Essere Mondiale: Mbappé

Kazan Arena, 30 giugno 2018. All’undicesimo minuto di Francia-Argentina il numero dieci dei bleus, Kylian Mbappé, fa spalancare la bocca ai quarantamila spettatori assiepati sulle tribune. Ha appena eseguito un gesto atletico di una complessità straordinaria, sbloccando una partita tutt’altro che facile.

Di quella progressione si parlerà a lungo. Mbappé approfitta delle linee corte francesi per recuperare palla nella propria metà campo, per poi lanciarsi nell’area avversaria come un runningback. La sua falcata è lunga il doppio di quella degli altri in campo; Mascherano lo insegue per venti metri e poi lascia il compito a Rojo, convinto di aver neutralizzato l’ala francese obbligandola a spostarsi a sinistra. Rojo cerca un contatto con Mbappé per rallentarlo e poi intervenire. Ma non appena sfiora l’attaccante francese viene travolto dalla sua velocità straordinaria. Rimane agganciato al numero 10, gli frana addosso, e causa il rigore.

Facciamo un gioco: contiamo il numero di falcate che occorrono a Mbappé per fare settanta metri palla al piede. Rojo ci ha provato e ha perso la testa.

La consacrazione

Kylian Mbappé, ovviamente, non è arrivato a questo mondiale da sconosciuto. Se a diciannove anni puoi permetterti di indossare la numero 10 della selezione francese più forte dopo il 1998, sicuramente vuol dire qualcosa. Ma si aveva l’impressione che Mbappé non fosse un vero fuoriclasse. Forse perché non è appariscente come Neymar, carismatico come il suo connazionale Griezmann; forse perché è sempre stato all’ombra di altri, tanto al Monaco quanto al Paris-Saint-Germain.

Mbappé vs. Argentina, con Griezmann | Numerosette Magazine
Mbappé con il suo starring partner anche nelle esultanze. Alle loro spalle, Olivier Giroud che ha faticato a tenere quelle velocità.

Con quella progressione al minuto 11, Mbappé ha liberato tutto il potenziale dormiente di una carriera che potrebbe diventare fenomenale. Spostato sulla destra in un terribile tridente con Griezmann e Giroud, Mbappé ha dato l’impressione di essere imprendibile. Ma c’è di più: nell’epoca dei divi, forse abbiamo trovato l’anti-divo, il modesto per eccellenza, che pur avendo un talento incalcolabile non deve necessariamente metterlo in mostra. Per tutti questi motivi, Mbappé entra a testa alta nella più onorevole delle nostre rubriche, Essere.

Essere un numero 10

Contro l’Argentina Mbappé ha fornito la migliore prestazione della sua carriera, che eguaglia e forse supera il doppio scontro con il Manchester City nella Champions League di due edizioni fa, quando una sua doppietta eliminò la squadra di Guardiola agli ottavi di finale.

Mbappé contro il Manchester City | Numerosette Magazine
Ci sono Mbappé, Otamendi e Caballero. Non è un déjà-vu, e neppure una barzelletta. Si tratta degli ottavi di finale tra Monaco e City. La progressione del 29 vi ricorda qualcosa?

I paragoni per lui fioccano da ogni parte del mondo. In Brasile hanno subito detto che, dopo Pelé, soltanto lui è riuscito a segnare una doppietta nella fase finale del mondiale a meno di vent’anni. Ma qualche commentatore ha addirittura scomodato Ronaldo O Fenomeno, ponendo a confronto le progressioni di due giocatori dotati di velocità, muscolarità e tecnica impressionanti.

Certo, Mbappé conserva la modestia di questi grandi attaccanti brasiliani, ma non è una prima punta e l’ha dimostrato con l’Argentina, facendo vedere i sorci verdi alla disorganizzata linea difensiva di Sampaoli e segnando due gol di pregevole fattura. Grandissimo contropiedista, Mbappé è stato messo nelle migliori condizioni dai suoi compagni di squadra: non solo Pogba, che nel primo tempo lo ha pescato con un lancio meraviglioso, ma anche Giroud, che è un attaccante molto intelligente, e persino Griezmann, che ha volontariamente fatto da comprimario al suo connazionale in stato di grazia.

Mbappé con Messi | Numerosette Magazine
Lo sguardo spento di Messi, lo sguardo di chi si sente solo di fronte a un destino troppo forte. Davanti a lui, Mbappé va a stringergli la mano e quasi si sente imbarazzato.

Reazioni a caldo

Quando Mbappé è stato sostituito al minuto 87, si è seduto in panchina come se avesse appena giocato con gli amici, al parchetto dietro casa. Proprio lui, che fino a cinque anni fa – da ragazzino, ovvio – giocava nella squadretta allenata da suo padre. Il calcio, si sa, è imprevedibile: e vedere un diciannovenne che si carica una nazionale sulle spalle, nello stesso mondiale in cui i trentenni Ronaldo e Messi vengono eliminati agli ottavi, fa notizia. E ora che si è attivato persino Neymar (chiedere al Messico per ulteriori informazioni) rimane da chiedersi se non siamo di fronte a una nuova diarchia, a una coppia di mostri sacri di proprietà del PSG.

Mbappé e Neymar al PSG | Numerosette Magazine
Giocatori simili e diversi allo stesso tempo. Attaccanti letali, con un approccio completamente differente alla partita. Neymar di fioretto, Mbappé a cavallo, uno coi tatuaggi e i capelli ossigenati, l’altro rasato come un bambino di sette anni. Giocano uno sport diverso che termina allo stesso modo: con la palla in fondo alla rete.

Alla Francia era mancata per troppo tempo un’ala del genere. Dopo Tierry Henry, il ruolo era rimasto vacante; lo stesso Griezmann fa finta di essere un esterno, ma il Cholo Simeone ha fatto capire a tutti che Antoine è devastante se gioca in zona centrale. Dopo tre partite non proprio entusiasmanti, Mbappé ha approfittato delle praterie della retroguardia argentina per dimostrare il suo fondamentale migliore: la velocità. Mbappé è veloce, velocissimo, ma rimane sempre lucido: non è come i ghepardi che possono tenere la velocità di picco per pochi secondi, è un cavallo di razza, un mustang, capace di sfiancarti per novanta minuti e trafiggerti per due volte senza alcuna esitazione.

Atipico

Certo, far parte della nazionale più talentuosa del torneo aiuta. Solo a leggere i nomi c’è da prender paura: su tutti Pogba, ma anche Griezmann, Fekir, Kanté, Varane. Per non parlare dei gregari come Pavard, che sentono la fiducia della nazione e riescono a tirar fuori dal cilindro giocate irripetibili. Una nazionale stravagante, piena di artisti. Dalle esultanze ai tagli di capelli, Mbappé spicca per la sua genuinità. Nella corsa come nella vita, Kylian si mantiene incredibilmente essenziale. Questione di aerodinamica: il campione del PSG non può appesantirsi con orpelli inutili. Non ha bisogno di criniere alla Pogba, di esultanze alla Griezmann, di improvvise acrobazie alla Giroud. Mbappé ha una tecnica buona, che diventa surreale quando la applica alla velocità. Così può trafiggere Armani nel suo primo gol, spostandosi la palla all’improvviso e silurandolo con un sinistro tutt’altro che amichevole. Ma così può anche mantenere una precisione invidiabile arrivando di gran carriera nel gol decisivo della partita, con un’azione da manuale della Francia, che parte dal portiere per far girare il pallone da destra a sinistra, spostando le pedine argentine come feticci inermi per portarlo al tiro.

Lloris
Hernandez
Varane
Umtiti
Pavard
Matuidi
Kanté
Pogba
Giroud
Griezmann
Mbappé

Tutto, in Mbappé, è atipico. Il suo talento, oscurato da altri calciatori forti come lui, ma sicuramente più appariscenti, è esploso quando ce n’era bisogno. E ora lo aspetterà il test più difficile: quello contro l’Uruguay, che ha una delle difese migliori del torneo e punta a fare la storia dopo aver eliminato anche il Portogallo.

Mbappé sarà

Gli almanacchi del calcio ricorderanno questo mondiale come quello della definitiva esplosione di Mbappé. Contro l’Argentina la crisalide si è rotta del tutto. Ora Mbappé non è più un giovane promettente, una stella nascente del calcio mondiale: è già entrato nell’empireo dei fenomeni. E per questa Francia non ci sono limiti, se non forse il Brasile.

Ma che cosa ne sarà di Mbappé dopo questo mondiale? Le intenzioni del PSG sono abbastanza chiare: lui e Neymar sono l’ossatura su cui costruire i futuri trionfi, possibilmente europei. Ma mentre si può discutere sulla fedeltà del brasiliano, Kylian potrebbe rimanere a Parigi per finire il suo apprendistato.

Qualcuno, tanto tempo fa, disse che i francesi non erano adatti al clima russo. Fu Fedor Dostoevskij, e possiamo tacciarlo di partigianeria. Ora, a un secolo di distanza, stiamo vedendo un giovane francese farsi largo verso Mosca. Certo, l’obiettivo è ancora distante, il mondiale è sostanzialmente un lancio di dadi, e molto spesso la casualità decide i risultati. Ma la Francia ha schiantato l’Argentina con un’arma che nessuno aveva calcolato: il contropiede. Vuoi perché nei gironi le squadre blasonate devono sempre fare la partita, vuoi perché le squadre latine, molto spesso, preferiscono gestire il pallone.

Ora la Francia ha riscoperto la cavalleria. E Mbappé conserva persino il vecchio spirito cortese. Per lui, la partita è un duello, con regole e onore. Nessuna scenata alla Neymar, nessun protagonismo eccessivo. Solo l’amore per il duello, lo scatto per scardinare la difesa avversaria, il diagonale per trafiggere il portiere. Noi speriamo che Mbappé mantenga la sua essenzialità che, dentro e fuori dal campo, è la sua qualità migliore.

L'esultanza di Mbappé | Numerosette Magazine

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