Il Psg non è ancora un top club

Quello tra petroldollari e calcio è il connubio che ha segnato l’ultimo decennio di questo sport. All’indomani della precoce eliminazione del Psg agli ottavi di finale di Champions League, giunge quasi sintomatico trarre un bilancio. La sensazione, piuttosto netta, è che la gestione “pallonara” degli sceicchi abbia allargato il divario economico tra i vari club. Altra percezione invece, palesata dai risultati ottenuti sul campo, è che questo divario economico viene neutralizzato al cospetto delle grandi squadre che hanno, da sempre, rappresentato l’elite calcistica europea.

Il Real Madrid ha eliminato i transalpini, imponendosi dall’alto della sua esperienza e del cinismo. Elementi chiave, che segnano i momenti cruciali di una doppia sfida ad eliminazione, nella competizione per club più importante del globo. Se a ciò, aggiungiamo l’epilogo beffardo della passata edizione, con la sconfitta per 6-1 e conseguente eliminazione ai danni del Barcelona, ci si accorge che al Paris Saint-Germain manca qualcos’altro. Valori tecnici, cattiva gestione societaria, investimenti poco oculati? Probabilmente una somma di questi tre fattori. Il che denota come, senza una pianificazione precisa e un progetto coerente, il processo di crescita di un club si arresti bruscamente. Ma c’è dell’altro: la società dell’emiro sta progressivamente ridisegnando il concetto di brand associato al calcio.

Chi c’è davvero dietro il Psg?

Hamad Al Thani ha acquistato il Psg nel 2011, con il principale motivo di consegnare a Parigi una squadra di alto livello nel panorama europeo. Una motivazione di facciata dietro al quale si celava un’operazione ben più complessa e strutturata. Oltre all’acquisto del Malaga, la cui gestione è stata abbandonata totalmente a sè stessa, lo sceicco del Qatar si è inserito prepotentemente nel mondo del calcio con investimenti mirati e cospicui. Tra quelli più esosi, possiamo annoverare la sponsorizzazione del Barcelona tramite Qatar fondation, e l’organizzazione dei Mondiali in Qatar nel 2022. Il vero punto di non ritorno, è stato segnato dalla supervisione dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, tifoso del Psg e in procinto di stringere accordi commerciali molto importanti con Al Thani. Il risultato di questo sodalizio è la partecipazione di alcuni gruppi imprenditoriali francesi all’organizzazione del Mondiale qatariota.

Al Thani Psg | Numerosette.eu
Torniamo a parlare di calcio, nella sua versione romantica e più autentica. Al Thani è tifoso della Lazio, lo ha dichiarato circa due anni fa in occasione di una sua visita a Roma. I tifosi biancocelesti lo hanno esortato a comprare il club tramite Facebook. Da segnalare, un utilizzo singolare del francese, che poi non è nemmeno la sua lingua: “Bonjour president! Vatten a Rome ad acquistè un club, me raccomandè la Lazio, noun te sbaglie”.

L’inizio dell’era

Il nuovo progetto Psg nasce dopo anni di anonimato nella Ligue 1 e nel panorama internazionale. Les Parisiens non avevano mai occupato, fino ad allora, un posto tra le grandi di Francia. Il movimento calcistico a Parigi è sempre stato messo in secondo piano dal rubgy, e la casa dello sport della capitale ha sempre avuto le sue radici allo Stade De France. Al Thani va subito incontro ad una cocente delusione, alla prima stagione di presidenza. La squadra è allenata da Carlo Ancelotti, subentrante a Kombouarè nel mese di dicembre, con la supervisione tecnica e dirigenziale di Leonardo. Il Paris Saint-Germain è ancora un ibrido, tra giocatori del vecchio corso e i primi grandi acquisti dell’era qatariota. La società non ha ancora quel prestigio internazionale che gli permette di fare colpi di mercato altisonanti, ma le intenzioni sono chiare fin da subito. Leonardo pescherà molto dal campionato italiano, riuscendo ad acquistare i migliori calciatori soltanto da club di seconda fascia, e giocatori in esubero dai top. Arriveranno El Flaco Pastore per 42 milioni, assieme a Salvatore Sirigu dal Palermo, un fumantino come Jeremy Menez, ai ferri corti con la Roma, e Momo Sissoko dalla Juventus, già in netta fase calante.

La squadra lotterà fino all’ultimo per la conquista del campionato, ma verrà sorpassata da un sorprendente Montpellier guidato da René Girard. La delusione è tanta, soprattutto perchè gli avversari sono al primo titolo assoluto in Ligue 1. La sensazione a Parigi è che ci sia ancora molto da lavorare. Tra i 90 milioni di euro sborsati per la campagna acquisti 2011 figura anche Blaise Matuidi, rivelatosi a posteriori l’acquisto più efficiente, su cui gettare le basi per il futuro.

Matuidi e Menez al Psg | Numerosette.eu
Lo sguardo incazzato di Jeremy Menez e quello soddisfatto di Blaise Matuidi il giorno della presentazione. Due modi di intendere il calcio, due carriere diametralmente opposte per dedizione alla causa.

Poca continuità

Al Thani passa lo scettro, dedicandosi esclusivamente al suo incarico governativo nell’emirato del Qatar. A capo del suo fondo, e della presidenza del Psg, piazza uno dei suoi uomini fidati: Nasser Al Khelaifi. Quarantacinquenne, di bell’aspetto, nel 2003 ha raggiunto il 995esimo posto nella classifica Atp del tennis mondiale. Grande estimatore di Rafa Nadal.

Rafa è un grande tennista, un lottatore e una persona che si fa voler bene. Sono un suo tifoso. L’ho conosciuto tipo dieci anni fa, parliamo molto di calcio e tennis. So quanto gli piaccia il calcio e soprattutto il Real Madrid. Abbiamo avuto la fortuna di averlo allo stadio per una partita del PSG.

Al Khelaifi decide di andarci pesante, pur non allontanandosi dalla soglia dell’annata precedente dei 100 milioni. Nell’estate del 2012 arriva Zlatan Ibrahimovic, che arriva a Parigi con più di una spinta da parte di Galliani e Berlusconi. Assieme a lui, dal Milan, Thiago Silva: i due primi profili di grande caratura internazionale. Arriva Lavezzi dal Napoli –  un colpo alla Pastore – e un giovane prospetto come Marco Verratti, che ancora non ha mai messo piede in nessuna massima serie. Il rapporto, almeno inizialmente, tra Zlatan e il Paris Saint-Germain, è piuttosto controverso. Lo svedese non è del tutto convinto del progetto. Solamente una grande guida come Carlo Ancelotti, riesce a far regnare apparente tranquillità. Il Psg riporterà il titolo nella capitale dopo 19 anni, con Ibrahimovic assoluto dominatore del campionato per incidenza e peso specifico dei suoi gol.

Ciò che però accadrà il giorno della conquista del titolo, è emblematico delle difficoltà che ha incontrato il progetto nel suo percorso di crescita. A rovinare la festa, uno scontro verbale fra Leonardo ed Ibra, causato da un controllo anti-doping che lo svedese avrebbe voluto posticipare, per partecipare alla festa con i compagni. Giunti in aeroporto, il brasiliano ha persino accusato un malore. È l’inizio di un’estate turbolenta, in cui la pianificazione subisce il suo primo stravolgimento. Uno dei problemi principali, che hanno rallentato la crescita del Paris Saint-Germain in questi anni, è stata la mancanza di continuità nel progetto tecnico. I grandi acquisti e l’imponente budget a disposizione, non sono riusciti da soli, a fare del Psg una squadra vincente fuori dai confini nazionali.

Intanto Carlo Ancelotti lascia Parigi per allenare il Real Madrid, un’occasione troppo importante per la sua illustre carriera. Carletto è stato uno dei pochi motivi che hanno convinto Ibrahimovic a trasferirsi a Parigi, un brutto danno d’immagine per una società con grosse ambizioni. Il domino provocato dall’addio di Ancelotti, colpisce anche Leonardo, che lascerà il club lasciando un ultimo grande colpo: Edinson Cavani dal Napoli.

Cavani recordman di gol con il Psg | Numerosette.eu
El Matador è il miglior marcatore nella storia del Psg con 163 reti in appena 5 stagioni.

Nessun salto di qualità

Zlatan Ibrahimovic, nonostante tutto, al Psg ci è rimasto per 4 stagioni. Tra lui e quella maledetta Champions League che non ha mai vinto, il suo più grande nemico: il Barcelona. La squadra che lo ha privato del triplete nerazzurro, quella che lo ha messo all’ombra di Messi, l’unico club che ha messo in discussione la sua presenza, sia tecnica che fisica. Quella tra Paris Saint-Germain e Barça è diventata una delle classiche della Uefa Champions League, per l’incredibile casualità della sua reiterazione nella kermesse. Tre eliminazioni dirette su tre, a fronte di otto incontri disputati – una doppia sfida anche in una fase a gironi – solamente due vittorie e di fatto ininfluenti.

  • 2012/2013: eliminazione ai quarti di finale vs Barça
  • 2013/2014: eliminazione ai quarti di finale vs Chelsea
  • 2014/2015: eliminazione ai quarti di finale vs Barça
  • 2015/2016: eliminazione ai quarti di finale vs Manchester City
  • 2016/2017: eliminazione agli ottavi di finale vs Barça
  • 2017/2018: eliminazione agli ottavi di finale vs Real Madrid

Un dato che fa riflettere: il Psg non è mai entrato tra le prime 4 della competizione. Ci è riuscito persino il Monaco nella passata stagione, poi eliminato dalla Juventus. La gestione qatariota è giunta alla settima stagione, e i risultati in campo europeo stentano ad arrivare. Paradossalmente, nelle utime due stagioni sono peggiorati, a seguito di due precoci eliminazioni agli ottavi. Il totale degli investimenti per la campagna acquisti, da parte di Al Khelaifi in questi anni, ammonta a 880 milioni di euro. Cifra al quale va aggiunto il riscatto per il pagamento di Kylian Mbappè per 180 milioni di euro.

Unai Emery, allenatore del Psg | Numerosette.eu
Unai Emery vanta tre Europa League consecutive con il Siviglia. Da due stagioni siede sulla panchina del Psg, ma il bilancio è negativo. Due eliminiazione agli ottavi di Champions, e un titolo francese mancato la passata stagione. Difficile immaginare un futuro prossimo a Parigi per l’allenatore basco.

Neymar, Mbappè e tante lacune

Nell’estate del 2017 Al Khelaifi ha tracciato nuovi ed inquietanti confini per il calcio business. Al Parco dei Principi sono arrivati Neymar e Mbappè, un’operazione complessiva da oltre 400 milioni di euro. Due trasferimenti simbolici, in quanto due giocatori che hanno sconfitto il Paris Saint-Germain durante l’arco della stagione. La dimostrazione che Al Khelaifi non abbia una precisa idea di quello che signfichi costruire una squadra vincente, ma la convinzione, smentita dal campo, che il potere economico possa risolvere i problemi di questo club. L’ennesima eliminazione dalla Champions League ad opera del Barcelona, non ha minimamente lasciato spazio a riflessioni. Se a ciò, si aggiunge il fatto che, i rivali del Monaco abbiano vinto il campionato francese e siano arrivati più lontano in Europa, un’analisi della situazione più profonda sarebbe dovuto essere un atto doveroso. Non è un caso che il Psg sia stato sconfitto dalla forza della tradizione, quella consolidata e vincente del club catalano, e dalla forza del gioco espresso dalla squadra del Principato. Il Psg appare agli occhi di tutti una costante operazione di marketing, sempre più distante da idee sul campo e dalla costruzione di una base solida per affermarsi.

Se a livello progettuale, l’area tecnica del club parigino continua a lasciar desiderare, l’emiro ha ben chiaro lo sviluppo d’immagine ed economico della società. L’acquisto di Neymar, oltre che aggiungere un valore tecnico indiscutibile, ha un crescente valore mediatico ed economico. Basti pensare all’interesse che ruota attorno al giocatore, tra contratti di sponsorizzazione e rinnovato interesse delle pay tv per il campionato francese. Si è parlato a lungo quest’estate dell’effettiva valenza del fair play finanziario, in relazione alle costosissime operazioni di mercato del Psg. La situazione, nella realtà dei fatti, è sotto controllo, e almeno in questo Al Khelaifi sembra essere stato lungimirante. Il FFP si assicura che le spese per gli ingaggi non coprano oltre il 70% del fatturato. Il rapporto del Paris Saint-Germain è al 54%, il che significa che c’è ancora margine per osare. Il fatturato, da quando il fondo qatariota gestisce le finanze del club, è in crescita esponenziale. Come evidenziato dai dati di linkiesta:

  • 2012 | rapporto spese-fatturato –  125 mln/22mln
  • 2013 | rapporto spese-fatturato – 233 mln/400 mln
  • 2014 | rapporto spese-fatturato – 270 mln/470 mln
  • 2015 | rapporto spese-fatturato – 205 mln/483 mln
  • 2016 | rapporto spese- fatturato – 225 mln/542 mln

Il dato che si evince, e che balza subito agli occhi, è che nell’anno del primo campionato sotto la presidenza di Al Khelaifi, si è avuta una crescita verticale del fatturato. Resta da chiedersi, quanto potrebbe incrementare in caso di vittoria della Champions League.

Mbappé e Cavani al Psg | Numerosette.eu
Al Khelaifi dimostra come sia facile aggirare i paletti del FFP. Il trasferimento di Kylian Mbappé a Parigi ha rischiato di far uscire il club dai parametri consentiti. Se non fosse che, il pagamento verrà effettuato al termine di questa stagione, essendo arrivato in prestito con obbligo di riscatto. In questo modo l’emiro può ammortizzare l’impatto economico di tale operazione.

Individualismo

Sono ormai sette anni che il Psg vive dentro la bolla della Ligue 1, e una volta calcati i campi migliori d’Europa, scoppia inesorabilmente al primo duplice appuntamento. Il doppio confronto contro il Real Madrid non è mai stato in discussione, se non nei primissimi minuti dei complessivi 180. Mentre l’anno scorso la squadra riuscì ad illudersi, con uno straordinario 4-0 al Parco dei Principi ai danni del Barcelona, quest’anno si è dovuta arrendere dinnanzi alla regina d’Europa, senza poter dare mai dare la sensazione di essere nell’ottica qualificazione. Il Real Madrid, che in passato ha vissuto una deludente era Galacticos, ha dimostrato l’importanza di avere un gruppo solido alla base, per poter ambire a successi internazionali. Il difficile inserimento di Neymar nello spogliatoio, ha contribuito ad ostacolare in parte la realizzazione di ciò. Sin da settembre, sono emersi problemi con Edinson Cavani, che dopo la partenza di Ibra è considerato il leader dello spogliatoio. I due si sono contesi vistosamente un calcio di rigore contro il Lione, al termine della discussione Cavani ha avuto la meglio, fallendo il penalty. Gli screzi sono perdurati durante tutta la stagione, nonostante smentite di facciata per alleggerire la pressione mediatica. I rapporti conflittuali sono palesati da una mancata armonia sul campo, che in partite decisive diventa necessaria.

La squadra di Emery dà l’idea di essere un castello di cristallo che è difficile mettere in piedi. La coesistenza di Cavani, Mbappé e Neymar, o Di Maria nel caso del match di ieri sera, rende complicato disegnare un assetto tattico equilibrato. Le sfide di Champions League ad alto livello sono spesso episodiche, decise in frammenti di partita. In questi anni il Psg non ha mai saputo sfruttare quei momenti, dilapidando vantaggi e sgretolandosi alla prima difficoltà emotiva. La sensazione è che, più si aggiungono pezzi da novanta a questa formazione, più diventa arduo il compito dell’allenatore, qualunque esso sia. La cessione di Matuidi alla Juventus, praticamente passata inosservata a Parigi, è significativa della situazione: in questa squadra non c’è spazio per gli equilibrismi.

Il Paris Saint-Germain si appresta ad essere la squadra della nuova era digitale, con tutte le problematiche che essa comporta. Un club dai tratti edonisti, in cui prevale individualismo e distaccamento emotivo. Sempre più distante dalla realtà e dagli appassionati. Sempre più vicino a un modello di business ideale. Sempre più lontano dai canoni tradizionali di grande squadra.

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