente?

Oltre alle amicizie in alto, però, per Tavecchio contano molto anche quelle in basso.  Da ex presidente della LND ha sempre avuto un occhio di riguardo per la Serie D, soprattutto per quanto riguarda le vicende economiche, e gode perciò di ampio sostegno nella categoria.  Non è un aspetto irrilevante, considerando che alle elezioni la Lega Nazionale Dilettanti contribuisce da sola al 34% del voto totale, contro il 12% della Serie A, il 5% della Serie B, il 17% della Lega Pro, e il restante diviso tra calciatori (20%) allenatori (10%) e arbitri (2%).

A mancargli è stato proprio l’appoggio del’AIC, schierata apertamente contro di lui.  È curioso che il Presidente della Federcalcio non abbia l’approvazione dei calciatori: è un po’ come se il Papa non avesse l’appoggio dei fedeli alla domenica.

Tocca di piatto

 

La Linea Conservatrice

Tavecchio si presentò nel 2014 proponendo una riforma dei campionati che riportasse la Serie A da 20 a 18 squadre.  Oggi lui stesso la considera un’utopia, mentre è favorevole alla riduzione delle retrocessioni da 3 a 2, come del resto aveva già proposto Lotito un paio di anni fa, quando Carpi e Frosinone si avvicinavano alla promozione.

La Lega ci ha anche pensato, ma quelli della parte destra della classifica, più altri quattro club della parte sinistra, si sono opposti. […]  Nel rispetto della volontà più volte espressa dalla maggioranza delle società e anche dalle componenti tecniche, non sembra attualmente percorribile la riduzione del numero di squadre.

Un campionato a 18 squadre permetterebbe a tutti di avere meno impegni ravvicinati e potrebbe anche portare a un miglioramento qualitativo della Serie A.  È una proposta di cui si sta parlando spesso soprattutto negli ultimi mesi, considerata la situazione abbastanza grottesca che si è venuta a creare in zona retrocessione.  Questi però, va ricordato, sono gli anni in cui l’Europeo è passato da 16 a 24 squadre e in cui è stato deciso di aumentare le partecipanti al Mondiale da 32 a 48.  Perché più squadre significano più partite, e più partite significano maggiori guadagni.  È logico.  E pazienza se diminuisce la qualità…

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Parola di René Ferretti

 

Ma nella proposta di Tavecchio, più che l’intenzione di mantenere le 20 squadre, preoccupa non poco l’idea di diminuire il numero di retrocessioni.  Come è ovvio, un cambiamento in questo senso servirebbe a rinsaldare la posizione di chi si trova già ora in una condizione favorevole dal punto di vista sportivo e, di conseguenza, economico, danneggiando invece chi mira a progredire.  Rischierebbe, poi, di privare di senso molte partite del campionato: è facile immaginare che la lotta per non retrocedere possa concludersi con largo anticipo molto più frequentemente di quanto non accada ora.  Si rischia, infine, di creare dei campionati chiusi, in cui sarebbe difficile salire ma anche scendere.  E se si dovesse proseguire su questa tendenza, arriverà il giorno in cui promozioni e retrocessioni verranno abolite del tutto e, come nelle caste induiste, passare da un livello all’altro sarà impossibile.

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In quale direzione stiamo andando?

La Nazionale

Nel 2014 Tavecchio si trovò a dover scegliere il nuovo CT dell’Italia già a poche ore dall’elezione, e la decisione ricadde su Antonio Conte, probabilmente il miglior allenatore italiano disponibile sulla piazza.  Dal punto di vista etico, qualcuno storse il naso: Conte era stato squalificato per 6 mesi dalla stessa Federcalcio di cui Tavecchio era diventato capo, con l’accusa di omessa denuncia di una partita combinata.  Dal punto di vista dei risultati, invece, tutti sono rimasti soddisfatti per il percorso fatto dall’Italia a EURO 2016, e anche Tavecchio ne ha guadagnato.  Ora gli occhi sono puntati su Giampiero Ventura, accolto con più freddezza e scetticismo rispetto al suo predecessore.  I risultati che l’Italia otterrà da qui al Mondiale in Russia (ammesso di arrivarci) potranno rafforzare o indebolire la figura di Tavecchio, poiché l’operato del Presidente della FIGC viene valutato anche in base al rendimento della Nazionale.

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L’annuncio di Ventura venne dato già pochi giorni prima di EURO 2016 (foto tratta da La Nazione)

 

Nel frattempo, l’ex sindaco di Ponte Lambro ha già raggiunto un obiettivo, ottenendo l’assegnazione degli Europei Under 21 del 2019, che si disputeranno in Italia e a San Marino.  Una vittoria di cui va fiero e che gli ha permesso di guadagnare molti punti.

Un risultato storico, che genererà opportunità nel Paese.

 

L’introduzione delle seconde squadre

Un pallino di Tavecchio in questo suo secondo mandato è l’introduzione delle seconde squadre, o squadre B, sulla falsa riga di quelle spagnole e tedesche, vedendo in esse un modello di crescita per i giovani.  L’idea piace, in particolar modo alle big.  In realtà è già da qualche anno che si parla di questa proposta: tre anni fa Albertini l’aveva inserita nel suo programma di candidatura alla presidenza della FIGC.  Per la cronaca, ai tempi Tavecchio era contrario.

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Sperando che poi non accadano certe cose…

 

Nell’idea tavecchiana le seconde squadre giocherebbero nei campionati dilettantistici, potendo salire al massimo fino all’attuale Lega Pro.  Va però considerato che nei progetti del presidente la ex Serie C dovrebbe passare dalle attuali 60 squadre, divise in 3 gironi, a 40 divise in 2 gironi.  Anche la Serie D verrebbe riformata, mediante la creazione di una “D Elite” composta da 4 giorni da 18 squadre, e una Serie D con 8 gironi da 18.  Così facendo, però, si toglierebbe ingiustamente il posto tra i professionisti e i semiprofessionisti ad altre realtà più piccole, ma non per questo meno meritevoli.  Perché non creare invece un campionato a parte per queste squadre, come già accade in Inghilterra, dove viene disputato un torneo riserve?  Forse questa potrebbe essere una soluzione migliore.  In ogni caso passeranno ancora altri anni, prima che dalle parole si passi ai fatti.

In prossimità

Guardando invece ai giorni nostri, Tavecchio dovrà provare a mettere una pezza alla scissione della Lega di Serie A, che si è consumata due settimane dopo la sua elezione.  Sei squadre, rappresentate da Galliani – Noi costituiamo l’80% del tifo in Italia – hanno abbandonato l’Assemblea, mettendo sotto ricatto le altre 14.  Senza di loro, infatti, non può essere raggiunto il numero minimo di votanti per poter approvare decisioni di natura economica.  Qualcuno le ha definite “poco democratiche” però in fondo si sa…

…chi è più potente si sente più uguale degli altri, e questo vale nel calcio come nella vita.

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Il prossimo presidente della Serie A ?

 

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