Assai: Numerosette Photo Show [1×02]

La Mostra

Benvenuti e preparatevi a partire. Numerosette Magazine vi presenta la sua prima mostra fotografica: Assai! L’esposizione è divisa in sette sale ed io sarò la vostra guida. Ogni sala avrà un tema diverso, di quelli che – come succede spesso – sovrappongono lo sport e la vita. Denominatore comune: l’esagerazione. I soggetti delle nostre opere sono stati tutti protagonisti di qualcosa di anomalo, fuori dalle righe. E noi siamo qui per ammirarli.

Sala #1: UnioneAssai: Alabama - Minnesota finisce in 3 contro 5 | numerosette.eu

Iniziamo da Alabama – Minnesota, college basketball. È da poco cominciato il secondo tempo e i Tide sono sotto di sette contro Minnesota, niente che non si possa recuperare. Una mezza zuffa, però, porta tutto nella dimensione dell’assai. Tutta la panchina di Alabama viene espulsa. Poco dopo finiscono anzitempo la loro partita sia Ingram per falli (fouled out, come dicono lì) che Petty per infortunio. Si continua 3 contro 5. La matematica, però, è tutto tranne che una scienza esatta e così a ‘Bama stava anche riuscendo la rimonta, con un finale inaspettatamente punto a punto.

Unione, questa foto ne è il simbolo. È geometricamente studiata come certi quadri rinascimentali. Sono in inferiorità numerica, ma sono vicini, compatti. Hanno anche la stessa postura, guardano dalla stessa parte, sembra quasi che sia un’unica mente a controllare tutti e tre. Alla fine non ci sarà la vittoria, ma che importa, perché l’unione è un risultato assai più raro.

Sala #2: IncredulitàAssai: l'incredulità racchiusa in una foto per il gol di Brignoli | numerosette.eu

Ci spostiamo nella sala successiva. È l’arte che si riflette su sé stessa: è come immortalare la reazione a un’opera assai più eclatante di quella in foto, che però serve a raccontarla perfettamente.

Ha fatto il giro del mondo la storia di Brignoli, il portiere goleador, e stesso noi ne abbiamo parlato. Qui, però, lo scatto non immortala quel colpo di testa tanto epico quanto improbabile, ma il suo momento successivo. C’è l’incredulità di un ragazzo che per un attimo dimentica il fatto che a fine stagione sarà retrocesso e si gode quella gioia autentica. C’è l’espressione di stupore misto a felicità della ragazza sullo sfondo – come in un quadro di Caravaggio – che in quel momento se ne frega del perché è lì e di una compostezza da mantenere.  È solo incredula. Come lo siamo stati noi, d’altra parte.

È meta-fotografia, la reazione all’opera d’arte diventa l’opera d’arte stessa. Se non è assai questo…

Sala #3: LegamiAssai: Jaylen Brown gioca e domina contro Golden State dopo la morte dell'amico | numerosette.eu

Non doveva esserci in campo e sarebbe stato più che comprensibile se non ci fosse stato. La terza sala della nostra esposizione ha Jaylen Brown dei Boston Celtics per protagonista. La partita è contro i Golden State Warriors, ma Jaylen probabilmente non sarà del match. Solo il giorno prima è morto un suo amico strettissimo. Lui è sconvolto e non ce la fa a giocare. Poco prima, però, lo chiama la madre di quel ragazzo morto da poco e con una forza sovrumana ne dà altrettanta al giovane Celtic e gli dice che il figlio avrebbe voluto che giocasse. Che giocasse per lui. Ha pianto a dirotto, ma in campo ci va e Boston batte Golden State. L’MVP è lui, manco a dirlo.

La foto non sembra il classico scatto che ritrae chi ha fatto vincere la sua squadra, perché il dolore di certi legami è assai più forte delle soddisfazioni personali. I compagni sembrano più consolarlo che festeggiarlo e in effetti è così. Sono legami e le storie che ne vengono fuori sono la parte più assai dello sport.

Sala #4: FierezzaAssai: Fonseca, dopo il passaggio del turno dello Shakhtar, si presenta così in conferenza | numerosette.eu

I miei poteri sono veri e non vanno oltre la mia umanità (…) Con un po’ di volontà ne andremo fieri; prima o poi supererò i supereroi.

Ce l’ha fatta, ha compiuto una mezza impresa. Con Fierezza, con abilità e un pizzico di astuzia. Come i supereroi. L’aveva promesso Fonseca, tecnico dello Shakhtar, che in caso di qualificazione si sarebbe presentato in conferenza stampa vestito da Zorro e, con fierezza, l’ha fatto. La serietà con cui intrattiene i presenti è quasi disarmante se si pensa a come è vestito, e in quello sta la sua fierezza. Quel costume è il simbolo di quanto di buono ha fatto e, per quanto ridicolo, in quel momento è la cosa più seria del mondo. Il tutto è reso più assai dal sorriso trionfante all’ingresso della sala stampa.

La butto lì: ora che Banderas si è lanciato nella pubblicità, io un sostituto per la Maschera di Zorro l’avrei trovato.

Sala #5: Ritorno

Assai: Oladipo al college al tempo degli Indiana Hoosiers | numerosette.eu

Assai: Oladipo formato All-Star con gli Indiana Pacers | numerosette.eu

In questa sala abbiamo ben due foto, ma tra loro collegate. Sembrano scattate una subito dopo l’altra, solo con un cambio d’abito in mezzo, ma in realtà sono separate da 4 anni. Dopo la prima foto, Oladipo – il soggetto dello scatto – è passato dall’essere un interessantissimo prospetto del college basket con la maglia degli Indiana Hoosiers a una seconda scelta al draft NBA. E poi ancora, da possibile fulcro di una ricostruzione ad Orlando a un insieme di promesse non mantenute; da possibile secondo violino ad OKC a comprimario mediocre. La discesa sembrava continua.

Poi il ritorno. Lì, a casa, lì nell’Indiana, dove al college si è esaltato ed è stato esaltato. Lo indica con le dita: è quello il posto al quale appartiene. Arrivato in estate con prospettive di tanking selvaggio sta tenendo i Pacers in zona playoff con la miglior stagione in carriera e giocate clutch.

Che sia una consacrazione definitiva o che voglia solo godersi un giro sulla giostra dell’assai?

Sala #6: AppartenenzaAssai: il Pordenone si gioca a San Siro il turno di Coppa Italia con l'Inter | numerosette.eu

I miracoli, le storie incredibili, gli upset sono forse i momenti più da assai dello sport. Perché realizzano quello in cui tutti speriamo, cioè che alla fine vinca il più debole, contro tutti i pronostici. Ma quando i miracoli sfumano all’ultimo? Lo vedremo nelle ultime due sale.

Erano in quattromila a San Siro, lo stadio del Pordenone ne può contenere appena tremila. Avevano promesso di tornare a casa a piedi in caso di passaggio del turno. Così non è stato. Perché le favole a volte devono durare poco, altrimenti stancano. Bisogna parlarne per una settimana, poi ce le si dimentica un po’. Sono due i modi per farle durare per sempre: scriverle o immortalarle con una foto. I soggetti dell’opera della sesta sala della nostra mostra sono riusciti a combinare entrambe le cose.

È una storia di appartenenza, per la quale dire anche solo il nome della propria città è il vanto più grande. È una favola quasi mancata, ma forse è molto più da assai così.

Sala #7: FedeAssai: Romarinho con le braccia al cielo dopo il gol dell'uno a zero al Real | numerosette.eu

Gli occhi e le mani al cielo, subito. A ringraziare qualcosa o qualcuno, convinti che la ragione di certi eventi sia sopra di noi. Specialmente se quegli eventi sono dei mezzi miracoli, che a volte avvengono e a volte rimangono strozzati in gola, come l’esultanza di un gol annullato dal Var. Romarinho ringraziava forse un dio diverso da quello dei suoi tifosi, ma in fondo la loro fede era la stessa, ancora più condivisa nel momento della sua caduta.

Alla fine tutto è andato come doveva andare e il Real dei campioni ha sconfitto un ben più modesto Al-Jazira, ma poco importa. Alla fine rimarrà la foto di un ragazzo con le braccia al cielo che continua a trovarsi assai più a suo agio in un miracolo sfumato.

Assai: vedere lo sport

Così si conclude il tour guidato nella nostra prima mostra. Otto foto per sette momenti di sport. Sette temi che cogliamo a pelle guardando un’immagine. Perché lo sport è bello raccontarlo, ma è assai più bello vederlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.