Rockets Men

And I think it’s gonna be a long long time

Così scriveva Bernie Taupin e cantava Elton John nel 1972. “Penso che ci vorrà tanto tempo”, diceva il Rocket Man della celeberrima canzone, ispirata alle missioni spaziali che all’epoca erano all’ordine del giorno, con partenza proprio dalla base di Houston, Texas.
Esattamente quarant’anni dopo, nel 2012, Houston accoglie colui che vestirà i panni del novello Rocket Man, destinato a condurre gli Houston Rockets verso nuovi mondi. Ma lo stesso Rocket Man, all’anagrafe James Harden, si rende fin da subito conto che da solo non potrà farcela, che “ci vorrà tanto tempo”. Serve un altro uomo-razzo per raggiungere le stelle, anche perché il Dwight Howard texano non è stato propriamente un razzo.

Dall’estate del 2017 quell’identikit risponde al nome di Chris Paul, che all’apparenza non avrà la fisionomia del razzo, ma come pilota non è secondo a nessuno.
Superato da poco il giro di boa della regular season di NBA, i numeri parlano chiaro: The Beard e CP3 sono una delle coppie più devastanti della lega. Una cosa è certa in quel di Houston: ormai bisogna parlare di Rockets Men, al plurale.

Antefatto

La stagione 2014/15 è stata lo spartiacque della storia recente della NBA, in particolare per quanto riguarda la Western Conference. È stato l’anno della consacrazione di Steph Curry e compagni, che, partendo dalla Baia di San Francisco, in tre anni hanno conquistato il dominio assoluto della lega, il record di vittorie in regular season (73) e due anelli su tre a disposizione. L’ovest è ormai la terra di conquista dei Golden State Warriors. I primi a farne le spese sono stati proprio i Rockets, che nel maggio 2015 hanno abbandonato in finale di conference i loro sogni di gloria, infrangendosi contro il ciclone degli Splash Brothers. Quell’anno però sarà ricordato per la storica semifinale di conference contro i Los Angeles Clippers: sotto 3-1, i Rockets riuscirono a portare la serie a gara 7, poi vinta per 113-100. A sfidarsi in quanto uomini-franchigia c’erano i nostri Rockets Men: Harden da una parte e Paul dall’altra.

Ennesima uscita ai PlayOff dei Clippers, ennesimo anno senza successi di Chris Paul, ennesima dimostrazione offensiva del Barba.

Quella semifinale di conference fu il punto più alto della storia recente sia dei Rockets che dei Clippers. I Clippers sono rimasti orfani, oltre che di CP3, anche di Blake Griffin, appena passato ai Pistons, puntando su una netta rifondazione in una stagione che, stando così le cose, li vedrebbe fuori dai PlayOff. I Rockets, invece, la Post Season la vedranno eccome, vivendola da protagonisti designati per provare a porre fine alla supremazia dei Warriors.
Cosa ci spinge a pensarlo? Facile: i Rockets Men.

The Beard + CP3

James Harden è il candidato numero uno a vincere il premio di MVP della regular season. Attualmente è primo in classifica per punti segnati, per media punti a partita (31.3) e per triple realizzate. È, senza mezzi termini, il miglior marcatore della lega. Nella vittoria contro gli Orlando Magic ha messo a segno una leggendaria tripla doppia e il proprio career-high: 60 punti, 11 rimbalzi e 10 assist. Aggiungiamo ai dati realizzativi quelli di assist-man: il Barba ne conta 9 di media a partita, che, aggiunti agli 8.4 di CP3, rendono l’idea dello straripante potenziale offensivo di cui dispongono i Rockets nella loro backguard. Il fatto paradossale è che Chris Paul, da che mondo è mondo, è sempre stato il leader della propria squadra per assist messi a referto.
Ne è testimonianza il traguardo che ha appena raggiunto: pochi giorni fa è infatti diventato il nono miglior assist-man della storia della NBA, di gran lunga il migliore in attività. Per dire, LeBron ne ha più di 600 in meno.
Harden quest’anno sta facendo addirittura meglio di lui. Non si tratta di un caso: i due Rockets Men si completano a meraviglia, mettendo in tavola soluzioni offensive, per se stessi o al servizio dei compagni, letali per gli avversari. L’isolamento è sicuramente uno dei punti forti del Barba, al quale la marcatura serrata di CP3 da parte dei difensori avversari non può che giovare.

E insieme possono mettere sotto chiunque, anche la squadra più forte del mondo.

Altro fattore da non sottovalutare è quello legato ai ruoli. Nella NBA di oggi, i ruoli hanno perso il significato tecnico che potevano avere anche solo dieci anni fa. Chris Paul, per statura e visione di gioco, resta uno degli ultimi play-maker a tutto tondo. Nei Rockets, durante gli ultimi cinque anni, tutti i palloni passavano dalle mani di James Harden, vero e proprio regista e punto di riferimento per i compagni. Oggi, sotto la guida di Mike D’Antoni e con CP3 in roster, il ventaglio delle soluzioni “palla in mano dei Rockets si amplifica a dismisura, restituendo al Barba la possibilità di muoversi molto più liberamente sul parquet. Le sue clamorose statistiche passate in rassegna in precedenza ne sono diretta conseguenza. Ecco perché di Rockets Men in squadra è sempre meglio averne più di uno.

Obiettivo comune

I numeri sono tutti dalla loro parte: gli Houston Rockets, ad oggi, mettono a segno 114 punti di media a partita. Chi meglio di loro? Ovviamente soltanto i Golden State Warriors, che i Rockets guardano al loro fianco nella classifica della Western Conference. L’obiettivo di James Harden e Chris Paul è riportare Houston in finale di conference proprio contro i Warriors, togliendo loro la supremazia ad Ovest e vendicando la pesante sconfitta del 2015.
Al Barba non basterebbe vincere il premio di MVP, così come CP3 non si accontenterebbe di mettere a referto l’ennesima stagione da leggenda incompiuta. Houston sa che l’occasione di tornare finalmente grandi passa per le loro mani. Vincere, o comunque tornare a competere per farlo, è l’obiettivo comune nello spogliatoio dei Rockets.

Il “long long time” decantato dal Rocket Man di Elton John è ormai passato, soprattutto se si considera che l’ultimo anello della franchigia texana risale al 1995. Quel trionfo portava la firma di Hakeem Olajuwon. Gli eventuali successi di oggi porterebbero una doppia firma, quella di James Harden e quella di Chris Paul: i Rockets Men.

 

Bonus Track: Rocket Man – Elton John (1972)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *