Essere Sturridge

Quante (o forse troppe) favole nel calcio. Favole a lieto fine, racconti che alimentano la nostra immaginazione ma ci distolgono dalla nuda e cruda realtà, quella che non guarda in faccia nessuno e si rivela altamente spietata, rendendo chiarissimo come per avere successo il solo talento possa non bastare: la fortuna – o il fato se preferite, per dare al tutto un’aria più epica – tante volte è in grado di spezzare anche le più forti speranze.
Già, perché la fortuna può essere una delle compagne più determinanti per un calciatore, una da non lasciarsi scappare anche se non piace ai genitori; pessima battuta, come gli ostacoli che si presentano nella carriera ad un calciatore, la più classica delle palle al piede in grado di rallentare anche i purosangue più prestanti.

Il caso di Daniel Sturridge è forse tra i più esplicativi di un talento quasi innaturale contrapposto ad un sfortuna altrettanto grande e persistente: una serie di infortuni senza fine che hanno inevitabilmente deviato l’andamento di una carriera che pareva destinata a essere tra le migliori della propria generazione.
Il viaggio di Sturridge è stato sì rocambolesco, ma le ultime settimane han dato comunque l’impressione che l’ora del tramonto sia ancora lontana.
E allora ecco la storia del nativo di Birmingham, travagliata e piena di dispiaceri sportivi, con una tangibile ma un po’ nascosta parvenza d’inchiostro per un lieto fine.

Essere Sturridge vuol dire avere tutte le carte in regola e fare tutto nel modo giusto, ma non essere abbastanza fortunati.

I primi passi tra i grandi

Sturridge muove i primi passi tra i professionisti in una squadra che lo caratterizza parecchio: il City, quel City decisamente lontano dalla corazzata che ammiriamo al giorno d’oggi.
Segna tanto con le giovanili degli Skyblues, così tanto che decidono di dargli una chance anche in prima squadra, rivelandosi un ottimo primo step per la sua carriera: il Manchester City dell’era pre-sceicchi è una realtà oggettivamente piccola e scarna di ambizioni megalomani, una situazione perfetta per un giovane in cerca di conferme anche nel mondo dei grandi. Quella di Jimmy Grimble, per intenderci.
Sin dalle prime partite si rivela pronto a giocare stabilmente tra i professionisti, sia per la sua straripante fisicità sia per il modo di interpretare il proprio ruolo. Al momento del suo esordio è un attaccante praticamente inedito per il calcio inglese: unisce la forza fisica dei grandi centravanti del passato – Emile Heskey, per fare un esempio – alla rapidità contraddistintiva del calcio moderno, più di Michael Owen, risultando un ibrido difficile da leggere per le difese avversarie e con un repertorio offensivo davvero fuori dal comune.

Daniel Sturridge Manchester City | Numerosette Magazine
Ne è passato di tempo…

Manchester funge, come ci si attendeva, da trampolino di lancio e lo porta nell’estate del 2009 alla prima grande occasione della sua carriera, il Chelsea.
La sua parentesi con i Blues non va minimamente come previsto: durante i primi anni è chiuso dalla coppia Drogba-Anelka e Ancelotti non è mai totalmente convinto dalle sue capacità; pensate, stasera si ritroveranno contro, al San Paolo. Può riscattarsi, come avrebbe dovuto fare dopo il prolifico prestito al Bolton: cambia poco, perché Di Matteo gli sbarra totalmente la strada, “condannandolo” ad assistere alla clamorosa impresa del Chelsea nella Champions del 2012 dalla panchina.

Le prime due esperienze della sua carriera hanno in comune solo il clima piovoso, nel giro di pochi anni è passato dalla più radiosa speranza del calcio inglese ad essere la quarta soluzione offensiva del Chelsea.

Sturridge deve guardare in faccia la realtà: il talento non basta, serve qualcos’altro. E per ripartire, c’è bisogno di un combustibile in grado di innescare nuovamente questo processo.

Quale miglior carburante del Liverpool di Brendan Rodgers?

Rosso speranza

Studge arriva a Liverpool nel gennaio del 2013 ed è subito amore.
Il momento storico dei Reds li obbliga a puntare su giocatori affamati o comunque in cerca di riscatto, mentre Daniel trova nuovamente una società pronta a metterlo al centro del progetto tecnico.
Rodgers, allenatore lontano dalla cultura vincente ma calcisticamente dotto, attua un cambiamento sostanziale sul gioco dell’attaccante inglese. Lavora sulla sua versatilità offensiva e lo trasforma in una sorta di facilitatore di gioco, lo porta a giocare spesso lontano dalla rete per creare spazio per gli inserimenti dei compagni o per inventare col suo ottimo sinistro.
Il lavoro del gallese con Sturridge e Suaréz è molto simile a quello fatto da Zidane qualche anno più tardi con Benzema e CR7: il centravanti rinuncia alla sua natura da predatore d’area e lascia più spazio e possessi al compagno, in questo nuovo sistema non è il principale finalizzatore ma uno dei maggiori creatori di gioco della squadra.

Proprio con l’uruguagio va a formare una delle coppie più prolifiche e devastanti della storia della Premier, sfiorando la vittoria in campionato per una manciata di punti nella stagione di grazia 2013/14. Dannazione, perché Gerrard è scivolato?

Sturridge non scivola, anzi, si fa scivolare tutte le inquietudini, i dubbi, e si rivela devastante. Ecco, allora, la consacrazione definitiva non può che bussare alla porta, timida ma decisa, che si presenta complimentandosi per la sua intelligenza tecnica e tattica fuori dal comune, oltre alla sua concretezza. Basti pensare che in quell’annata, pur rimanendo lontano dal campo di gioco per due mesi a causa di due infortuni separati a breve distanza, mette a referto ben 25 reti e 9 assist tra tutte le competizioni.

Quella squadra non vincerà nulla, ma rimane comunque nell’ideale comune come una delle squadre più spettacolari della storia della Premier League. Non possiamo che consolarci con la caterva di goal segnati dalla SAS.

Legge di Murphy

Per descrivere al meglio cosa è successo a Studge e alla sua carriera successivamente all’apice raggiunto nel 2014 dobbiamo affidarci alla legge di Murphy, che come nient’altro descrive la sfortuna intrinseca ad ogni essere umano:

Se qualcosa può andar male, andrà male.

Gli infortuni lo hanno sempre tormentato, come già scritto prima anche nell’anno migliore della sua carriera, ma da quel momento in poi sono apparsi come una vera e propria maledizione: dal 2014 al 2018 è stato fermato da ben 11 infortuni di varia natura che, più che guai fisici, sono la rappresentazione britannica della nuvola di Fantozzi.
La sfortuna è uno degli ingredienti decisivi che lo proietta nuovamente fuori dai radar calcistici, esattamente come era successo a Londra, e rischia di compromettere in maniera decisiva quanto di buono fatto sulla sponda rossa della Mersey. Ogni volta che sembra riuscire a tornare a livelli a lui adeguati ecco che arriva un altro contrattempo, ad un certo punto nemmeno il talento più puro di questo mondo riuscirebbe ad abbattere quello spessissimo muro di sfiducia andatosi a creare.

È incredibile come, anche in un periodo così buio, Sturridge sia comunque in grado di regalare perle che ricordano – anche se solo vagamente – quanto fatto nel suo peak, come la rete in finale di Europa League nel 2016: un autentico lampo di luce in un oceano di oscurità.

Tra tutta questa negatività, l’arrivo a fine 2015 di Jurgen Klopp ha dato quella fiducia necessaria a non mollare del tutto. Il tedesco ha fin da subito dimostrato di aspettare il suo giocatore, senza mai chiudergli la porta in faccia anche quando l’attacco pareva già stracolmo di talento. Iniezione totale di fiducia.

Soprattutto in questo inizio di stagione l’ex allenatore del Borussia Dortmund ha puntato tanto su Sturridge prima facendolo inserire dalla panchina, poi sfruttandolo come arma offensiva aggiuntiva nelle partite più difficili da leggere.
Le reti segnate contro PSG e Chelsea possono significare tanto per Daniel, il ritorno a livelli che dovrebbero competergli è ancora lontano ma il meraviglioso ambiente che si è creato attorno ai Reds può sicuramente accelerare il processo.

Ora Sturridge è davanti a un bivio, con poca possibilità di scegliere: da una parte potrebbe crollare tutto di nuovo ed essere per sempre ricordato come uno dei più grandi what if della storia, mentre dall’altra potrebbe finalmente scacciare questa maledizione che sembra non volersi staccare da lui.

Solo il tempo saprà dirci se il suo talento potrà essere l’arma per battere tutta questa sfortuna e se potremo raccontare in futuro di una delle più belle storie di redenzione di questo sport, o di un eterno rimpianto.

Il rimpianto nell’affermare: “Ah, cosa sarebbe potuto essere Daniel Sturridge..”

Daniel Sturridge Chelsea Liverpool | Numerosette Magazine
Gran gol in divenire.

 

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