Avete presente quando si dice “lavorare sotto traccia”? Lo si dice, nella maggior parte dei casi, di chi sa fare il suo dovere senza doverlo sbandierare ai quattro venti e con la naturalezza tipica dei predestinati. Questo, e molto altro, è Granit Xhaka, il nuovo gioiello di Arsène Wenger all’Arsenal.

E se la formazione londinese sarà solo l’ultimo capitolo di una storia che ha ancora tantissime pagine da scrivere, il nostro Xhaka di nero su bianco ne ha già gettato molto. Con delicatezza, talento e numeri che descrivono perfettamente il suo profilo.

Sarà bene ricordare che si sta parlando di uno dei migliori prospetti classe ’92 del panorama calcistico internazionale, nonché di un giocatore capace di raggiungere già grandi traguardi in club non sempre di prima fascia a livello europeo.

La storia di Granit Xhaka parte dalla Svizzera, il paese che lo ha cresciuto assieme al fratello maggiore Taulant. Per la precisione, la nostra avventura a fianco del gioiellino elvetico parte da Basilea. Da una Basilea calcistica che meriterebbe di essere approfondita, ma che oggi non ci dà il tempo necessario per farlo. Shake ha bisogno di essere raccontato prima di un’eventuale consacrazione in Premier League nella prossima stagione.

Avevamo detto che ci si trovava a Basilea. Da qui, dal Sankt Jacob-Park, parte l’avventura di Granit Xhaka, che dopo una lunga trafila nelle giovanili della formazione elvetica raggiunge la prima squadra. È il 28 luglio 2010 e le qualificazioni per la Champions League chiamano il Basilea ad affrontare, in trasferta, gli ungheresi del Debrecen.

In questa circostanza si scrive la storia di un predestinato. Xhaka, all’epoca 18enne, entra infatti per disputare gli ultimi scampoli di partita nelle vesti di trequartista e mette a segno la rete del 2 a 0 spedendo un potente sinistro alle spalle del portiere avversario. Il tiro è da distanza siderale, il piede è quello di chi ci sa fare con il pallone: la storia di Xhaka ha il suo prologo.

Non ci si inganni però: Xhaka non è né un trequartista naturale né un calciatore col feeling per il gol. Per lui parlano le statistiche, i numeri di cui la sua carriera si comincerà a contornare già dalla stagione 2010/2011.

In questi anni il Basilea è inarrestabile a livello nazionale. Già nella stagione 2009/2010 era tornato a vincere il campionato svizzero, ma di lì in poi sarà un successo continuo. Granit Xhaka si ritaglia uno spazio sempre maggiore alternandosi tra la linea mediana e la trequarti. L’abbinamento è uno tra i più affascinanti: Xhaka è infatti un centrocampista che oltre alle doti tecniche e alla naturale propensione per l’essere metronomo di centrocampo è in grado di garantire equilibrio al centrocampo della sua squadra, impreziosendo le sue prestazioni grazie ad alcuni assist (7) e sole due reti.

Ma lo si è già detto: il gioiellino elvetico non segna molto. Semplicemente fa quello che all’inizio si è definito “lavoro sotto traccia”, finendo per stuzzicare l’appetito di un campionato, la Bundesliga, che i giovani li tratta con i guanti di velluto. In particolare, nell’estate 2012 è il Borussia Mönchengladbach, appena qualificatosi per i preliminari di Champions League, ad aprire le maglie del portafogli per garantirsi il talento svizzero al costo di 8,5 milioni di euro.

Sarà tra le mura del Borussia Park che Granit Xhaka, prima da combattente e poi da capitano, troverà il modo di aumentare ancor di più il proprio appeal internazionale. Le prime due stagioni con la maglia dei Die Fohlen (“I Puledri”, ndr) parlano di 52 presenze, un gol e un assist in almeno quattro competizioni, dal campionato tedesco alla DFB Pokal, dalle qualificazioni in Champions League all’Europa League (dove il ‘gladbach esce agli ottavi nella stagione 2012/2013, ndr).

La consacrazione, per la formazione tedesca e per lo stesso Xhaka, arriva nella stagione 2014/2015. Il ‘gladbach dei miracoli raggiunge gli ottavi di finale di Europa League e sogna per qualche periodo addirittura la vittoria finale della Bundesliga, fin quando il Bayern Monaco del neo-arrivato Guardiola non decide di prendersi la vetta della graduatoria. i puledri della Bassa Renania finiscono terzi, tre punti sotto ai 69 conquistati dal Wolfsburg, e accedono direttamente alla fase a girone della Champions League.

 

Di Xhaka, in questo piccolo capolavoro sportivo, c’è sempre la componente tecnica, con quella statistica che alza un pochino l’asticella. Nelle 42 presenze stagionali tra competizioni europee, coppa di Germania e Bundesliga il centrocampista svizzero colleziona 5 assist e altrettante reti. Se ci si volesse far caso, Xhaka continua a colpire con una costanza micidiale, quasi fosse la personificazione dell’equilibrio.

È in questo periodo, a cavallo tra 2014 e 2015, che Xhaka comincia a essere considerato uno dei migliori centrocampisti d’Europa, almeno per quanto riguarda la fascia d’età tra i 20 e i 25 anni. La stagione successiva sarà poi l’ultima in terra tedesca, nonché quella che porterà all’Europeo di Francia.

Malgrado nel destino ci sia scritto Arsenal, Xhaka, perno del centrocampo bianconeroverde, continua a garantire prestazioni di buon livello al Borussia Park. Non a caso il ‘gladbach chiude la stagione al quarto posto, ripetendo il campionato precedente  e staccando il pass per le qualificazioni in Champions League.

E Xhaka, da silenziosissimo metronomo di centrocampo tra la mediana e la trequarti, si concede l’occasione della vita rispondendo “sì” alla chiamata dell’Arsenal, costretta a tirare fuori poco meno di 40 milioni di sterline (35 milioni di euro, ndr) per assicurarsi le prestazioni del gioiellino svizzero.

La suggestione, in terra londinese, è di poter godere dei mezzi di Xhaka già all’Europeo, dove il neo-acquisto vestirà la casacca della sua Svizzera. In realtà, se proprio si dovesse essere sinceri, non c’è stato molto spazio in vetrina per il nostro Granit durante la competizione tra le migliori nazionali d’Europa.

E pensare che lui, della Svizzera, è uno dei punti di riferimento già dal lontano 2011, quando ancora giocava nel Basilea. Per lui parlano ancora una volta i numeri: in cinque anni di Nazionale elvetica Xhaka ha messo a referto 47 presenze e 6 reti partecipando quasi sempre da titolare alle partite ufficiali di qualificazione ai Mondiali di Rio e all’Europeo di Francia.

E chissà che proprio dai numeri non possa ripartire Granit Xhaka, chiamato la prossima stagione a fare il salto di qualità che in tanti gli domandano da sempre. Con le sue 244 presenze in gare ufficiali (291 se si contasse anche la Nazionale, ndr) a soli 23 anni non può che essere individuato come uno dei più robusti e concreti prospetti del calcio che verrà.

“Una vita da mediano”, direbbe Ligabue. Per adesso è andata così, ma la mano di Wenger potrebbe risultare decisiva per far spiccare il volo al talento scuola Basilea, uno così atipico da diventare calcisticamente affascinante.