Antonio Candreva: l’uomo che cammina sui pezzi di vetro

“Dicono che ha due anime e un sesso, di ramo duro il cuore”

Francesco De Gregori

antonio candreva italia
Se ci siamo qualificati senza grossi patemi è soprattutto grazie al suo destro secco, degno di un equilibrista della fascia dalle clamorose doti balistiche (Immagine tratta da internet)

Antonio Candreva, il treno di Tor de Cenci, talmente propenso alla corsa da essere fuggito di casa a 14 anni per farvi ritorno soltanto nel 2012: “Mamma esco!” pare abbia detto.

In effetti lui due anime le aveva davvero: una giallorossa palesatasi da piccolo, una biancoceleste pronta a rivelarsi nel tempo.

“Il passato romanista? Non l’ho mai rinnegato. Tutto è nato da quando ero molto piccolo,giocavo nei pulcini del Tor de Cenci. Mi divertivo spesso anche fuori scuola, durante la ricreazione, sempre a rincorrere un pallone. Il primo passo importante della mia carriera è arrivato all’età di 14 anni. Sono andato via di casa, direzione Terni.”

Antonio Candreva

Parole dure, parole forti per chi non sembra aver per nulla rinnegato una scelta tanto pesante quanto forse ingiusta, ovvero quella di abbandonare una famiglia che da sempre ha creduto in lui. Da piccolo rompeva i vetri e le plafoniere di casa, tanto da fare infuriare il portiere – inteso il portinaio, a quello su un campo da gioco ci arriveremo presto – che si vide costretto a toglierle persino dal sottoscala per evitare ulteriori danni causati dal piccolo Antonio.

Perde chi fa toccare la palla per terra

La mamma ancora oggi ha paura a guardare le sue partite, ha paura che possa farsi male in uno scontro di gioco, gli dice “Mi raccomando, vai piano” come se si trattasse di una gara di ciclismo o automobilismo. Che poi, anche lì, chiedere di andare piano è un po’ come giocare tanto per partecipare.

Antonio, mentre mamma Maria Antonietta non vede, si diverte a fare gol così. Come questo missile terra-aria.

Mettete in sottofondo “Are you gonna be my girl” dei Jet, il momento del tiro deve coincidere con il minuto 00.20: A P O T E O S I

Ma l’esterno più forte – nel vero senso della parola – in Italia è ben altro, non può trattarsi soltanto dell’esterno bravo a risolvere le partite con qualche lampo: no, Candreva è una macedonia di qualità, un vulcano di talento e giocate pronte ad essere messe in mostra nei momenti meno indicati e attesi.

Come questo

Il fisico lo ha sempre aiutato, ma ai tempi del Cesena veniva utilizzato come interno di centrocampo: ecco perché, dopo essere approdato alla Lazio in comproprietà con l’Udinese, dovrà offrire una cena a  Vladimir Petković, oggi allenatore della Svizzera ma unico uomo a capire davvero che dentro Candreva scorreva ancora il sangue da corridore infaticabile del piccolo Antonio.

A qualcuno piace CC (centrocampista centrale)
A qualcuno piace CC (centrocampista centrale)

Alla Lazio vince poco ma gioca tantissimo: il suo cambiamento dal passaggio in biancoceleste è sotto gli occhi di tutti, passa da  uomo adibito a fare legna a winger su cui la squadra intera si appoggia per le sfuriate offensive.

La metamorfosi di un giocatore duttile, utile ed infinitamente umile.

(Ringraziamo transfermarkt.it per il grafico che segue)

Alla Lazio è praticamente un altro giocatore: 90 segnature fra gol e assist, entrambe spartite equamente.

Un vero precisino.

Prima il cucchiaio piccolo piccolo, poi lo slalom gigante

LA DOTE – Essere imprevedibile

Sembra banale, ma è davvero così: l’arte del Candreva moderno è fatta di – ovviamente – tanta corsa, ma questa risulterebbe sterile se non fosse accompagnata da un’invidiabile visione di gioco unita al fisico di un perfetto scalatore di fasce.

Velocità&Umiltà

Quella corsa in punta di piedi, quasi che stia camminando su distese infinite di cocci di vetro, quel suo sapersi allungare ogni pallone salvo poi prenderlo e riprenderlo a proprio piacimento, il carisma e la grinta mai lasciate negli spogliatoi rendono Antonio Candreva un giocatore unico e utilissimo alla causa di Antonio Conte e dell’Italia in generale.

Senza la regia di Verratti e la colla di Marchisio, almeno la folle prepotenza del treno di Tor de Cenci arriverà in Francia.

Magari accompagnata dalla velocità meno fisica ma altrettanto straripante di Florenzi, magari con la nonna di Alessandro in tribuna a guardare la partita con mamma Maria Antonietta. Già, perché loro sono le nostre frecce, insieme al morigerato Matteo Darmian, e non puntare su di loro sarebbe come dire a un calciatore “Mi raccomando, vai piano”.

Sarebbe come mettere Antonio Candreva interno di centrocampo.

“Ti potresti innamorare di lui, forse sei già innamorata di lui”

Nell’amichevole contro la Scozia il ct Antonio Conte ha provato fra i tre di centrocampo proprio Florenzi, quindi Antonio puoi tirare un sospiro di sollievo. Puoi finalmente tornare a respirare e proseguire le sgroppate sulle corsie laterali, con quella camminata unica e potentissima. Perché nessuno potrebbe più immaginarti in una posizione diversa, anche se sei un giocatore duttile e potresti giocare davvero ovunque.

Questo lo sappiamo, anche tu lo sai.

Però stai bene dove stai.” 

P.S. Ah, Francesco De Gregori è romanista.

(Immagine tratta da Internet)
“L’uomo che cammina sui pezzi di vetro” (Immagine tratta da Internet)

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