La magia continua

Nell’entroterra appenninico della Campania, bagnata da due fiumi e vegliata dalla “Dormiente del Sannio”, si erge Benevento. Antica città romana e pontificia destata, in un giorno primaverile di due anni fa, dall’irrefrenabile senso di ribalta che oggi si manifesta all’orizzonte come la più concreta delle possibilità.

Perdonerete la vena poetica, ma il Benevento e i suoi tifosi sono riusciti a tratteggiare alcune delle più belle pagine calcistiche (e divertenti) che siano state scritte negli ultimi anni cioè l’incontro – quasi da Halloween – tra Streghe e Diavolo. Nonostante le mie origini siano da ritrovarsi a centinaia di chilometri di distanza dal Ciro Vigorito e, nonostante il mio amore calcistico sia dedicata ad un’altra compagine, le Streghe, quel freddo pomeriggio di Dicembre di un anno fa, si sono guadagnate quantomeno la mia simpatia (e non solo la mia).

Come dimenticare il goal del portire Brignoli di testa, a tempo scaduto, che coincise con il primo punto in Serie A del Benevento nella sua storia (e che si è guadagnato un posto nei nostri Assai Awards). Ancora una volta, l’ironica imprevedibilità del calcio domina su qualsiasi emozione conosciuta.

Un entusiasmo non previsto

La stagione vide però pochi altri acuti da parte della squadra guidata allora da De Zerbi con il campionato che si concluse con una pesante retrocessione. Forse, però, il momento più significativo della prima esperienza in Serie A è avvenuto proprio all’ultima partita giocata in casa, davanti al proprio pubblico. Partita ininfluente al fine della classifica. Si gioca Benevento-Genoa e le streghe vincono per 1-0. Chiunque pensasse ad una dura contestazione del tifo organizzato, con seri problemi di ordine pubblico, è stato piacevolmente smentito.

Apre le danze una maestosa coreografia da parte della Curva Sud e chiude la giornata l’abbraccio travolgente che tutto lo stadio riserva ai suoi ragazzi. È un addio dolce, senza rancore, consci di aver lottato entrambi, sia tifosi che giocatori, al massimo delle proprie capacità, senza però riuscire nell’impresa.

È questo amore viscerale verso i colori giallorossi che ha cementato l’ambiente e ha ridato entusiasmo ad una realtà profondamente depressa.

Il primo segnale di una rinnovata fiducia nella società e nel suo operato è la campagna abbonamenti. Il Benevento Calcio comunica che, durante la stagione 2018-2019, saranno 8438 i sempre presenti nelle partite casalinghe. Record di tessere staccate nella storia della società e primato degli abbonamenti in Serie B, davanti a piazze come Verona e Palermo. Ha pagato la scelta del Presidente Vigorito di fidelizzare studenti e lavoratori con prezzi più che popolari e sconti funzionali. La serietà societaria si evince anche da queste manovre: la passione prima di tutto. Con buona pace dei botteghini.

Affluenza media nelle prime 9 giornate: 12.000 spettatori. Non male considerato che Benevento ha una popolazione di 59.000 abitanti.

L’addio del capitano

Il calciomercato estivo, per i sostenitori Sanniti, si è aperto con una cessione inaspettata. Dopo 4 anni di militanza tra le file giallorosse, lascia il capitano Fabio Lucioni, accasatosi ora al neo promosso Lecce. Una scelta difficile quella dell’ormai ex bandiera. Come da lui stesso dichiarato, era evidente come il ciclo iniziato nel 2014 fosse giunto inevitabilmente al capolinea. Sicuramente ha pesato la squalifica ricevuta per doping l’anno scorso che lo ha costretto in tribuna per quasi tutto il torneo. Si mormora che, dietro alla rottura con il club, ci siano stati dissidi con il Presidente e soprattutto con il Ds Foggia. Lucioni con la maglia del Benevento | Numerosette Magazine

Al di là di tutto, il ricordo di quelle fantastiche promozioni porteranno sempre indelebile il nome di Fabio Lucioni. Il capitano indimenticabile che guidò il popolo sannita ad uno storico doppio salto, dalla Lega Pro alla Serie A, nell’arco di due stagioni.

Uno sguardo alla rosa

Per puntellare la difesa è stato quindi preso Massimo Volta. Giocatore di grande esperienza in Serie B che vanta anche alcune apparizioni nella massima serie con la maglia della Sampdoria. Giocatore importante per la categoria, fa del gioco aereo un suo punto di forza. L’esordio in campionato, nel pareggio interno contro il Lecce di Lucioni per 3-3, ha visto proprio un suo goal in “zona cesarini”. Il passato è stato affrontato e domato, le consegne raccolte e la difesa blindata. Miglior inizio non si poteva sperare.

Se in Serie B la differenza la fanno l’intensità, la grinta e l’agonismo, è anche vero che, senza una buone dose di esperienza nei momenti chiave, risulta difficile imporsi in un campionato così lungo e logorante. Devono essere letti in quest’ottica gli acquisti di Maggio e Nocerino. Esperienza al servizio di una squadra in cui l’età media della rosa recita 26 anni. Maggio si è inoltre guadagnato i gradi di capitano del Benevento, con buona pace di chi gli avrebbe preferito il veterano Del Pinto.

Uno dei nuovi volti in mediana è il ventitreenne Bandinelli, in prestito dal Sassuolo. La sua facilità di corsa e di inserimento ne fanno un centrocampista completo. Giocatore poliedrico che, all’occorrenza, può giocare sia da mezz’ala che da ala pura e ha dimostrato, in quest’inizio di stagione, di essere un prospetto da tenere sicuramente d’occhio. Nonostante la giovane età si sta ritagliando sempre più spazio all’interno dello scacchiere di Mister Bucchi, costringendo alla panchina il veterano Nocerino. Il suo score personale parla di 2 goal e 1 assist in 6 partite; bottino niente male per un giocatore acquistato inizialmente come panchinaro. Completa il reparto il giovane Andreas Tello, in prestito dalla Juventus.

Regista di razza

Una menzione a parte merita Nicolas Viola, vero e proprio fuoriclasse per la categoria e metronomo del Benevento. Giocatore classe 1989 vanta oltre 200 apparizioni tra Serie A e B. Tanti ritengono lui il vero capitano della compagine sannita, a dispetto del fatto che la fascia sia indossata da Maggio.

L’anno scorso è stato tra i migliori nelle file del Benevento, dimostrando di poter tranquillamente giocare nella nostra massima serie. Inoltre, la scelta di rimanere anche in Serie B, giurando fedeltà ai colori giallorossi, lo ha automaticamente elevato a beniamino del Vigorito.

Non esiste una trama di gioco o la costruzione di un’azione che non passi per i piedi di Nicolas Viola. Dotato di un mancino estremamente educato, risulta essere inevitabilmente il cervello pensante di tutta la manovra sannita. Difficile però inquadrare Viola nella tradizionale categoria dei “registi”. Le sue peculiarità infatti non si limitano al dare ordine e geometrie al centrocampo beneventano. La sua capacità di inserimento e la sua grinta in mezzo al campo lo descrivono più come una sorta di regista ibrido. Estremamente eclettico, è in grado di ricoprire più ruoli contemporaneamente a seconda dei vari momenti della gara. In fase di non possesso si trasforma in un coriaceo ruba palloni. Dall’altro lato, in fase offensiva, avanza il suo raggio d’azione di una trentina di metri. Non è altresì raro trovarlo al limite dell’area avversaria a concludere l’azione da lui stesso avviata, diventando una sorta di trequartista con “licenza di uccidere”.

La facilità di calcio e la precisione nel tiro gli garantiscono di creare sempre pericoli alle difese avversarie, soprattutto da palla inattiva. Il suo gioco ruota attorno a continue e fulminee verticalizzazioni con le quali mette i compagni davanti al portiere avversario. L’anno scorso sono stati ben 6 gli assist forniti da Viola nel corso del campionato mentre quest’anno è già a quota 2.

Avanti i talenti

Il centravanti titolare è rimasto Massimo Coda. Nonostante le feroci critiche subite l’anno scorso (chi non le meritava?) è un attaccante estremamente prolifico e abile nel dialogare con la squadra. Fortissimo di testa e dotato di un bagaglio tecnico discreto, le speranze di promozione passano necessariamente dai suoi goal.Massimo Coda, centravanti del Benevento | Numerosette Magazine

Il suo vice risulta essere uno dei giovani più interessanti del panorama attaccanti cadetto. Classe 1998 spagnolo, Raul Asencio è cresciuto nel Genoa che lo ha girato in prestito al Benevento. Molto forte fisicamente e dotato di un ottimo piede, tutte le volte che è stato chiamato in causa da Bucchi ha sempre ben figurato. Ad oggi ha collezionato due reti e un assist in appena 265 minuti complessivi. Se avete bisogno di un’ulteriore conferma sulla sue qualità chiedete a Mino Raiola, suo nuovo procuratore…

Il reparto offensivo è completato da un’impressionate batteria di esterni e seconde punte che rendono l’attacco sannita tra i più temibili della B. Roberto Insigne, Improta  e Ricci si alternano sulle corsie laterali garantendo corsa e qualità fondamentali per gli schemi di Bucchi.

Un’idea di calcioBucchi con il presidente del Benevento Vigorito | Numerosette Magazine

Dietro una grande squadra c’è sempre un gran allenatore, o comunque, nel caso di Bucchi, qualcuno con le idee chiare. L’allenatore romano, giunto alla sua seconda esperienza in Serie B, ha da subito modellato la squadra attorno ad una precisa idea di gioco. Attaccare, è questa la parola d’ordine del tecnico. Il modulo scelto è un camaleontico 4-3-3 che fluttua tra un più offensivo 4-2-3-1 in fase offensiva e un più guardingo 4-5-1 in fase difensiva, con gli esterni alti che si abbassano sulla linea mediana.

Un richiamo al calcio di Zeman non è poi così utopico farlo. L’imperativo categorico per i due centrali è quello di tenere la squadra corta e un baricentro mediamente alto. I due terzini, Di chiara e Letizia (o Maggio) devono essere sempre in grado di sostenere la manovra offensiva con costanti sovrapposizioni e triangoli veloci con gli esterni d’attacco. Le fasce laterali diventano quindi il terreno preferito per le scorribande offensive del Benevento. È in questo contesto che si esalta la capacità di leggere le situazioni di gioco da parte di Viola. Il “tuttofare” del centrocampo sannita ha così la possibilità di sfruttare la sua abilità nelle verticalizzazioni nel migliore dei modi. Costringendo l’avversario a difendersi sugli esterni e quindi ad “allargare il gioco”, diventano fondamentali i movimenti ad elastico di Ricci, Insigne e Improta che forniscono così più opzioni offensive al dieci giallorosso.

Le due mezzali di centrocampo Tello e Bandinelli (o Nocerino) sono fondamentali per il gioco di Bucchi. La capacità degli interpreti in mediana di fare le due fasi risulta determinante per riuscire a dare equilibrio alla manovra e per sfruttare la libertà nella zona centrale del campo, concessa dagli avversari, con continui inserimenti senza palla.

Bucchi ha così progettato una squadra votata al calcio offensivo. Libera da dogmatismi tattici, tutti devono essere in grado di ricoprire più ruoli per riuscire a soddisfare la coralità di manovra e aver più soluzioni offensive possibili da scatenare al momento più opportuno durante la partita.

Un sogno destinato a durare

Non sappiamo quanto ancora durerà la favola Benevento, né le gioie che potrà riservare ai suoi tifosi. Ma una cosa è certa. Dalle parti del Sannio, terra di leggende e di conquiste, la stella di “Beneventum”, antico crocevia tra sogni, desideri ed avventure è tornata a risplendere luminosa.

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