Assai [1×13] – Supereroi

Quando qualcuno muore – non amo l’espressione venire a mancare – il rischio è sempre quello di cadere nella retorica; ci si rifugia nelle frasi fatte, perché in realtà non ci sarebbe nulla di sensato da dire. Con Stan Lee il pericolo è lo stesso. Al secolo Stanley Martin Lieber, il fumettista statunitense è morto lunedì a Los Angeles a 95 anni. Sicuramente non c’è bisogno di me per rendere manifesta a tutti la sua grandezza e, ugualmente, sarebbe scontato e fastidiosamente retorico cogliere quest’occasione per tesserne le lodi. Il mio tentativo sarà solo quello di fare un omaggio a un genio – in questo caso la parola è spendibile – che ha accompagnato l’esistenza di un po’ tutti noi, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza.

Ricordo una lezione di storia medievale durante la quale il professore, parlando del codice cavalleresco, ci fece notare come quei valori, così lontani nel tempo, fossero stati ereditati quasi integralmente dai supereroi moderni. Questi personaggi di fantasia mascherati, troppo spesso relegati all’intrattenimento per bambini, sono in realtà alcuni dei depositari del codice etico che è alla base della civiltà occidentale. Allora, al di là delle belle storie che ha saputo regalarci, l’importanza di Stan Lee assume un valore culturale avendo creato il modello di eroe che ora tutti abbiamo.

Per omaggiare una figura dal valore simile Assai si inserisce tra le tavole, i film e gli albi speciali di Stan Lee, per un ultimo saluto a chi ha tenuto vivo il nostro immaginario e c’ha aggiunto i colori

 

Gonzalo Higuain – Hulk

L’accostamento, in questo caso, viene facile. Il grosso omone verde – che in realtà all’inizio era grigio – venne creato da Stan Lee nel 1962 e fino a poco fa mai avremmo pensato di vederlo tra i personaggi ai quali il Pipita potesse essere paragonato. Eppure contro la Juventus, domenica sera, l’attaccante rossonero ha ripercorso il modus operandi di Bruce Banner. Si è fatto prendere da una rabbia distruttiva e incontrollabile – nei fumetti non appare mai Matuidi a placarlo, ma chissà per il futuro – per poi ritornare in sé pentendosi di quanto fatto. All’ottantatreesimo di una partita dell’ex decisamente da dimenticare, l’Argentino perde le staffe per un fischio di Mazzoleni dopo un contatto con Benatia. Il giallo per proteste sventolato da Mazzoleni ha l’effetto del panno rosso su di un toro alla corrida e la reazione dell’ex-Napoli è talmente eclatante da trasformare il colore del cartellino proprio nello stesso del lenzuolo del torero. A fine partita arrivano, com’è giusto che sia, le scuse alla squadra e in generale per l’esempio dato, ma tranquillo, Gonzalo, pantaloncini e maglietta sono ancora intatti.

 

Luka Doncic – Spiderman

Non si può non passare per la creatura più celebre di Stan Lee; alzi la mano chi non ha mai indossato a carnevale un costume blu e rosso imitato non troppo bene. Ecco, sì, proprio lui, l’Uomo Ragno. Ma che c’entra il supereroe con il talento sloveno? Guardateli bene, con attenzione, quasi si somigliano fisicamente. Entrambi hanno la faccia da bravo, anzi bravissimo, ragazzo; entrambi si mostrano fieramente molto legati alla famiglia; ma, soprattutto, Luka Doncic, dopo il primo mese e mezzo in NBA, ha mostrato di avere chiarissima la frase “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Si sa, con i rookie si tende ad essere più clementi anche nella lega più spietata al mondo, ma Doncic non ha voluto scuse. Ha subito preso per mano i Dallas Mavericks, primo tra i compagni per assist e punti a partita e secondo per rimbalzi, lui che di mestiere fa il play. Certo, l’avvio di stagione, complice l’alto livello della conference, non è dei più esaltanti, ma in dei Mavs non pieni di talento Luka è un valido motivo per sorridere. Intanto, i paragoni con il compagno d squadra Dirk Nowitzki come miglior europeo si sprecano…

 

Giannis Antetokounmpo – Mister Fantastic

Guardate questa schiacciata, guardate il braccio dove arriva e giudicate voi se il paragone non è assolutamente ovvio. Il talento greco dal cognome impronunciabile è la trasposizione su un campo da basket del supereroe creato nel ’61 da Stan Lee. Uno a guidare i Milwaukee Bucks, l’altro i Fantastici Quattro. Antetokounmpo sta vivendo la miglior stagione in carriera, alla quale corrisponde la miglior stagione della franchigia da un po’ di anni a questa parte. L’artefice di tutto ciò è sicuramente il nuovo arrivato coach Mike Budenholzer che ha dato la sua impronta di basket ai Bucks, riuscendo ad inserire il buon Giannino in un contesto vincente. Per farlo è servito sistemare le spaziature e l’allenatore ex-Atlanta, non disponendo dei raggi cosmici così cari a Mister Fantastic e compagni, è ricorso al sempre più in voga cinque sul perimetro, con il centro ad aprire il campo con il tiro da tre, trovando in Brook Lopez un utile alleato. Il Greco è probabilmente alla stagione della verità, c’è da capire se le sue braccia possono allungarsi tanto da arrivare al titolo.

 

El Superclasico – Avengers: Infinity War

Attesa quanto il film uscito lo scorso aprile sullo scontro tra gli Avengers e Thanos, si può dire che tra Boca e River corra lo stesso buon sangue. Le due squadre storiche di Buenos Aires, tra le più gloriose di tutto il Sudamerica, si ritrovano per la prima volta in finale di Copa Libertadores. Su cosa rappresenti questa partita si potrebbero scrivere libri ed edizioni su edizioni di Assai, noi ci dobbiamo limitare a un paragrafo, ma l’incontro è realmente l’incarnazione dello spirito di questa rubrica. L’andata ci sarebbe dovuta essere di sabato, ma un diluvio torrenziale ha costretto a rimandare la partita di un giorno. Forse un presagio della battaglia? Domenica, in ogni caso, si è giocata l’andata alla Bombonera terminata per 2-2, il ritorno al Monumental andrà in scena il 24 novembre. Come per il film con all’interno il meglio degli eroi Marvel creati da Stan Lee e non solo, ci si attende un finale a dir poco epico, visto il risultato tutto da scrivere. È probabile che vedremo in campo qualche scaramuccia più adatta a un film sui supereroi che a una partita di calcio. Chissà come sta Tevez in calzamaglia…

 

Juventus – X-Men

La Juventus ricorda gli X-Men di Stan Lee | Numerosette Magazine

Wolverine e compagni avevano visto la luce, per la prima volta, nel 1963 grazie al genio di Stan Lee; la Juve degli X-Men ce la ritroviamo noi quest’anno grazie al lavoro di Max Allegri, ma anche di una dirigenza che ha saputo pianificare di anno in anno e puntellare una rosa che sembrava già perfetta. Onestamente, i bianconeri, almeno per quanto riguarda la Serie A, sono sembrati fino ad ora di un’altra categoria, dei mutanti quasi. Dopo 12 partite sono arrivati ben 34 punti, con 11 vittorie e un solo pareggio, miglior partenza di sempre, manco a dirlo. Si aggiungono poi il miglior attacco a pari merito col Napoli e la miglior difesa.

Già negli anni precedenti la Vecchia Signora è sempre sembrata avere qualcosa in più, soprattutto dal punto di vista dell’organico, ma quest’anno con il mutante per eccellenza – dai, sapete di chi parlo – sembrano essere davvero imbattibili. Per ora Napoli e Inter inseguono, tentando di non perdere il passo, riusciranno a indossare il costume di Magneto?

 

Guardiola – Professor X

Dalla squadra degli X-Men a quello che un altro team di mutanti l’ha messo su: Pep Guardiola. Se in Italia è straordinaria la stagione della Juventus, si può dire lo stesso del Manchester City in Inghilterra. I Citizens hanno raccolto un bottino di 10 vittorie su 12 con due pareggi, riuscendo a tenere dietro le seppur imbattute Liverpool e Chelsea. Addirittura gli uomini di Guardiola vengono da sette vittorie di fila tra campionato e coppe con 26 gol fatti e uno solo subito. Dietro a questi risultati, oltre alla qualità della rosa, c’è il genio del Catalano che, come il mutante telepatico di Stan Lee, è riuscito ad assemblare una squadra incredibile. Il Professor X non è né particolarmente forte né particolarmente veloce, ma rientra tra gli X-Men più temibili per le sue capacità di pensiero. Allo stesso modo Guardiola è riuscito ad assemblare tra di loro dei campioni assoluti – che, in alcuni casi, non erano tali prima di incontrare lui – infondendo loro il suo pensiero, la sua idea di calcio, usando lo stesso potere telepatico del supereroe. Poi, volendola dire proprio tutta, un’altra somiglianza ci sarebbe e comunque ha a che fare con la testa…

Guardiola come il Professor X di Stan Lee | Numerosette Magazine
Tranquillo Pep, stai bene anche senza capelli…

Derrick Rose – Daredevil

Sarebbe facile, vedendolo ora ai Minnesota Timberwolves, abbinarlo a Logan o Wolverine, come volete chiamatelo come volete voi. Invece la meravigliosa storia che ci sta regalando D-Rose quest’anno non può non farmi pensare a Daredevil, sicuramente il supereroe di Stan Lee più lirico di tutti. Da bambino perde la vista in seguito ad un incidente con delle scorie radioattive. Questo gli permette di sviluppare incredibilmente tutte le altre facoltà sensoriali, mettendo poi queste sue capacità al servizio del bene comune. Rose non ha i superpoteri – tranne quello di illuderci continuamente – ma, come Daredevil, è uscito da vincitore, da eroe, da una situazione che avrebbe abbattuto chiunque. Come Matt Murdock che perde la vista, ma acquisisce un udito incredibile, così Derrick Rose perde l’esplosività per la sua serie infinita di infortuni, ma migliora nel tiro da 3, mai avuto in carriera, con l’apice toccato contro i Lakers con 7 triple su 9 segnate.

La partita da 50 punti contro i Jazz è poetica, dà il brivido che sanno solo le vittorie dei supereroi quando ormai tutti hanno perso le speranze. A fine partita piange, ha gli occhi rossi e non coperti da occhiali scuri come l’eroe Marvel, ribadisce quanto abbia dovuto lavorare per essere ancora lì e quanto ami il gioco. Forse cadrà ancora, forse lo troveremo ancora una volta sul fondo, ma è nel rialzarsi che si riconoscono i supereroi. Perché, alla fine, questo è quello che ci ha insegnato Stan Lee.

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