Ogni anno a fine stagione, guardando la classifica, noti una macchiolina gialla galleggiare nella parte sinistra come una zattera in mare aperto e incredulo noti che c’è una scritta, la scritta Chievo.

La domanda dunque sorge spontanea: come fanno i gialloblù a fare almeno quaranta punti ogni anno?

Ve lo spiega numerosette.

I numeri parlano chiaro, da lì non si scappa, i cinquanta punti conquistati in trentotto partite glorificano la squadra allenata da Rolando Maran con il quinto miglior campionato di sempre tra i grandi.

Il campionato per eccellenza infatti risale alla stagione 2005/2006 nel quale i clivensi terminarono al quarto posto e collezionarono cinquantaquattro punti in classifica.

Il nono posto attuale conquistato con le tredici vittorie e gli undici pareggi, comunque, regala ai pochi tifosi gioie immense corroborate dalla retrocessione fra i cadetti dei cugini di Hellas, nei confronti dei quali soltanto negli ultimi anni si può dire che sia sorta una certa rivalità, o almeno da quando le due squadre veronesi si affrontano nella stracittadina meglio conosciuto come derby della Scala. Infatti, andando indietro negli anni, quando il Chievoverona era ancora una piccola squadretta di borgata, molti fra i loro tifosi amavano recarsi allo stadio a sostenere i Butei e forse forse per respirare anche un po’ di Serie A.

Giulietta e Romeo insegnano come si possa essere amanti benché fra le rispettive famiglie regni un odio molto profondo.

“E oso anche se ho la mia pubblicità perché il fatto che io sia famoso è un caso, come il Chievo in Serie A”

Articolo 31 – Soldisoldisoldi

Le statistiche cavillose dimostrano una difesa abbastanza solida: quarantacinque i gol subiti (ottava miglior difesa del campionato) nonostante gli highlander Sardo, Dainelli, Gamberini, Gobbi a fare da chioccia agli esordienti Costa e Mattiello.

In fase offensiva i gol fatti in totale sono quarantatré, ma il miglior goleador è il tanto rimpianto Alberto Paloschi con 8 centri, meramente prestato allo Swansea nel mercato di riparazione. Ora è felice in Galles, ma anche i gialloblù non se la passano male.

A questo punto una seconda domanda sorge nuovamente spontanea: Quanto in alto sarebbe potuto arrivare il Chievo con il bomber bresciano?

A questa domanda purtroppo non possiamo rispondere, forse soltanto una sibilla cumana potrebbe fugare i nostri dubbi. Ci accontenteremo di Riccardo Meggiorini.

"insieme a te non ci sto più"

“Insieme a te non ci sto più”

L’attaccante di Isola della Scala – ironia della sorte – ha deciso il finale di stagione con cinque reti ed otto assist, prendendo posizione e personalità di Paloschi in campo. La parola d’ordine sono calma, sangue freddo e tanta azione di disturbo. Ordinaria amministrazione per Meggio-gol.

E poi c’è Birsa, che zitto zitto ad agire dietro le due punte ha confezionato la bellezza di sette assist, timbrando la porta per ben sei volte, si è rivelato giocatore fondamentale durante tutto il campionato.

“Non ci credo Mauri!” cit. Lele Adani

Tutto questo va condito con il sempiterno Pellissier, il quale nonostante le trentasette primavere sulle spalle ha segnato 5 reti in una ventina di partite, mentre il poco british Roberto Inglese con tre reti nella prima stagione in Serie A ha le porte spalancate per un futuro decisamente luminoso ed interessante.

Il Chievo è ormai specializzato a produrre campionati per così dire tranquilli, ma il merito – o forse demerito, dipende dal punto di vista – del successo di tutta la gestione del progetto clivense va anche a un presidente un po’ naif, Luca Campedelli, anche proprietario della Paluani, che non ama i grossi colpi di mercato, giocatori eclatanti che rischiano di finire nel dimenticatoio già dopo poche giornate, vedi Kondogbia. Sempre caro gli fu, per dirlo alla Leopardi, il consiglio paterno che lo raccomandava di non mettere a rischio la Paluani investendo eccessivamente nel calcio, e così ha sempre agito, cercando ogni fine stagione di non smantellare la rosa, investendo su giovani promettenti ed acquistando soltanto i giocatori necessari senza mai rischiare investendo su qualche crack. Perché poi rischi di farlo tu crack, con un significato tutt’altro che positivo.

La gestione Campedelli jr, dal 1992 ai giorni nostri, sta scrivendo la storia della società, tre storiche promozioni: nel 1994 il passaggio in Serie B per la prima volta in assoluto, poi nel 2001 con la promozione in Serie A, e nuovamente nel 2008, dopo soltanto un anno di cadetteria, coronata da una qualificazione in coppa UEFA e una qualificazione, meno meritata, dopo i fatti di calciopoli ai preliminari di Champions League.

perché spendere milioni è troppo "mainstream"

perché spendere milioni è troppo “mainstream”

 

Prendiamo come esempio una partita di quelle straripanti, perché del Chievo che si chiude in difesa lo conosciamo tutti: nella vittoria per 5-1 ai danni di un Frosinone ancora in corsa per la salvezza, i gialloblu hanno messo in mostra coraggio, aggressività e fiducia infinita nei confronti del “barbaro” Hetemaj.

CHIEVO

Questi sono i passaggi diretti effettuati durante il match: guida la classifica il finlandese di fiducia con una quantità spaventosa di tocchi e palle ricevute dai compagni. Tutti si fidano di lui.

La partita si gioca a centrocampo e sulle fasce, Maran lo sa bene ed il grafico sottostante ne è la prova: una vera e propria ragnatela fatta di passaggi corti dalla metà campo in su e lanci lunghi soltanto dalla difesa.

In area meglio non entrare, i tiri da fuori sono molto più belli così come le azioni personali dei bomber. A proposito di attaccanti, ci eravamo volutamente dimenticati Antonio Floro Flores, uomo sempre utile quando chiamato in causa e dotato di una fantasia non indifferente.

Una marea di passaggi, quasi tutti riusciti. Un gioco basato sul possesso palla e sporadici lanci lunghi è la base del gioco di Maran Si ringrazia www.fourfourtwo.com

Una marea di passaggi, quasi tutti riusciti. Un gioco basato sul possesso palla e sporadici lanci lunghi è la base del gioco di Maran
Si ringrazia www.fourfourtwo.com

Il Chievo è una piccola grande famiglia, felicemente normale ma immersa nella grandezza della Serie A che non risparmia niente e nessuno; dopo anni di assestamento, nei quali restava davvero un mistero scoprire come e dove fossero stati realizzati i famosi “40 punti” che fanno rima con salvezza, oggi i gialloblù ce lo hanno mostrato senza nascondersi dietro ai pareggi senza gol.

Undici pareggi sono tanti, è fuor di dubbio, ma le tredici vittorie di Rolando Maran ed i suoi soldati non sono di certo arrivate per miracolo.

Perché, citando Margaret Mazzantini, “nessuno si salva da solo”.

No, nemmeno il Chievo delle meraviglie.