Allah, Maometto, il Corano.

Prima di incominciare a trattare dell’argomento non posso evitare di fare qualche precisazione. Innanzitutto, come è naturale, non si può trattare di un argomento del genere nello spazio di un tweet e nemmeno posso scrivere un saggio, perciò, scusandomi della prolissità, ho lavorato di sintesi e cesello, cercando di analizzare le fondamenta di un argomento così vasto.

Secondo, l’argomento che tratto è la religione islamica, e basta. Non parlerò di geopolitica o della cultura musulmana, sebbene abbia intenzione di trattarne più avanti, poiché ritengo che per capire a fondo una cultura con cui ormai quotidianamente siamo in contatto sia necessario muoversi per gradi partendo dal principio. Leggendo noterete che la realtà dei fatti non corrisponde con gli insegnamenti coranici, questo perché si mette di mezzo la storia che, come punto di partenza, ho trovato opportuno eliminare.

Detto ciò, possiamo cominciare.

La religione islamica è paradossalmente tra le fedi non-occidentali quella più simile alla nostra tradizione, poiché si basa anch’essa sulla filosofia greca e sulla tradizione veterotestamentaria, ma è anche al contempo quella con cui siamo più in conflitto. Il motivo credo sia abbastanza semplice, sono i nostri vicini. Ecco perché è necessario studiare l’Islam più da vicino: partendo dal suo Dio, manifestato per mezzo del suo profeta e la sua parola, il Corano, e poi solo allora verrà il momento di analizzare il suo popolo, i suoi popoli meglio, la sua storia e le sue tradizioni, l’incontro con l’Occidente e lo scontro con l’Occidente.

Il Dio

Come il cristianesimo e l’ebraismo anche l’Islam è una religione rivelata e semitica, questo perché nascono tutte e tre dallo stesso ceppo narratologico. Sono tutte e tre semitiche perché discendono da Sem, figlio di Noè, che poi generò Abramo. Abramo era il marito di Sara da cui tuttavia non riusciva a generare un figlio perciò, per preservare la propria stirpe, sposò Agar da cui generò Ismaele. Poi Sara generò Isacco e pretese che Abramo bandisse Agar e Ismaele. Secondo il Corano Ismaele si recò nella località dove sarebbe sorta La Mecca generando una linea dinastica dalla quale sarebbero poi discesi i musulmani, gli ismaeliti. Seguendo la discendenza di Ismaele giungiamo circa al 570 d.C. quando Maometto concede, su ispirazione divina, forma definitiva all’Islam (quindi l’Islam è l’ultimo delle grandi religioni). Prima di lui vengono riconosciuti diversi profeti, tra i quali quelli veterotestamentari e Cristo, tuttavia egli rappresenta il culmine, guadagnandosi l’appellativo di “Sigillo dei profeti”. Dopo di lui, non ci sarà più alcun profeta riconosciuto.

Il termine Islam deriva dalla radice araba s-l-m, che significa principalmente ‘pace’, ma in un senso secondario anche ‘abbandonarsi’. Quindi il significato completo intenderebbe, siccome la pace è la volontà di Dio, ‘sottomissione a Dio’.

Il profeta

Maometto nacque a La Mecca immerso in un ambiente caotico ed eterogeneo. La religione principale era un politeismo animista di origine nomade, profondamente influenzato dalla cultura desertica. Raggiunta la maturità divenne commerciante e lì ampliò i propri orizzonti venendo a conoscenza del mondo esterno. Entrò al servizio di una ricca vedova, Khadija, che poi sposò. Khadija è la prima convertita della fede musulmana. Dopo quindici anni (poco dopo i trenta) seguirono gli anni di preparazione spirituale. Insoddisfatto del mondo ignorante e corrotto che lo circondava, Maometto si ritirò in una grotta nei dintorni della Mecca a meditare. Era già monoteista, gli abitanti della Mecca credevano già ad Allah (‘al’ è articolo determinativo e ‘llah’ indica dio, quindi Allah è il Dio, l’unico); non era l’unico ma comunque era molto potente. Era il creatore e giudice della mondo, della vita e del destino umano. Gli hanif erano coloro che credevano in questo unico dio e Maometto era tra questi. La ilaha illa Allah [Non c’è dio se non Dio]. Intorno al 610 il profeta ricevette l’incarico dall’arcangelo Gabriele. Nella Notte della Potenza l’angelo si presentò e gli disse <Annuncia!> e dopo risposte titubanti Maometto scese in città ad annunciare.

Annuncia nel nome del tuo Signore che ha creato,

ha creato l’uomo da un grumo di sangue.

Annuncia. Il tuo Signore è il Generosissimo,

ha insegnato l’uso del calamo,

ha insegnato all’uomo che non sapeva.

[Il Corano 96,1-5]

La religione di Maometto non venne accolta favorevolmente, parallelamente a quanto successe mezzo millennio prima con il cristianesimo, principalmente perché minacciava le credenze politeiste; i suoi insegnamenti morali volevano porre fine alla licenziosità della popolazione; il suo contenuto sociale metteva in discussione la rigida struttura sociale. Come il cristianesimo, Maometto e i suoi pochi seguaci vennero a lungo perseguitati ma ormai si era appresa la lezione della cristianità primitiva: gli uomini che vivono un potente risveglio spirituale trovano nella fede uno riparo per tutti i sacrifici da sopportare.

La parola

L’unico miracolo operato da Maometto è il Corano (da al-qur’ an = recitazione). Uno straordinario testo di ispirazione divina perfetto sotto qualsiasi punto di vista, religioso ma anche letterario. A differenza della Bibbia, che ha alle spalle la tradizione apologetica e patristica, il Corano non è un testo da interpretare. Non si può interpretare perché il suo testo è una riproduzione materiale e terrena di un Corano Increato, immanente, un po’ come gli antichi cabalisti vedevano la Torah. Le parole del testo, diviso in 114 capitoli detti ‘sure’, vennero suggerite al profeta nell’arco di ventitré anni. Questo testo prosegue l’Antico e il Nuovo Testamento, che sono testi di ispirazione divina ma corrotti dall’uomo. Siccome riportano porzioni di Verità naturalmente si spiegano le discrepanze con il Corano, che comunque resta il più importante dei tre libri sacri. Il culmine di questa unione è sentenziata dal versetto 5,70.68:

Abbiamo stretto un patto con i figli di Israele [e] non farete nulla di buono finché non agirete secondo la Torah e il Vangelo.

Il senso preponderante del Corano è la proclamazione dell’unità divina, dell’onnipotenza, l’onniscienza e la misericordia di Allah ma, a differenza di Torah e Vangelo, i fatti storici sono punti di riferimento di minore importanza rispetto all’elemento dottrinale. Gli altri due testi semitici narrano principalmente di fatti storici e politici mentre nel Corano Dio parla in prima persona di sé, quindi della Verità, senza collocare la dottrina nella mondanità. Ecco perché un musulmano non può interpretare il testo, perché sarebbe interpolare la parola divina.

A parte alcune eccezioni, i concetti teologici fondamentali dell’Islam sono praticamente identici a quelli dell’ebraismo e il cristianesimo: il Dio, il Creato, l’Uomo e il Giorno del Giudizio. Tutto tende al fine ultimo che è Dio. Dio è infinitamente potente ma non è descritto come un genitore, gli uomini non sono “figli di Dio”, poiché questa viene ritenuta un’antropizzazione. Allah incute timore poiché l’universo musulmano è irriducibilmente morale, credenze e convinzioni sono decisive perché da esse si generano le azioni e da queste ne segue il giudizio. Ecco perché il cammino verso la laicità di Stato sembra molto più difficile nel pensiero islamico rispetto al mondo occidentale. Tuttavia l’immagine di Allah come un tiranno adirato e spietato è un fraintendimento poiché anch’egli, come il Dio cristiano, ha una forte volontà misericordiosa. Grazie alla misericordia di Allah il mondo del Corano è un mondo di gioia. In tutto il testo la compassione e misericordia di Dio sono citate 192 volte mentre sono 17 i riferimenti all’ira e la vendetta.

Dio è l’artefice del Creato, quindi questo non è semplice emanazione divina ma vero atto. Questo comporta che il mondo della materia non sia solo reale e legata al suo creatore ma anche importante. Nell’Islam non c’è nessuna damnatio corporis e questo spiega il fiorire della scienza islamica durante i Secoli Bui dell’Europa quando il Cristianesimo condannava l’intero mondo fenomenico.

Su tutto il Creato la più importante creazione divina è l’uomo cosciente. Questi è perfetto ma si è dimenticato della propria origine divina perdendosi nella propria natura umana (questo si può paragonare all’allontanamento dalla divinità del peccato originale ebraico e cristiano). Il Creato è opera divina, quindi scaturisce dal bene e quindi il Creato è buono. Anche l’uomo, essendo campione del Creato, è buono e rispettoso del dono della vita, anche per chi non crede. La parola araba per ‘infedele’ tende infatti a indicare più il termine di ‘ingrato’ che letteralmente ‘infedele’.

La religione islamica è totalizzante, non si compie scelta, come ho già detto, al di fuori della fede. Per questo abbandonarsi a Dio non basta poiché non si lesina nulla alla divinità ma bisogna avvicinarsi ad essa. Nel Corano infatti Abramo è la figura più importante; egli arriva a compiere l’estremo sacrificio, la rinuncia alla propria stirpe, per il volere divino.

Quindi nel Corano è posta in primo piano la vita attiva di un fedele, piuttosto che la meditazione, e questi riporta, attraverso i Cinque Pilastri, i doveri di ogni musulmano. Ogni genere di azione importante è classificata secondo una scala dal proibito all’obbligatorio. Questo conferisce all’Islam un sapore di rigida determinatezza, si sa sempre cosa bisogna fare e cosa no e, per un musulmano, questo è uno dei punti di forza della propria religione. La rivelazione di Dio all’umanità è preceduta da quattro grandi stadi: per primo Dio ha rivelato la verità del monoteismo attraverso Abramo; attraverso Mosè i Dieci Comandamenti (che sono legge anche per l’Islam); terza è arrivata la Regola d’Oro, cioè che bisogna fare agli altri quello che vogliamo sia fatto a noi, per bocca di Gesù; infine Maometto e la legge Coranica che fornisce precise leggi agli insegnamenti dei tre profeti.

I Cinque Pilastri regolano la vita privata di un fedele con Dio, sulla vita sociale è ancora necessario fare un distinguo più avanti.

Il primo pilastro è la professione di fede nell’unico Dio.

La ilaha illa ‘llah [= Non c’è dio se non il Dio] e Maometto è il suo profeta.

Il secondo pilastro è la preghiera canonica. Una prima motivazione della preghiera, comune a tutte le religioni semitiche, è che essa serve a ringraziare il Dio. Tuttavia non è solo questo. La rigida ritualità musulmana, cinque preghiere sparse lungo la giornata in direzione della Mecca da rispettare in condizioni normali, è anche un modo per rispettare il volere del principio ordinante, Dio, poiché senza questi vi è il caos. Il venerdì è il giorno sacro, come il sabato ebraico e la domenica cristiana, ma i musulmani non hanno un profondo culto assembleare: i fedeli devono pregare nelle moschee quando possono, in particolar modo alla preghiera di mezzogiorno del venerdì.

Il terzo pilastro è la carità. Questo pilastro vuole rimediare all’iniquità della distribuzione dei beni. Coloro che hanno molto dovrebbero diminuire il fardello dei meno fortunati. Addirittura il Corano arriva a prescrivere una specie di proto-tassazione in base al reddito, questo nel VII, mentre l’Europa dovrà aspettare il laicismo di Stato nel XX secolo. È molto preciso nel descrivere quanto un fedele debba dare e con quale criterio distribuire.

Il quarto pilastro è l’osservanza del Ramadan, il decimo mese del calendario islamico (basato sulla rivoluzione lunare, quindi varia di anno in anno), mese sacro perché in questo mese il profeta ricevette la prima rivelazione. I fedeli in buona salute devono osservare il digiuno totale dall’alba al tramonto, dopo il tramonto si richiede moderatezza. Il digiuno è un esercizio di autodisciplina, indipendenza dalle emozioni umane. Inoltre mostra anche la fragilità dell’essere umano e la sua dipendenza da Dio.

L’ultimo pilastro è il pellegrinaggio. Una volta nella vita un musulmano in buone condizioni fisiche ed economiche deve recarsi alla Mecca, luogo apice della rivelazione divina. Nel luogo tutti i pellegrini sono uguali, si spogliano dei propri indumenti e delle proprie provenienze sociali, si vestono allo stesso modo e si presentano come fratelli di fronte a Dio.

O uomini! Ascoltate le mie parole e ricordatele! Sappiate che ogni musulmano è fratello di ogni altro musulmano, e che siete una sola comunità di fratelli.

Infine vorrei concentrare l’attenzione su due degli insegnamenti coranici circa la società islamica. Innanzitutto bisogna tenere conto che il nazionalismo è un’intrusione degli ultimi due secoli. Addirittura l’Islam originario era una potenza conciliatrice intertribale, limitava i conflitti tra confinanti, limitava il numero di spose che un uomo può possedere e ne limita le violenze, aborre l’infanticidio e ancora si oppone ad alcool, fumo e gioco d’azzardo. Il successo dell’Islam nella sua riforma morale sta proprio nella sua precettistica rigida e inequivocabile. Infatti anche il cristianesimo insegna all’amore fraterno e il rispetto ma, rimanendo su un piano etico-morale e non pratico, è caduto subito soggetto di ambizioni politiche (mentre oggi la situazione sembra per lo più capovolta). La legge islamica è di un ampiezza enorme e, come ho detto all’inizio, male si presta alla necessità di sintesi. Inoltre per analizzare la comunità musulmana non si può non escludere una componente storica, di cui ho intenzione di scrivere nel prossimo articolo. Perciò vorrei concentrarmi soltanto su un’immagine da sfatare: l’ideale tutto occidentale che raffigura il musulmano che marcia a spada tratta seguito da una lunga fila di mogli.

La condizione femminile: L’Occidente moderno ha sempre accusato l’Islam di denigrare la donna, specialmente perché concedeva la poligamia. Ora, la condizione storica della donna musulmana è cambiata nel tempo, e ne parlerò nel prossimo articolo, ma, limitandosi all’insegnamento coranico, la condizione della donna da prima dell’avvento di Maometto è indiscutibilmente migliorata. Per i suoi diritti di cittadina, istruzione, suffragio e nomina, il Corano lascia aperta (quindi non comanda direttamente) la possibilità della piena uguaglianza della donna rispetto all’uomo. Vero è che il Corano permette di contrarre il matrimonio con fino a quattro donne ma, secondo una lettura più attenta (e più moderna), ritiene ideale la monogamia.

Forse questo non potrebbe ancora soddisfare una persona del ventunesimo secolo. Tuttavia teniamo conto che il Corano è stato scritto nel VII quando, anche in Europa, si discuteva se la donna appartenesse alla categoria degli animali o dell’uomo razionale. Secondo i primi cristiani la donna non era nemmeno dotata di spirito e infatti, proprio nel Nuovo Testamento, la figura di Maria è marginale, è sì Vergine senza peccato ma soltanto in funzione del Figlio. Il culto mariano si è sviluppato successivamente.

L’uso della forza: Innanzitutto il Corano non consiglia di porgere l’altra guancia: insegna il perdono e a contraccambiare il male con il bene ma se le circostanze lo permettono senza trasformare il musulmano in uno zerbino da maltrattare. Se si abroga infatti la reciprocità, richiesta dal principio di equità, la morale di fratellanza scade in un idealismo impraticabile. Se si estende questo principio alla vita collettiva si ha per esempio la jihad, la guerra santa. Infatti Maometto, come molti re israeliani e molti pontefici cattolici, fu anche un condottiero. Tuttavia la discriminante è su quale sia la guerra giusta. Secondo i più, per il Corano una guerra è giusta se è difensiva o mirata a correggere un’ingiustizia.

Combatterete sulla via di Dio quelli che vi combatteranno, ma non trasgredite. Dio non ama gli eccessi.

[2, 190]

Quindi viene ripudiato il tradimento; non si mutilano i feriti, né si sfigurano morti; vengono risparmiati donne, bambini e anziani così come le riserve di sostentamento e gli oggetti sacri.

Un’altra questione spinosa è la conversione: il Corano insegna che l’Islam si deve diffondere prevalentemente tramite la persuasione e l’esempio.

A ognuno di voi abbiamo assegnato un rito e una via, ma se Dio avesse voluto avrebbe fatto di noi un’unica comunità e se non l’ha fatto è per mettervi alla prova in quel che vi ha donato. Fate a gara nelle cose buone, tutti ritornerete a Dio ed Egli vi informerà di ciò su cui discordate.

[5, 48]

Detto questo sappiamo tutti quanti che la realtà storica non è stata fedele agli insegnamenti coranici. Così come nemmeno l’occidente ha obbedito agli insegnamenti cristiani. Tuttavia bisogna imparare a distinguere tra la fede islamica e il popolo islamico, e ancora tra il popolo islamico di ieri e quello di oggi, e ancora tra un popolo islamico di oggi e un altro. Insomma, i problemi si inquadrano partendo dall’alto e avvicinandosi sempre di più verso il problema. Lo svilimento della donna, la guerra santa, come ho scritto sono realtà quotidiane ma distanti dall’insegnamento coranico; questo perché l’uomo ha imparato prestissimo a utilizzare la religione come pretesto di dominio. Ma non capire che questo sia soltanto un pretesto, non andare a cercare le vere cause scatenanti, è un modo per evitare, se non peggiorare, i problemi.