2017 Football Countdown

Nelle piazze, nei salotti, al ristorante. Tante piccole scene da Great Gatsby. Tra qualche giorno saremo tutti col calice verso l’alto, uniti in un unico coro di saluti. Comincerà il countdown, e tutta l’Italia conterà alla rovescia con un vero e proprio coro da stadio. Lo stadio, il calcio, i giocatori. Ci ricaschiamo, ancora una volta non riusciamo a smettere di pensare al pallone. Neppure gli amici, le fidanzate, i mariti, la famiglia. Le lancette scorrono, e noi ci sorprendiamo a tirare le somme. Che cosa resterà del 2017 come anno calcistico?

Football Countdown

A farvi compagnia, il flusso emotivo di Federico Sessolo e Filippo Gallino che si incontrano nella dialettica di cuoio, e si alternano nel ricordo di un anno – come capirete – fortemente iconico, immergendosi in un ideale countdown. Un pulviscolo di immagini che affiora dalla memoria. Inizia il conto alla rovescia.

Dieci

scelto da Federico Sessolo

01/01

Lo scorpione di Giroud nello speciale countdown calcistico di Numerosette Magazine | numerosette.eu

Il primo ricordo è anche il più offuscato. Siamo in Inghilterra, giocano dei ragazzi in maglia biancorossa. Un anziano signore che sta in panchina, con indosso un cappotto nero, manda in campo un ariete francese. Porta la casacca numero 12, si chiama Olivier Giroud, e sta per segnare il gol dell’anno.

Giroud gioca poco, ma non si lamenta. Sembra quasi capire l’atavica antipatia degli inglesi nei confronti dei francesi. Ma lui è un centravanti vecchia maniera: gli basta solo fare gol. Anche se i minuti sono pochi, anche se sembra umanamente improbabile. Ecco perché quando gli arriva un cross dalla sinistra fa una cosa che ci sembra insensata. Vediamo un gigante di un metro e novanta che si contorce come fosse Roberto Bolle, e impatta il pallone di tacco imprimendogli una traiettoria ai limiti della fisica moderna. Traversa, gol. L’abbiamo rivista cento volte, quell’azione, e da subito ci è stata chiara una cosa: il 2017 sarebbe stato l’anno dei record. Giroud ha vinto il Puskas Award quattro giorni dopo l’apertura ufficiale della competizione. Adesso, ogni volta che segna, esulta mimando il suo colpo per antonomasia. Chi ben comincia…

Scorpion goal Giroud | numerosette.eu
Sfidare le leggi della fisica con l’audacia di Einstein: fatto.

Nove

scelto da Filippo Gallino

08/03

Non ci credeva nessuno. Non potevano passare il turno. Il fantastico Paris Saint-Germain di Unai Emery aveva letteralmente rifilato una lezione di football al Barcellona: Di Maria, Cavani, Verratti e compagnia bella si erano divertiti all’andata, vincendo 4-0. I catalani potevano uscire agli ottavi per la prima volta dopo svariati anni, ma la parola remontada balenava già nella testa di giocatori e allenatore. Si arriva fino al 3-0 al Camp Nou, quando Edinson Cavani mette in rete il pallone che dovrebbe consegnare ai parigini il passaggio del turno. But, the magic happens: il Barça fatica a trovare lucidità fino a quando Neymar non decide di inventarsi al minuto 87 una punizione ai limiti dell’impossibile per il 4-1. Poi un rigore, molto discusso, realizzato ancora dal brasiliano e il sesto gol di Sergi Roberto, che mette in porta allungandosi come può un pallone disperato in area. Urlano tutti, il Camp Nou è in delirio, nessuno ci può credere, Emery in panchina vorrebbe scoppiare a piangere e Luis Enrique corre in mezzo al campo come un bambino. Una rimonta folle, illogica, in stile Barça, che verrà ricordata forse come la più importante del calcio moderno.

E non dite che non siete saltati dal divano al sesto gol.

Otto

scelto da Federico Sessolo

23/04

Questo decennio sarà ricordato come lo scontro tra due calciatori fenomenali, ma soprattutto tra due modi di intendere il calcio. Ronaldo è il giocatore del futuro: muscolarmente devastante, chirurgicamente preparato a sostenere sessanta partite e ad affrontare quasi da automa, facendo sempre la differenza. Messi, invece, è la permanenza della tradizione: è un vecchio numero 10 sopravvissuto al meteorite della modernità, che si è darwinianamente abituato a sopravvivere ai ritmi moderni. Uno dei pochi al mondo che può permettersi di pilotare le partite come gli pare e piace.

L'esultanza di Messi contro il Real Madrid nel countdown calcistico scelto da Numerosette Magazine | numerosette.eu
Messi dinanzi al mondo, da sacerdote del foot-ball.

Se il Real ha vinto tutto, a Messi dobbiamo il momento più iconico (ed emulato) del 2017. Proprio contro i blancos, la pulce ha segnato un gol straordinario dinanzi al pubblico del Bernabeu. E si è persino preso gli applausi del pubblico, notoriamente avaro di applausi nei confronti del talento avversario. Messi ha sventolato la sua maglietta, come a farne una reliquia di sé stesso. Ha profanato la casa del suo rivale calcistico. E noi, cos’altro possiamo dire di un giocatore che fa sempre la differenza, anche se il Barcellona non è più quello di cinque anni fa?

Sette

scelto da Filippo Gallino

28/05

Totti si ritira dal calcio. Totti non giocherà più nella Roma. Uno dei momenti più toccanti del 2017 è sicuramente stato il ritiro del Pupone dal calcio. Chi se le scorda quelle lacrime, guardando lo Stadio Olimpico per l’ultima volta dal campo. Quell’ultimo pallone lanciato in Curva Sud, accarezzato, guardato come fosse l’ultimo atto di un grande amore. E quel discorso semplice, con il pianto in gola, perfettamente esplicativo, fatto da Francesco a fine celebrazione. La fine di un’era, la fine calcistica di un giocatore che, nel bene e nel male, ha rappresentato almeno una volta tutti noi. Cresciuto nella sua città, con la maglietta della sua squadra, che avrebbe difeso fino a morire e per la quale avrebbe rinunciato a qualunque cosa. Ognuno di noi quel giorno ha chiuso gli occhi e ha pensato, con un pesante velo di tristezza sul volto, che era davvero la fine di qualcosa di troppo grande.

Sei

scelto da Filippo Gallino

11/07

Resto. No, me ne vado. Mi hanno offerto quattro milioni all’anno. Almeno sei o vado al Real Madrid. No, anzi, al PSG. Tifo Milan da quando sono bambino, perché dovrei andarmene? Ho solo 18 anni e sono il portiere di una delle squadre più blasonate d’Italia, che voglio di più? Mino Raiola dice che fuori farebbero follie per avermi. Sì, vado. Il Real è la squadra dei miei sogni. Ascolta Mino, forse ci ripenso, resto ancora qualche anno a Milano. Devo fare la maturità, poi ho gli Europei Under 21 da giocare, no Mino facciamo più avanti. Come dici? Sei riuscito a farmi dare sei milioni? E viene pure mio fratello Antonio? Allora resto dai, scherzi.
Sarà andata più o meno così nella testa di Gigio Donnarumma, fenomeno del Milan tra i pali da tutti considerato il futuro portiere della nazionale italiana. Il capriccio dell’estate, la conferenza in cucina di Mino Raiola, un caso di cui tutti ci ricorderemo.

L'intervista di Raiola in cucina sul caso Donnarumma nel countdown calcistico scelto da Numerosette Magazine | numerosette.eu

Cinque

scelto da Filippo Gallino

3/08

Dopo una lunga e tormentata trattativa, Neymar firma per il Paris Saint-Germain. Immorale, folle, vergognoso. Il trasferimento del secolo. Se ne sono dette di ogni. Ma il dato è chiaro: il brasiliano è il calciatore più pagato della storia, ben 222 milioni di euro, e noi non siamo stati indifferenti di fronte al fatto. La facilità con cui la proprietà araba ha sborsato una cifra del genere è stata impressionante, senza contare che al calciatore sono stati garantiti oltre 30 milioni per cinque anni. In totale quasi 500 milioni per un solo giocatore. Un fenomeno assoluto, per carità, ma i limiti sono stati superati di un pelino. E le conseguenze non sono state piacevoli: Neymar è subito stato percepito nello spogliatoio come l’eletto, causando, ad esempio, malumori in Edinson Cavani, privato della possibilità di calciare i rigori a beneficio dello stesso brasiliano. Insomma, 222 milioni di motivi per discuterne. E direi che ne abbiamo discusso ampiamente quest’estate.

Il trasferimento di Neymar al PSG scelto nel countdown calcistico di Numerosette Magazine | numerosette.eu

Quattro

scelto da Federico Sessolo

19/08

Dopo vent’anni di filippiche e catilinarie, ci siamo ritrovati la moviola in campo e dentro casa. Il VAR ha scatenato discussioni infinite sull’invasione della tecnologia nel calcio, sulla tecnica che priva l’arte di ogni spunto istintivo, e via discorrendo. Ovunque sono sorti i tradizionalisti, che vorrebbero un calcio più autentico: tra loro spicca per dannunziana estrosità Pablo Daniel Osvaldo, che ha annunciato di preferire il bar al var. Tra di essi, però, resta ancora da capire a quale autenticità del calcio si riferiscano.

Il VAR scelto nel countdown calcistico di Numerosette Magazine | numerosette.eu
Il 19 agosto Maresca assegna un rigore al Cagliari con l’ausilio VAR: è il primo della storia del calcio italiano assegnato con la nuova tecnologia. Buffon neutralizzerà il penalty di Farias. L’iconicità del resto è già storia.

In Italia, il VAR poteva esordire molto peggio di come ha fatto. Certo, ci sono state delle pecche di eccessivo tecnicismo: forse la smania di usare un nuovo strumento, o forse la voglia di rivalsa di un arbitro finalmente aiutato dall’occhio onniveggente delle telecamere. Molte volte, però, lo strumento si è rivelato prezioso e ha perlomeno emendato degli errori. Storia diverse in Germania, dove il tradizionale rigore teutonico ha incontrato imbarazzanti difficoltà nel conciliarsi con il bisogno di prendere delle decisioni in tempi ragionevoli. In Bundesliga hanno visto di tutto: dai gol assegnati con 9′ di ritardo ai falli di mano inventati per inganno della prospettiva. Ma anche questo fa parte del gioco.

Tre

scelto da Filippo Gallino

13/11

La non qualificazione dell'Italia ai Mondiali e le lacrime di Buffon nel countdown calcistico del 2017 scelto da Numerosette Magazine | numerosette.eu

Sono le lacrime di Buffon. Siamo noi, la miglior squadra europea per Coppe del Mondo vinte. Sono le smorfie di mister Ventura, confuso e spaesato. E siamo sempre noi, che non andremo al Mondiale, eliminati da una Svezia tanto cuore, ma obiettivamente debole. Qualsiasi tifoso azzurro, da chi era presente a San Siro a chi era seduto sul divano di casa, quel giorno ha pensato al fallimento sportivo più grande di sempre vissuto, indirettamente, in prima persona: siamo fuori dai Mondiali. In cinquant’anni e più non era mai accaduto. I nostri genitori mai avevano visto l’Italia non partecipare a un Mondiale. Sappiamo che a giugno guarderemo la competizione in Russia senza nessun orgoglio, senza la possibilità di tifare la nostra nazione, senza la speranza di alzare quel meraviglioso oggetto dorato. E forse ancora non ce ne facciamo una ragione.

Due

scelto da Federico Sessolo

16/12

La lancetta salta inesorabile sul due, e la nostra memoria ci porta con uno scossone al momento successivo. Freud e Joyce si fregherebbero le mani di fronte a questo nostro procedere per associazioni di idee: è capodanno, il vino fa il suo corso, ragionare è più semplice. Ci lasciamo alle spalle l’intero anno, salutiamo Giroud, Messi, Neymar, Donnarumma e Raiola, il VAR, Buffon e giungiamo all’anno del Madrid. Il tramite è proprio un francese: un certo Zinedine Zidane che, da quando ha smesso di giocare, ha portato la sua idea di calcio cosmopolita al Real Madrid, frantumando ogni record in una società che di record ne aveva parecchi.

Il Real Madrid di Zidane ha vinto un trofeo ogni 14 partite. Nell’anno 2017, i blancos hanno collezionato cinque coppe. L’ultima il 16 dicembre: Mondiale per Club, contro il Gremio, a risolverla, ovviamente, CR7.

Zidane ha portato la sua eleganza calcistica sulla panchina e l’ha resa decisiva in un ambiente ontologicamente affamato di vittorie. La sua fortuna, e lui lo sa, sono stati i gregari: riservisti d’oro che sarebbero stati titolari in qualsiasi altra formazione, ma che hanno scelto di rimanere per essere suoi discepoli.

Il Real Madrid di Zidane nel countdown calcistico del 2017 di Numerosette Magazine | numerosette.eu

Uno

scelto da Federico Sessolo

07/12

Passo indietro, piccolo, convenzionale.

Cristiano Ronaldo ha raggiunto l’Olimpo, ma rimane un eterno insoddisfatto. Un personaggio tragico, come Achille che non riesce a trovare pace, e Ulisse che non può tornare a casa. Ronaldo sarà per sempre ricordato come uno che ha vinto tutto, uno che ha sempre avuto la fame della vittoria. Forse dipende dai suoi natali isolani, o dalla fatica che ha fatto per arrivare dov’è ora. Perché una cosa è certa: Ronaldo è un talento assoluto, ha senso del gol e del dribbling. Ma non sarebbe mai divenuto un fuoriclasse se non avesse lavorato ossessivamente su se stesso, ogni singolo giorno della sua vita.

Il 2017 è stato il suo anno. Di nuovo. Ronaldo ha segnato un gol in tutte le finali giocate, e ha stabilito il record di reti in Champions League. Quest’anno ne ha fatto almeno uno a partita, e non è la prima volta. Non risolveremo mai dialetticamente la questione del migliore, ma è senz’altro il giocatore più affamato di vittoria che abbia mai calcato un campo da calcio: Ronaldo ha vinto il quinto pallone d’oro, ha raggiunto Messi, ma non ha intenzione di fermarsi.

E agli déi del calcio, forse, non piacerà.

Zero

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