Poche cose rendono l’idea di “dominio” su un campo da basket come la cosiddetta “tripla doppia”. Per i meno avvezzi, con questo termine si intende il raggiungimento, nelle statistiche, della doppia cifra in tre delle seguenti voci: punti, rimbalzi, assist, recuperi o stoppate. La dicitura, coniata dal leggendario statistico NBA di Philadelphia Harvey Pollack, ha preso sempre più piede all’interno degli spazi riservati a numeri e conteggi, visto che l’esasperato atletismo a cui è arrivata l’NBA ha fatto si che anche giocatori che una volta non avrebbero mai potuto catturare 10 rimbalzi, vuoi per il ruolo (playmaker o guardia), vuoi per altezza, abbiano la possibilità di arrivare a numeri importanti anche in questo campo.
Non a caso, nessuno dei due giocatori leader per triple doppie in questa stagione, Westbrook e Harden, arriva a due metri d’altezza e, pensando al primo soprattutto, è evidente come le sue incredibili capacità atletiche gli permettano di competere anche con giocatori 10-15 centimetri più alti.
Se una volta le guardie sotto i due metri capaci di arrivare costantemente in doppia cifra, per quanto riguarda il numero di rimbalzi catturati, erano, Robertson a parte, pressoché introvabili, negli ultimi anni ci sono sempre più giocatori con quelle caratteristiche, magari non eccelsi, che riescono ad avvicinarsi però a numeri prima difficilmente raggiungibili.

La prima tripla doppia di cui si abbia memoria, ovviamente documentata da Mr. Pollack, fu realizzata nell’ormai lontano 1951 da Adolph DolphSchayes, ala grande o centro degli allora Syracuse Nationals, oggi Philadelphia 76ers, in una sfida contro i New York Knicks che, e qui i tifosi della squadra della Grande Mela ci insulteranno, per entrare nella storia dalla porta sbagliata hanno una predilezione, vedere voce Wilt Chamberlain e la partita dei 100 punti. Proprio Wilt fu uno dei primi ad affinare quest’arte, realizzando 78 triple doppie in carriera e stabilendo un record che difficilmente potrà essere raggiunto: l’unico giocatore ad aver realizzato una doppia tripla doppia, cioè una tripla doppia da almeno 20 punti, 20 assist e 20 rimbalzi. Ciò accade nel 1968 in una partita contro i Pistons, quando chiuse con 22 punti, 25 rimbalzi e 21 assist quella che, ancora oggi, è considerata la partita della storia per quanto riguarda le statistiche precedentemente dette. The Big Dipper detiene anche la striscia più lunga di triple doppie consecutive, ben 9, realizzate durante la sua ultima stagione in maglia 76ers, in quell’anno agonistico ’67-’68 che non vide più la leggiadra meraviglia che era Chamberlain.

Giusto per chiarire, lo straordinario Westbrook di questa stagione e His Airness Michael Jordan sono arrivati massimo a 7. La cosa bella, visti questi numeri, è che di sicuro Chamberlain non verrà ricordato per le sue triple doppie, visto che negli stessi anni s’impose quello che, numeri alla mano è il numero 1 in assoluto in questa specialità: Oscar Robertson.

La sua stagione 1961-62, quella della tripla doppia di media da 30,8 punti, 11,4 assist e 12,5 rimbalzi, probabilmente è una delle migliori stagioni sportive di un singolo giocatore di tutti i tempi, anche se alla fine i suoi Cincinnati Royals uscirono subito ai PlayOff. Vedremo se il numero zero di OKC riuscirà ad affiancare The Big O come unici giocatori a mantenere tre voci in doppia cifra al termine della regular season, ma, non ce ne voglia il buon Russell, quell’annata resterà unica anche perché, punti a parte, dove sono più o meno pari (Westbrook è a 31 di media), in assist e rimbalzi Robertson tenne medie nettamente superiori, su un campione di partite superiore a quello attuale di RW0, il che rende il tutto ancora più difficile. Difficilmente verrà raggiunto anche il suo altro record, le 181 triple doppie in carriera, anche perché, al momento, il giocatore in attività più vicino, sempre Westbrook, a quasi 29 anni è circa ad un terzo. Suo anche il record di triple doppie messe a segno in una singola stagione, 41, praticamente una ogni due partite. Numeri impressionanti.

Dietro a Robertson, anche se staccato di un po’, troviamo un’altra leggenda, forse il miglior playmaker di tutti i tempi, quel giovanotto dallo splendido sorriso, l’EarvinMagicJohnson simbolo dei Lakers dello Showtime e secondo in questa speciale classifica a quota 138. Magic fu l’unico, prima di Westbrook ad avvicinare Robertson e la sua tripla doppia di media stagionale, sfiorandola per due stagioni consecutive, nel 1982 e 83.

Terzo, dietro ai due mostri sacri, Jason Kidd (sì, il coach dei Bucks) a quota 107. Nel suo caso, oltre alla nostalgia canaglia che ci coglie pronunciando quel nome, il rammarico è per le tante triple doppie sfumate per i punti, quella che forse è la più facile delle voci da raggiungere.

Ma in una classifica NBA poteva forse mancare LeBron James?Ovviamente no. The Chosen One però detiene un singolare primato, visto che è stato il più giovane giocatore di sempre a realizzare una tripla doppia a 20 anni e 20 giorni, il 19/1/2005 contro i Portland TrailBlazers, con 27 punti, 11 rimbalzi e 10 assist. Il più vecchio invece? Karl Malone, ad anni 40, nel novembre del 2003, con 10 punti, 11 rimbalzi e 10 assist contro i San Antonio Spurs. Venendo ai nostri giorni, dopo che lo scorso anno il re delle triple doppie era stato Draymond Green, quest’anno la fetta se la stanno dividendo Westbrook e Harden, autori in due di 35 triple doppie. Per dirvi, e per farvi partecipe della mostruosità di questi atleti, il resto della Lega è a 18.
Russell è avanti 23-12 sull’ex compagno di squadra, ma Harden è l’unico giocatore ad aver realizzato almeno due triple doppie con almeno 50 punti in una singola stagione, con l’ultima prestazione, pochi giorni fa, da 51 punti, 13 assist e 13 rimbalzi. La prima di queste due partite era finita con fantasmagorico 53 punti, 17 assist e 16 rimbalzi. Gli avversari? Ovviamente, manco a dirlo, i New York Knicks.

Per alcuni è la statistica che glorifica i grandi campioni, per altri quella che idolatra giocatori egoisti, sta di fatto che i primi, in questa speciale classifica, hanno anche scritto in maniera indelebile sulla storia del gioco e chissà che non lo scrivano anche Westbrook e Harden, che egoisti lo sono di sicuro, ma anche tremendamente forti.