Dopo il disastro

L’Italia di Mancini

Nei film post-apocalittici, soprattutto quelli più datati, succedeva spesso che a scenari deprimenti venissero associati personaggi moralmente negativi con i capelli a cresta, quasi a voler dire che quel taglio fosse una vanità da teppisti allo sbaraglio. Non tutti ricorderanno Wez di Mad Max 2, la pellicola che nel 1981 contribuì alla crescita della carriera di Mel Gibson, ma vi lascio una foto qui sotto per capire di cosa sto parlando.

Wez come Mancini | Numerosette Magazine

Ecco, il panorama dell’Italia calcistica odierna è molto simile a quello che si respira in questi mondi fantastici e derelitti, ma purtroppo nel nostro caso non c’è nulla di fittizio. Così, in continuità con ciò che succedeva nel mondo del cinema di qualche decennio fa, anche la nostra Nazionale è rappresentata da un uomo con un’acconciatura punk. Mario Balotelli, però, non combina nulla di eticamente discutibile da diverso tempo e in questi giorni si è addirittura parlato di concedergli la fascia da capitano, dopo che solo quattro anni fa era stato cacciato dallo spogliatoio azzurro come un figlio che ha rovinato la propria famiglia. La nuova nazionale guidata da Roberto Mancini sta ripartendo da zero e l’allenatore ha sperimentato parecchio in queste tre amichevoli di tarda primavera, riportando SuperMario al centro del progetto e assestando il lavoro attorno a qualche colonna portante.

Cerchiamo quindi di capire quali sono stati gli indizi riguardanti gli elementi su cui Mancini tenderà sviluppare la sua squadra, tenendo ovviamente in considerazione che l’ex tecnico dell’Inter ha ottenuto il posto da poco più di quindici giorni e che non è materialmente possibile pensare che abbia già trasmesso ogni aspetto della sua idea di gioco a chi scende in campo.

Costruire qualcosa di nuovo

Le tre amichevoli contro Arabia Saudita, Francia e Olanda hanno portato agli Azzurri nuova energia e solo una vittoria contro gli arabi, un pareggio nel match di ieri sera e una sconfitta prevedibile contro la squadra di Deschamps, tra le favorite per la vittoria del Mondiale che scatterà nel giro di una decina di giorni. Una delle necessità più impellenti che la debacle contro la Svezia aveva messo in evidenza è stato il ritardo con il quale si stava lanciando il nuovo ciclo di giovani giocatori, molto spesso sacrificati in panchina per far spazio a chi aveva più esperienza. Caldara, Berardi e Politano hanno esordito in azzurro; Donnarumma è stato convocato con sole quattro presenze alle spalle in Nazionale, Perin ne aveva una, Cristante, Verdi e Chiesa due, Jorginho tre (più due spezzoni nel 2016), Pellegrini tre, Romagnoli cinque, Rugani sei, Zappacosta nove. Il più vecchio di questo piccolo gruppo è il regista del Napoli, 26 anni: in pratica si sta parlando di una generazione che non ha ancora avuto la propria occasione.

Mancini ha manifestato, dunque, dal primo istante l’intenzione di lavorare sui talenti che il nostro calcio sta producendo, facendo scelte non semplici, ma necessarie come le mancate convocazioni degli ultimi eroi del 2006 (Buffon, De Rossi, Barzagli) e portando con sé solo tre giocatori sopra i 30 anni (Sirigu, Bonucci, Criscito). Lo svecchiamento è sempre un processo doloroso, ma lo abbiamo procrastinato a lungo diventando vittime di un atteggiamento passivo, basti pensare alla Nazionale di Lippi nel 2010. Per incominciare, quindi, Mancini ha deciso di fare una cosa semplice: dare spazio a chi non lo aveva ancora avuto.

Idea di gioco

Mancini si è sempre contraddistinto per non essere un allenatore integralista: anzi, ha continuativamente fatto emergere la sua abilità nel mettere in campo i giocatori nelle condizioni migliori per rendere al massimo delle loro possibilità. Per questo già prima dell’ufficialità sembrava un profilo adatto al ruolo di CT. Nelle tre partite disputate in questi giorni si sono visti in campo tutti i giocatori a disposizione del tecnico e quindi ci sono state poche possibilità di osservare un filo comune che rappresentasse le idee tattiche di Mancini.

Qualche punto cardine dell’impianto studiato per la Nazionale però si possono già notare: in fase di possesso i terzini si alzano molto per dare più opzioni al triangolo di costruzione formato dai due centrali e Jorginho (che ha giocato da titolare in tutte le sfide) con l’obiettivo di arrivare spesso sul fondo per produrre cross: in questo senso Zappacosta, che ha giocato contro Arabia Saudita e Olanda, sembra perfetto a destra, ma si è palesato limpidamente, soprattutto contro la Francia, il rischio di subire contropiedi pericolosi.

Le idee tattiche della nuova Nazionale di Mancini | Numerosette Magazine
Il triangolo di impostazione formato ieri sera da Rugani, Romagnoli e Jorginho. Criscito rimane alto ma si vede nell’nquadratura, è quello nel cerchio rosso. Zappacosta invece rimane fuori per la sua posizione avanzata. Questa offensività rischia di penalizzare l’Italia quando perde palla: per questo Mancini dovrà studiare un modo per evitare il più possibile le transizioni avversarie o per farsi trovare maggiormente pronti in casi del genere.

In generale l’Italia è piena di giocatori che hanno buona qualità tecnica, e infatti la tendenza della squadra di Mancini è quella di gestire il pallone e farlo muovere da una parte all’altra del campo cercando il momento giusto per verticalizzare, con la possibilità di lavorare anche su meccanismi di elusione dal pressing avversario che potrebbero essere molto utili soprattutto contro le nazionali più forti.

Sulla fascia sinistra Mancini sembra voler dare fiducia alla coppia Criscito-Insigne che, soprattutto contro l’Olanda, ha dato l’impressione di ottima chimica ricordando alla lontana quella catena in cui Ghoulam sostituiva l’ex-terzino del Genoa e che con Sarri a Napoli ha funzionato così bene. Nel tridente d’attacco del 4-3-3 la creatività di Balotelli e Insigne dovrebbe essere imprescindibile e nelle sfide di questo pre Mondiale effettivamente sono stati tra i più positivi.

Quando gli azzurri non hanno palla è sembrato chiaro che l’ex-tecnico del Manchester City chieda loro di pressare con uscite individuali, senza quindi generare un vero e proprio sistema di scalate ma affidandosi all’aggressività nei duelli singolari. Mancini, quind,  ha già mostrato alcune chiavi tattiche che probabilmente segneranno la sua gestione, mostrando idee di gioco che sembrano essere nelle corde del gruppo.

Cosa ci rimane?

Il lutto dovuto all’assenza del tricolore ai prossimi Mondiali probabilmente non è stato ancora del tutto assorbito, e guardare dalla televisione con distacco ciò che avverrà in Russia permetterà a tutti di avere le idee più chiare riguardo a cosa significhi non essere presenti a un evento del genere. La vita però va avanti e ripartire è il primo step per poter tornare in palcoscenici che la tradizione italiana reclama. Mancini è stato scelto accuratamente dal sub-commissario Costacurta e il suo profilo, sia per il momento della sua carriera sia per la sua modalità di gestione della squadra, sembra essere uno di quelli giusti per ricostruire fondamenta solide. Per avere conferme ulteriori, e magari qualche vittoria prestigiosa, dovremmo aspettare ancora alcuni mesi, ma intanto la Nazionale sembra aver iniziato quel processo di rinnovamento tanto auspicato, con alcuni concetti già ben precisi, concedendo spazio e fiducia a chi non ne aveva ancora avuta, ponendoli nelle giuste condizioni tattiche per potersi esprimere.

Quello che ci voleva per esplorare il potenziale di un gruppo di giocatori di buona qualità, che Ventura non è stato in grado di amministrare, e che Mancini avrà l’obbligo di valorizzare: non per vincere da subito, ma per avviare un processo tanto -forse- lungo, quanto -sicuramente- imprescindibile.

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