Do Rio Travelogue: Emozioni

Gli addii sono sempre duri da sopportare, e questo non ha fatto eccezione. Addio alla nazionale da parte di un gruppo di giocatori che ci ha fatto emozionare ogni volta che sono scesi sul parquet, la fine di un epoca.

Il periodo della generación dorada è ufficialmente terminato da poche ore e già ne sentiamo la mancanza. Qualcuno aveva salutato un po’: pensiamo a Pepe Sánchez, Fabricio Oberto, Pablo Prigioni o Walter Hermann. Ora però anche i massimi esponenti di questo gruppo di giocatori salutano la nazionale argentina, decretando la fine dell’epoca d’oro del basket albiceleste e sudamericano: ieri sera è stato l’ultimo tango per l’immenso Manu Ginobili e per El Chapu Nocioni. Se poi aggiungiamo ai loro gli addii molto probabili di Luís ScolaCarlos Delfino, ecco che inevitabilmente veniamo sopraffatti dalla tristezza.

 La grandezza Argentina al suo apice, con al collo l’oro di Atene 2004

E allora per consolarci riavvolgiamo il nastro dei ricordi, riviviamo tutti i momenti di grande basket che questi campionissimi ci hanno regalato. Il secondo posto ai mondiali di Indianapolis nel 2002, il bronzo alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, ma soprattutto la medaglia d’oro ad Atene 2004 contro l’Italia, dopo aver eliminato gli USA in semifinale.

Ma aldilà dei titoli, hanno giocato per anni una pallacanestro celestiale, tatticamente perfetta, contraddistinta da una grinta e un attaccamento alla maglia inusuale nello sport moderno. Se volete capire cos’è la selección argentina de baloncesto riguardatevi la gara del girone contro il Brasile

  Le lacrime di una leggenda

Purtroppo un girone equilibratissimo li ha relegati al quarto posto, costringendoli ad affrontare gli Stati Uniti, privando Ginobili e compagni della possibilità di lottare per una medaglia. Perché le star a stelle e strisce, dopo i primi minuti in cui si sono trovati sotto di dieci punti, con gli argentini di colpo tornati ragazzini, hanno deciso di fare sul serio.

E così, sospinti da un Durant stellare, ben supportato da Cousins e George, gli USA hanno ribaltato l’inerzia iniziale andando alla pausa lunga avanti di sedici punti. L’orgoglio argentino ha permesso di limitare i danni nell’ultimo quarto: 105-78, e sarebbe anche potuta andare peggio. Dispiace che l’ultimo tango di Ginobili e compagni sia stato una sonora sconfitta, ma in fondo perché soffermarsi sull’epilogo quando il viaggio è stato così bello? A noi non resta che toglierci il cappello e dire una sola parola: gracias.

 Non farlo Facundo, sei ancora giovane…

Dopo esserci asciugati le lacrime, torniamo alle altre partite dei quarti di finale. Il match di apertura vedeva di fronte Australia e Lituania, in un match che si annunciava equilibrato viste le formazioni tecniche presenti in entrambi i roster. Mai previsione fu più sbagliata: i Boomers hanno confermato, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, di essere in uno stato di forma strepitoso e bisognerà fare i conti con loro fino alla fine.

Una sinfonia perfetta, diretta dal maestro Dellavedova ed eseguita alla grande da Bogut, Baynes, Mills e tutti gli altri. Per la Lituania difficile salvare qualcuno: disastrosa la prova complessiva della squadra, surclassata sia sul perimetro, sia in the paint con un Valanciunas francamente imbarazzante in fase difensiva. Finisce 90-64 per i canguri australiani, logica conseguenza di un dominio totale sui malcapitati lituani.

L’esuberanza atletica di Aron Baynes: i Boomers volano in semifinale!

La sconfitta contro la Spagna agli europei dello scorso anno è bruciata parecchio in casa Francia. Esiste un video in cui Tony Parker si rivolge ai suoi compagni dopo la débâcle casalinga:

Sono sicuro che incontreremo gli spagnoli l’anno prossimo, è destino. Ho la sensazione che giocheremo contro di loro e ci prenderemo la nostra rivincita, dovremo essere pronti per questo”.

Mai sensazione fu più errata caro Tony. Perché quello che è andato in scena a Rio è stato un autentico capolavoro della Roja. Dopo un inizio equilibrato, la nazionale di Scariolo ha preso le misure e progressivamente, ma inesorabilmente, ha visto crescere il proprio vantaggio, con un Mirotic da 23 punti in grande spolvero.

Parker e De Colo sono stati i soli a tenere alta la bandiera francese, ma onestamente, contro una Spagna così completa e sicura di sé, c’era poco da fare. Tutti e dodici gli uomini sono andati a referto, i tentennamenti delle prime due partite sono un lontano ricordo e questa Spagna può davvero far paura a tutti, USA compresi. E stavolta per Tony Parker non ci sarà la possibilità di una rivincita, visto che anche per lui era l’ultimo appuntamento con la maglia della nazionale. Grazie anche a te, Tony.

Tony Parker ci saluta. Tu però Pau non fare lo stesso, eh…

L’ultimo quarto di finale ci ha regalato finalmente un match equilibrato: la sfida balcanica tra Croazia e Serbia che, come sempre, non ha tradito in fatto di emozioni, con un derby nel derby, quello tra i due Bogdanovic. Bojan (il croato) ne ha messi 28, Bogdan (il serbo) 18. Il nervosismo è stato il main theme del match: si sono viste difese attentissime ed errori clamorosi considerata la quantità di talento in campo.

La Croazia però è arrivata meglio all’intervallo, riuscendo a muovere più fluidamente la palla sul perimetro e creando buoni tiri, il che ha permesso alla squadra biancorossa di arrivare con +6 alla pausa lunga. Al rientro in campo, Saric si è fatto espellere per una spinta sul Bogdanovic (serbo): una brutta notizia per la nazionale di Aza Petrović, che aveva impostato la partita puntando su una rotazione limitata a solo otto uomini. La Serbia ha intuito che qualcosa non andava nella Croazia, che sembrava aver perso la fluidità dei primi due quarti; e così ha piazzato prontamente un terrificante parziale di 34-14, guidata dal sommo Teodosic che, come al solito, ha dipinto pallacanestro.

Raduljica in italiano significa “devastante

Partita finita? Nemmeno per sogno. Perché la Croazia, e noi lo sappiamo bene, è squadra vera, e ha reagito fino ad arrivare al -1. Ma le mani dei serbi non hanno tremato dalla lunetta e, con qualche affanno evitabile, sono riusciti a portare a casa la partita (86-83 il finale) e a raggiungere così la semifinale per la prima volta nella storia. Nel 1996 ci riuscì la Jugoslavia che poi conquistò l’argento con campioni come Bodiroga, Danilovic e Divac. Dopo vent’anni, i serbi della nuova generazione sognano di fare qualcosa altrettanto grande, Australia permettendo.

Dopo esserci asciugati nuovamente le lacrime per la fine dello splendido capitolo di sport scritto dalla nazionale Argentina, possiamo lucidamente affermare che si sono qualificate per le semifinali le quattro formazioni più forti presenti in questa Olimpiade. Siamo di fronte al meglio del basket mondiale, e la forte sensazione è che assisteremo a delle semifinali memorabili. Prepariamoci, il meglio deve ancora venire.

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