Essere Mondiale: Milinković-Savić

Indecifrabile, non convenzionale, unico. Sergej Milinkovic-Savic è questo, viene difficile classificarlo. Siamo davanti a un qualcosa che raramente – o forse mai – si era visto prima, il che non vuol dire sia necessariamente meglio. Quel che è certo è che il Serbo è un giocatore nuovo, moderno. Troppo alto, troppo grosso rispetto alla sua rapidità, come se le due cose non fossero connesse; troppo tecnico per le sue dimensioni; troppo goleador per la posizione in cui gioca. Troppo giovane per la sicurezza che dimostra.

Se dovessi paragonarlo a un quadro penserei sicuramente a Les demoiselles d’Avignon, dipinto nel 1907 a Barcellona da un Pablo Picasso solo tre anni più grande di lui e che, per rottura di regole e canoni, avrebbe spaccato il mondo dell’arte.

Milinkovic-Savic ha fatto lo stesso con la nostra Serie A, con le ultime due stagioni da top player indiscusso. Ora, in attesa degli sviluppi di mercato che lo vogliono conteso da mezza Europa, si appresta a guidare la sua Serbia al Mondiale nel girone E con Brasile, Svizzera e Costa Rica.

 

Unicità

Io di biologia so poco o nulla. Il libro delle superiori più che usarlo per studiare l’avevo riempito con una serie infinita di scarabocchi indecifrabili. Mendel e compagni non mi sono mai andati troppo giù. Una delle poche cose che mi è rimasta in testa, però, è la differenza tra genotipo e fenotipo. Il genotipo non è altro che il corredo genetico di una persona; quello che prendiamo dai nostri genitori e che rimane immutabile. Il fenotipo, invece, è il modo in cui il genotipo si manifesta attraverso le nostre caratteristiche fisiche e somatiche ed è anche influenzato dall’ambiente nel quale viviamo.

Milinkovic-Savic deve la sua complessa unicità sia al suo genotipo che al suo fenotipo. Sembrerebbe quasi costruito tramite un susseguirsi di fattori diversi messi insieme per avere un prodotto senza apparenti difetti e con un potenziale di crescita enorme. Mischiando gli ingredienti è venuta fuori una miscela esplosiva.

 

Milinkovic-Savic in azione contro l'Inter | numerosette.eu
Direi che la bomba è maneggiata piuttosto bene

 

Genotipo

Se il buon Sergej è diventato uno dei pezzi più pregiati di questo mercato estivo, lui e Lotito dovrebbero ringraziare moltissimo per questo mamma e papà. Tanto della sua incisività sul campo da gioco passa per quello scioglilingua che è l’acido desossiribonucleico, più comunemente conosciuto come DNA. I geni di papà Nikola, anche lui ex-calciatore di un metro e novanta, e di mamma Milijana, ex-cestista della nazionale di basket serba, hanno tirato su un giocatore di un metro e novantuno con movenze assolutamente non abituali se abbinate a quella stazza. Spesso, in contesti storici diversi, i regimi hanno cercato di creare “artificialmente” atleti perfetti, forzando, o comunque spingendo molto, per avere unioni tra sportivi eccellenti. Le vicende di Nikola e Milijana – e quindi di Sergej – non rientrano ovviamente in logiche di questo tipo, ma, come per un processo simile di selezione genealogica, Milinkovic-Savic non sarebbe potuto venire fuori diversamente.

Il risultato è lo strapotere fisico più assoluto di un giocatore che per struttura corporea avrebbe potuto fare la guardia su un campo da basket, ma che si trova sì a inventare gioco, ma usando i piedi, contro avversari quasi sempre più bassi di lui ma allo stesso tempo meno rapidi del serbo. Milinkovic-Savic è una splendida equazione non rispettata, ma che per qualche motivo a noi sconosciuto continua a tenersi in piedi.

Milinkovic-Savic contro il Napoli | numerosette.eu
Controllo orientato per superare la marcatura, Allan saltato e via in progressione. Non male per un giocatore di m. 1,91.

Feno(a)tipico

Secondo la distinzione che abbiamo fatto prima, il fenotipo, a differenza del genotipo, può essere influenzato dall’ambiente nel quale l’individuo vive e cresce. Da Nikola e Milijana, quindi, sarebbero potuti venir fuori tanti Sergej diversi; se il risultato è lo splendido giocatore di cui ora possiamo godere, quindi, in parte è anche merito dell’ambiente nel quale si è sviluppato, sia come uomo che come calciatore.

Il suo approccio al mondo, il suo imprinting, Milinkovic-Savic lo ha in Spagna, a Lleida, a 150 chilometri dalla Barcellona di Picasso che abbiamo citato prima. Papà Nikola nella sua carriera gira l’Europa e nel ’95 è proprio in Catalogna, dove ha il suo primo figlio. Il contatto vero con il calcio, però, Sergej lo vive in Austria dove, tra il 2001 e il 2004, il padre gioca al Grazer. Lì decide che quella sarebbe stata la sua strada, tralasciando così la palla a spicchi di mamma Milijana. La primissima formazione calcistica, quella che prima di passare per la pratica è soprattutto visiva, Sergej la ha quindi nel contesto più mitteleuropeo possibile, in un calcio che, lontano dai dettami del football slavo, fa della concretezza la sua unica – e neanche tanto solida – certezza, portando quasi all’atrofia qualsivoglia senso estetico.

 

Balcanico

Il passaggio in patria è però obbligato. È qui che fenotipo e genotipo si incontrano. Ha in sé, nei propri geni, determinate caratteristiche, ha bisogno, però, di un ambiente in cui quelle sue capacità possano svilupparsi. E il calcio dei Balcani è perfetto per questo.

A Bernardo di Chartres, filosofo francese del dodicesimo secolo, è attribuita la massima “Siamo nani sulle spalle dei giganti” e io, che alle certezze della biologia preferisco i dubbi della filosofia, seguendo quest’indicazione mi affido a un gigante del giornalismo sportivo. Se si parla di sport e mondo slavo non si può non chiamare in causa Sergio Tavcar, storico commentatore di basket, con qualche scorribanda nel mondo del pallone. A lui si deve la definizione più bella di quell’approccio allo sport che in parte è lo stesso di Milinkovic-Savic:

I Balcani non sono una regione, ma uno stato d’animo […] e per gli Slavi l’avversario non lo si batte. Lo si umilia.

È qui che genotipo puramente slavo e fenotipo, meravigliosamente congiunti, si trasformano in tocchi eleganti di suola, dribbling rischiosi e giocate di fino magari non necessarie, ma belle. È il mondo per affermare la propria superiorità sull’avversario, concedendosi il lusso di lasciarsi andare ad un gesto solo per se stessi e solo per estetica.

Milinkovic-Savic in azione contro il Napoli | numerosette.eu
Tunnel a Hysaj e scarico dietro, tutto di suola.

Essere Milinkovic-Savic vuol dire portare su di sé la massima espressione dei suoi geni. È l’apoteosi dell’idea di calcio e di sport del mondo slavo, così irrazionale e spavaldo. Contemporaneamente, a questo senso estetico sviluppatissimo si abbina la concretezza, quella sì prettamente europea e acquisita durante la crescita, che porta a fare 12 gol in un campionato tattico come quello italiano. La parentesi in quella fucina di talenti che è il Genk è il perfetto completamento di questo processo bivalente. È stata il passaggio necessario per far sì che le due metà, quella dell’estetica pura e quella della concretezza, si amalgamassero meglio. Dall’equilibrio di questa dicotomia, apparentemente insanabile, è venuto fuori uno dei giocatori più dominanti del nostro campionato.

 

Milinković-Savić sarà

A pochi giorni dal Mondiale e con un mercato da protagonista appena iniziato, Milinkovic-Savic può essere esattamente tutto quello che vuole. Alla fine del 2017 il suo mancato utilizzo è sembrato un errore imperdonabile agli occhi della Federazione,. che ha quindi esonerato il tecnico Muslin nonostante la qualificazione per i Mondiali Ora ha un ruolo da protagonista in una nazionale non eccelsa ma con elementi molto interessanti. Ha gli occhi di tutto il mondo per la prima volta puntati addosso e la necessità di far valere il proprio talento.

Fino ad ora abbiamo parlato di caratteristiche genetiche e di influenza dell’ambiente, come se Sergej fosse una materia amorfa da plasmare. Ora deve essere il Serbo in prima persona ad imprimere con decisione la direzione alla propria carriera. Senza più spinte esterne o genetiche, per rimanere al vertice dovrà trovare in sé l’ultimo tassello, quello dell’unione definitiva tra la metà dell’estetica e quella della concretezza per passare dallo status di talento a quello di campione.

È un processo nel quale molti giocatori estremamente dotati si sono persi. Ma Milinkovic-Savic no, lui è diverso, lui è uno stato d’animo.

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