Rinasci, Avellino

Questa squadra, lAvellino, è la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana.

Sono le parole della più fine penna mai prodotta dal panorama giornalistico sportivo del nostro Paese, Gianni Brera. Lo scrittore padano affianca Giampiero Galeazzi nella conduzione de La domenica sportiva, incarico affidatogli dopo l’ultimo saluto di Nereo Rocco, va in onda l’ultima puntata del rotocalco valevole per la stagione 1980-1981.

Avellino 1981

Il campionato è vittima dello scandalo del Totonero così come l’Avellino, che inizia la propria annata con cinque punti di penalizzazione e fuori dal campo la situazione non è migliore. Alle ore 19:43 di domenica 23 novembre 1980 Jorge Dos Santos Filho, meglio noto come Juary, ha appena chiuso il sipario del suo immenso repertorio tecnico col quale ha asfaltato l’Ascoli e i tifosi avellinesi stanno rientrando soddisfatti del 4-2 finale: a quell’ora una scossa di magnitudo 6.8 si scaglia contro il comune di Conza, estendendo il proprio epicentro fino al Volturno con un bilancio finale di oltre 2.000 vittime.

Il trauma psicologico, per giocatori e dirigenti stessi, si ripercuote per tutta la stagione e pare avere un finale già scritto, ma paradossalmente alla 30° giornata, l’Avellino pareggia con la Roma in lotta per lo scudetto. Sarà la rete di Massimo Venturini a colpire Brera, e non solo grazie a una salvezza raggiunta in circostanze più che complesse.

C’erano delle situazioni drammatiche, morti a terra, gente che tirava i propri parenti dalle macerie. C’è una cosa che però non dimenticherò mai. Una signora, a piazza Libertà, mentre piangeva i suoi cari mi disse: Salvatore, hai visto che è successo? Però oggi che bella vittoria abbiamo fatto.

Salvatore Di Somma, capitano dell’Avellino della stagione 1980/1981

Avellino-Roma 1-1 1980/1981: Falcao porta in vantaggio la Roma | Numerosette Magazine
Falcao porta in vantaggio la Roma

Avellino post 1981

Gli Irpini sono questo, la contraddizione del Sud rurale lasciato alle sue difficoltà, abbandonato come i terremotati ancora senza dimora dopo trentanni, dove purtroppo l’aratro si confonde spesso con la pistola, ma ‘o Lupo resta l’ancora di salvezza per un’intera comunità.

Sul piano amministrativo l’Avellino non ha mai avuto vita facile, subendo il primo provvedimento del CAF durante il secondo Dopoguerra. Ciò nonostante, per un decennio il Partenio-Lombardi è stato teatro di giovani promesse poi affermatesi come Tacconi, Carnevali, De Napoli, el Pelado Dìaz e lo storico capitano Adriano Lombardi, il quale condusse, assieme al poi campione d’Italia Ottavio Bianchi, i campani verso le dieci permanenze consecutive costruite soprattutto fra le mura amiche, dando vita alla celebre legge del Partenio. L’iconica sforbiciata di Barbadillo, marcato da Baresi, segna il grande crollo societario e sportivo del club.

Barbadillo e Baresi in Avellino-Milan | Numerosette Magazine

Mr. Parmalat, Callisto Tanzi, rileva la compagine meridionale vicina al fallimento, incaricandone Pierpaolo Marino ad amministratore delegato. Sotto la gestione di colui che sarà l’uomo della rinascita Napoli, l’UsD sfiora anche il ritorno in massima serie, una mera illusione per l’ambiente che verrà deluso agli albori del nuovo millennio, periodo in cui la situazione è talmente tragica che Berlusconi la paragona alla desolata Patagonia.

L’Avellino è unico nelle sue controversie, riesce a trovare stimoli e motivazioni sul terreno di gioco quando all’esterno si è a un passo dalla caduta libera, in un approccio a dir poco maradoniano alle avversità. Ne è un esempio l’ascensore fra serie B e C1 con Zeman e Kutuzov capocannoniere nonostante ogni estate la squadra fosse l’ultima a iscriversi al torneo di categoria. Le reti di Sforzini e la tuta di Maurizio Sarri non possono nulla contro quell’afosa mattina del luglio 2009. Nella sala consiliare del Comune di Avellino il prefetto Blasco, l’assessore alla Cultura Salvatore Biazzo e il sindaco Giuseppe Galasso dichiarano che la somma debitoria ammonta a circa 4 milioni e 200 000 euro. La famiglia Pugliese, indagata per le illegalità relative all’azienda Elital non fanno che comunicare la partecipazione dell’Avellino al campionato di Serie D.

Il derby fra Avellino e Salernitana sembra ormai un lontano ricordo, come lo spettacolo sugli spalti offerto dai Lioni e la Nuova Guardia, le due falangi che si sono scontrate fra Lega Pro e B a suon di goliardici striscioni che inneggiavano al folklore territoriale di entrambe le parti, i Pisciaiuoli salernitani così denominati per la città marittima nota per la pesca, e i Montagnari di Avellino, un posto dove la funzione del mare è paragonata volgarmente a quella di un vespasiano.

Una delle tante coreografie della Curva dell'Avellino durante il derby campano contro la Salernitana | Numerosette Magazine
Una delle tante coreografie della Curva dell’Avellino durante il derby campano contro la Salernitana

Nei mesi successivi però i tifosi vedono il buio più totale, Equitalia pignora persino il centenario logo della squadra, la quale viene relegata alla Terza Categoria. La radiazione ufficiale anche per Massimo Pugliese arriva due anni dopo, Federcalcio e Co.Vi.Soc espongono inoltre il proprio parere negativo su qualsiasi attività sportiva legata al club. Allora di fronte alla concreta prospettiva della sparizione del gioco del calcio ad alti livelli nella città irpina, il Comune di Avellino – in ottemperanza all’art. 52 comma 10 delle Norme Organizzative Interne Federali – sollecitò la costituzione di cordate imprenditoriali finalizzate alla creazione di una nuova società, la quale ripartisse dalle serie inferiori.

Fra le quattro proposte presentate, venne scelto il sodalizio con il biologo Walter Taccone: il 10 agosto 2009 si ebbe così la fondazione dell’Avellino Calcio 1912 SSD. Purtroppo per la piazza, sarà solo l’inizio dell’inimicizia con la Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche. Durante la prima annata, agli ordini di mister Salvatore Marra, è arrivato in rosa un centrocampista di Vallo della Lucania, cresciuto calcisticamente sotto l’egida di Romulo Togni, brasiliano che resta, per i seguaci delle serie inferiori, uno dei migliori tiratori di punizioni del nostro tempo e a Pescara ne sanno qualcosa. Si chiama Angelo d’Angelo, viene prelevato dalla Turris e percorrerà instancabilmente la mediana avellinese insieme con uno smilzo di Giugliano innamorato della palla, Luigi Castaldo. Sono un 10 e un 8 nell’accezione numerologica sudamericana alla sua massima potenza, e getteranno le fondamenta per la scalata resa possibile dagli appelli accolti dalla FIGC, così nel 2012 Massimo Rastelli riporta l’Avellino in serie B.

La squadra è tutt’altro che da neopromossa. Agli inseparabili si aggiungono Galabinov, Zappacosta, Izzo e Pisacane, un fedelissimo del tecnico torrese che lo seguirà a Cagliari. Il classico 4-3-1-2 col quale scendono in campo i ragazzi di Rastelli ha un punto luce dal quale è distribuito il gioco: è Castaldovic, così fu soprannominato Gigi. Un calciatore d’altri tempi, esploratore del Fútbol in Mezzogiorno e tanti gol in acrobazia, 64 su 192 presenze con la fascia di capitano posta sul tatuato braccio sinistro.

La stagione termina con il sogno playoff sfumato agli sgoccioli e quel romantico Juve-Avellino di Coppa Italia, perso 3-0, che ha però riportato alla mente dei meno giovani quell’epoca d’oro. Man mano il livello dell’organico tende ad affievolirsi, non arrivano ricambi degni delle partenze, seppur resti intatto il buon sistema per la crescita e futura rivendita di promesse a club più blasonati, come avvenuto ad Antonio Nocerino e i più recenti Ely, Morosini, Bastien, Biraschi, Trotta e Verde. La panchina è spesso traballante, né Tesser né Marcolin riescono a garantire continuità di risultati, quindi durante l’ultima stagione è il veneto Claudio Foscarini a dover salvare in extremis il club verde come l’Anthemis, tipico liquore avellinese.

Avellino 2018

Come nel 1981, ci sono gli ultimi 90 minuti della stagione di fronte allo Spezia di Gilardino che non ha più grandi pretese. La Curva Sud è un blocco verde di fumogeni e cori, e spinge i suoi che sono contratti, intimoriti. Al ’77 il portiere romeno Ionit Radu rinvia lungo, il 10 la spizza per Ardemagni e corre a 36 anni come un forsennato verso l’area di rigore avversaria e una serie di rimpalli lo premia: è un rigore in movimento, ma sarà stato un macigno per Castaldo. Non può far altro che piangere perché l’Avellino ce l’ha fatta ancora una volta.

Gigi è stato già indagato in passato durante l’affare MoneyGate, che ha visto deferire dirigenti e calciatori tra i quali Armando Izzo e tutta la cordata del Catanzaro Calcio nel 2013, ma non si sarebbe mai aspettato che il fantasma del Co.Vi.Soc potesse ribussare alla porta sua e dei compagni, bocciando l’Avellino a causa del mancato rispetto dei criteri legali ed economico finanziari per l’iscrizione al campionato di Serie B 2018/2019. Il tutto è surreale, il pubblico si divide in chi spera nel ricorso di Taccone e chi lo intima ad andarsene. Il 31 luglio il Collegio di Garanzia dello Sport non approva il ricorso della società e il primo ad annunciare la notizia fuori la sede del Coni Lazio è il capitano Angelo D’Angelo, seguito da un centinaio di tifosi: è distrutto, vuoto. Le sue lacrime hanno un sapore ancora più amaro, quello dell’addio di chi ha dato tutto.

La sua maglia numero 8 viene ritirata, e insieme a Castaldo decide di ripartire dalla Casertana, non proprio una scelta di cuore che desterà polemiche nell’ambiente.

Il 9 di agosto splende una nuova alba. Dal sindaco Vincenzo Ciampi arriva l’ufficialità della nascita della Polisportiva SSD Avellino, nelle mani dell’imprenditore Gianandrea De Cesare proprietario della Sidigas. Sono stati versati 4 milioni ai fini della promozione per le sezioni di basket e calcio femminile, in programma anche la ristrutturazione dello stadio e il restyling del logo. Resta ancora uno spiraglio per la Lega Pro, il tutto dipende dalla decisione di Gravina sulla questione Bari. Gli ultras si sono uniti intorno ai giocatori per il ritiro ad Ariano perché, seppur sia mancata la trasparenza nei confronti di una storica tifoseria come l’Avellino, la gratitudine nei confronti di chi ha dato tutto non dipende dalle decisioni di Palazzo.

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