7 momenti ilari con Jürgen Klopp

Sta diventando buio per girare. Dov’è Jürgen Klopp??

Gli advertising della Opel la pensano come me: Jürgen Klopp è un simpaticone. Quel personaggio che in una comitiva di amici non può mai mancare, perchè è fuori di se, in un mondo tutto suo, su un pianeta molto più divertente del nostro. Forse dovrei parlare del suo calcio brillante, verticale e schizzofrenico, dei suoi risultati straordinari con squadre che non sono mai tra le favorite ad inizio stagione. Forse, ma non mi va. Ho provato ad immaginarlo più come un compagno di serate, un meraviglioso inetto, un cazzone come noi. Dietro quella figura da cervellone del rettangolo verde si cela, neanche troppo a dir la verità, una personalità tanto esuberante quanto unicamente spontanea. Per la leggerezza con la quale prende il suo lavoro in rapporto alla fama che ha raggiunto, dovrebbe scrivere un manuale per allenatori sulla gestione dello stress. Ovviamente non avrebbe alcuna intenzione di farlo qualora gli venisse chiesto.

Ho scelto 7 momenti ilari che fanno di Jürgen Klopp il più burlone, folle e spassoso degli allenatori, nonché compagno di bevute che tutti dovrebbero avere.

Lo scarparo

Klopp giocatore Mainz | Numerosette Magazine

Non sono mai riuscito a mettere in campo quello che mi passava per la testa. Ero un talento da quinta divisione con una testa da Bundesliga. Il risultato? Sono arrivato in seconda divisione.

L’analisi che Jürgen fa di se stesso è estremamente lucida. Fa un rapido calcolo di quelle che erano le sue potenzialità psicologiche e mentali rispetto al gioco del calcio, per poi rendersi conto che aveva dei piedi da far schifo. Ha giocato in Zweite Liga con il Mainz. la seconda divisone del calcio tedesco. Il Mainz è la anche la squadra con la quale ha iniziato a mostrare il suo asfissiante gegenpressing con risultati notevoli. Ha segnato 52 gol in 325 presenze: undici anni sulle sponde del Reno. Aveva iniziato da attaccante, per poi arretrare progressivamente di metri, fino alle ultime 5 stagioni in cui ha giocato da difensore. A livello professionistico è abbastanza raro vedere una metamorfosi così significativa, specialmente se in età avanzata, quando le caratteristiche tecniche e l’identikit di un giocatore sono ormai assodate.

Klopp è un po’ come quel compagno di calcetto scarso al quale gli viene continuamente cambiato ruolo per sperare di trovare una posizione in cui farà meno danni. Riesce a fare un gol durante tutta la partita in modo rocambolesco, ma sarà il più festeggiato. La chioma bionda e quel capello che sembra un parrucchino con movenze scoordinate e ferri da stiro al posto dei piedi gli assicureranno sempre un posto tra i dieci, perché accanto a lui crederai di non essere poi così tanto male.

L’alcolista

Facile fare questa associazione: le origini marcatamente teutoniche di Jürgen Klopp fanno dedurre che sia un grande amante del malto. Quell’amico che ti porterà sempre nel baratro quando la tua serata stava andando tutto sommato dignitosamente. E invece, c’è lui, che non conosce fine, e la tua notte diverrà un inesorabile rimpianto dall’alito appesantito. Amare, ambrate, acide, chiare: non importa il tipo, Klopp beve per passare una serata sopra le righe e ti porterà nelle peggiori bettole di quartiere.

In una conferenza stampa ai tempi del Borussia Dortmund, il giornalista allude al fatto che potrebbe essere nel mirino del Real Madrid e gli chiede se stesse imparando lo spagnolo o meno.

Una cerveza por favor.

Questa è la sua risposta ridendo con la sua dentatura ingiallita, facendo schiantare dalle risate l’ufficio stampa e tutti gli addetti. Klopp è quell’erasmus che impara prima le cose assolutamente inutili al suo percorso accademico, ma che gli regaleranno presto futili ed adrenaliniche serate.

Il goffo irascibile

Quel giorno ero allo stadio, immediatamente dopo il boato euforico del San Paolo al vantaggio di Higuain contro il Borussia, noto dagli spalti Jürgen Klopp che si agita e si divora verbalmente e mimicamente il quarto uomo, reo di aver lasciato troppo tempo Subotic a bordo campo in attesa di rientrare sul terreno di gioco. Le sue immagini fanno il giro del mondo, perde le staffe per qualche secondo. Preso da una furia incontrollabile che è tanto folle quanto effettivamente innocua, per la goffagine con cui le sue vene del collo si gonfiano e per le sembianze che assume la sua faccia, degna della miglior caricatura satirica di Mauro Biani.

Klopp furioso con l'arbitro al San Paolo | Numerosette Magazine

Se si trattasse di qualunque altro allenatore, questa storia finirebbe su tutti i giornali attorniata da un’aurea polemica interminabile. Invece con Jürgen no, la cosa ha fatto ridere il web e ha fatto sorridere anche gli addetti al lavoro del San Paolo. Qualche giorno seguente il custode dello stadio di Fuorigrotta ha raccontato che dopo l’allontanamento dalla panchina si guardò il resto della partita nel suo stanzino.

Io vidi tutto dal televisore, era arrabbiatissimo. Pensavo che sarebbe andato in tribuna centrale come succede in genere in questi casi. Invece, dopo il suo rifiuto, l’hanno portato da me negli spogliatoi. E ovviamente l’ho accolto. Gli ho preparato il caffè, poi abbiamo fumato una sigaretta insieme. Considerando come l’avevo visto in campo, è stato molto gentile e anche durante la partita è stato piuttosto tranquillo. Finita la partita mi ha chiesto di aspettarlo, disse che sarebbe tornato con una cosa. Mi portò la maglia di Marco Reus, mi ha emozionato.

Il rigore teutonico di Klopp incontra la veracità partenopea di Vincenzo Cerrone, custode dello stadio San Paolo. Ci sono tutti gli ingredienti per una pellicola neo realista di Roman Polanski.

Il sarcastico

Posso dire che è stato bello. Londra è la città dei Giochi Olimpici. Il tempo era buono. Solo il risultato è stato una merda.

E’ al Borussia Dortmund che abbiamo conosciuto il suo calcio, ed è lì che la sua personalità fuori dalle righe ha dato il meglio di se. Con i giallo-neri della Ruhr si è divertito ed ha entusiasmato le platee, perchè in fondo non gli veniva chiesto di vincere. Eppure, due campionati vinti prima dell’egemonia bavarese, e una Champions League persa in finale proprio contro il Bayern Monaco. La leggerezza con cui ha commentato il risultato finale riesce a risollevare anche i più catastrofici dei tifosi.

Jurgen Klopp addio al Borussia Dortmund | Numerosette Magazine

Il muro giallo gli ha dedicato una splendida coreografia il giorno del suo addio, sotto gli occhi commossi dell’allenatore che per 4 anni ha riportato il Dortmund a scherzare con le più grandi. Giocare, scherzare: Klopp è stato per loro come quell’amico con una spiccata vena di autoironia cinica, quelli che sono più di tutti in grado di risollevarti quando passi un periodo difficile o accade qualcosa di spiacevole. Telegrafico, diretto e maledettamente sarcastico. Già me lo immagino tendere la mano a un fratello e dire: Hey, il risultato è stato una merda, ma quanto ce la siamo spassata insieme.

Friendzonato

Ha una voce molto sexy la traduttrice comunque. Wow! Può ripetere per favore?

Le poltroncine della conferenza stampa sono sempre un luogo scomodo per gli allenatori, che alla vigilia di un match si ritrovano costretti a rispondere alle domande dei giornalisti, molte delle quali abbastanza inutili e ripetitive. Klopp in conferenza ha la cadenza e il ritmo comico di un commediante: si siede in modo scomposto come se fosse al bar e non da mai risposte banali. Come quando alla vigilia di Psg-Liverpool di Champions League non ascoltò una parola della domanda rivoltagli perché ammaliato dalla voce, a detta sua sensuale, della traduttrice. Il tutto impreziosito da una grassa risata finale, senza risultare offensivo o maschilista.

Jürgen Klopp è anche quell’amico che non ha molto successo con le donne poiché privo di malizia. Quello che ti porti sempre dietro perché le sue friendzone sono terreno fertile per te che invece sei un rapace d’area di rigore. Provi a spiegargli le tecniche, provi a incoraggiarlo, ma lui farà sempre a modo suo. Klopp è un grande amico delle donne.

Problem solving

Estate 2017: conferenza stampa della Audi Cup. Torneo che vide partecipi Liverpool, Bayern Monaco, Atletico Madrid e Napoli. Nell’ordine Klopp, Ancelotti, Simeone e Sarri. Un poker di assi che si ritrova a chiacchierare in precampionato come se fossero un po’ alticci in osteria. Ad un certo punto El Cholo lamenta problemi con l’audio della traduzione, il buon Jürgen si alza e arriva in soccorso con il suo auricolare.

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Non conoscevamo fino a quel momento le sue abilità da tecnico audio – beh nemmeno lui – ma ha grandi risorse, è un problem solving. Metodi poco ortodossi ma efficaci, con la tuta da mestierante, interviene prontamente e converte un momento solitamente imbarazzante in qualcosa di esilarante e spassoso. Sotto le risate compiaciute di Sarri e del Cholo.

Klopp è quell’amico che chiami perchè ti toglierà dai guai, magari aggiungendone degli altri, ma in quel momento è l’unico che sa cosa bisogna fare. Per qualche giorno starai tranquillo, un po’ come mettere la polvere sotto al tappeto.

Il bullo

Non deve essere facile essere allenati da lui, mi da l’idea di essere afflitto da bipolarismo con quel suo sorriso diabolico dal tono grasso e invadente. Non saprei come comportarmi, in pochi istanti può passare dall’essere tuo padre, il tuo miglior amico, il tuo tabaccaio ma anche un sergente di ferro incazzato con tutto quello che gli ronza attorno. Lo si può vedere sbraitare e urlare e squarciagola sputando saliva ma anche con uno smartphone in mano prendendo in giro i suoi giocatori mentre si allenano in palestra.

Klopp è un burlone, ed ha la straordinaria capacità di uscire e rientrare più volte durante l’arco di una partita dalla figura autoritaria dell’allenatore. Nessuno come lui riesce a separare momenti e a scinderli perfettamente, sempre diviso tra professionalità per il suo grande lavoro sul campo e la sua inconfondibile genuinità. Come quando, dopo un’azione elegante in palleggio durante un derby Liverpool-Everton, comincia a ridere in modo beffardo per la conclusione finale sterile di Lucas Leiva. Con tutta la panchina che lo segue a ruota in un momento di ilarità improponibile in qualsiasi altra panchina di calcio professionistico.

Prost Jürgen!

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