Una domanda, tante risposte. Sicuramente, l’annoso problema del “peso della cultura”, ribadito soprattutto dallo studente alla vigilia dell’esame, è attuale. Da sempre, potremmo dire. Fin da quando l’uomo ha mosso il primo passo creando qualcosa. All’epoca si chiamava vita, oggi ha assunto infinite sfaccettature dentro alle quali è possibile perdersi: perché le frontiere della cultura sono infinite.

L’hanno analizzata i filosofi, creando una cultura della cultura, producendola a loro volta. L’hanno trascritta i grandi autori, l’hanno dipinta i pittori, l’hanno suonata i musicisti: ma la fila è lunga, in confronto le poste nell’orario di punta vi sembreranno una passeggiata. Ma un conto è dover aspettare in coda osservando gli sportelli con un numerino in mano, un altro è viaggiare nel tempo ammirando le opere tenendo tra le mani che so, la Divina Commedia.

“Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri” (A. Gramsci)

Le frasi sul tema si sprecano, visto che l’argomento è trattato fin da prima dell’inizio della questione closing del Milan. Si scherza, ovviamente, anche se Aristotele, quando disse che “in tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso”, forse voleva giustificare quelli che poi non avrebbero creduto in Suso.

Un concetto per miliardi di significati: perché la cultura può essere una statua come un nostro pensiero, derivato dal ragionamento dopo aver letto una frase su una rivista, piuttosto che su internet. Essa è di tutti, ma al tempo stesso personale. Tangibile nella sua parziale astrazione. Impercettibile nella sua concretezza. Tutto è cultura quando, partendo da un concetto o da un oggetto, si può costruire su di esso una impalcatura sia fisica che mentale.

Cosa significa cultura nel 2017? Difficile saperlo, quando ci sono persone che negli anni sono arrivate perfino a distruggerla. Ma siamo certi di una cosa: quello che ci è stato tramandato è una bellezza che ognuno di noi analizza, talvolta non comprende, ma ammira. C’è chi non apprezza, chi non vuol farlo e a chi non interessa, poi c’è anche chi si innamora. Colui che ha provato a creare cultura non ha fallito però in nessun caso: suscita comunque una reazione, quello era il suo intento. È difficile trovare una definizione statica ed inattaccabile per questo concetto, meglio godere di ciò che l’uomo e la natura ci lasciano in dote ogni giorno.

In antropologia, “La cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società

Le nuove generazioni stanno diventando avverse alla curiosità, si stanno allineando ed omogeneizzando. Niente paura, perché gli irriducibili esistono e probabilemente torneranno ad espandersi, sebbene l’inversione di tendenza sia dettata dallo scorrere del tempo e dalla sua evoluzione. Nel tempo però tutto si è evoluto, certamente in esso si risolverà la questione.

Ma perché questi discorsi? Beh, in un certo senso, negli ultimi giorni si è reso ancora più “storica” questo vanto dell’umanità: a Firenze – una delle culle in tal senso – si è tenuto il primo G7 della cultura, dove è nata la “dichiarazione” che combatte le avversità della cultura e la tutela.

“(L’incontro, ndr) Segna una svolta nella scelta della comunità internazionale di occuparsi anche di cultura e di patrimonio”. “Per l’Italia cominciare la presidenza del G7 a Firenze e sui temi della cultura non ha bisogno di troppi commenti, è la scommessa su uno dei valori che il nostro Paese rivendica e sul dovere che abbiamo come comunità internazionale di preservare e difendere questo valore” (Dario Franceschini, Ministro italiano dei beni culturali e del turismo)

Si è preso coscienza della necessità di difendere il proprio passato, ma anche il proprio futuro: perché non c’è niente di più bello che poter tramandare ciò che noi possiamo constatare con la nostra mente e le nostre mani ai posteri, dotandoli di un bagaglio di inestimabile valore. “Non dobbiamo cedere all’opera di distruzione, che vuole cancellare la nostra memoria”, ha aggiunto Paolo Gentiloni. E la distruzione non è solamente materiale.

Nell’epoca in cui anche solamente verificare le fonti di una notizia è un pensiero che non tocca le persone, dare lustro alla cultura ed alla voglia di farla ed averla – sia collettiva che personale – diventa un lusso che nessuno può permettersi di rimandare. Ogni volta che ad un museo qualcuno rimane a bocca aperta davanti ad un’opera, ogni volta che un bambino sogna leggendo qualche parola di un testo, lì il significato della parola stessa prende forma.

Il peso della cultura diventa sempre più leggero quando essa ci far star bene, ci incuriosisce e scaturisce in noi un ragionamento o una sensazione: nel 2017, sicuramente, la cultura va in palestra – principalmente anche per postare i risultati sui social – non beve per non ingrassare ed è pure schizzinosa a tavola. Senza sapere che alcune delle più grandi opere sono arrivate con la mente poco lucida, magari davanti ad un bel banchetto, postando i risultati nell’Arte. Provatela: occupa molta memoria, ma è in continuo aggiornamento e non si blocca mai. Ci sono le storie naturalmente, quelle di ognuno di noi. Perché lei la fa. La Storia.

Ah, comunque ad Aristotele piace Suso: lo preferisce quasi a Platone quando gioca sulla trequarti.