Per iniziare a parlare di mercato, cambi di maglia, free agent e scambi, è necessario precisare una cosa: in NBA, in questo preciso periodo storico, non si cambiano giocatori per migliorare in senso generico il proprio roster, bensì in relazione a ciò che può essere più utile per battere i Golden State Warriors, assoluti padroni della lega. Così, può essere che uno abile in difesa e in grado di marcare i giocatori più pericolosi dei californiani, sia più interessante di una star offensiva che non ha però dimensione da difensore.
Fatta questa necessaria premessa, nella seguente riassuntiva analisi, andremo a vedere quali sono state le operazioni più importanti (fino ad ora) nella Lega americana, in ordine rigorosamente sparso.

Trade

D’Angelo Russell e Timofey Mozgov ai Brooklyn Nets, Brook Lopez e la scelta numero 27 al Draft 2017 (Kyle Kuzma) ai Lakers

Quella che ha portato Russell ai Nets – insieme a Mozgov – è stata una delle prime trade di rilievo di questa sessione, andata in porto già il 24 giugno. La necessità primaria che ha spinto la dirigenza dei Lakers a muoversi, è stata quella di scaricare il pesante contratto che avrebbe assicurato al cestista russo più di 15 milioni all’anno, fino al 2020 (!!): per poter fare ciò, era naturalmente necessario sacrificare un giocatore di un certo livello, quindi Russel. Ciò che rende così interessante questo scambio, in particolare, è il pensiero che si nasconde dietro di esso: la scelta al Draft 2015 non è il leader tecnico che serve ai Lakers al momento, almeno così la pensa il presidente delle basketball operations Magic Johnson. “Voi dite che la mia leadership è messa in dubbio, questa è un’opportunità per farne vedere la parte migliore” ha affermato proprio lo stesso Russell qualche giorno dopo, durante la presentazione ai Nets, in piena mentalità NBA. Quella che si prefigura quindi è un’interessantissima sfida: D’Angelo ha tutte le potenzialità per diventare un grandissimo giocatore, e i Nets sono una squadra che, un passo alla volta, sta cercando di ricostruire un gruppo in grado di raggiungere i piani alti della lega. Solo tra qualche anno potremo, forse, dire qualcosa di più sul valore di questa trade; nel frattempo, sarà interessante valutare lo sviluppo di un grande talento che ha in prospettiva ancora tanto da dimostrare. Per i Lakers si prospetta una free agency molto intrigante durante la prossima estate, con almeno 60 milioni di spazio salariale che potrà essere investito per qualche “big” utile a ridare lustro ai gialloviola, tra i quali il neo arrivato Brook Lopez, centro con un grande set offensivo, il cui contratto da 22 milioni scade proprio tra dodici mesi.

Jimmy Butler e la scelta numero 17 al Draft 2017 (Justin Patton) ai Minnesota Timberwolves, Zach LaVine, Kris Dunn e la scelta numero 7 al Draft 2017 (Lauri Markkanen) ai Chicago Bulls

Jimmy Butler doveva essere il rinforzo più conteso dell’estate: a lottarsi la guardia statunitense, i Cleveland Cavaliers – che avrebbero fatto carte false pur di poterlo aggiungere a LeBron e Irving, per poter dare così la caccia ai Warriors – e i Boston Celtics, che lo hanno cercato proprio per riempire quel gap che li separa dalla franchigia dell’Ohio. E invece ha stupito tutti, finendo ai T’wolves, che con il suo ingaggio sono adesso molto vicini ad essere una reale contender per arrivare lontano nei Playoff.
Butler porta a Minnie le sue grandi qualità, sia offensive che difensive, oltre a un carisma che non potrà che giovare alla crescita di Towns e Wiggins. E in generale porta il livello di hype della franchigia a valori stellari. I Bulls invece escono malconci dalla trade che ha coinvolto il loro giocatore più forte e rappresentativo, che avrebbe dovuto portare a Chicago il materiale giusto per mettere in atto una rifondazione. È comunque arrivata una coppia di giocatori, composta da LaVine e Dunn, che hanno entrambi dimostrato a fasi alterne il loro valore. Il primo sta attualmente recuperando dalla rottura del crociato anteriore del ginocchio sinistro, che risale a febbraio scorso, e in generale è una guardia in crescita a livello offensivo, ma ancora insufficiente nell’altra metà campo. Il secondo ha invece deluso le aspettative dei T’Wolves nel primo anno in NBA, mettendo a referto solo 3,8 punti a partita. Sulle scelte al Draft è ancora presto per parlare, anche se Markkanen non sembra un giocatore in grado di poter rendere esaltante uno scambio che è innegabilmente deludente per i Bulls e che sposta ancora una volta uno dei più forti giocatori della lega dalla Eastern alla Western Conference.

Chris Paul agli Houston Rockets, Lou Williams, Patrick Beverly, Sam Dekker, Montrezl Harrell e la prima scelta di Houston al Draft 2018 ai Los Angeles Clippers

Dopo l’ennesima stagione deludente con i Clippers, era ormai chiaro che CP3 sentisse il bisogno di cambiare aria, e di trovare una franchigia in grado di fargli sentire un entusiasmo che a LA ormai non si respirava più. Oltre a dargli la possibilità di essere competitivo, ovviamente. I Rockets 2017-2018, con Harden e Paul, saranno in grado di avere in campo quasi sempre una tra le migliori cinque guardie della Lega, almeno stando a quelle che sono state le indiscrezioni che vorrebbero D’Antoni intenzionato ad alternarli in campo; allo stesso modo saranno potenzialmente devastanti quando schierati contemporaneamente, grazie alla capacità di entrambi di muoversi lontano dalla palla,  alla loro abilità nei passaggi e nel giocare i pick ‘n roll. Difficile trovare in NBA un backcourt di questo livello, come ampiezza di opzioni offensive e dedizione difensiva (quella di Paul è consistente, quella di Harden in crescita) e se come si vocifera dovesse arrivare anche Anthony, allora i Rockets diventerebbero prepotentemente candidati a mettere perlomeno in dubbio l’egemonia dei Warriors. Dalle parti di Los Angeles invece si avverte una certa delusione per un progetto, quello dei Big Three Paul, Griffin e Jordan, che è stato fallimentare, e che è riuscito a portare la franchigia alla Semifinale di Conference nel 2015 come massimo risultato. Certo, poteva andare peggio: se i Clippers non si fossero accordati con Paul, il playmaker sarebbe diventato free agent e non si sarebbe potuta imbastire una trade che ha invece portato sulla costa ovest una serie di giocatori interessanti. In primis Patrick Beverley, esperienza e applicazione difensiva al servizio della squadra, oltre a un buon tiro da tre punti; poi Lou Williams, distillatore di punti dalla panchina negli ultimi anni; infine Sam Dekker e Montrezl Harrell, giovani del ‘94 sui quali si potrà lavorare. Certo, non si può negare che i Clips escono ridimensionati, perdendo una delle più forti star in circolazione.

Paul George agli Oklahoma City Thunder, Victor Oladipo, Domantas Sabonis agli Indiana Pacers

Una delle operazioni che più hanno lasciato a bocca aperta addetti ai lavori e fans, è quella che porterà PG a giocare al fianco di Russell Westbrook. Il contratto di George vedrà scattare tra dodici mesi una player option, che gli darà la possibilità di uscire dall’accordo e ascoltare altre offerte, e proprio per questo i Pacers hanno voluto scambiarlo questa estate, per non rischiare di perderlo senza guadagnare nulla tra un anno, vista anche, a quanto pare, la sua volontà di firmare coi Lakers nel 2018. L’idea di Sam Presti, gm dei Thunder, è quella di convincere George a rimanere ad Oklahoma tra un anno, ma anche se questo desiderio non venisse esaudito, questa operazione non può che rappresentare, attualmente, un grande colpo per l’ex-franchigia di Durant. L’ala piccola californiana, infatti, di fianco all’MVP della Regular Season 2017, non potrà che rilanciare le aspettative dei Thunder, fuori al primo turno nei Playoff nella scorsa stagione; con il suo ingaggio infatti Westbrook avrà più spazio per le sue penetrazioni, dato che i difensori avversari avranno un altra superstar da considerare, e potrà concedersi più momenti di riposo in attacco, del quale doveva supportare e sopportare tutto il peso, o quasi, dopo l’addio di KD. Inoltre PG porta con sè abilità difensive da non trascurare, le stesse che lo hanno resto molto appetibile anche agli occhi dei Cleveland Cavaliers, che a quanto pare avrebbero potuto imbastire uno scambio che avrebbe incluso Kevin Love. I Pacers avevano ricevuto offerte anche da Boston, ma hanno deciso di muoversi rapidamente per anticipare il mercato, anche se, almeno stando alle notizie in circolazione, quello proveniente da Oklahoma non sembrava essere il pacchetto più interessante. Oladipo infatti ha un contratto pesante (21 milioni a stagione fino al 2021) e non ha ancora dimostrato di valere così tanto; Sabonis ha un potenziale da two-way player (giocatore abile sia in attacco che in difesa), ma bisognerà lavorarci su. L’elemento che poi manca sono le future scelte al Draft che sarebbero state utili in un processo di ricostruzione che ad Indiana, ora come ora, sembra essere piuttosto accidentato.

Free Agent

Gordon Hayward ai Boston Celtics

Dopo aver ricevuto picche da Butler e George, i C’s si sono rincuorati con l’ex-stella dei Jazz, facendogli firmare un contratto al massimo salariale per il quale è stato sacrificato Avery Bradley. Questa notizia in particolare evidenzia come l’idea del gm Ainge sia quella di creare una franchigia realmente competitiva appena ci sarà l’occasione giusta: per capirci, se non si possono prendere i giocatori più forti sul mercato, è inutile occupare il proprio spazio salariale in modo pluriennale per altri elementi meno decisivi, meglio aspettare il momento migliore. Una tattica forse rischiosa, ma che ha sicuramente senso visto che se l’obiettivo è quello di vincere, bisogna battere i Warriors, e creare un super team. Tornando ad Hayward, il suo ingaggio rappresenta sicuramente un balzo in avanti, che fornisce all’allenatore Stevens (suo mister anche quando giocava all’università di Butler) un talento offensivo e difensivo. Il giocatore sembra potersi amalgamare perfettamente con gli altri talenti della squadra, in particolare Thomas e Horford, nonostante rimanga il dubbio sulla sua reale capacità di avvicinare i Celtics ai Cavs, che qualche settimana fa avevano passeggiato sui verdi nella Finale di Conference.