Arte autodistruttiva

La sera del 20 maggio 2018 Sergej Milinkovic-Savic sta disputando, contro l’Inter, l’ennesima partita perfetta in una stagione che l’ha visto assoluto protagonista con 12 reti segnate in campionato. Nel primo tempo, come dimostrato nel video, mette in mostra tutto il meglio del suo repertorio: nella prima azione (0:10) possiamo notare le sue caratteristiche da centrocampista di inserimento; nella seconda addomestica il pallone con il petto prima di servirlo, di suola, al compagno fornendo l’assist del momentaneo 1 a 0 (0:14); danza tra gli avversari sfruttando la sua tecnica e spezzando il raddoppio avversario (0:25); colpisce il palo calciando una punizione ai limiti della perfezione (0:34).

Se qualcuno non avesse mai visto giocare il centrocampista serbo il primo tempo nella decisiva sfida contro l’Inter può essere un ottimo bignami per conoscere le sue abilità. I successivi quarantacinque minuti, al netto del colpo di testa di Vecino (e dell’esaltazione della garra charrùa), rappresentano invece un primo campanello di allarme su quanto la condizione mentale incida poi sulle giocate del singolo giocatore. Nel momento decisivo della stagione la palla diventa sempre più pesante e il numero 21 biancoceleste rimane vittima del dramma psicologico vissuto dalla sua squadra, rimontata a un passo dall’obiettivo Champions ed incapace di reagire.

Pensando a questo inizio di stagione, viene da pensare che qualcosa, in quei minuti, deve essersi rotto nella fiducia che Milinkovic-Savic riponeva nel suo enorme talento.

L’artista

Quest’immagine dovreste averla vista di sfuggita (per usare un eufemismo) in questi giorni. Questo grafico mostra come il nome Banksy abbia subito un picco di ricerche nei giorni successivi alla notizia riguardante l’autodistruzione – o presunta tale – del suo quadro una volta acquistato all’asta per oltre un milione di sterline. La performance dell’artista ha ovviamente aumentato il valore dell’opera: lo stesso artista ha dato un valore creativo alla distruzione dell’opera citando Picasso

Anche l’urgenza di distruggere è un’urgenza creativa.

E se anche quella di Sergej fosse una volontà autodistruttiva per poi risorgere dalle proprie ceneri?

In pochi riconosceranno infatti il centrocampista serbo nelle opache prestazioni di questa stagione. Il valore del giocatore, messo in mostra negli ultimi due campionati, è infatti fuori discussione. Stiamo parlando di una mezz’ala atipica, a suo agio a giocare sia nei tre di centrocampo sia a supporto di un’unica punta in posizione di trequartista.

Nei suoi momenti migliori Milinkovic-Savic è un giocatore assolutamente dominante. Innanzitutto dal punto di vista fisico: i suoi 191 centimetri di altezza gli permettono di vincere quasi il 60% dei duelli aerei in cui è coinvolto (2,9 su 5,2 tentativi durante la scorsa stagione). Un’arma tattica di cui Inzaghi ha fatto tesoro, affidando spesso ai lanci lunghi per la testa di Sergej un efficace metodo per scavalcare il pressing avversario. La sua struttura fisica però non gli impedisce, come visto, di essere un giocatore estremamente tecnico, con 1,6 dribbling completati su 2,6 tentativi e 1,5 passaggi chiave a partita (dati whoscored.com).

La posizione cucitagli addosso dal tecnico italiano era infatti ideale per le sue caratteristiche. In fase di possesso il centrocampista serbo si affiancava a Luis Alberto sulla trequarti, occupando gli spazi aperti dai movimenti in profondità di Immobile. In fase di non possesso il numero 21 si associava a Lucas Leiva e Parolo in mediana, senza però abbassare troppo la sua posizione, pronto a guidare la transizione offensiva, sfruttando la scelta della Lazio di attaccare in campo aperto. Un giocatore completo, pronto al grande salto nel palcoscenico della Champions League. Alla Lazio o altrove.

Autodistruzione

Le prime otto partite di questo campionato hanno offerto un quadro totalmente diverso. Una versione molto più vicina a quanto mostrato con la maglia della sua Nazionale a Russia 2018. Nelle sette partite disputate in campionato – a eccezione, dunque, della trasferta di Udine in cui è rimasto in panchina – soltanto nel match casalingo contro il Genoa, Milinkovic-Savic è riuscito a offrire una prestazione di livello paragonabile a quelle della scorsa stagione.

L’alchimia tattica che ha portato la Lazio a possedere il miglior attacco del campionato sembra infatti un ricordo lontano, e sono proprio Luis Alberto e Milinkovic-Savic a risaltare in negativo, soprattutto pensando alle potenzialità dei giocatori. Se per lo spagnolo si possono però ipotizzare anche alcuni problemi di tipo fisico, il problema del centrocampista serbo sembra appartenere più a una dimensione psicologica. Il suo calo di prestazioni è evidente anche guardando distrattamente le partite giocate finora.

Tutte le voci statistiche infatti vedono un lieve peggioramento, analizzando i numeri forniti da whoscored.com. I dribbling riusciti sono scesi a 1,1 con una diminuzione del numero di tentativi (da 2,6 a 2,3) mentre il numero e la precisione dei passaggi sono in leggera flessione: 46,7 di media a partita (precisione del 78,9%) contro i 50 della scorsa stagione (con una percentuale di successo dell’80%). A diminuire lievemente sono anche i passaggi chiave (1,3) e persino i duelli aerei vinti (2,3 su 5,4 tentativi). Il numero di tiri totali è rimasto uguale (2,6) ma la sua precisione è calata a picco: soltanto 0,4 tiri (in media) sono finiti tra lo specchio della porta, il numero più basso dal suo arrivo nel campionato italiano. Basti pensare che la scorsa stagione la media era di un tiro in porta a partita.

I numeri vanno ovviamente inseriti nel contesto di una squadra non in crisi, ma certamente incapace di mantenere lo stesso standard offensivo della scorsa stagione. I punti ottenuti dalla Lazio sono infatti in linea con le aspettative di inizio stagione, con il quarto posto fissato come obiettivo dopo il beffardo finale della scorsa stagione. L’impressione però è che i meccanismi perfetti della creatura di Inzaghi vadano quantomeno oliati, ovvero vadano ricercate soluzioni di gioco diverse rispetto alle fasi di transizione in campo aperto. Il 3-5-2 (o 3-4-2-1) inizia a essere fin troppo prevedibile per gli avversari. Attaccare squadre rinchiuse negli ultimi 30 metri rimane un compito difficile, e per scardinare le difese avversarie l’apporto fisico e tecnico di Milinkovic-Savic è realmente indispensabile.

Piccolo con le grandi

Le tre sconfitte rimediate in campionato sono arrivate contro squadre sulla carta superiori. Se questa affermazione appare corretta nel caso di Juventus e Napoli, per il derby di Roma è necessario porre alcune distinzioni. Mettendo da parte il discorso retorico che vede la stracittadina come una sfida a sè, è innegabile che i giallorossi fossero reduci da una settimana difficile ea arrivassero alla partita da sfavoriti. Proprio in quella partita sono emersi tutti i limiti della Lazio e Milinkovic-Savic è stato protagonista di una delle peggiori partite dal suo sbarco in Italia.

Di Francesco ha infatti schierato i suoi uomini in un 4-2-3-1 molto compatto, scegliendo di difendere con un baricentro basso, e lasciando la possibilità alla Lazio di controllare il pallone nella metà campo avversaria. Un contesto tattico poco adatto ai ragazzi di Inzaghi, molto più a loro agio nell’attaccare gli spazi aperti. Il risultato è stata la costante impressione di sterilità nonostante un possesso palla nettamente a favore (55%), di fronte al muro giallorosso pronto ad attaccare in contropiede con le armi tipiche della Lazio.

Il centrocampista serbo, in questo contesto, ha sofferto molto la mancanza di spazio tra le linee, non riuscendo a sfruttare appieno le caratteristiche tecniche di gioco nello stretto che comunque possiede. Nessun dribbling completato, precisione dei suoi passaggi crollata al 72% per un totale di soli 26 passaggi riusciti, quattro palle perse ed una sensazione di impotenza (o indolenza) palese. L’impressione è che Sergej risenta molto del momento vissuto dalla squadra e dunque continuamente esposto a alti e bassi senza riuscire a dare l’impressione, al momento, di essere un vero leader e trascinatore quando le cose non vanno nel verso giusto. La giovane età è un fattore da non sottovalutare – stiamo parlando di un ragazzo di 23 anni – ma proprio l’etichetta con su scritto il prezzo attaccata da Lotito potrebbe essere un fardello da portare più che una medaglia al valore.

Al minuto 3:10 l’unico tiro in porta di Milinkovic-Savic

Anche da momenti come questi passa la crescita di un talento che deve ancora dimostrare di potersi sedere al tavolo dei migliori centrocampisti d’Europa, soprattutto dal punto di vista della continuità. Si tratta certamente di un’artista ancora da scoprire. Chissà che il futuro non riservi a Milinkovic-Savic un finale a sorpresa come il quadro di Banksy.

 

 

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