Focus Lazio, habemus mister: Marcelo Bielsa

“Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia.”

Quale connessione esiste tra la follia e la Lazio? Se constatiamo che le persone folli siano le uniche ad essere in grado di passare dall’ordinario allo straordinario, allora il binomio è inevitabile. Sarà, infatti, una Lazio pazza quella del futuro, targata Marcelo Bielsa.

Ogni laziale è cosciente che, in vista di una decisione importante da prendere, a rendere  tormentata la situazione ci penserà il presidente Claudio Lotito. Al patron della Lazio va riconosciuta la innata maestria nel creare vere e proprie “telenovelas” nelle sue trattative,  spesso con un finale drammatico. De Laurentiis è avvisato, le quote per  una concorrenza cinematografica sono molto basse.

NELLE PUNTATE PRECEDENTI…

Partiamo dal lontano 17 maggio, quando sulla panchina della Lazio dettava legge l’ormai ex Simone Inzaghi, intento a preparare i suoi ragazzi in vista dell’ultimo impegno stagionale con la Fiorentina. A distrarre l’attenzione del tecnico di Piacenza un colloquio a pochi passi dal campo di allenamento tra il presidente Lotito e Sampaoli. E’ il nome in cima alla lista, depennato la settimana successiva per richieste economiche ritenute eccessive.

Chiuso un tormentone, se ne apre un altro. Una vera hit estiva quella legata alla figura di Cesare Prandelli. Lo stesso ct che, per problemi personali, ha dovuto dimettersi dopo appena un mese dalla firma con l’altra sponda della capitale, quella giallorossa. Lotito raggiunge l’accordo con Prandelli su una base di 1,8 milioni netti a stagione salvo poi abbandonare il mister nativo di Orzinuovi, forse nella maniera meno elegante, lasciandolo in stand-by, virando con decisamente poca eleganza, su un altro allenatore.

Passano i giorni ed escon fuori liste fatte di possibili successori di Inzaghi, cosa alla quale i tifosi sembrano non dare poi troppa importanza; i laziali sono abituati alle estenuanti trattative “lotitiane” salvo poi essere delusi, quasi puntualmente, per la scelta definitiva del loro presidente.

Spunta in primis il nome di Marcelo Bielsa, allenatore carismatico che costringe alla massima in allenamento. Molto apprezzata la figura del “Loco” (chiamato così perché in Argentina, se esci dai ranghi, se non sei perfettamente ordinario, sei pazzo) ma c’è poco ottimismo nella riuscita dell’affare.

Avete presente la favola del pastorello che grida “Al lupo, al lupo!”?

Gli abitanti del villaggio hanno capito la morale, non vogliono essere più illusi. A confermare lo scetticismo generale, sui giornali filtrano voci riguardanti colloqui tenuti dalla società con diversi allenatori quali: Maran, Villas-Boas, Montella, De Biasi e chi più ne ha più ne metta.

La sera del 15 Giugno una notizia si diffonde a macchia d’olio: il Segretario Generale della Lazio Armando Calveri si sta imbarcando sul volo che lo porterà a Buenos Aires. Inutile spiegare il motivo, la destinazione è casa-Bielsa per convincere lo stesso a firmare il contratto che lo legherebbe ai biancocelesti. Un retroscena rivelerebbe che il tecnico abbia ritardato l’incontro per avere l’occasione di vedere ogni istante della passata stagione laziale per correggere tutte le lacune evidenziate. Se così fosse, non ne siamo assolutamente certi, Bielsa, mantenendo fede alla sua fama, ne avrebbe fatta un’altra.

IL PERSONAGGIO

Ascoltate le celebri parole di Bielsa, ai tempi del Marsiglia, negli spogliatoi. Fatevi persuadere dalla sua passione per il calcio.

“Accettate l’ingiustizia perché tutto si equilibra alla fine”.

Fútbol e filosofia, è la teoria bielsista. Riservato, introverso, anticonformista,  Marcelo Bielsa parla poco pubblicamente, non concede interviste da 20 anni, si esprime solo in conferenza stampa, sfida i giornalisti, ma difende la libertà d’espressione: «La vostra arma, come giornalisti, è la parola scritta. La mia è la parola e basta. Io utilizzo 50 frasi per costruire e rendere chiaro un concetto, voi dovete mettere tutto questo in una riga».

È un eroe romantico, ribelle e solitario, orgoglioso della sua superiorità intellettuale, ma allo stesso tempo irrequieto perché estraneo al comune sentire. Bielsa fa esplodere, non normalizza: affinché funzioni, devi seguirlo non assecondarlo. Non è diverso, Bielsa è unico.

Con lui in panchina non è ipotizzabile una Lazio Lotito-centrica. Bielsa chiede carta bianca e poteri illimitati, non è solo un teoretico: “In una squadra di calcio l’allenatore è l’elemento più importante di una società.

Il mister argentino è un vulcano, Lotito anche: bisognerà vedere se la lava andrà nella stessa direzione.

RICHIESTE “LOCAS”

Se lo chiamano El Loco un motivo ci sarà. Tra le richieste di Marcelo Bielsa alla Lazio non ci sono solo garanzie di mercato o benefit di ogni genere. Il progetto tecnico dell’argentino passa anche per un ammodernamento del centro sportivo di Formello. Il ct ha chiesto prima di tutto:

– una grossa sala video in cui mostrare le partite ai suoi giocatori. Non la solita saletta di Formello, ma uno stanzone con tanto di maxi-schermo;

–  una gigantesca sala-relax arredata da numerose vibro-poltrone per ogni giocatore.

LA TATTICA

Bielsa è uno degli inventori  del “3-3-1-3”, modulo utilizzato spesso nelle sue due ultime esperienze (Athletic Bilbao e Marsiglia). Allenatore di impatto mondiale, ha sempre predicato un calcio offensivo, ma estremamente organizzato e impregnato di concetti presi dal calcio totale olandese, vera origine di quasi tutto il calcio moderno.

bielsismo
Bielsismo applicato.

Persino Pep Guardiola ha più volte citato il tecnico argentino tra le sue fonti di ispirazione; famosa una chiacchierata durata 11 ore tra i due quando il giovane Guardiola, in procinto di diventare allenatore della squadra B del Barcellona, fece visita al maestro nella sua casa di campagna fuori Rosario.

È uno Zeman più offensivo. Si attacca e si recupera la palla prima possibile, come da lui hanno imparato prima Klopp e poi Simeone. “Difendere è un inconveniente. È il lavoro scomodo del calcio”. Bielsa incanala le divergenze in una sola direzione. È una continua trazione verso la porta degli altri. Non esiste il possesso palla come lo concepiamo nelle nostre domeniche. Esiste il possesso palla per la creazione di un pericolo.

Calcio offensivo, ma un occhio di riguardo anche all’assetto difensivo: è interessante come la scelta di marcare a uomo influenzi pesantemente la disposizione in fase di non possesso dei giocatori. L’attaccante, un vero numero 9 di peso nelle idee del tecnico, deve essere il primo difensore della squadra, pronto a riprendersi il pallone applicando un estenuante pressing al portatore di palla.

AFORISMI “BIELSISTI”

“Preferisco che mi vogliate per poter vincere, non perché ho vinto…”

“Squadra che vince, si cambia. I cambiamenti in una squadra si attuano quando si vince, non quando si perde. Quando si perde è il momento di osservare e capire”.

”Sono a favore di un calcio più aggressivo e meno paziente. Perché? Perché sono ansioso di natura e perché sono argentino”.

“Esiste la sconfitta che serve e la vittoria che non serve a nulla”

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