Quanto vale Antonin Barak?

Chi si ricorda dell’Udinese di Guidolin? Quella che dal 2010 al 2014 arrivò tre volte tra i primi cinque posti in classifica in Serie A, che perdeva sempre ai playoff di Champions League e che sconfisse il Liverpool ad Anfield per 3-2 in Europa League, dai. Era una squadra guidata dal capitano Di Natale, recordman di gol e presenze con la maglia dei friulani. Inoltre era piena di giovani talentuosi scovati in tutto il mondo dagli scout messi in moto dalla lungimiranza del proprietario Giampaolo Pozzo. Gli stessi giocatori che poi nelle sessioni di mercato venivano venduti e permettevano all’Udinese di guadagnare parecchi sacchi d’oro. Giusto per spolverarvi la memoria, in questa categoria possiamo ricordare Sanchez (ceduto al Barcellona nel 2011 per 26 milioni), Benatia (venduto alla Roma nel 2013 per 13 milioni), Cuadrado (alla Fiorentina nel 2013 per 20 milioni). Una società virtuosa, quindi, in grado di finanziare le proprie spese con il player trading, che con alti e bassi era in grado di arrivare spesso in buone posizioni di classifica alla fine della stagione.

Udinese, Guidolin festeggia la Champions (già sapeva di Barák?).

Dopo l’addio di Guidolin le cose sono leggermente peggiorate. In particolare gli acquisti esotici, diversamente da come erano abituati ad Udine, troppe poche volte si sono trasformati in veri e propri giocatori da poter sfruttare in campo e fuori, per guadagnare una buona somma di denaro. In questo senso, basta prendere in considerazione il mercato estivo del 2013, nel quale l’Udinese guadagnò più di 60 milioni tramite la cessione di vari giocatori, e confrontarlo l’ultima sessione, nella quale i guadagni sono diminuiti del 75%. La rosa attuale dell’Udinese però è infarcita di giovani davvero interessanti: di Fofana e Jankto si parla spesso, ma ultimamente sta spiccando Antonin Barák, centrocampista ceco che si sta mettendo particolarmente in luce grazie ai sui gol.

Da Pribram ad Udine

Barák è nato nel 1994 ed ha compiuto da poche settimane 23 anni. La sua città natale è Pribram, un conglomerato urbano della Boemia con 35.000 abitanti, famoso soprattutto per le sue miniere di ferro e di argento e per la caduta di un meteorite avvenuta da quelle parti nel 1959. Il padre, che ha il suo stesso nome, è un allenatore delle giovanili molto conosciuto in patria, ed ha anche allenato proprio nella squadra della città il figlio, che per questo subiva critiche e atti di bullismo. Alle difficoltà morali poi si sono aggiunte quelle fisiche, dato che Barák ha dovuto affrontare un problema congenito alla spina dorsale che gli ha causato una forma di affaticamento cronico, che è riuscito ad arginare grazie ad esercizi specifici. Tra le due stagioni in cui ha giocato al Pribram FK (prima nella formazione under-21, poi in prima squadra), cioè tra il 2013 e il 2015, Barák è andato per un anno in prestito al Graffin Vlasim, formazione che militava nella seconda serie ceca. Con il Pribram, invece, ha disputato sei mesi in HT League, la Serie A del paese, prima di passare a gennaio allo Slavia Praga, un viaggio non molto lungo a livello spaziale (la capitale dista solo una sessantina di chilometri dalla cittadina in cui è nato), ma che lo ha trasportato in una realtà molto diversa a livello di organizzazione, visibilità e competitività. Con lo Slavia, in una stagione e mezzo, ottiene la vittoria del campionato e la prima convocazione con la nazionale maggiore, a novembre 2016. Durante la scorsa estate ha disputato gli Europei Under 21, rimanendo però in panchina per due partite su tre dei gironi (anche nella sconfitta contro l’Italia), con la Repubblica Ceca che è uscita subito dalla competizione.

Udinese, Barak con la maglia dello Slavia

Nel frattempo i friulani si sono accorti di lui, e già a febbraio è arrivato l’annuncio del suo arrivo in Friuli per la stagione 2017-2018. Barák ha fatto notare da subito una spiccata personalità, affermando che si aspettava di giocare da subito, anche se in pochi conoscevano le sue reali qualità. Nel frattempo, non è riuscito ad aiutare i compagni a raggiungere i Mondiali del 2018 in Russia, dato che la sua nazionale si è classificata terza dietro a Germania e Irlanda del Nord. Sarà costretto a guardarli dalla tv, come i suoi compagni italiani.

Come gioca?

Barák descrive se stesso come “un 8”, utilizzando una nomenclatura legata ai numeri che è quantomeno bizzarra, dato che nel calcio attuale si è un po’ persa la staticità delle posizioni dei giocatori che era preponderante fino al secolo scorso. L’8, per chi è abituato ad un altro tipo di riferimenti, è l’interno di centrocampo, la mezzala. Con Oddo finora ha ricoperto questo ruolo, e veniva utilizzato lì anche da Delneri. Con lo Slavia nella scorsa stagione giocava soprattuto come trequartista nel 4-2-3-1, dimostrando una dimensione offensiva confermata dai quattro gol già segnati con la maglia dell’Udinese. Può essere pericoloso sia da fuori area sfruttando un tiro potente col suo sinistro, ma anche negli ultimi metri di campo, grazie al grande tempismo negli inserimenti. Due componenti che lo portano a produrre 1.4 tiri a partita.

Questo per esempio è il gol segnato contro l’Inter sabato: la difesa non è attenta, ma lui taglia verso la porta finché non gli arriva il pallone che deve solo essere spinto in rete.

Sa calciare anche di destro, sia per crossare che per tirare in porta, come si può vedere in questo video con i suoi highlights migliori con la maglia dello Slavia. Ha anche ottime abilità nei contrasti (2.3 riusciti a partita, uno dei migliori venti tra i centrocampisti in Serie A), che lo rendono perfetto per il pressing e l’aggressività richieste da Oddo.

Plusvalenza?

L’Udinese ciclicamente trova il pezzo giusto sul mercato, lo paga poco e lo rivende a un prezzo nettamente superiore. In questo caso, Barák è costato solo tre milioni di euro: facile prevedere una plusvalenza. Il contesto però è molto cambiato negli ultimi anni. Fino a qualche stagione fa, era più facile mantenere un giocatore per tempi più lunghi, mentre oggi appena un nuovo talento sembra esplodere c’è già chi ha pronto l’assegno da firmare quasi in bianco. Barák ha ottime qualità tecniche e fisiche ed è un giocatore che potrebbe stare in tanti centrocampi di squadre più blasonate. I Pozzo però sono sempre quando è più giusto vendere e quale offerta bisogna accettare. Nel frattempo, godiamoci il talento ceco con la maglia a righe nere e bianche.

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