Tre personaggi in cerca d’autore: parafrasando Pirandello, oggi vogliamo parlare di tre calciatori il cui ruolo da protagonisti è stato fortemente messo in dubbio da un inizio di stagione quantomeno difficile (per usare un eufemismo). Mattia Destro, Dalbert e Valentin Eysseric, per motivi diversi, non hanno mantenuto in questo prime dodici partite le promesse estive, finendo ai margini delle rispettive rose. Un limbo da cui è difficile poter risalire: analizziamo nel dettaglio i loro problemi e le possibili soluzioni.

I dolori del giovane Destro

Tutto quello che gli era successo di sgradevole nella sua vita attiva, […] tutto quello che non gli era riuscito, che lo aveva fatto soffrire, passava e ripassava nella sua mente. Gli sembrava che tutto questo giustificasse la sua inerzia, che fosse tagliato fuori da ogni prospettiva, incapace di compiere uno qualsiasi dei gesti coi quali si risolvono le faccende della vita quotidiana. E così, completamente abbandonato alla sua singolare sensibilità, al suo modo di pensare e alla sua passione senza fine, nell’eterna monotonia di un rapporto così doloroso con quell’amabile e amata creatura, della quale distruggeva la pace, dando l’assalto alle proprie energie e consumandole senza scopo e ragione, si avvicinava sempre più alla sua triste fine

Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther

Mestiere difficile quello dell’attaccante. Tradizionalmente (e banalmente), si tende a dividere i numeri 9 in due macro categorie: quelli bravi a buttarla dentro (vedi alla voce Icardi, pur con i miglioramenti mostrati in questo inizio di stagione) e quelli bravi a giocare per la squadra (vedi alla voce Petagna, a cui viene concesso qualche gol in meno in virtù del lavoro svolto per la costruzione della manovra). La fusione di questi due aspetti dà vita al prototipo del centravanti adatto a giocare ai massimi livelli in questo decennio.

L’involuzione di Mattia Destro ha sviluppi recenti ma origini antiche. L’attaccante del Bologna ha infatti da sempre interpretato la parte del finalizzatore, bravo a farsi trovare smarcato in area di rigore seguendo la via tracciata da Inzaghi e Gilardino (giusto per citare due nomi di poca importanza). Dopo il suo fallimento con la maglia della Roma – 13 reti in 20 presenze, con una media di un gol ogni 94 minuti – e la sua trascurabile esperienza al Milan, l’attaccante marchigiano aveva trovato una maglia da titolare a Bologna come unico terminale offensivo dei rossoblu. Mestiere svolto con risultati sufficienti durante la sua prima stagione, in cui solo un infortunio a fine stagione ha impedito a Destro di superare la fatidica soglia della doppia cifra, nonostante il lungo digiuno iniziale (8 reti in 27 presenze).

Descrizione: La partita della vita

Il problema dell’attaccante bravo solo a far gol è che, quando questo elemento per vari motivi questo viene meno, la sua presenza in campo viene subito messa in discussione. I primi segnali di un rapporto complicato con Bologna e Donadoni potevano già scorgersi durante la scorsa stagione. Dopo un inizio incoraggiante – tre reti nelle prime cinque partite, di cui una decisiva per il pareggio ottenuto a San Siro contro l’Inter – Destro ha infatti iniziato a perdere confidenza con il gol, mostrando sempre più i limiti del suo gioco. Il posto da titolare, anche per mancanze di alternative, non era stato mai messo in discussione: il finale di stagione, con cinque reti messe a segno nelle ultime 7 giornate, aveva però fatto ben sperare l’ambiente e il tecnico, convinto di poter continuare a puntare su di lui.

Lo score in questo campionato è però impietoso.

Otto presenze per un totale di 413 minuti in campo ma, soprattutto, maglia da titolare persa in favore del sempreverde Rodrigo Palacio. L’argentino è il terminale ideale per il 4-3-3 di Donadoni, visto che i suoi movimenti si adattano alla perfezione con quelli degli esterni Verdi e Di Francesco, abituati ad entrare dentro il campo. Nonostante le 35 primavere sulle spalle, Palacio non risparmia i tagli in profondità o il venire incontro ai centrocampisti per far salire la squadra. Caratteristica, la prima, che lo differenzia profondamente dall’attaccante italiano, abituato soprattutto a curare i movimenti negli ultimi 20-25 metri. Per rendere l’idea, secondo i dati raccolti da Whoscored.com, mentre El Trenza completa circa 15,2 passaggi a partita, Destro rimane fermo a quota 5,3: anche considerando il diverso modo di intendere il ruolo, questi numeri sono oggettivamente crudeli. Soprattutto visto che in questo momento Destro ha perso anche la lucidità sotto porta. Si, lo testimoniano i suoi 0 gol fatti.

La verità, come sempre, sta nel mezzo. Destro tornerà a segnare (magari non con continuità) ma la sua parabola appare, ad appena 26 anni, nettamente in discesa rispetto alle aspettative che ne avevano accompagnato l’inizio di carriera. Sorte comune a molti degli attaccanti italiani inizialmente osannati e poi gettati nella fossa dei leoni una volta incapaci di fare il definitivo salto di qualità. L’arrivo a Bologna doveva essere la possibilità di riscatto ed invece potrebbe certificare la definitiva caduta di un attaccante nato in un’epoca sbagliata e, forse, incapace di adattarsi ad un contesto tattico complesso. Fare gol, ormai, non è più sufficiente.

Eppure, essere incompresi è il nostro destino

Problemi di adattamento

Minuto numero 88 di Inter-Sampdoria: Yuto Nagatomo lascia il campo tra gli applausi del pubblico di San Siro. Il giapponese è sicuramente uno dei beneficiari delle cura Spalletti ed ha riconquistato il suo popolo dopo diverse stagioni difficili. In molti dimenticano, però, che il ruolo di terzino sinistro non dovrebbe essere di sua proprietà, tornando con la mente al mercato estivo.

Venti milioni più sei di bonus: questa la cifra sborsata dall’Inter al termine di una lunga trattativa per strappare al Nizza Dalbert, promettente terzino sinistro classe 1993. Un esborso che ha subito aumentato le aspettative intorno al brasiliano, passato in poco tempo da scommessa a (presunta) certezza nell’11 titolare. Il minutaggio in stagione però latita: cinque presenze (di cui solo due da titolare) per un totale di 283 minuti. Spalletti predica calma, prevedendo un inserimento del laterale sinistro una volta appresa la fase difensiva, carente nel suo percorso formativo precedente (campionato portoghese e francese). Difficile dare torto al tecnico italiano, soprattutto visti i risultati ottenuti dall’Inter con Nagatomo sulla sinistra.

Una GIF vale più di mille parole. Il brasiliano, in questa azione, si lascia sorprendere alle spalle dal taglio di El Shaarawy, dimostrando limiti difensivi migliorabili, oltre ad un livello di attenzione ancora non adatto al campionato italiano. Ottimo il recupero sulla linea, ma è comprensibile che Spalletti abbia bisogno di lavorare molto sul laterale brasiliano, così come Cancelo, più a suo agio nella metà campo avversaria (Qui il video completo della sua prestazione contro la Roma).

Non potrebbe essere altrimenti: al Nizza è stato spesso impiegato come esterno sinistro in un centrocampo a 5, con obblighi di copertura profondamente diversi rispetto a quelli richiesti ad un terzino in una linea a quattro. Con l’ausilio di Wyscout.com è possibile paragonare le statistiche raccolte da Nagatomo e Dalbert in questo avvio di stagione. Il brasiliano, come da previsioni, è più portato a cercare il dribbling e ad accelerare (con e senza palla): tre duelli offensivi tentati a partita per il nuovo arrivato contro i 2,2 del terzino giapponese. Anche il contributo alla costruzione della manovra è parzialmente diverso. Dalbert effettua infatti 5 passaggi in più di media a partita (34,2 vs 29,4) con un’accuratezza migliore (85,4 vs 78,6): con il prosieguo della stagione Spalletti potrebbe dunque preferire la qualità del brasiliano per non affidarsi esclusivamente a Skriniar per risalire il campo velocemente per vie centrali, potendo creare sulla sinistra una catena affidabile quanto quella di destra con D’Ambrosio e Candreva.

Il confronto viene però rovesciato nella metà campo difensiva, dove anche i numeri testimoniano qualche calo di concentrazione di troppo da parte di Dalbert. Il brasiliano riesce infatti a vincere circa 2,7 duelli difensivi a partita, contrapposti ai 3,6 di Nagatomo: differenze minime ma che, all’interno di una partita, possono spostare gli equilibri. Ad esempio, Dalbert sarebbe riuscito a limitare i mortiferi inserimento sul secondo palo di Callejon nel match contro il Napoli così come fatto dal numero 55 nerazzurro?

Clark (K)an’t

Non si può dire che quest’estate a Firenze si siano annoiati in sede di calciomercato. La pagina relativa al calciomercato viola di quest’estate è veramente lunghissima. Tra i vari nomi, uno in particolare ha attirato più di qualche attenzione: Valentin Eysseric, trequartista ex Nizza (di nuovo) arrivato alla corte di Stefano Pioli per circa 4 milioni di euro. Investimento contenuto, considerando quanto messo in mostra in Ligue 1.

Il francese sembrava infatti capace di adattarsi bene al modulo pensato dal tecnico ex-Inter: esterno d’attacco sinistro in un 4-2-3-1 o, all’occorrenza, trequartista centrale alle spalle del Cholito Simeone. Buona tecnica, ottimo dribbling e capacità di muoversi tra le linee per servire assist per i compagni, il tutto abbinato a delle doti atletiche non indifferenti. Classe 1992 e 10 sulle spalle (anche se non richiesta), una storia d’amore annunciata.

Una volta sceso in campo però, il giocatore assomiglia più a Clark Kent che a Superman. Dopo la prima presenza di titolare a San Siro contro l’Inter, Eysseric ha trovato spazio soprattutto come subentrante a partita in corso: pochi minuti in cui il francese è sembrato non essersi ancora abituato al contesto tattico della Serie A. Pioli lamenta soprattutto la sua incapacità di leggere il gioco con i tempi giusti: un problema legato al differente ritmo rispetto al campionato francese, in cui una tecnica superiore alla media è sufficiente per fare la differenza. La sostituzione al minuto 45 di Fiorentina-Crotone ne è l’emblema. Schierato al posto dell’acciaccato Thereau per supportare la prima punta, Eysseric si è trovato schiacciato dalla pressione dei calabresi, bravi a stringere lo spazio tra le linee di difesa e centrocampo.

La partita di Eysseric contro il Crotone | numerosette.eu

Un primo tempo evanescente (fonte Whoscored.com)

Eppure il numero 10 era reduce da una buona prestazione contro il Torino nel turno infrasettimanale. Entrato al 20′ del primo tempo a causa dell’infortunio di Thereau e schierato come esterno sinistro in un attacco a tre, Eysseric è sembrato essere molto più a suo agio in quella zona di campo. Quattro i passaggi chiave serviti ai compagni due tiri in porta ed un dribbling riuscito: tanto basta per definirla la sua migliore uscita stagionale.

Per scrollarsi di dosso l’etichetta di oggetto misterioso serviranno ben altre prestazioni. Per sua fortuna, Pioli non sembra ancora aver trovato la quadratura del cerchio (come dimostra l’andamento altalenante della Fiorentina) e dunque le gerarchie non sono ancora cristallizzate: Eysseric dovrà indossare il suo costume da supereroe in fretta.

Cosa riserverà il destino per questi tre giovani tormentati?