Immaginate il rettangolo verde come un immenso tappeto svolazzante, libero di veleggiare a cielo aperto con la sola forza delle voci e degli applausi tributati dallo stadio ogni frazione di secondo. Non è facile giocare in un campo del genere, sospeso nell’aria. Se la schiena d’asino lo rendeva unico, questi continui su e giù, saliscendi, ne fanno un vero e proprio labirinto.

Per fortuna c’è chi ha imparato a vivere sospeso nel vuoto, in mezzo alle nuvole, mostrandosi paziente e lungimirante allo stesso tempo, neo-classico e romantico, di sostanza e di fantasia senza dover necessariamente proferire parola. Il calcio italiano ha conosciuto uno dei calciatori più pittoreschi di sempre senza nemmeno accorgersene, il genio della lampada chiamato Fabio Liverani è passato con leggiadria proprio su quel tappeto verde, che si colorava di rosso ogni qual volta il talento di Roma se ne usciva con giocate come questa.

Abbiamo avuto l’onore di intervistarlo, provando a ripercorrere la sua carriera dagli inizi fino alla chiusura della parentesi rotonda con la maglia rosanero del Palermo.

Ad ogni squadra ed avventura assoceremo una parola o un aggettivo che proprio l’ex centrocampista ci ha fornito, provando a riassumere nel minor tempo possibile una carriera tanto variopinta quanto positiva.

PERUGIA – “fondamentale”

Apriamo la prima parentesi facendo un doveroso passo indietro, nuovo millennio. Il Perugia del 2000 era una sorta di paese della Cuccagna: giocatori di ogni tipo, qualsiasi ruolo e prezzo. Fra questi si nascondeva, ovviamente, proprio un giovanissimo Liverani.

32 partite in una sola stagione furono un chiaro segnare di quanto Serse Cosmi, mentore di Fabio a tutti gli effetti, riponesse fiducia nelle doti indiscutibili ma ancora nascoste del giovane centrocampista. Lento ma letale, capace di infiammare le azioni con la stessa facilità con cui le riusciva a rallentare.

“Serse Cosmi è stato l’artefice principale del mio successo, oltre che un grande maestro – ammette Liverani – Io giocavo a Viterbo in Serie C quando venni scoperto, c’è sempre stata una stima reciproca anche perché fu lui il primo a decidere di spostarmi in mezzo al campo nel ruolo che ho poi sempre ricoperto nei miei anni in Serie A”.

Piccolo passo avanti, siamo ai tempi della Lazio: qualità del video decisamente rivedibile, esterno piede sinistro da rivedere in eterno.

In questa rete ho usato più l’istinto, Gigi era uscito per rimediare di testa ad un errore di Tacchinardi e  sapevo che fosse fuori posizione, ho pensato che da lì avrei dovuto calciare

Più alla sostanza che alla forma insomma, fatto sta che ne è uscito fuori un capolavoro.

LAZIO – “consacrazione”

Servono 25 miliardi di lire ai biancocelesti per acquistare Liverani, che firma un contratto di cinque anni con la squadra reduce dalla storica vittoria del campionato 1999-2000. Bisognava rimpiazzare fra gli altri Sérgio ConceiçãoPavel Nedved ed Attilio Lombardo, oltre al centrocampista romano arriveranno Gaizka Mendieta, Lucas Martín CastrománKarel Poborský, Stefano Fiore e Giannichedda. Tante pedine per tanti impegni, ecco perché troverà spazio nonostante la folta concorrenza per tutti i 5 anni: 126 presenze, la fascia da capitano ed una una Coppa Italia in bacheca.

“Le più grandi gioie calcistiche della mia vita resteranno due: la vittoria in Coppa Italia nel 2004 e il mio esordio in nazionale il 25 Aprile del 2001”.

Il segreto per farla da padrone in mezzo al campo per alcuni si chiama forward thinking, il pensare avanti, per te si trattava forse dello slow foot?

“Non credo si trattasse di quello – replica Liverani – penso che la velocità di pensiero e di esecuzione siano le chiavi per guidare il centrocampo. Devi lavorare sulle cose che ti riescono meglio, quelle in cui non fai fatica. Devi saper mettere in mostra i tuoi pregi per poter mascherare i tuoi difetti. Io, ad esempio, non essendo mai stato un velocista ho sopperito alle mie mancanze con la velocità di esecuzione”.

“Dove non arrivava con la tecnica arrivava con l’intelligenza” disse un giorno Fulvio Collovati di Gianluca Signorini, storica bandiera del Genoa. Ecco, prendete entrambe, intelligenza e tecnica, unitele insieme e mischiatele con un pizzico di lentezza: shakerandoli un po’ otterrete il gioco del regista arretrato per eccellenza, Fabio Liverani da Roma.

Ammettilo, non hai neanche guardato il portiere

“Questa rete contro l’Ancona è stata più ‘programmata’, ho rubato palla a metà campo con Simone Inzaghi e Corradi che attaccavano la profondità, quindi ho cercato di anticipare tutti fintanto il tiro e battendo il portiere con un pallonetto” ha ammesso.

FIORENTINA – continuità

Liverani arriva a Santa Maria Novella nel 2006 con una valigia piena di certezze ma a parametro zero, motivo per cui riesce a cominciare la sua avventura – come al solito – leggermente in sordina. Da potenziale giocatore chiave lo diventa a tutti gli effetti, diventando un titolare inamovibile capace di collezionare 64 presenze in sole due stagioni con la maglia viola.

Nella seconda stagione arriva la qualificazione in Champions League oltre ad una semifinale in Coppa Uefa persa ai rigori contro i Rangers di Glasgow.

PALERMO – esperienza

Ovunque sia sbarcato ha sempre dovuto avere a che fare con presidenti sui generis: da Gaucci al primo Lotito, fino ad arrivare a Zamparini.

Proprio in Sicilia con la maglia del Palermo vivrà una seconda vita, vicino a Migliaccio e a supporto di Fabrizio Miccoli, in una squadra talmente abbagliata dal talento lucente di Cavani e Pastore che le magie di Fabio Liverani passavano quasi in secondo piano.

Appunto, quasi.

Palermo

L’avventura in rosanero sarà ricca di saliscendi, emozioni a non finire, un po’ amara sulla punta della lingua ma alla fine sinonimo di dolcezza. Qui riesce nella brillante impresa di instaurare un buon rapporto con il presidente Zamparini, che lo considera il nuovo capitano della squadra dopo la partenza di Barzagli direzione Wolfsburg, qui si fa male e perde proprio quella fascia che verrà affidata a Fabrizio Miccoli, qui ritrova persino quel Serse Cosmi che tanto lo aveva voluto a Perugia undici anni prima. A Palermo, con il ritorno alle origini, si chiude di fatto la sua carriera, si chiude un cerchio meravigliosamente rotondo ma la nostra parentesi rimane per il momento leggermente aperta.

“Ricordatevi che i miei consigli non sono allenanti, lo sono invece il coraggio ed il sapersi mettere sempre a disposizione della squadra – conclude Liverani – Bisogna imparare dagli errori che non vanno ripetuti, bisogna far capire all’allenatore che si è disposti ad ascoltare, che si vogliono fare dei passi avanti”.

Passi avanti, un po’ come quelli fatti proprio dal centrocampista centrale nel corso della sua carriera, cominciata alla Lodigiani e terminata nel Lugano, con in mezzo un oceano di esperienza praticamente su tutti i campi d’Italia.

Liverani è stato un leader, un funambolo abile famoso per l’equilibrio instabile, quella camminata particolare con cui però riusciva a non perdere mai la palla, a regalare magie e stupire tutti con colpi tanto stravaganti quanto dannatamente utili alla causa, sempre per la squadra e mai fini a sé stessi. Anche se alla fine si rischia di restare nella penombra per le poche reti o i momenti di gloria personale, poco importa.

Il calciatore che sa stare al suo posto vince sempre sugli altri, perché pallone dovrebbe essere sinonimo di umiltà e farlo girare per la squadra con intelligenza e traiettorie imprendibili è una dote unica ed invidiabile, un po’ come la carriera tortuosa di Fabio Liverani.

A proposito di curve, chiusa la parentesi rotonda.

 Anche per oggi non si vola

 

La canzone che ha ispirato il nostro titolo è degli Stadio, mentre un grazie speciale va a Fabio Liverani, alla sua serietà e disponibilità.