Non si scherza al TD Garden

Paradosso numero uno: al termine della stagione Dwayne Casey in breve tempo è stato sia licenziato dai Toronto Raptors che premiato con il titolo di Coach of the year. Paradosso numero due: Brad Stevens dei Boston Celtics non ha ricevuto neanche un voto per il premio di allenatore dell’anno. Ora – tra un paradosso e l’altro – i verdi, guidati dal giovanissimo coach, si ritrovano in finale di Conference contro i Cavs. Tutti gli altri, invece, stanno a guardare.

La prima partita della serie ha confermato lo stato di forma eccellente dei ragazzi di Stevens e le evidenti lacune di James e compagni, ormai sono abituati a soffrire.  Il numero 23 ha ammesso di non essere preoccupato ma sul campo non è stato lui: sette palle perse in una sola gara, 5/16 dal campo, solo 15 punti a referto e una sconfitta da -25. Una squadra irriconoscibile e incapace di aggrapparsi al suo unico punto di riferimento, anch’esso messo fuori gioco da una difesa stellare. Ciò che si è visto sul campo è il riflesso di due idee tattiche molto differenti, quella dei Cavs incentrata sul fenomeno attorno al quale gira tutta la squadra e quella Celtics che ha il collettivo come vera forza. Ognuno è leader di se stesso.

Al Horford è l’ago della bilancia

Il numero 42 dei Celtics non è molto fortunato quando incontra Lebron James nella Post Season: solo una vittoria e quindici sconfitte contro “The Chosen One”. Che possa essere un motivo in più per eliminare i rivali e spezzare “la maledizione”? Horford è il jolly di Stevens, che riesce a farlo giocare alla grande in ogni zona del campo, facendolo risultare decisivo ovunque. Più che essere un centro puro e limitato al suo ruolo, il Dominicano si è differenziato come un tuttofare di alto livello. Ha tirato con 8/10 dal campo per 20 punti totali con due triple, raccolto quattro rimbalzi, smazzato sei assist e due blocchi in una gara-1 a senso unico verso i padroni di casa.  Il suo avversario diretto è stato Kevin Love, che ha giocato una delle peggiori partite della stagione sia in fase offensiva che in quella difensiva. Non è riuscito a limitarlo minimamente, ma anzi gli ha lasciato sfruttare pienamente i suoi punti di forza: pick and roll, tiri dall’arco, passaggi spacca-difese e capacità di attirare gli avversari su di lui per aprire grandi spazi per i compagni. Stevens ha studiato bene Kevin Love, non noto per essere un buon difensore, e l’accoppiamento con Horford è stato quasi automatico e, ad un certo punto della partita, non equilibrato. Solo cinque tiri su quattordici per Love e una prestazione di altissimo livello di Horford, a detta dello stesso giocatore Cavs:

[Horford’s] playing at a very high level. He’s really been an ace in the hole for them

Le ultime parole dell’intervista – in cui l’avversario viene definito un asso nella manica – non sono più veriterie, perchè Horford è ormai una certezza per i suoi Celtics. Il suo impatto in questa stagione (il suo PIE è il più alto della sua carriera con 16.1) è stato maggiormente evidenziato dall’assenza di Irivng e Hayward, che sarebbero dovuti essere i fulcri della squadra. In quest’annata della rinascita del Celtic Pridel’ex-Atlanta Hawks non ha lasciato spazio a critiche su una carriera altalenante e sempre ferma in un limbo, creandosi una figura di spessore all’interno dello spogliatoio e della Lega. Stevens gli ha ribadito più volte quanto fosse importante nel suo sistema di gioco dinamico e il Caraibico si è dimostrato un punto di riferimento anche a livello di leadership. La confusione dei Cavs è stata terreno fertile per lui ed è riuscito nell’intento iniziale di limitare LeBron James, che ha realizzato solo un tiro contro di lui. Così, tutti i pianeti gravitanti attorno al 23 sono andati fuori da ogni ritmo di gioco.  Lue, in vista di gara-2, dovrà trovare una soluzione molto più efficace per arginarlo, e il poco tempo non aiuta. Sarà uno dei fattori principali della serie.

 

 Le chiavi del successo Celtics

Le dichiarazioni pre-partita in cui Marcus Morris si autocelebrava come “il miglior difensore della Lega su James, dopo Leonard” saranno state prese da molti con risate goliardiche e parodistiche, ma la realtà ha dato ragione al numero 13 in maglia verde. James ha concluso la partita con cifre non da lui e una prestazione anonima. Merito della maniacale attenzione della difesa bostoniana che non ha lasciato i grandi spazi spesso concessi al 23 dei Cavs, ma ha eseguito un pressing asfissiante non messo in conto. Togliendo i primi tre minuti del match, in cui Morris ha pericolosamente commesso due falli, la copertura su LeBron è stata dannatamente perfetta e senza sbavature di alcun tipo. Morris ha difeso James su un totale di 39 possessi e i Cavaliers hanno ottenuto una media di 89,7 punti per 100 possessi con quel matchup, ben al di sotto dei loro 108 di media per la postseason. James ha chiuso il primo tempo con la maggiore differenza negativa di tutta la sua carriera (61-35), numeri che non si vedevano da più di 30 anni e preoccupano molto sulla situazione in casa Cleveland.

La difesa di casa ha giocato ad altissimo livello, grazie alla grande versatilità dei suoi giocatori e soprattutto per la ottima comunicazione presente tra i suoi protagonisti. Rozier e Tatum si scambiavano con grande facilità nell’area piccola, senza farsi sorprendere nei pick and roll di Love, ad esempio. Ognuno sapeva già dove andare a posizionarsi, perché sapeva di avere le spalle coperte dal proprio compagno di reparto. Uno scala sull’avversario e l’altro va a occupare la porzione di campo sotto canestro, annullando l’attacco avversario e ripartendo in contropiede.

 

Il mismatch da parte dei Cavs è stato altamente negativo in tutta la partita, ogni marcatura sembrava fatta senza una reale convinzione. Al contrario, i Celtics sono stati lo specchio della lucidità di Stevens che pretendeva un gioco fluido e in grado di creare opportunità a canestro, anche quando si perdeva il possesso. Marcus Morris, Marcus Smart, Terry Rozier e Jayson Tatum hanno trascorso una stagione in continua crescita, specificatamente sotto l’aspetto della fiducia. I più giovani stanno facendo da guida per tutti, giocando da veterani e senza paura di fronteggiare il giocatore più forte del mondo. Ovviamente, la differenza tecnica tra la rosa di Boston e quella dei Cavs è evidente e l’esperienza dovrebbe essere dalla parte dei ragazzi di Lue, ma siamo abituati ai cali degli amaranto. La forza dei Celtics imponeva un gioco con tatticismi al limite del rischio, ma allo stesso tempo efficace.  Stevens sembrava aver previsto l’ingenuità dei suoi avversari che si perdevano in schermature con un attacco troppo lento e prevedibile, come dimostra un’azione non conclusa per essere arrivati al limite dei 24 secondi.  Potremmo dire che Cleveland non ha messo in mostra tutte le sue carte, limitati da una squadra quasi perfetta.  Stevens ha puntato fortemente sulla presenza di lunghi dal grande impatto fisico, Baynes e Horford su tutti, per dominare in entrambe le fasi di gioco. Il 51% di tiri dal campo contro il 36% dei Cavs, poi, tocca un altro tassello importante nella vittoria dei padroni di casa: il tiro da tre.

Per quanto riguarda i giovani, Brown, Tatum e Rozier (23, 16 e 9 punti rispettivamente) sono delle macchine da guerra inarrestabili che hanno dimostrato di non soffrire la pressione della giovane età. Contro LeBron hanno rubato palloni e lo hanno arginato senza paura, mischiandosi in unico corpo dalle energie inesauribili e una tecnica sopraffina. La forza di questi Celtics tocca vette elevate, per quanto riguarda un gioco di squadra e mai individuale, senza dimenticare il contributo della panchina a partire da Marcus Smart.  Tutto è collegato dalle due metà del campo di gioco. Grande concretezza è stata mostrata su tutti i lati del campo, specialmente dall’arco e in transizione contro i vari Korver, Love, Green disorientati. Gara-2 dovrà presentare una prestazione cosi per non permettere a LeBron di captare le lacune e rialzare la serie. La partita più importante si gioca ora.

 

 LeBron, sicuro di non essere preoccupato?

Una sconfitta nella prima gara della finale non può mettere in apprensione un giocatore che ne ha passate di peggiori e ha vinto un titolo praticamente da solo. Ma questa volta gli avversari di fronte non sembrano scherzare o lasciare lo spazio di rimettersi in ordine per diminuire il gap, anzi. The King ha passato una serataccia al TD Garden anche molto umiliante sotto l’aspetto statistico, ma come sempre non ha lasciato niente ai posteri. La sfida contro Marcus Morris e, a catena, contro tutta la difesa dei Celtics è stata logorante e, come aveva deciso Stevens mentre studiava tutti i suoi movimenti, priva di giocate del suo calibro. I Cleveland Cavs sono una squadra che poggia interamente sulle spalle del proprio beniamino, compreso coach Lue, e se non gira lui la barca inizia a fare acqua da tutte le parti.

Lebron a parte i problemi hanno riguardato tutti i giocatori in maglia Cavs. Sui ventisei tiri da tre tentati, solo quattro sono andati a segno, eppure di uomini abili dal perimetro che rispondano presente ce ne sono. Nel primo tempo, tirare senza sosta è stato un atto quasi compulsivo; farlo con maggior moderazione avrebbe creato più punti avrebbe evitato molte ripartenze dei Celtics dopo il rimbalzo. Oltre a questo, la situazione non è stata positiva neanche in difesa per i  Cavs. Lì il problema principale è stato il pick and roll a metà campo, totalmente dominato dall’esplosività dei padroni di casa sempre pronti ad attaccare a pieno organico. I problemi difensivi dei ragazzi di Tyronn Lue sono una costante delle ultime stagioni e se non ci fosse stato un fuoriclasse che potesse coprire tutti e cinque ruoli all’occorrenza, parleremmo di altri risultati. Boston ha sfruttato benissimo la mancata comunicazione e le rotazioni in ritardo della difesa Cavs, macinando i punti più importanti per il distacco definitivo.

LeBron è stato continuamente raddoppiato dai Celtics che non si sono preoccupati minimamente di coprire le linee di passaggio con il resto degli avversari, dipendenti a pieno regime della galassia del numero 23. Lue potrebbe sfruttare questo e cercare di innalzare il livello di gioco di tutto il roster. Brad Stevens ha già messo in conto che da Gara-2 i tiri saranno più precisi e cercherà di ripetere una difesa senza eguali:

I thought by committee, everybody worked hard. You just have to make it as hard as possible on LeBron. Easier said than done. He’s not going to have many games like that. Their shooters are not going to have many games like that.

Ma più volte si è detto di come James non possa risolvere sempre e comunque ogni problema, vedesi appunto gara-1. Kevin Love e Korver, specialisti del tiro dall’arco, hanno messo solo un tiro su cinque, J.R. Smith zero su tre e James zero su cinque. Dati terribili che dovrebbero essere il contrario per una squadra che basa il suo gioco su questo.  I Celtics hanno giocato sul velluto quasi per tutta la partita, senza essere contrastati sul serio dai loro avversari. LeBron ha una preparazione atletica fuori da ogni logica e i continui sforzi nelle precedenti serie contro Indiana e Toronto potrebbero farsi risentire. Ma questa è l’opzione più remota da usare come giustificazione. Tutti i giocatori dei Cavs devono, in modo imperativo, imparare a giocare sempre al massimo delle loro possibilità, sputare sangue e sudore. Troppe azioni dei Celtics sono state concluse con grande facilità, carenti di quella cattiveria onnipresente nel loro fuoriclasse e senza una buona organizzazione difensiva.  Anche Tristan Thompson non è stato il solito cannibale sotto canestro e lo scontro con Baynes, figura fondamentale nei Celtics per la grande fisicità, non è stato facile da sopportare. Il numero 13 dei Cavs si è spesso mosso in raddoppio senza un minimo senso di responsabilità, lasciando liberi nell’angolo i Brown o Tatum del caso, e assieme a J.R. Smith è stato l’emblema del problema di percezione d’anticipo nella difesa amaranto.

Ad inizio dell’ultimo quarto, il margine di differenza con i Celtics era diminuito a 14 punti e sembrava che si potesse provare a rimontare. Anche qui, un problema in difesa spegne le speranze: tutto parte da un tiro sbagliato di Clarkson che lancia Boston verso il distacco definitivo del +21. Qui sotto il tutto è spiegato alla perfezione da un LeBron James lucidissimo nel ricordare e raccontare esattamente la dinamica che ha spezzato le gambe alla sua squadra.

Riprendersi da una batosta del genere in un solo giorno non è cosa da tutti. Gara-2 sarà il crocevia per entrambe le squadre che metteranno alla prova, realmente, le proprie capacità e le ambizioni di stagione. Soprattutto per i Cavs, bisognosi di ritrovare il sovrumano leader del loro spogliatoio che a fine stagione potrebbe volare in un’altra piazza giovane, talentuosa  e desiderosa di grandi risultati, come il suo status di leggenda richiede. L’idea è quella di concludere e andarsene gloriosamente con il quarto trofeo della sua carriera o piantare le radici definitivamente? Questa serie darà tante risposte su entrambi i fronti. Intanto una l’abbiamo già: con questi Celtics non si scherza al TD Garden.

 

 

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