Hernán Crespo, l’artista dalle giocate senza tempo

L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno.

Pablo Picasso

Che Pablo Picasso sia stato uno dei pittori più noti e influenti del panorama artistico fine ottocentesco e novecentesco non c’è dubbio: se ne potrebbe parlare per ore. Questo, però, lo lasciamo agli esperti del settore, noi ci limitiamo ad estrapolare una delle sue mirabolanti citazioni.

“Un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo”. E se uno di quei luoghi fosse proprio un rettangolo di gioco? Si, un campo in erba, laddove talenti di ogni genere esibiscono non solo giocate, ma anche geometrie, opere, pennellate, chiamatele come volete: insomma, il calcio è arte. Il calciatore, artista, può far emozionare una platea con una sola giocata, una sola pennellata: alcune di quelle, poi, rimangono senza tempo. Come quelle di Hernán Jorge Crespo.

Un giovane Crespo in una delle sue infinite esultanze: indovinate un po' chi è il giocatore alle sue spalle...
Un giovane Crespo in una delle sue infinite esultanze: indovinate un po’ chi è il giocatore alle sue spalle…

Un artista unico nel suo genere. Un numero 9 dalle capacità realizzative indicibili e una raffinatezza senza eguali: non segnava solo un gol, ma disegnava traiettorie che s’insaccavano in rete e di conseguenza venivano chiamate goal. Le sue non erano mere rovesciate, ma pennellate eseguite tanto rapidamente quanto perfettamente. Insomma, quanti si ritengono fortunati per essere nati contemporaneamente all’ascesa di Hernán? Se chiedessi di alzare la mano, si creerebbe un affollamento indescrivibile.

Bene, di Hernán abbiamo sentito parlare eccome. Lo conosciamo meglio di altri, ha militato in Italia per gran parte della sua carriera, abbiamo avuto l’onore di ospitare la sua creatività e spietatezza sotto porta: alcuni suoi centri e gesti tecnici sono rimasti impressi nella mente, tifosi e non.

E se ne facessimo una mostra? Avete capito bene, una mostra. Perché un artista merita di veder esibite le sue opere, gradite o meno, ma in questo caso non abbiamo dubbi: il godimento visivo è assicurato. Allora entriamo: ingresso gratuito, siamo pure magnanimi (non come Hernán sotto porta).

1. Esordi (1993-1996)

Sia lodato il River Plate. La squadra biancorossa di Buenos Aires fa esordire Crespo nel 1993-94. Era il Campionato di Apertura, si giocava River Plate-Newell’s Old Boys: finì 4-1, una festa per El Monumental e per Hernán. Fu solo l’inizio di una carriera più che florida (sì, proprio come la città che lo ha visto nascere).

Fin dai primi anni professionistici mostrò le sue doti balistiche e non solo: senso della posizione, coordinazione, rapidità d’esecuzione. Un cumulo di doti che gli fecero guadagnare prontamente la Selección, con cui esordì il 14 febbraio 1995 contro la Bulgaria: proprio nel 1995 arriva il suo primo quadro di quest’esposizione, un vero gioiello. Siamo ai Juegos Panamericanos, a Mar de la Plata si gioca Argentina-Colombia.

golcrespo

Si presenta così, a vent’anni: mica male…

Un anno dopo si supera. Per un giovane come lui il gol è pane quotidiano, la sua voracità in area di rigore deve essere immediatamente soddisfatta: Crespo non se lo lascia ripetere due volte e fa impazzire il Monumental con una “Cilena” in Copa Libertadores: no, non è un giocatore banale.

"Toh, vai a prenderla"
“Toh, vai a prenderla”

Come un artista riesce a pennellare traiettorie perfette e deliziose per l’occhio umano.

E’ solo l’inizio di una mostra che, spero, sia appassionante come la sua carriera: ci proviamo.

2. I capolavori italiani (1996-2003)

L’Italia ha sempre un qualcosa di speciale: una vera e propria fucina di artisti che arricchiscono il panorama culturale rendendolo unico nel suo genere. Come nell’arte, pure l’ambito calcistico raggiunge il suo culmine e procura invidia ai massimi campionati europei e mondiali: grandi campioni sono pronti a sbarcare in Italia per mettersi in vetrina, uno di questi è proprio Hernán Crespo.

Crespo arriva in Italia nel 1996, sponda Parma. Lì segna, sempre e comunque, tocca la doppia cifra quattro volte di seguito e dimostra che la società emiliana ha realizzato un grandissimo colpo.

Neanche il tempo di esordire in Serie A che l’ex River gela San Siro con un colpo da vero maestro: l’area di rigore è casa sua.

golinterparma

Ma non è tutto. A Parma dà libero sfogo alla sua creatività, coniuga cinismo a qualità, classe a concretezza: un artista perfetto. E ogni tanto piazza qualche colpo di tacco, giusto per ricordare a tutti che non segna esclusivamente gol banali.

"Forse avremmo dovuto marcarlo meglio questo Crespo…"
“Forse avremmo dovuto marcarlo meglio questo Crespo…”

Tacco, testa, piede: c’è qualcosa che non riesce a fare? Segnare alla Juventus, quello lo sa fare eccome: storica la tripletta al Delle Alpi che consentì al Parma di trionfare 2-4. Non fu però l’unico momento di gloria contro la Vecchia Signora.

Lo fu, invece, il sinistro di Crespo che fece impazzire il Tardini il 9 Gennaio 2000: sempre Parma-Juve, una di quelle rivalità che ai tempi mostrava un’esorbitante dose di talento.

Una di quelle notti in cui avrei voluto essere più grande e più cosciente per ammirare uno degli attaccanti più forti ed emozionanti che abbiano militato nel Bel Paese.

Insomma, Parma fu il primo teatro di una serie infinita di capolavori, che diedero vita a quadri senza tempo: chi conosce Hernán, sa che Parma è solo un trampolino di lancio, non la fine. E allora si lancia a Roma, sponda Lazio, fresca vincitrice del campionato e prossima a disputare laChampions League: ai biancocelesti serviva un bomber, uno che potesse fare la differenza. Ecco che allora spunta l’occasione di una vita per Crespo, quella che hai raggiunto dopo innumerevoli sacrifici.

Qui vi segna 39 reti in 54 partite: l’artista pennella divinamente nella Capitale. Potremmo mostrarvi una sequenza infinita delle sue reti, ma ne abbiamo selezionate due che ritraggono Crespo in tutta la sua essenza: mettetevi comodi.

"Mo' purgo il Real…"
“Mo’ purgo il Real…”

 

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Nel Crespo laziale emergono sempre più le sue caratteristiche: prepotenza, velocità, controllo palla, profondità, senso della posizione. Tutte proprietà tecnico-fisiche che lo fecero apprezzare in tutta Italia e pure nel Mondo, pure dalle squadre a cui ha segnato: Crespo è un signore, uno di quegli attaccanti a cui riservi profondo rispetto pure da avversario.

Il gol con il Real, in Champions, è puro tempismo: bravissimo ad arrivare prima di tutti e a toccarla quel tanto che basta per infilare i Blancos. Diverso invece il gol alla Fiorentina, che mostra un’esplosività fuori dall’ordinario: Crespo viene lanciato in profondità, resiste a due compagni, si accentra (mantenendo la sfera incollata al piede) e segna. Che dire, fantastico.

E dopo quei 39 gol, Crespo cambia aria. E’ giunto il momento di esibirsi a Milano, città della moda ma non solo: ricca di vita, opportunità, sogni da esaudire e coltivare, ma anche piena di insidie. Hernán non segna tantissimo, ma lascia comunque un timbro, da artista insomma.

Due gol con l’Ajax bastano per riassumere la prima stagione senza raggiungere la doppia cifra: fallimento? Visti i ritmi delle scorse stagioni potremmo dire di sì, ma Crespo trova sempre il modo di fuoriuscire giocate importanti.

3. London Calling (2003-2006)

Londra chiama. Il Chelsea di Claudio Ranieri cerca un centravanti completo per riportare a Stamford Bridge un titolo che manca dal 1954, quando la Premier si chiamava First Division: Crespo non vuole deludere la fiducia di Sir Claudio, dimostra talento e carisma da Premier: solo gli infortuni frenano la corsa dell’argentino. Arrivano comunque dieci gol, di cui ve ne mostriamo qualcuno.

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Può un giocatore presentarsi ad Highbury giusto per ammutolirlo con una sassata nell’angolo? Beh, se ti chiami Crespo è possibile.

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Due gol molti simili, ma alquanto fantastici: coordinazione da manuale. Il Crespo formato Chelsea vuole dipingere affreschi indimenticabili, non trascurando naturalmente i gol efficaci dentro l’area di rigore, i tap-in che lo distingueranno nel corso della carriera: a Londra, come abbiamo visto, si dedica a gol spettacolari.

Gol spettacolari, non secondi a nessuno: secondo, arriva il Chelsea di Ranieri che lascerà a fine stagione. Lascerà insieme a Crespo, in prestito al Milan, in quella Milano che lo aveva sedotto e abbandonato ad una scarsa media realizzativa. Ai rossoneri lascia comunque traccia, soprattutto in Champions: pure nella notte maledetta di Istanbul regala un sussulto di gioia, seppur spezzata miseramente.

"Fin qui tutto bene…"
“Fin qui tutto bene…”

Guarda caso, Crespo colpisce le inglesi, appartenenti alla patria che lo ha visto giocare nell’annata precedente, patria che lo riprese l’anno seguente: con José Mourinho, Crespo può tornare a dipingere opere sensazionali, una su tutti quella al Wigan.

"Davvero pensate che segni solo gol semplici?"
“Davvero pensate che segni solo gol semplici?”

Il Chelsea vincerà finalmente il campionato, anche grazie al contributo di Crespo, seppur limitato dalle ingiurie fisiche: è tempo di cambiare, di trovare nuova destinazione ed ispirazione per i prossimi dipinti.

4. Pennellate nerazzurre (2006-2009)

Crespo accetta la sfida: torna a Milano. A San Siro ha lasciato un bel ricordo, fugace, e vuole dimostrare che quello visto nel 2003 era solo un assaggio, un antipasto, un quadro abbozzato e ancora da terminare. Il Mondiale è terminato e l’argentino ha siglato quattro gol che convinsero ancor di più Moratti ad investire su di lui: ora tocca a lui ripagare la fiducia.

Pronti, via: Crespo gela l’Olimpico romanista con una bellissima iniziativa personale.

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Immenso.

Qualche mese dopo, ecco qua un’altra firma pesantissima: stavolta segna di testa, ma ancora una volta vediamo come Crespo sia eccezionale nel rubare il tempo ai difensori, in questo caso ai colossi milanisti.

"Puoi essere il difensore più forte del mondo, ma in area devi stare attento in mia presenza"
“Puoi essere il difensore più forte del mondo, ma in area devi stare attento in mia presenza”

Sono solo due delle venti pennellate che illuminano e incantano San Siro, che consegnerà all’Inter il 16esimo titolo nazionale, vinto ancora l’anno dopo: l’Inter dominava la scena. Vinse anche l’anno dopo, con Crespo meno protagonista, che chiuse sorprendentemente con soli 7 gol all’attivo

Questa una delle sette fiammate che Hernán regalò nel 2007/08: bastarono a far trionfare i nerazzurri in campionato.

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Lascia l’Inter nel 2008/09 dopo 2 gol in 14 partite, a testa alta, consapevole di aver lasciato una macchia indelebile.

Siamo giunti quasi alla fine: godiamoci gli ultimi schizzi di un grande campione.

5. Gli ultimi schizzi (2009-2012)

Quante volte abbiamo sognato l’eternità. Non solo la nostra, ma anche quella di calciatori che ci hanno fatto emozionare, vivere, sognare e quant’altro: i vari Baggio, Del Piero e compagnia bella. Tutti giocatori a cui vorremmo conferire l’eternità per vederli deliziare sui campi di gioco: inutile dire che Crespo rientri in quella categoria. Il suo ricordo, però, resta memore nel cuore del calcio, di molti tifosi italiani, genoani compresi. Si, perché l’arrivo di Crespo sotto la Lanterna coincide con il ritorno in Europa: un’emozione indicibile per il popolo rossoblù, che spera nelle pennellate vincenti di chi ne ha offerte a volontà.

Crespo dimostra di non aver perso lo smalto, tutt’altro: ancora una volta ci regala schizzi eccezionali. Qui vediamo come Crespo fulmina Buffon con un colpo di testa “alla Crespo“; ne ha realizzati talmente tanti, che i suoi colpi di testa vengono denominati quasi in suo onore.

"Caro Gigi, devo segnarti…"
“Caro Gigi, devo segnarti…”

L’età si sente in questa parentesi rossoblù, durata solo sei mesi: ecco il ritorno al Parma

Crespo torna a casa, possiamo dire. Qui gli ultimi schizzi veri e propri: chiudiamo con un’immagine, che sicuramente rimarrà impressa nella mente dei tifosi parmensi.

Il rigore al Cesena è l’ultimo gol in campionato. L’ultimo schizzo di una carriera infinita, caratterizzata da colpi di genio, gol rapaci, di testa, di tacco: se fosse esistito un colpo sconosciuto, Crespo l’avrebbe effettuato. Con la sua solita semplicità, la sua voglia di stupire anche superata la soglia dei 30 anni: un chiaro esempio rivolto a tutti i giovani che potrebbero diventare campioni, ma peccano di applicazione e duro lavoro. Crespo ha lavorato intensamente, ritagliandosi un posto speciale nel cuore di tutti.

Ma una cosa è certa: il suo talento lo ha agevolato, eccome.

Si, quel talento che lo rende un artista dalle giocate senza tempo.

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