Seconda Pelle: la Maglia Azzurra

Spesso non possiamo prescindere il dettaglio dalla nostra memoria collettiva. Spesso, anzi, è proprio quel dettaglio ad arricchire i ricordi, a renderli più vividi. Esistono poi alcuni elementi, talvolta anche marginali, che possono certamente cascare all’occhio, ma che non possiedono un reale valore intrinseco nella totalità del contesto e che invece diventano essenziali per ricostruire un intero background temporale, e talvolta anche sentimentale. Così, ad esempio, un appassionato di calcio non può non ricollegare il logo “Pirelli” se non all’Inter, e dunque alla sua tradizionale divisa nerazzurra. Allo stesso modo è ormai imprescindibile il legame Nazionale italiana e maglia azzurra, che vede alle sue spalle una storia di ben 116 anni.

Seconda Pelle
a cura di Alessandro Triolo, fondatore di Zona Maglie

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Azzurro cristiano e regale

L’azzurro è dunque il colore che ormai rappresenta l’intero movimento sportivo italiano. Per risalire alle sue origini dobbiamo ritornare al 6 gennaio 1911, giorno dell’amichevole fra Italia e Ungheria presso l’Arena di Milano. La Nazionale, che fino ad allora era entrata in campo solo con una divisa interamente bianca e contraddistinta da un nastro tricolore cucito sul petto, decise di presentarsi con una maglia a polo di colore azzurro, pantaloncini bianchi e calzettoni neri. Le ipotesi di questo cambio di rotta stilistico sono state diverse: chi pensava avessero tratto spunto dal bleu del completo francese; chi, invece, sosteneva fosse servito per distinguerli dagli ungheresi, o dalla presunta neve (e nebbia) tipica del gennaio milanese; e chi, d’altra parte,  giustificava la scelta come un evidente riferimento al mare che avvolge la nostra penisola. La realtà dei fatti, però, sembra essere ben altra e la si può rinvenire notando che lo stemma cucito sulla maglia di quel periodo non è altro che lo stendardo dei Savoia, all’epoca casata regnante in Italia. Il colore della famiglia sabauda era infatti lazzurro, simbolo della Madonna cristiana, sopra il quale campeggiava lo stemma rosso con croce bianca, utilizzato per l’appunto nelle prime divise della Nazionale dal 1911 in poi.

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Il primo completo azzurro della Nazionale (1911)

Colori e simboli del Ventennio

Lo stemma sabaudo e il suo azzurro verranno accompagnati durante il ventennio fascista dal fascio littorio e dal colore nero, utilizzato in alcune partite proprio per le divise da gioco, in sostituzione del colore primario. Gli anni ’30 rappresentano per la Nazionale di calcio un periodo estremamente florido: è infatti l’era di Vittorio Pozzo, storico commissario tecnico con il quale l’Italia conquistò i suoi due primi mondiali (nel ’34 e nel ’38) e un oro olimpico nel 1936. La maglia è caratterizzata da un evidente scollo a V.

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L’Italia di Pozzo

Gli anni del dopoguerra e i ruggenti ’60

Colletto largo e laccetti bianchi: era così la prima divisa dell’Italia del dopoguerra. Soprattutto, sono questi gli anni in cui a campeggiare sull’azzurro sarà il tradizionale scudetto tricolore, posto sulla sinistra del petto. Ovviamente ancora di produzione artigianale, ricordiamo anche una maglia azzurra con colletto a girocollo, modello cult riproposto anche nei primi anni 2000 da Kappa. In quel decennio non si disputò nessuna edizione del Mondiale, per poi riprendere dal 1950 in Brasile.

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Come vedremo in seguito, il brand italiano Kappa riprenderà anche un altro elemento che ha caratterizzato la storia della maglia azzurra negli anni ’50 e ’60. È infatti questo il periodo in cui verrà disegnato il nuovo logo della Nazionale, che continua a riprendere la classica forma “a scudetto” con l’aggiunta della scritta “ITALIA” in oro all’interno di un riquadro nero sovrastante il tricolore.

La Nazionale degli anni ’60 vive due eliminazioni: nei Mondiali del 1962 in Cile e, quattro anni dopo, con la famosa sconfitta contro la Corea del Nord a Middlesbrough, sebbene a vestire la maglia azzurra fosse una memorabile generazione di talenti quali Riva, Albertosi, Facchetti, Rivera, Bulgarelli, Mazzola. Negli stessi anni anche la divisa italiana mutò più volte forma: nel ’62 ritroviamo il colletto a polo chiuso da due bottoni sul petto, mentre nel ’66 vengono accostati  all’azzurro della maglia, stavolta con colletto a girocollo o talvolta con scollo  V, i calzettoni neri, per motivi regolamentari. Sul finire dei roboanti Sessanta l’Italia calcistica tornerà a fare storia: conquista infatti nel 1968 l’Europeo disputato in casa e, nel 1970, un entusiasmante secondo posto nel Mondiale tenutosi in Messico, impreziosito dalla partida do siglo: la celebre Italia-Germania 4-3.

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Mazzola e Rivera nel mondiale del ’70

Il primo contratto

Anche il calcio, in questi anni, va sempre più verso una sua massiccia industrializzazione di massa. Compaiono infatti i primi importanti sponsor tecnici sulle divise dei grandi club, ormai consci della loro progressiva aziendalizzazione. E proprio in questo decennio avviene, nel 1970, il primo contratto ufficiale con un brand d’abbigliamento sportivo. Sui calzettoni della Nazionale compaiono le tre storiche tripes adidas in bianco. L’accordo con il colosso tedesco fu però parziale: adidas, infatti, fornì soltanto tute e calzettoni, mentre la maglia e i calzoncini restavano prodotti dalla ditta italiana Baila.

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Rivera nel mondiale del ’74 con i calzettoni adidas

Pablito e il gallo di Spagna ’82

A incidere un segno indelebile sulla memoria collettiva della maglia azzurra fu invece Le Coq Sportif con il quale la Nazionale si era legata nel 1979. L’11 luglio del 1982 in ogni piazza della penisola si festeggia: l’Italia è campione del mondo, campione del mondo, campione del mondo. La meravigliosa squadra di Bearzot è trascinata dai gol di Paolo Rossi, dalla storica e arcigna marcatura di Gentile su Maradona, dall’estro di Bruno Conti, dalla fierezza di un Dino Zoff ormai quarantenne. E dalle divise Le Coq Sportif. L’azienda francese realizza per l’Italia del Mondiale spagnolo una maglia caratterizzata da decorazioni tricolori sul colletto a polo e sulle maniche che, assieme al font “a cubi”, fanno parte di una gloriosa parte di storia azzurra . Cambia più volte anche il logo: prima viene aggiunto sul tricolore, nella parte bianca, l’acronimo della FIGC in verticale,  ma venne subito rimosso dopo la conquista del Mondiale, così come la dicitura “ITALIA”, sostituita da tre stelle dorate.

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Paolo Rossi durante Italia-Brasile del Mondiale di Spagna, 1982

 Campioni made in Italy

Nel 1984 termina il rapporto con il brand francese e subentra, seppur per poche gare, il marchio italiano Ennerre, in voga in quegli anni fra le squadre di Serie A. Al Mondiale messicano del 1986 l’Italia si presenta vestita da Diadora, che riprende ampiamente il modello di Le Coq Sportif utilizzato quattro anni prima, ma proponendo una diversa qualità dei tessuti che diventano translucidi. Continua il rapporto con il made in Italy anche durante il Mondiale giocato in casa con lo stesso modello utilizzato in Messico; Diadora fa ovviamente man forte sul merchandising, vista l’invitante opportunità, tant’è che non è arduo trovare tuttora a prezzi bassi la maglia azzurra di Italia ’90.

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Schillaci e Baggio, eroi di Italia ’90

Intanto, tra il 1984 e il 1991 vedremo altri due restyling del logo della Nazionale. Prima viene realizzato uno stemma tondo caratterizzato da una cornice dorata, le tre stelle, anch’esse in oro, l’immancabile tricolore sulla destra e la scritta “ITALIA” in oro (visibile nella foto sovrastante). Nel 1991 il marchio cambia nuovamente forma: la FIGC indusse infatti un concorso per ridisegnare il logo della Federcalcio; a vincere è la proposta della designer Patrizia Pattacini che presenta una “I” stilizzata dentro la quale vengono introdotti il tricolore, sulla base, il nome scritto per intero della FIGC, le tre stelle dorate su riquadro azzurro e un tondo interamente azzurro posto sopra sulla sinistra. Un modello che, oggettivamente, non sembra convincere pienamente, specie per l’estrema riduzione del tricolore, ma che vive di luce riflessa nei ricordi di chi vive ancora con nostalgia il calcio di quel lungo decennio.

A un passo dalla gloria: gli azzurri del ’94

Nel 1994 l’Italia sbarca negli States con alcuni nuovi piccoli dettagli sulla tradizionale casacca azzurra. Cambia innanzitutto il tessuto, con la tecnica serigrafata che ha permesso di porre tono su tono il nuovo stemma della Nazionale su tutta la maglia e vengono inoltre inseriti dei piccoli triangoli verdi, bianchi e rossi sulle maniche e sul colletto a polo. Era quell’indimenticabile periodo in cui il numero 10 fu un certo Roberto Baggio e ad accarezzare il sogno della quinta coppa, assieme a tutta l’Italia, fu il maestoso Franco Baresi.

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L’Italia col baffo

Erano anche gli anni in cui l’americana Nike acclamò la sua prepotente introduzione nel panorama sportivo internazionale. Si potrebbe infatti affermare che proprio il brand d’oltreoceano ebbe il merito di realizzare una vera e propria rivoluzione nel settore, contendendosi con gli inglesi della Umbro e la sempreverde adidas l’egemonia del merchandising calcistico con prodotti più mirati dal punto di vista tecnico e commerciale. E, proprio con Nike, la Federcalcio italiana stringere un accordo nel 1995. Per il primo anno il marchio statunitense realizza una splendida maglia caratterizzata da un vistoso colletto bianco, bordato da una sottile rigatura per la prima volta dorata, una trama serigrafata con la quale venne posto in risalto, al centro, uno stemma celebrativo dei tre mondiali conquistati, e il ritorno del tricolore sulle maniche. Ancora il marchio tecnico non è visibile, per regolamento, sulle divise ufficiali.

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Nel ’96, invece, all’azzurro tradizionale segue la massiccia presenza del bianco e del colore oro sul colletto, ridisegnato in uno stile più moderno, e sulle maniche. Una nuova identità per nuovi tempi, che però non fu esule da critiche: venne infatti giudicata negativamente la scelta di porre la scritta “ITALIA” sottostante al numero, sul retro.

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Albertini e la maglia Nike del ’96

Per il Mondiale di Francia del 1998, Nike effettua un totale ripristino della maglia azzurra: svaniscono gli ampi inserti bianchi e dorati e la vestibilità sembra essere più larga di quelle delle due antecedenti.

Ripristino vintage targato Kappa

L’anno successivo alla cocente eliminazione ai rigori contro i francesi è segnato dal ritorno di un brand italiano con Kappa. Il progetto svolto dall’azienda torinese è rivolto a una totale rivisitazione dello stile più vintage e storico della maglia azzurra: ripropone infatti non solo i modelli degli anni Cinquanta, caratterizzati dalla sobrietà e dalla assenza di altri colori al di fuori dell’azzurro, ma persino reintroduce lo stemma del periodo.

Torna infatti a campeggiare sulla maglia della Nazionale il classico scudetto tricolore con la scritta “ITALIA” posta sopra.

Nel 2000 il ritorno al passato è sempre più evidente: il tipico stile Kombat di Kappa conferisce una vestibilità più conforme al fisico degli atleti e l’azzurro viene schiarito. Due anni dopo, intanto, è ancora la Francia a gravare sui sogni italiani, stavolta in finale con Trezeguet ai tempi supplementari. Ma una voce sembra sussurrare che, prima o poi, ci rifaremo.

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Il completo Kappa di inizio millennio

Stesso modello per le divise del 2002, anno del famigerato Mondiale di Corea e Giappone. Anzi, Kappa sembra voler continuare a puntare sull’aderenza e sulla sobrietà, ma i suoi tempi in azzurro stanno già per terminare.

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Puma: matrimonio duraturo

Nel 2003 torna una tedesca in Nazionale con Puma e, ad essere onesti, non si presenta benissimo. La prima maglia che serve all’Italia è un qualcosa di già visto: il modello è infatti lo stesso utilizzato per la Lazio durante la stessa stagione, contraddistinto infatti da un elegante scollo a V “asimmetrico”. I colori, per la prima volta, sono dorati.

Le divise realizzate da Puma per Euro 2004 segnano invece, ancora una volta, un ritorno alla tradizione: maglia interamente e sobriamente azzurra con logo della Nazionale al centro, sotto al quale campeggiano i numeri in oro. Le tre stelle dalle maniche tornano a essere poste in risalto sopra lo scudetto ed è evidente come la Nazionale italiana, fino a quest’anno, probabilmente l’ultimo, resti affiancata all’idea di modelli estremamente classici, sobri ed eleganti.

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Innovazione e modernità

Dal 2006 la Federcalcio vuole cambiare e Puma la asseconda. Viene rilanciato l’ennesimo restyling del logo, adesso più squadrato e più moderno, con le tre stelle all’interno del tricolore e con al centro, ancora in piccolo, il logo della FIGC. L’azienda tedesca, dal canto suo, propone per il Mondiale in Germania una casacca dal colore più scuro con sfumature blu nella zona delle ascelle; i loghi Puma sono tre e d’oro, mentre il nuovo stemma viene posto al centro così come i numeri, anch’essi dorati. La novità stavolta risiede anche per i calzoncini, che sono azzurri, garantendo così un kit monocromatico per la prima volta nella storia della Nazionale. Le tante discussioni, per non chiamarle critiche, vengono però immediatamente spazzate via dalla meravigliosa conquista del quarto Mondiale. Il lavoro più estremo di Puma fino ad allora perde ogni giudizio estetico di fronte all’esultanza di Grosso e del suo non ci credo, non ci credo ripetuto anaforicamente fino allo sfinimento: parliamo dunque di reliquie, non di maglie, in tal caso.

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Il “Totti, Totti, Totti, Totti, Totti…” urlato da Caressa dopo il rigore contro l’Australia è storia.

Cambia ovviamente lo stemma, in vista della quarta stella, e ne approfitta anche la FIGC, che ripone e ingrandisce il suo anagramma, posto ancora al centro. Nel 2008 i campioni del mondo in carica affrontano l’Europeo con una maglia caratterizzata ancora una volta dal colore oro sulle maniche e sullo scollo a V, mentre nel 2009 Puma torna a ripescare dal passato. In occasione della Confederation Cup del 2009, il marchio tedesco riprende i primi colori della Nazionale italiana con un azzurro savoia particolarmente chiaro e, sorprendentemente, utilizza il marrone per pantaloncini e calzettoni. Puma ha preferito infatti evitare di usare il nero affinché non venissero posti dei presunti riferimenti al periodo fascista, in cui appunto era utilizzata tale scelta cromatica. La maglia, di per sé, è stata arricchita da minuzie in ogni dove, quali il lungo tricolore che scorre sulla destra, la scritta serigrafata “ITALIA” con quattro stelle tono su tono sullo sfondo, i piccoli inserti bianchi sulle maniche, il logo della Nazionale ingigantito per l’occorrenza.

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Tentativi di riassestamento post-Sudafrica

L’Italia atterra in Sudafrica nel 2010 ancora con Puma come fornitore ufficiale, ma le aspettative di una seconda era Pozzo decadono immediatamente, con l’eliminazione ai gironi. Il kit proposto da Puma torna a rivivere del binomio bianco-azzurro e presenta due lunghi inserti bianchi posti al di sotto delle spalle, una trama tono su tono che sembra voler rimandare all’idea di un’armatura, mentre il colletto assume una particolare forma “a stella” in verde, bianco e rosso.italia maglia 2010 | numerosette.eu

Due anni dopo la disfatta in terra africana, Puma propone per la divisa azzurra il diffuso colletto “alla coreana”, che va in bianco decorato da un sottile tricolore ai lati. Particolare anche la scelta di arricchire lo sfondo della casacca con una trama translucida, quasi a volere recuperare i tessuti anni ’90 di Diadora e Nike. Gli azzurri riusciranno a conquistare nell’Europeo di Ucraina e Polonia la finale contro l’inarrestabile nazionale spagnola, ma viene annientata con una sonora sconfitta per 4 a 1.

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Gli Azzurri a Euro 2012

Nel 2014, invece, l’Italia tenta di rifarsi in Brasile con un completo dalle sembianze eleganti, ma al contempo moderne. Il colletto è a polo, chiuso sobriamente da bottoni coperti sul petto, mentre ai lati scorrono sottili due stripes bianche; torna il tricolore sulle maniche, caduto precedentemente in disuso dopo la maglia Nike del ’95. Anche stavolta, però, la squadra guidata dal CT Prandelli avrà vita breve, venendo eliminata ai giorni da Uruguay e Costa Rica.

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L’Italia di Brasile 2014 con un kit monocromatico

Delusi e del tutto disillusi, l’Italia varca i Pirenei nel giugno del 2016 per l’Europeo in Francia. Puma per l’occasione realizza, ancora una volta, un completo dettato da precisi riferimenti al passato, quale l’ampio colletto a girocollo che sembra riportare alla luce i completi degli anni ’50 e ’60, ma attorniato anche da dettagli ultra moderni quali la trama translucida a righe verticali, la vestibilità attillata e due sottili strisce dorate lungo le spalle. Gli Azzurri perdono ai Quarti di Finale dopo i calci di rigore contro la Germania, ma con ben pochi rimorsi e con quella giusta rabbia nei confronti di chi ha affrontato il dischetto con una disarmante superficialità.

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(Ogni riferimento è puramente casuale, ndr)

Le quattro stelle sopra tutto

Giungiamo infine ai giorni nostri e, ancora una volta, nuovo logo e nuovo kit casalingo. Per quanto riguarda lo stemma, si decide di tornare a una forma più classica, che può ricordare lo scudetto utilizzato dopo la vittoria dell’82 per la forma superiore e, soprattutto, vengono poste in risalto le quattro stelle, motivo di vanto di un movimento calcistico italiano sempre più messo in discussione dagli scarsi risultati degli ultimi tempi. Per l’occasione, dunque, Puma effettua anche un restyling della maglia azzurra, virando sul blu navy come secondo colore per maniche e colletto, nuovamente a V, e dettagliato da una serie di particolari tecnici studiati ad hoc per la traspirazione durante la gara; campeggia inoltre fieramente il nuovo logo, posto sempre sulla sinistra, e la bandiera tricolore sulle maniche e dietro il colletto. Chissà, dunque, se il cambiamento stilistico possa segnare anche un reale riavvio di una Nazionale che, al momento, non sembra riuscire a riprendere la giusta rotta.

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Buffon è il testimonial Puma per la presentazione della nuova divisa azzurra

Abbiamo affrontato oltre 100 anni di storia della Nazionale italiana attraverso il racconto della sua maglia. Una storia che, come promettevo, sorvola il semplice dettaglio tecnico e le premesse aziendalistiche e commerciali dei tempi recenti per riportare alla luce un’epopea secolare: la storia di una maglia azzurra che, costantemente, ritroviamo a ogni partita della Nazionale, a ogni Europeo e a ogni Mondiale. E noi, di fronte all’azzurro, ci ritroveremo lì, forti e a volerci bene, in attesa di altri notti magiche.

 

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