La Serie B è da sempre un concentrato di storie interessanti, di giocatori o squadre che magari in poco tempo potremmo vedere in una categoria superiore, con più spazio a loro dedicato sui giornali o in televisione. Spesso però succede che alcuni talenti rimangano incastrati, ingabbiati nella categoria inferiore del nostro ordinamento calcistico. È successo a Ciano, che è ancora in Serie B dopo stagioni di grande spessore. Sta succedendo a Galano, esterno destro del Bari che per qualcuno ricorda Robben, ma non sbilanciamoci troppo, dai.

Storia

Galano ha solo 26 anni, un’età che lo rende un giocatore ancora giovane. Eppure spesso si sente dire che se non si esplode in età adolescenziale, la carriera è in qualche modo compromessa. Così, si sovraccarica di pressione giovani promesse che finiscono per esserne schiacciate. Ogni giocatore, invece, ha i suoi tempi di crescita, fa esperienze diverse ed arriva ad esprimersi al meglio in momenti differenti. Galano per farlo è dovuto andare via da Bari due volte. Nel 2010 infatti, dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili coi biancorossi, venne prestato al Gubbio. I Galletti erano in Serie A, lui già alla prima annata da professionista era protagonista con gli umbri, segnando 5 gol nella stagione della promozione dalla Lega Pro alla serie cadetta. Il terzo gol della sua prima stagione, uno dei pochi che si trova su internet, lascia già presagire chiaramente quale sarà la giocata più simbolica, la signature move della carriera di Galano: il tiro da lontano, di sinistro.

Il video è un po’ sgranato, ma di sicuro Galano tira di mancino, da fuori area, e la palla entra in rete.

La prima volta lontano dalla Puglia, quindi, è stata positiva. Galano dopo dodici mesi torna al Bari, che nel frattempo è retrocesso in B, aspettando di avere posto in squadra. La pubalgia però lo frena, e pur avendo al suo fianco Torrente, suo allenatore a Gubbio, disputerà solo quattro presenze da titolare, venendo sfruttato soprattutto come arma dalla panchina. Nel frattempo, il Bari cambia tanto e ha mille bufere. Quella del calcio scommesse, con l’indagine riguardante alcune partite della stagione 2010-2011. E poi quella della presidenza della squadra, coi Matarrese che lasciano e il debito economico che cresce. Torrente però crede fortemente in lui, e nella stagione 2012-2013 lo lancia come uno dei titolari. Poi, la vera esplosione un anno dopo. 41 presenze, doppia-doppia di gol e assist, e una promozione in A solo sfiorata. Galano è sempre più centrale nel progetto, sul mercato alcune grosse squadre come il Torino e l’Empoli iniziano a cercarlo. Non solo momenti positivi però. Nel caos societario, infatti, il suo cartellino finisce per essere pignorato dalla società che si occupava del servizio steward del San Nicola. Qualcosa inizia ad andare storto, e anche le prestazioni diminuiscono di livello. La continuità, forse proprio la caratteristica che gli è mancata finora. E che lo spinge, sommata a un rinnovo che non arriva coi pugliesi, a partire verso Vicenza nell’estate 2015. Eccola, la seconda volta via da Bari. “Non voglio ricordare il passato” dirà al primo giorno da giocatore dei veneti. Un passato che però è destinato a tornare. Con il Vicenza gioca una buona stagione e mezzo, ma i veneti non hanno ambizioni importanti e Galano si sente stretto. Così, a gennaio 2016 sonda il mercato, che però gli offre destinazioni in Serie C (Parma o Foggia). Poi iniziano a circolare le voci di un suo ritorno a Bari, che effettivamente si concretizza proprio l’ultimo giorno della sessione invernale. I ritorni di solito non portano bene: si rischia di vivere di quello che è stato, di non essere più gli stessi, di deludere il buon ricordo che i tifosi possono avere. Nulla di tutto ciò: Galano dall’inverno scorso non si è più fermato, con 16 gol in 28 partite da quando è tornato in Puglia. Ecco che, forse, la continuità, suo problema da sempre, ora potrebbe non esserlo più.

Tecnica

“A Bari mi riesce tutto” ha detto qualche giorno fa in un’intervista. Ed effettivamente, come dargli torto.

Nello scacchiere di Grosso poi, allenatore arrivato sulla panchina del Bari in estate, Galano è avvolto in un sistema di gioco che lo esalta al massimo. Lo stesso allenatore infatti ha sottolineato come “Galano abbia doti immense”. E non è certo un caso se Sarri, al cui gioco Grosso si ispira, avesse ritenuto adeguato Galano agli schemi dell’Empoli, qualche stagione fa. Il campione del mondo 2006 infatti gli permette di avere attorno una squadra associativa, che gioca palla a terra con scambi rapidi, e che rende possibile all’esterno pugliese la ricezione dal lato destro, quello che preferisce. Inoltre, Grosso ne ha esaltato anche le caratteristiche da incursore: Galano è diventato un grande tagliante, sia alle spalle dei difensori che a centro area.

Qui Tello gli serve una chicca, in perfetto tempismo col suo taglio alle spalle del terzino avversario.

La tecnica superiore col mancino che possiede, insomma, lo rende pericoloso in qualunque situazione abbia la palla tra i piedi e un po’ di spazio per calciarla o servire i compagni. Inoltre ha ottime capacità di dribbling e di gioco nello stretto, che lo rendono ancora più imprevedibile. Dal punto di vista offensivo, Galano può fare davvero tante cose. I limiti fisici e di altezza ci sono, e forse anche a livello di attitudine difensiva. Ma con quelle qualità in attacco, il suo posto deve essere in Serie A.

Ci arriverà col Bari?

I Galletti in questa stagione hanno fatto partire un progetto, guidato da un allenatore giovane ma molto creativo e che disegna un gioco moderno. Galano è uno degli interpreti di maggiore importanza in questo contesto, e per ora sta trascinando i suoi, andando a segno in sei partite consecutive, prima di rimanere a secco domenica sera nella vittoria dei suoi contro il Pescara. Da qui ad arrivare alla massima serie, però, il passo è ancora lungo. La Serie B quest’anno è particolarmente combattuta, e il Bari è in piena zona playoff, a soli due punti dalla capolista. L’obiettivo è la Serie A. E sarebbe bello se Galano la raggiungesse la prima volta vestendo proprio la maglia della squadra a cui ha legato la maggior parte della sua carriera finora.