Do Rio Travelogue: Simply the best

Hanno sofferto a volte, spesso si sono affidati più al talento del singolo che al gioco di squadra, non sono stati esaltanti come in altre occasioni, ma alla fine l’epilogo è sempre lo stesso. Sul gradino più alto del podio ci vanno loro, i giganti a stelle e strisce, gli USA, con il loro smisurato talento e i loro difetti, ma sempre con la consapevolezza di essere ancora e comunque i più forti. Con buona pace dei serbi e della loro scuola cestistica, comunque ancora una volta una delle migliori in Europa: il loro argento rappresenta un grande traguardo. Ma andiamo con ordine, perché prima della finalissima c’era un’altra partita importante.

"Ehi ragazzi, siamo ancora noi i più forti!"
“Ehi ragazzi, siamo ancora noi i più forti!”

Appendice alla Finale è stata infatti la “finalina” per la medaglia di bronzo tra le due grandi deluse delle semifinali, la Spagna di Pau Gasol e l’Australia di Dellavedova. A presentarsi meglio a questa sfida è certamente la Roja: tutto sommato una sconfitta con gli Stati Uniti può essere accettata e metabolizzata abbastanza in fretta. I Boomers invece non hanno solo perso, ma sono stati letteralmente umiliati dalla Serbia dal primo all’ultimo minuto. La sensazione è quella di aver perso un’occasione più unica che rara ed è chiaro che, dopo essere stata la rivelazione del torneo, tornare a casa a mani vuote rappresenta un fallimento.

Così la lotta con il bronzo si apre con un’Australia timida e poco vivace, che solo in prossimità della fine del secondo quarto riesce ad avvicinare nel punteggio la Roja, al termine di una prima metà di gara ad essere onesti piuttosto bruttina. Gli ultimi due quarti sono invece stupendi, perché le due formazioni smettono di pensare con rammarico alla semifinale persa e si concentrano sull’obiettivo da raggiungere.

Gasol: El Jefe de La Roja
Pau Gasol: El Jefe de La Roja

Gasol, all’ultimo ballo con la maglia della nazionale (così come La Bomba Navarro e Felipe Reyes) ne mette 31 con 11 rimbalzi, mentre dall’altra parte sono soprattutto Mills (30 punti per lui) e l’orgoglio di Motum a tenere in piedi l’Australia. Nessuno vuole mollare e a decidere la partita sono due tiri liberi del Chacho Rodriguez a pochi secondi dalla fine -su fallo fischiato generosamente, per usare un eufemismo- a consegnare alla Spagna la terza medaglia olimpica consecutiva. La generazione di Gasol va direttamente nell’Olimpo delle grandi nazionali di sempre, l’Australia invece torna a casa con mille rimpianti per l’occasione sciupata ma anche tra gli applausi per lo splendido torneo disputato.

Fiesta!
Fiesta!

Dopo questa doverosa parentesi, necessaria per raccontarvi la finale che assegnava la medaglia di bronzo, veniamo alla Finale tra Serbia e USA.

L’attesa è vibrante: la Serbia non ha nulla da perdere e la possibilità di scrivere una pagina indelebile nella storia dello sport è davvero ghiotta. Gli USA, dal canto loro, sentono un po’ di pressione e partono contratti. Per praticamente tutto il primo quarto il piano di Djordjevic, fatto di difesa d’anticipo e transizioni veloci, funziona: Macvan e Raduljica sono perfetti mentre gli USA peccano al tiro da fuori. Sul 14 pari, è lecito aspettarsi una finale equilibrata. La bomba di Kevin Durant sul finire della prima frazione costituisce però un semplice segnale che anticipa ciò che verrà: da lì in poi inizia un’altra partita.

È infatti nel secondo quarto che il nuovo acquisto dei Golden State Warriors inserisce la modalità serial killer, realizzando 17 punti in una sola frazione. Cousins mette il dito nella piaga e ai poveri serbi non rimane che assistere da vicino allo show messo in piedi da KD e compagnia: si va al riposo sul +23 Stati Uniti. La finale è già terminata.

Selfie d'oro per Cousins e KD
Selfie d’oro per Cousins e KD

Raccontare gli ultimi due quarti è difficile oltre che inutile: assistiamo a una sorta di All Star Game, o se preferite a venti minuti di garbage time. C’è gloria anche per quei giocatori che hanno avuto meno spazio nel corso del torneo: DeRozan, Barnes, Draymond Green, mettono la loro firma su questa finale che vale il terzo oro consecutivo per coach Krzyzewski, che lascerà il posto a Greg Popovich alla guida di Team USA.
Finisce 99 a 66: un risultato severo per la Serbia, che non ha però davvero nulla da rimproverarsi.

Troppo forti gli Stati Uniti infatti, nonostante le assenze. Pur peccando a volte dal punto di vista tattico il talento e la forza fisica delle stelle statunitensi non ha eguali al mondo, e lo staff tecnico può contare su un parco giocatori sterminato, potendo scegliere sempre cestisti con caratteristiche complementari tra loro. Superfluo dirlo, ma oro strameritato.

La Serbia può godersi il suo argento: Djordjevic ha compiuto un lavoro fantastico con la squadra a sua disposizione, una squadra che oltre a giocare bene a pallacanestro ha dimostrato una grande forza mentale nei quarti con la Croazia e in semifinale con l’Australia. Sicuramente saranno accolti come meritano al rientro a Belgrado.

Irving e Djordjevic: due grandi campioni di oggi e di ieri...
Irving e Djordjevic: due grandi campioni di oggi e di ieri…

Menzione speciale merita Carmelo Anthony: spesso le stelle della Nba, americane e non, snobbano la nazionale. Quando Melo ha abbracciato il progetto di Team USA in pochi pensavano che sarebbe diventato una bandiera nella storia della nazionale statunitense. Invece ha vissuto il bello e il brutto degli ultimi anni: dal bronzo ad Atene alla dolorosa sconfitta con la Grecia nel mondiale del 2006. Poi sono arrivate tre medaglie d’oro ai giochi olimpici: mai nessuno come lui. Che ora saluta, con tante soddisfazioni e trionfi con la maglia della nazionale. Un esempio da seguire.

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Si chiudono dunque dei giochi olimpici che cestisticamente parlando sono stati più che soddisfacenti.

Abbiamo assistito a grandi partite, pensiamo ad esempio ad Argentina-Brasile o al derby dei balcani nei quarti di finale. Abbiamo visto in azione campioni sublimi appartenenti a scuole differenti: da Teodosic a Durant, da Mills a Dellavedova, da Kalnietis a De Colo, tutti ci hanno fatto emozionare. E sono state le Olimpiadi delle lacrime: gli addii di Ginobili, Nocioni, Parker, Gasol, Navarro e Anthony sono cicatrici che resteranno a lungo sulla pelle di chi ama il basket.

Il nostro MVP del torneo va a…KD, naturalmente!

Da amanti del basket non possiamo che ringraziare: onestamente lo spettacolo offerto non ci ha dato modo di rimpiangere l’assenza degli azzurri. Onore a tutti, ai vinti ma soprattutto ai vincitori: USA, simply the best. Come (quasi) sempre, del resto…

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