Calcutta Futbol Club

  • Segui il calcio?
  • No. Da quando Hübner ha smesso non mi interessa più.

Ricordo i primi ascolti di Calcutta, cercando più che altro di capirne il personaggio, come di solito faccio per intendere concettualmente chi scrive. Ero affascinato dal suo mondo naif, dal quale si sta costruendo una carriera, senza calcare e cavalcare l’onda come molti suoi colleghi usano fare. Colleghi, difficile inquadrare una sua sistemazione nell’universo musicale.

Il concetto di Indie è ormai sdoganato da tempo, per quella che è ormai diventata la new wave italiana con influenze cantautorali anni ’70. Un mix che sta funzionando tra i giovani, a metà tra un nuovo senso di concepire un artista, e un nuovo modo di guardarne attraverso, riflettendo sui lati umani e spontanei che questa nuova scena tralascia nei versi e negli atteggiamenti. Quelli di chi ottiene la luce dei riflettori quasi per caso, con una tecnica rivedibile e un’autocritica costante. Arrivare al successo parlando di fallimenti, di insuccessi amorosi e anche un po’ ridicolizzati. L’elogio del perdente che si ritrova al centro dell’attenzione, una contraddizione forte, nella quale Calcutta si sente a suo agio, e forse solo in questo senso può esistere il suo lato artistico.

Frosinone

Calcutta, insomma, lascia pensare che sia uno come noi. Uno a cui, per altro, piace il calcio. Un fútbol da storytelling, narrato ma reale, che esprime uno stato d’animo, un modo di essere. La prima canzone in cui il calcio entra in scena nella carriera di Calcutta si intitola Frosinone. Sono le sue zone, il basso Lazio. Nativo di Latina, ma nella provincia limitrofa non si può far altro che parlare dei risultati ottenuti dai cugini. Il Frosinone, che intanto in Serie A ci è salito per ben due volte, è oggetto di interesse per Calcutta, per esprimere altro.

Il pezzo, come molti del suo repertorio, risuona su una vena malinconica, in un momento di riflessione notturno. Dal titolo risulta quasi scontato che la città in questione sia Frosinone, ma l’ermetismo di Calcutta lascia aperti molti spazi di lettura. In fondo, sarebbe potuta essere Frosinone come qualsiasi altra realtà provinciale, l’importante è rendere l’idea del contesto e le sensazioni che aleggiano attorno, ma in modo non limpido. Ne fa una missione, lasciare libera l’interpretazione.

Calcutta canta Frosinone | Numerosette Magazine
[…Ti chiedo scusa se non è lo stesso di tanti anni fa Leggo il giornale e c’è papa Francesco E il Frosinone in serie A….]
Il Frosinone in Serie A è una piccola ed effimera soddisfazione, racchiusa fra ricordi legati ai sentimenti e a notizie di giornale massificate. Nello stesso ritornello Calcutta inserisce amore, passione, il Papa e il Frosinone calcio. Uno spaccato di realtà, quella in cui viviamo, in cui argomenti si accavallano e l’informazione è in costante overbooking, in modo confuso. Così come lo sono molto spesso i sentimenti.

La maglia tarocca della Samp

Il suo rapporto con il calcio continua con sfumature e messaggi velati, con la collaborazione di Francesco Lettieri. Regista napoletano che ora è diventato punto fermo per i videoclips di genere, artefice, fra gli altri, dei video del fenomeno partenopeo Liberato. Assieme hanno costruito nel tempo uno stereotipo di genere, nelle immagini e nei simboli. Per raccontare un mondo ed una scena musicale, racchiuderla in frammenti, dettagli celati ma identificativi.

Nel video Orgasmo, Calcutta parla di un amore finito male, seppur ancora vivo nei ricordi e nei pensieri. Questo amore, improvvisamente si riveste di sfumature blucerchiate. Il protagonista gioca una partita di calcetto, ed indossa la maglia della Samp. La divisa non è originale, il che rende tutto ancora più bizzarro. L’attore impersonifica una persona che in quel momento sta pensando ad altro, e nella scena seguente scrive al cellulare negli spogliatoi. Non è felice, è visibilmente malinconico, ed ha la maglia della Sampdoria.

Calcutta maglia Sampdoria | Numerosette Magazine

Le intuizioni della coppia Lettieri-Calcutta destano attenzione, perchè di fatto è qualcosa di nuovo, che non si era mai visto. I sentimenti, mischiati a situazioni paradossali e apparentemente insignificanti reciprocamente, sono un accoppiamento che fa sorridere e che lascia aperta l’immaginazione. Quando entra in scena il calcio, è quasi sempre indiretto l’accostamento. Un altro aspetto significativo è che Calcutta non usa mai simboli calcistici mainstream, non utilizza merchandising della Juve o parla del Milan. No, in quella scena, la maglia della Sampdoria è perfetta, perchè racchiude in sé un microcosmo minore, che difficilmente si prende la scena. Per Calcutta è un omaggio alla realtà di provincia, o in questo caso ad una squadra non abituata a stare in prima pagina.

Sampdoria risponde a Calcutta | Numerosette Magazine
Attorno al mondo Calcutta succedono cose particolari. In particolare sui social, è solito rispondere come un qualsiasi utente che ne usufruisce. La pagina ufficiale della Sampdoria ha commentato il video offrendo una maglia originale per un futuro video.

Calcutta vorrebbe la maglia del Burrito Ariel Ortega, invaso da nostalgia anni ’90.

Dario Hübner

L’ho sentita solo una volta e, sinceramente, sono un po’ perplesso.

Ci aspettavamo una risposta simile da Dario Hübner, quando è stato informato che Calcutta gli ha dedicato un pezzo. Probabilmente era anche la risposta che avrebbe voluto aspettarsi da lui. L’apice musicocalcistico dell’artista laziale, viene toccato con un pezzo sul re dei centravanti dei provincia, un singolo del secondo e finora più recente disco Evergreen. Ai tempi del Brescia Hübner rifiutò la Premier League per trasferirsi al Piacenza, per restare vicino alla famiglia, alla moglie, a Crema, a pochi chilometri da Piacenza.

Io certe volte dovrei fare
Come Dario Hübner
E non lasciarti a casa mai
A consumare le unghie

Così le parole di Calcutta riescono a tramutare quel burbero attaccante, cattivo esempio per i moralisti, appartenente a quella cricca di giocatori genio e sregolatezza, in qualcosa di sentimentale. Non c’è niente di più romantico in effetti se vista così, e la sua capacità nel riuscire a cogliere romanticismo nostalgico non ha eguali nel panorama musicale italiano. In un momento in cui questo concetto è sdoganato e ha anche un po’ stancato, il suo stile spontaneo e innocente, con naturale irriverenza, continua a colpire.

Hubner marlboro | Numerosettemagazine

Hubner di fronte alla statua della libertà con in mano un pacchetto di marlboro. Potrebbe essere a tutti gli effetti una copertina di un disco di Calcutta. Un mix demenziale e ironico, che solo chi familiarizza questi codici comunicativi può realmente apprezzare. Hubner appare come un testimonial perfetto per la nuova scena indie italiana. Lui neanche lo sa, e nemmeno gliene importa qualcosa. Esattamente come deve andare.

Calcutta Futbol Club

Io sono un po’ come Cassano. Sono scostante. Durante la partita ho un guizzo, poi per il resto della partita mi metto da parte.

Calcutta apprezza Cassano e il suo modo di stare in campo, con tutti i suoi lati negativi e il suo profilo di calciatore incompiuto. La descrizione che ha dato di lui, e di se stesso, è azzecata. Non ha bisogno di ponersi al centro della scena, non ha bisogno di essere compreso, nemmeno di mostrare troppo entusiasmo per quello che fa. Il personaggio Calcutta è un anti rock-star, autentico in questo contesto di ambiguità, nei confronti della sua professione, senza prenderla troppo sul serio. E proprio per questo riesce a spaziare, con una versatilità che lascia sorridere e a volte di difficile comprensione.

Con Pierluigi Pardo, noto presentatore tv e commentatore per Mediaset, si è esibito nella trasmissione Tiki Taka, in un duetto piano-voce. Una miscela no sense ma che arriva, per la sua eterogeneità e la sua stranezza. Pierluigi Pardo, per altro, grande amico di Cassano, un cerchio che si chiude, o che forse non si è mai aperto. Senza il bisogno di spiegare il perchè negli studi di Mediaset puoi ritrovarti a vedere Calcutta che canta con lui con in sovraimpressione l’hashtag #tikipesto, riprendendo uno dei suoi pezzi più riusciti.

Calcutta ama la provincia, con il suo perseverare negli errori e nelle scelte sbagliate, in modo del tutto innocente. Sembra quasi crogiolarsi in questa dimensione autolesionista. Mi ha colpito una delle sue più celebri frasi – Ho fatto una svastica in centro a Bologna, ma era soltanto per litigare. –  In questa frase c’è molto di Calcutta, e il suo modo di fare critica sociale, e di criticare se stesso allo stesso tempo. Maniacale nei dettagli, come in molti dei suoi versi. Non ha inventato un nuovo modo di scrivere, ma un nuovo modo di relazionarsi con il pubblico. Distaccato e quasi apatico.

Come nel suo ultimo video Kiwi, quando a un certo punto il protagonista è steso sul letto a guardare un qualsiasi Cremonese-Pescara in streaming su Dazn. Calcutta sarebbe capace di guardarsela tutta, una notte, senza trovare altro di meglio da fare. E magari non avere idea di chi abbia vinto l’ultima Champions League.

 

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