Assai [1×06] – Anno 2052

È sempre assai difficile tornare dove si è cresciuti. Sembra come guardarsi in uno specchio che però ha all’interno ancora la stessa immagine di tanti anni fa. Le emozioni sono in necessario contrasto tra loro, tra la disillusione dell’età e il legame con i vecchi sogni. Non è stato facile per me tornare in questa soffitta. Ho vissuto qui fino al 2022, poi il lavoro, le scelte, la vita insomma, mi hanno portato lontano da queste mura e ormai manco qui da 30 anni. Volevo recuperare qualche vecchio scatolone di ricordi per mostrarli ai miei figli ora che sono grandi anche loro. Dovrebbero essere qui, da qualche parte, sotto tre dita di polvere. Ricordo che quando impacchettai tutto per andare via li organizzai anno per anno, credendo che sarei tornato a prenderli pochi giorni dopo. Non fu così.

Ah, ecco, c’è una scatola con su una scritta sbiadita: dice 2018. Sarà assai divertente.

Philadelphia 76ers

Ricordo che ai tempi seguivo tantissimo calcio e basket – no, non gli e-sports, quelli veri che allora erano ancora molto diffusi – e questa scatola me lo ricorda. Ogni tanto c’è qualche foto con fidanzate di quei tempi, ma meglio lasciar stare. Trovo una canotta da basket molto evocativa: è quella di Marco Belinelli con i Philadelphia 76ers. Ricordo che iniziò una stagione assai travagliata ad Atlanta, per poi ritrovare le condizioni per lui ottimali sotto la Liberty Bell con prestazioni da sesto uomo dell’anno. La squadra poi, ah che squadra! quanto mi piaceva. Ricordo che c’era Ben Simmons che, nella striscia incredibile di 16 vittorie che valse loro il terzo posto – se la memoria non mi inganna – collezionò dieci triple-doppie di fila. Primo di sempre a farlo e, ça va sans dire, primo e unico rookie di sempre a farlo.

Mi ha sempre fatto divertire assai quel Ben, che belli quei Sixers.

Cristiano Ronaldo

Ah questo me lo ricordo bene eccome, è come se sentissi ancora il male che mi fece. Come succedeva quasi sempre per le partite, venivano i miei vecchi amici a guardarle a casa e – anche questo succedeva quasi sempre – le birre durante la partita diventavano un po’ più del previsto. Era una partita di Champions League, che allora era la massima competizione d’Europa – sì, allora c’era ancora l’Europa – e si affrontavano Juventus e Real Madrid. Il gol di Ronaldo, fortunatamente, è famoso anche oggi, trentacinque anni dopo. Fu un gesto atletico e tecnico che francamente io non avevo mai visto. La reazione mia e dei miei amici non fu per niente pacata e portò a un’idea assai malsana.

Uscimmo in giardino e io – da buon padrone di casa – provai ad imitare il gesto di Ronaldo. Questo piccolo pezzetto del gesso che dovetti mettere mi ricorda come andò a finire.

Roma – Barcellona

Anche questa è impossibile da dimenticare, se ne è parlato spesso. Ricordo che quando Francesco Totti diventò Ministro dello Sport del Governo SuperTecnico tentò anche di farla diventare festa nazionale, non riuscendoci. Fu la rimonta più emozionante della mia vita. Non ero tifoso della Roma, ma mi feci trasportare dalla tendenza tipica a schierarsi dalla parte dei più deboli, di chi è sfavorito. Se poi lo sfavorito dimostra di avere assai più carattere allora c’è da divertirsi. Anche lì le birre si sprecarono ma quella volta io – ormai col gesso al braccio da una settimana – mi feci accompagnare da un amico a comprare 50 pacchetti di figurine – erano piccole foto…dai lasciamo stare! sarebbe troppo complicato spiegarlo – solo per essere sicuro di avere quella di De Rossi.

Ovviamente la figurina di De Rossi non la trovai, mi uscì solo quella di Gerson. Eccola, è sempre un bel ricordo. Ah, giusto, la Champions. Lì lo ricordano tutti come andò a finire.

Andre Ingram

Questa storia ormai non la ricorderà nessuno. È una di quelle che per qualche giorno è sulla bocca di tutti e poi ritorna nell’oblio sepolta da altre notizie simili, come la polvere che ormai fa da mantello a questa scatola. Ricordo che quando la lessi nell’angolo di una pagina di giornale – ormai saranno almeno quindici anni che non ne vedo uno – ritagliai subito il trafiletto, incredibilmente affascinato. Per le ultime due partite della stagione i Lakers firmarono Andre Ingram, trentaduenne che aveva giocato dieci stagioni nella lega di sviluppo, senza mai avere una chance in NBA. Addirittura di mestiere faceva il tutor di matematica. Al debutto contro i Rockets primi ad ovest segnò 19 punti, tirando con 6 su 8 dal campo. Il fatto assai strano è che poi tornò alla sua vita normale, come se non fosse successo nulla e se quei dieci giorni fossero stati una parentesi immobili.

Chissà, magari anche lui, da qualche parte, conserva un articolo di giornale ritagliato da far vedere ai nipoti.

Russell Westbrook

Ricordo che allora la cosa passò quasi sottotraccia, tanto che ci aveva abituati alla sua straordinarietà. Fu così che una tripla doppia di media per due anni di fila – incredibile anche solo a dirlo – forse non ebbe l’eco meritata. In realtà cosa avesse fatto lo capii una decina d’anni dopo quando nessuno – pur essendo molto cambiata l’NBA – riusciva minimamente ad avvicinarsi al suo record. So che ora siamo abituati a vedere atleti di questo tipo, con queste capacità atletiche, ma allora vederne uno così lasciava assai spiazzati. Era 35 anni avanti rispetto agli altri, o perlomeno alla stragrande maggioranza degli altri. Quando ero ragazzo il soprannome di Mr. Triple Double era ancora appannaggio di Oscar Robertson – troppo lontano nel tempo anche rispetto a me – ma da allora divenne esclusivamente di Westbrook.

Lo scrissi anche su questo poster tutto piegato – non erano ologrammi come adesso – che tenevo sulla parete del letto in camera mia. Il pennarello nero si vede ancora: Mr. Triple Double.

BFC senza barriere

Ai tempi questa cosa mi colpì assai. Fu la rappresentazione di quello che era per me lo sport e che allora si stava perdendo: inclusione e comunità. Fortunatamente questo segnò una linea da seguire. Il Bologna avviò un progetto di partnership con una scuola calcio che si rivolgeva a ragazzi e ragazze con disabilità: la EDU In-Forma(Zione). Ora con gli e-sports e la tecnologia avanzata fino a questo punto certe barriere si sono ridotte, ma prima era davvero difficile per un ragazzo con disabilità poter praticare sport. Ricordo che in quel periodo mi trovavo a Bologna e per presentare il progetto fecero fare ai ragazzi un allenamento allo stadio – allora era il Dall’Ara – subito prima della partita con il Verona. Andai allo stadio e scattai questa foto e decisi di conservarla, mi commosse quasi.

Ero felice. Vidi che c’era una strada da percorrere senza indecisioni. Il calcio doveva essere questo, no?

Conor McGregor

Le cosiddette Mixed Martial Arts – abbreviate MMA – non sono mai state assai popolari in Italia. Fino all’arrivo, però, di Conor McGregor. L’Irlandese, oltre ad essere un grande atleta, fu anche un grande personaggio e i grandi personaggi, si sa, hanno momenti di luce e momenti di buio. Uno di quest’ultimi fu sicuramente lo “spettacolo”, questa volta giù dall’ottagono, messo in scena aggredendo un pulmino pieno di altri atleti ad una serata organizzata dalla UFC, la più grande organizzazione dell’MMA. Allora la cosa fece scandalo e lui fu arrestato, com’era normale che fosse. Da allora, però, l’ex-combattente cambiò vita, iniziando una nuova carriera da conferenziere sul come gestire la rabbia.

Sapevo di avere ancora da qualche parte il suo autografo, qui, sulla seconda pagina del suo libro “Tira un pugno alla rabbia”.

La richiudo questa scatola, il tempo per i ricordi è finito. Alla fine, però, guardandomi intorno vedo come lo sport sia uno strumento assai più preciso dei calendari e dei diari per segnare il tempo.

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